10 maggio 2006

Bush ha capito.

Dopo le evoluzioni dei due giorni scorsi, l'affare iraniano ha preso una strada più realistica e aderente alla attuale realtà internazionale. Intanto la mossa di Ahmadinejad è stata davvero intelligente: ha creato un clima più favorevole all'Iran ed ha avuto l'effetto voluto di far slittare qualunque accordo nel consiglio di sicurezza onu che riguardasse qualsiasi ritorsione contro il regime. In questa situazione, la mossa tattica di Teheran è servita a convincere ulteriormente Mosca e Pechino a star fuori da ogni azione dell'onu, dopo che l'inerzia sembrava portare ad un accordo minimo tra i 5+1 negli ultimissimi giorni. In più Washington è stata spiazzata ed ora è costretta a rivedere alcune posizioni circa la legittimità del nucleare iraniano.
La tattica ha fatto ovviamente perdere la pazienza a Peres in Israele che è stato prontamente ridimensionato dall'intelligence. A Gerusalemme sentono il mutare della situazione e temono che le mosse del regime iraniano stiano avendo l'effetto di far calare la pressione sul regime stesso e di conseguenza che Israele diventi più vulnerabile.
Interessanti davvero le posizioni del Presidente Bush e del Segretario alla Difesa Rumsfeld che aggiustano il tiro e decidono di puntare nettamente sulla soluzione diplomatica, escludendo la temuta escalation come avvenne per l'Iraq. Questo terrebbe anche fuori dai giochi l'Onu ed eviterebbe possibili figuracce da parte delle solite Cina e Russia, e in più lascerebbe più margine di azione nel trattare con gli ayatollah.
Entrambi riconoscono che agire militarmente è estremamente difficile in questa situazione e ammettono che ricommettere gli errori di valutazione di intelligence fatti per l'Iraq, sarebbe inaccettabile per l'Iran.
Il Presidente, preso atto della mossa di Ahmadinejad, non risponderà alla lettera per non legittimare il regime, dare fiducia agli oppositori iraniani al regime, e tenere in piedi le possibilità di una destabilizzazione interna forzata in futuro; cosa peraltro che trovo molto difficile e irrealistica, ma che all'opinione pubblica occidentale risulterà buona come specchietto per le allodole.
Ma il piano di Bush sembra di più ampio respiro, e cioè di riuscire nel medio periodo a ristabilire dei contatti stabili e "alla pari" con Teheran, il che fa pensare a strategie molto diverse dalle barricate che sembravano ergersi tra le due capitali. Sembra che dietro alle evocazioni alla diplomazia da parte di Washington, si celi un reale desiderio di trattative dirette con lo scopo di concludere accordi vantaggiosi per entrambe le parti.
La prospettiva di disinnescare l' impasse internazionale tramite accordi con l'Iran farebbe comodo a tutti gli attori in gioco, in quanto le paure di Israele sarebbero temperate da un regime che otterrebbe ciò che vuole e non avrebbe più necessità di minacciare attacchi e ritorsioni, ma anche agli Stati Uniti che vedrebbero la crisi ricucita e ritroverebbero il controllo della situazione tramite il timone delle trattative dirette, e Russia e Cina manterrebbero i loro legami e interessi inalterati con tutti gli stati in gioco.
Insomma, sembra che dopo un anno di fantasiose illusioni e parole grosse, si sia giunti ad una svolta decisamente più realistica e vantaggiosa.

UPDATE: Importante discorso di Putin. Chi si aspettava forti novità, specie in materia di politica estera, dal messaggio annuale del presidente Putin all’Assemblea federale russa, è restato deluso.