26 agosto 2005

Islamici d'America.

Islamici d’America
Chi sono, come vivono e in cosa si differenziano dai loro correligionari europei
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Fin da quando è risultato chiaro che tre dei quattro jihadisti che hanno compiuto gli attentati a Londra il 7 luglio erano nati e cresciuti in Inghilterra, gli inglesi hanno cominciato a osservare più attentamente i propri vicini musulmani.Hanno gli stessi valori? Qual è la loro situazione economica? Per chi tifano quando l’Inghilterra gioca a cricket contro il Pakistan? E quanti altri aspiranti attentatori ci sono tra loro?
Come spesso avviene, l’Inghilterra disponeva già di buone informazioni per rispondere a queste domande ben prima di subire gli attentati: uno studio del ministero dell’Interno pubblicato nel 2004 mostrava, per esempio, che i musulmani inglesi hanno un tasso di disoccupazione tre volte superiore a quello del resto della popolazione, che il loro livello di partecipazione civica è molto basso e che almeno il 26 per cento non prova sentimenti di fedeltà nei confronti dell’Inghilterra. Negli Stati Uniti, invece, la legge proibisce all’ufficio censimenti di mantenere statistiche sull’identità religiosa, e quindi non si dispone di dati sicuri sulle dimensioni e la natura della popolazione musulmana d’America. Tuttavia, se l’America dovesse essere attaccata da jihadisti americani, gli americani si porranno senza dubbio le stesse domande che ora si stanno ponendo gli inglesi.

Ecco che cosa sappiamo
Innanzitutto, bisogna sbarazzarsi della diffusa ma erronea idea che gli arabi americani e i musulmani americani siano la stessa cosa. In realtà, quasi tutti gli arabi americani non sono musulmani, e quasi tutti i musulmani americani non sono arabi. Secondo il censimento del 2001, ci sono un milione e duecentomila americani di origine araba, dei quali solo il 24 per cento (in base a un sondaggio condotto dall’Arab American Institute) sono musulmani. Gli altri sono per lo più cattolici, cristiani ortodossi o protestanti. Sono anche benestanti, con un reddito familiare medio di 52.000 dollari e un elevatissimo tasso di matrimoni misti (oltre il 75 per cento), che dimostra come siano profondamente confluiti nel grande melting pot americano.
Le informazioni sui musulmani americani sono molto meno dettagliate. Un sondaggio condotto nel 2004 dalla Zogby International indica che circa un terzo dei musulmani americani è di origine sudasiatica; il 26 per cento sono arabi e il 20 per cento americani di colore.
Ma fino al 2001 non abbiamo avuto la minima idea di quanti musulmani vivessero in America, e anche ora la cifra è molto discussa. Tutte le principali organizzazioni musulmane ritengono che sia superiore ai 6 milioni, che, come ha osservato Daniel Pipes, ha la convenienza di essere più alta di quella degli ebrei americani. Tutte le ricerche indipendenti, invece, ritengono che la cifra non sia superiore ai 3 milioni, mentre secondo lo studio finora più accurato e attendibile, condotto dal professore Tom Smith del National Opinion Research Center della University of Chicago, in America vivono 1.886.000 musulmani.
Quale che sia la cifra esatta, appare chiaro che i musulmani americani, al pari degli arabi americani, hanno vissuto piuttosto bene negli Stati Uniti. Il sondaggio della Zogby indica che il 59 per cento dei musulmani americani ha perlomeno un diploma di scuola superiore, il che li rende il gruppo più istruito in America. Sono anche la più ricca comunità musulmana del mondo: 4 musulmani americani su 5 hanno un reddito annuale di 25.000 dollari e uno su tre di oltre 75.000 dollari. Tendono a fare lavori da libero professionista, e la maggior parte di loro possiede un capitale azionario. In termini di partecipazione civica, l’82 per cento è registrato al voto, con il 50 per cento di democratici. E’ tuttavia un fatto interessante che, secondo i dati del sondaggio, il 65 per cento dei musulmani americani è a favore di una riduzione delle tasse sul reddito.
Se si tiene conto di questi dati, risulta che i musulmani americani sono piuttosto diversi da quelli dell’Inghilterra e dell’Europa, che tendono a essere poveri e socialmente emarginati. Ci sono altri quattro elementi che differenziano i musulmani americani.
Primo, a differenza di quanto accade in Europa, la stragrande maggioranza dei musulmani è entrata legalmente negli Stati Uniti e buona parte di coloro che non lo avevano fatto sono stati estradati dopo l’11 settembre 2001. Secondo Ali al-Ahmed, del Saudi Institute di Washington, negli Stati Uniti ci sono probabilmente non più di poche migliaia di immigrati musulmani clandestini.
Secondo, il 26 per cento dei musulmani americani fa matrimoni misti (dati di un sondaggio effettuato nel 2001 dalla City University of New York). Siamo molto lontani dalla percentuale degli arabi americani, ma abbastanza vicini alla media nazionale del 25 per cento. E poiché il 64 per cento dei musulmani americani non è nato in America, c’è motivo di attendersi che la percentuale cresca con la seconda e la terza generazione.
Terzo, secondo Ishan Baghy, un professore della University of Kentucky che recentemente ha condotto una ricerca sulla frequentazione delle moschee a Detroit, il tipico frequentatore di moschea è un uomo di 34 anni, sposato e con figli, in possesso almeno di una laurea di primo livello, con un reddito di circa 74.000 dollari all’anno. Se questo quadro è rappresentativo della popolazione musulmano americana nel suo complesso, ne risulta che i religiosi osservanti non hanno nulla a che fare con la figura del giovane musulmano emarginato e infuriato ampiamente diffusa in Europa.
Infine, i musulmani americani hanno il vantaggio di avere, a parte qualche notevole eccezione, leader generalmente più responsabili di quelli inglesi o europei. Basta confrontare la netta condanna del terrorismo espressa dal Muslim Public Affaire Council di Los Angeles con le astutamente ambigue dichiarazioni di Tariq Ramadan in Francia, per non dire nulla delle posizioni dichiaratamente jihadiste sostenute da alcuni dei più notori imam dell’Inghilterra.
Dunque, gli Stati Uniti hanno un “problema musulmano”? Se i dati che abbiamo riportato sono accurati, la risposta dovrebbe essere: no. Al contrario, i musulmani americani tendono a essere dei veri modelli sia come americani sia come musulmani. Ma questo non significa che non ci siano problemi. Uno di questi è rappresentato dalle moschee sovvenzionate dall’Arabia Saudita, che possono servire come canale di trasmissione per la versione wahabita estremista dell’islam sostenuta dal regno saudita […].
Al di sopra di tutto questo sta la questione della traiettoria di lungo termine della popolazione musulmana americana. In Inghilterra, come anche in Germania e in Francia, una caratteristica specifica del movimento islamista sta nel fatto che ha messo radici nei musulmani della seconda generazione, la cui disillusione nei confronti dello stile di vita occidentale si accompagna al fascino romantico della purezza etnica e religiosa. I musulmani americani, la maggior parte dei quali non sono nati in America, sono probabilmente meno esposti a questo rischio. Ma questo non garantisce che non vi siano esposti i loro figli. Inoltre, né un’istruzione di prima qualità di tipo occidentale né il benessere economico rappresentano una sicura vaccinazione contro l’estremismo: basta pensare alla carriera di Mohammed Atta, il capo del gruppo autore degli attentati dell’11 settembre, che aveva studiato all’Università di Amburgo, o all’assassino di Daniel Pearl, Ahmed Omar Saeed Sheikh, che aveva studiato alla London School of Economics.
Sono sufficienti pochi uomini (o donne) per compiere un atroce attentato terroristico, e gli Stati Uniti non hanno alcuna garanzia per ritenersi immuni dal terrore islamista interno. Ma se è vero che “ci vuole un villaggio per fare un terrorista”, allora gli Stati Uniti sono molto più al sicuro degli europei. E’ una benedizione che gli americani continueranno ad avere finché resteranno una società mobile, assimilatrice e vigile.

Bret Stephens e Joseph Rago – Wall Street Journal
per concessione di Milano Finanza (trad. A. Piccato)


Questo ottimo articolo del Wall Street Journal pubblicato oggi dal Foglio rientra benissimo nella polemica sul "meticciato" aperta da Pera.
Analizzando come una delle tante componenti etniche e culturali,in questo caso quella islamica, si siano amalgamate naturalmente alla società americana possiamo ben capire come siamo lontani anni luce qui in europa e in italia dal riuscire ad accogliere e rendere partecipi nella nostra società le minoranze immigrate.
Ci sono troppi limiti a una qualsiasi integrazione nella vecchia, stantia e bigotta europa.
Gli Stati Uniti sono nati, cresciuti e diventati la potenza attuale proprio grazie a un processo migratorio che ha fuso molteplici etnie per dar vita ad un sogno comune di libertà per tutti. Nessun immigrato decide di andare in America per sfruttare un po la ricchezza salvo poi tornare al paese d'origine.
Chi inizia l'esperienza americana lo fa consapevole di essere partecipe di un disegno comune di un destino comune e non vede l'ora di perdere la cittadinanza precedente perchè la sente come un fardello che lo frena.
Si vuole lavorare e contribuire tutti assieme a quel destino, non ci sono identità da difendere,ci sono solo traguardi da raggiungere.
L'europa non è nata cosi.
Non è frutto di un ardente desiderio comune di un futuro sempre più prospero.Non è unita nelle diversità, è divisa nelle uguaglianze. Ogni paese è uguale nel guardarsi dagli altri paesi, nell'anteporre i propri costumi e le proprie abitudini ai possibili traguardi che senza quelle stesse abitudini potrebbe raggiungere.
Si dice che si deve dar lavoro prima agli italiani salvo poi una volta trovato lavoro non aver voglia di farlo, si ha paura dell'idraulico polacco che può portarti via i tuoi privilegi, insomma dà fastidio la concorrenza e il cambiamento.
L'europa non può ambire a niente coi suoi lacci e lacciuoli culturali e religiosi.
E adesso ci vengono a dire che per difendersi bisogna legarcisi ancora di più a quei lacci, bisognerebbe legarcisi mani e piedi.
Riscoprire le nostre identità per fronteggiarne altre.
Gli Stati Uniti non hanno fatto questi errori. Non hanno commesso l'errore di costruire l'unità nazionale in base all'identità culturale,religiosa, etnica o quello che volete. L'unità nazionale la raggiungono tramite la condivisione degli stessi obbiettivi. La libertà su tutti.
L'europa vivrà sempre più in ghetti l'uno dentro l'altro, divisa e rinchiusa nelle rispettive ugualglianze se non capisce le lezioni che il Nuovo Mondo le sta dando da duecento anni.
Se non correggerà la rotta,l' immigrato presente e quello futuro non avrà nessun incentivo a partecipare attivamente alla vita nel nuovo paese, e a ragione, perchè se non hanno degli obbiettivi comuni i cittadini autoctoni, perchè mai dovrebbe averne lui?
Non sarà stimolato da alcun sogno italiano,francese o spagnolo a restare e a contribuire alla ricchezza e alla missione di quei paesi.
Non avrà ragione di imparare la nuova lingua se tanto prevede già di tornare nel paese natio dopo un tot di tempo e se comunque anche nella realtà estera vive tra conterranei in quartieri che sembrano ghetti.
Chi arriva negli Stati Uniti con la sete di libertà e di un futuro sempre migliore e attivo avrà la sua sete colmata e troverà molti altri assetati come lui con cui intraprendere la stessa strada insieme.E l'unità nazionale non sarà qualcosa che la Casa Bianca dovrà supplicare o imporre con leggi o divieti, sarà una naturale conseguenza.
In europa non hanno sete.
Chi si accontenta gode, dicono qua.

7 Comments:

Anonymous otimaster said...

Ci siamo tenuti il meglio ovviamente : ))

9:42 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

ovviamente master,ovviamente!;-)

10:09 AM

 
Anonymous aa said...

ottimo, veramente interessamte, aa.

9:20 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

grazie aa, anche a me è piaciuta molto l'analisi del WSJ non aspettavo una realtà cosi.

3:04 PM

 
Blogger NYgirl said...

If only Babel Fish could provide good translations :(

I hope you will consider posting a few things in English from time to time. I'd love to read your posts. God Bless Italia :)

BTW, I've blogrolled you.

3:33 AM

 
Blogger GeorgeWalker said...

Thank you so much for the sentiment. I would love to post in english, but,you know,Italians need much more to be addressed than any other whether in the US or UK.Europeans do no make any effort, expecially in translating President Bush language.
however I used to post in english a lot of things.Hang in there!
thanks again.

10:41 AM

 
Anonymous Anonimo said...

molto interessante...
lux.ilcannocchiale.it

10:12 AM

 

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