21 maggio 2006

La crisi iraniana e le difficoltà del diritto internazionale.

Segnalo la ottima ed esaustiva analisi della crisi internazionale iraniana di Semplicemente Liberale per Ideazione, che consiglio caldamente di leggere, in cui si spiega dettagliatamente la difficoltà per gli Stati Uniti di conciliare la volontà di applicare sanzioni o finanche di vagliare un'opzione militare con il rispetto del Diritto Internazionale vigente.
Spendo qualche parola su una eventualità non conteplata nell'analisi, ovvero ad una possibile azione sanzionatoria o militare al di fuori del Consiglio di Sicurezza, di fronte alla manifesta incapacità del consiglio di trovare unanimità al suo interno.
Premetto comunque che non ritengo affatto praticabile un simile scenario, già contenstato in passato, e di complicatissima potenziale applicazione nella situazione attuale, l'esposizione di tale precedente vuole essere un mero spunto accademico. Uno spunto di riflessione.

Nel 1950, di fronte all'incapacità del Consiglio di sicurezza di intervenire nella crisi coreana, l'Assemblea Generale adottava la risoluzione n. 377 (V) (Uniting for Peace o risoluzione Acheson), secondo cui, cito testualmente:

"in ogni caso di minaccia alla pace, di violazione della pace o di atto di aggressione e in cui, a causa del mancato raggiungimento dell'unanimità tra i suoi membri permanenti, il Consiglio di Sicurezza, viene meno alla sua responsabilità principale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, l'Assemblea generale esaminerà immediatamente la questione al fine di far votare ai membri le raccomandazioni appropriate in ordine alle misure collettive da intraprendere, comprese, in caso di violazione della pace o di aggressione, l'impiego della forza armata...." (risoluzione n. 377 (V) del 3 novembre 1950)

Questa risoluzione venne poi de facto applicata nel 1956 quando l'Assemblea adottava le risoluzioni n. 1000 e 1001 che istituivano una Forza di emergenza delle Nazioni Unite (UNEF) con funzione di controllare la cessazione delle ostilità conseguenti alla crisi di Suez.
La competenza da parte dell'Assemlea di adottare o raccomandare misure coercitive finalizzate al mantenimento della pace e della sicurezza è stata ritenuta legittima dalla Corte internazionale di giustizia, riportandola alle funzioni conciliative dell'Assemblea e rilevando che in materia di azioni coercitive nei confronti di uno Stato che abbia minacciato o violato la pace

"la responsabilità conferita al Consiglio è "principale" ma non esclusiva...La Carta indica chiaramente che anche l'Assemblea Generale deve occuparsi della pace e della sicurezza internazionali" (CIG, 20 luglio 1962, 151, par. 163).

Bisogna constatare però che si tratta di un potere che difficilmente si concilia con l'art. 11.2 della Carta che prevede la competenza dell'Assemblea in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionali fino a quando non si renda necessaria un'azione, e in tal caso la questione deve

"essere deferita al Consiglio di Sicurezza da parte dell'Assemblea generale, prima o dopo la discussione".

Non a caso la Carta indica esplicitamente che il compito di mettere insieme ed organizzare una forza militare multinazionale di intervento spetta al Segretariato che può eventualmente delegare quel compito ad altre organizzazioni internazionali (per esempio la NATO).
Oltretutto bisogna ricordarsi che il ruolo assunto dall'Assemblea attraverso la risoluzione Uniting for Peace fu ampiamente contestato da alcuni Stati e, in seguito, anche in periodi di inattività del Consiglio conseguente all'esercizio del potere di veto (pensiamo alla crisi kosovara), mancarono altre manifestazioni della competenza assembleare, da ritenersi perciò difficilmente compatibile con il sistema della Carta e allo stesso modo, di difficile riproposizione nella risoluzione della questione iraniana.
Rimane tuttavia un precedente che, senza dubbio, Washington avrà già vagliato (e già scartato viste le evidenti difficoltà che una simile proposta incontrerebbe per trovare un ampio consenso all'interno dell'Assemblea), ma da ritenere di improbabile riproposizione a causa della eccezionalità della risoluzione e soprattutto per le contingenze attuali che rendono la questione iraniana di difficile compatibilità con una tale soluzione, nonostante Teheran stia giocando una partita rischiosa in violazione del Trattato di Non Proliferazione nucleare, prontamente denunciata dall'AEIA.
Nonostante ciò, le minacce o le violazioni della pace possono essere di più ampia interpretazione dopo le recenti esperienze di azioni armate al di fuori del Consiglio di sicurezza, soprattutto dopo la vicenda irachena, ma certamente, rebus sic stantibus, una azione militare degli Stati Uniti contro l'Iran si troverebbe in totale contrasto con il Diritto Internazionale, senza contare le spaccature che creerebbe tra gli stessi alleati naturali e per non parlare delle reazioni che avrebbe dagli Stati Arabi vicini assieme a Cina e Russia.
E' valida perciò l'analisi che ritiene assolutamente al di fuori del diritto internazionale, e anche al di fuori di ogni utilità realistica per gli stessi Stati Uniti dopo la pessima e controproducente condotta diplomatica tenuta finora, una qualsiasi azione militare da parte degli Stati Uniti nei confronti del regime iraniano, ma ulteriori sviluppi potranno ovviamente variare l'efficacia di tale analisi.

4 Comments:

Blogger R2K said...

: )

3:36 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

Hi...is that funny?
:)

3:55 PM

 
Anonymous semplicemente liberale said...

Il caso della Uniting for Peace rispondeva all'impasse del Consiglio di Sicurezza durante la Guerra Fredda. E' stata comunque una forzatura al sistema Onu di difficile legittimazione.

Oggi sarebbe obiettivamente impraticabile. ;)

5:39 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

eeeh...bei vecchi tempi.LOL
ciao Dan;)

5:49 PM

 

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