19 aprile 2006

Ripensare le relazioni USA-Giappone?

Vi segnalo un interessante paper di Christopher Preble, il direttore degli studi di politica estera al Cato Institute, il quale tratta di un tema importante come quello della ridiscussione delle relazioni strategiche tra Stati Uniti e Giappone. Una lettura vivamente consigliata (scaricate il pdf), se non altro per avvicinarsi al tema delle relazioni strategiche USA-Giappone. I realisti stiano con le antenne ben alzate. Preble prova a suggerire un ripensamento della presenza egemonica americana nell'area tramite la devoluzione dei suoi attuali sforzi in termini di presenza militare all'ormai maturo alleato giapponese.
Cosi scrive sul nuovo modello di alleanza:

"The new alliance between two normal countries—as opposed to one between a patron and a defacto client—will provide a more durable foundationfor addressing the most pressing security challengesin East Asia and beyond."

In sostanza si propone l'arretramento della sfera di influenza americana nel pacifico creando di fatto una nuova potenza totalmente autonoma, ma alleata nelle nuove sfide che propone l'est asiatico. Le problematiche circa gli ostacoli costituzionali giapponesi che impediscono al Sol Levante di dotarsi di un potere militare consistente sono tuttora forti, ma Preble vede come superabili le difficoltà politiche interne e non ritiene credibili i timori di un possibile nuovo risveglio militarista giapponese.
Ma tornando alla visione globale della politica statunitense:

"Meanwhile, U.S. military power, still unmatchedin absolute terms, is insufficient formaintaining a dominant position in all cornersof the globe. If the United States is to focus ona few areas of particular concern related to theglobal war on terrorism, especially the MiddleEast, then U.S. policymakers must seek ways toquietly devolve security responsibilities towealthy, stable, democratic allies in otherregions of the world."

Qui si chiede il sostanziale disimpegno da quelle aree stabilizzate dove gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo chiave durante la Guerra Fredda e che ora non richiedono più la presenza massiccia di truppe, nell'ottica della guerra globale al terrorismo che si appresta a richiedere sempre più mezzi e sforzi.
Ma i dubbi su un simile sbilanciamento proposto sull'onda del pericolo terroristico sono forti e non mi sembra che una minaccia cosi giovane e di dubbia quantificabilità possa giustificare una simile sterzata nella strategia egemonica che gli Stati Uniti hanno conquistato e consolidato durante gli ultimi 60 anni su scala planetaria.
Devolvere responsabilità agli alleati ormai stabilizzati e arricchiti significa de facto arretrare la propria sfera di influenza in generale, e in particolare nel caso Giapponese significa creare un nuovo polo nel Pacifico che non necessariamente sarà disposto in futuro a seguire la linea dell'alleato nordamericano su questioni asiatiche una volta conquistata quell'autonomia e responsabilità che gli Stati Uniti dovessero cedere dopo decenni di presenza militare attiva.
In Europa il disimpegno è stato fisiologico e indolore, ma chi ci assicura che avverrà la stessa cosa nel Pacifico dove come più stretto vicino c'è il gigante Cinese?

UPDATE: Straordinario post di AA in risposta all'articolo di C. Rocca.

2 Comments:

Blogger Jinzo said...

Liberista, ma se su NeoLib pubblichiamo gli articoli del Cato Institute tradotti?
Che ne dici?
Potrebbe essere ottimo...

3:47 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

bhe ovviamente è una fonte ottima,si può fare una cernita e tradurli,per me è ok.
ciao Jinzo:)

10:42 PM

 

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