16 giugno 2006

Patto segreto o infelice bugia?

Con un bel pezzo di Verderami sul Corriere viene rifatta un po' di luce sulla polemica scatenata settimana scorsa dal Ministro degli Esteri D'Alema, che accusò il precedente esecutivo di aver stipulato accordi segreti con gli Stati Uniti, non discussi in Parlamento, con lo scopo di vincolare un contingente militare italiano in Iraq.
Quelle dichiarazioni fulminanti sono state fortemente rigettate dall'ex Ministro della Difesa, Antonio Martino, e da quel momento la polemica si è spenta per lasciare spazio alla dialettica interna alla maggioranza di centrosinistra circa l'approccio da intraprendere sulla questione del rientro dei militari da Nassiriya.
Il fatto che l'aspra polemica sia improvvisamente terminata può significare però qualcosa di importante.
L'uscita di D'Alema, in un momento di stallo della maggioranza sul tema Iraq, è stata giudicata incauta anche da diversi esponenti del centrosinistra, sia perchè il contenuto dell'attacco si è tuttora dimostrato infondato e prova sta nel fatto che non è stata presentata alcuna prova a sostegno dell'accusa del Ministro degli Esteri, sia perchè, anche nel caso la mossa fosse stata in funzione di proteggere un cambio di linea nel governo, potrebbe essere una poco lungimirante scelta che rischia di provocare reazioni non felici da parte di Washington, dove il Ministro stesso è atteso in questi giorni.
Se D'Alema avesse davvero provato a lanciare quell'accusa con lo scopo di giustificare il mantenimento di un contingente militare di fronte ai propri elettori e ai propri alleati all'estrema sinistra, il risultato che oggi otterrebbe è peggiore dei mali che voleva evitare.
Innanzitutto il Ministro si trova ancora con una maggioranza litigiosa sulla tempistica e sulla natura da dare alla nuova fase italiana in Iraq e con molti maldipancia tra le fila della sinistra radicale che non ha mandato giù le frasi di D'Alema di elogio dell'operato dei militari a Nassiriya e della confermata natura di "peacekeeping" della missione.
Cosi la "tattica del patto segreto" non ha prodotto il risultato di addolcire la pillola agli alleati pacifisti intransigenti che, dopo la fine della polemica, persistono nella loro avversione a qualsiasi mantenimento di un contingente militare italiano in Iraq, nemmeno in forma di sostegno ad attività civili di supporto.
In secondo luogo, questa tattica avventata, a ridosso della visita dello stesso D'Alema a Washington con la parigrado americana Condoleeza Rice, rischia di provocare una reazione molto dura da parte dell'amministrazione americana.Il Segretario di Stato potrebbe infatti mostrare il risentimento per le accuse infondate avanzate dal nuovo esecutivo italiano rifiutando le proposte che D'Alema aveva in mente.
In conclusione, la "tattica del patto segreto" rischia davvero di far restare il neonato governo Prodi con un pugno di mosche in politica estera, sia sul fronte interno, ritrovandosi punto e da capo con le divergenti visioni tra gli alleati, sia sul fronte delle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, verosimilmente irritati dalle accuse e irrigiditi sulle proposte del governo italiano.
La precaria tenuta della maggioranza di centrosinistra, già mostrata al Senato col primo risicato voto di fiducia sull'allargamento dei ministeri, potrebbe cosi ulteriormente aggravarsi e provocare nuove fratture col solo risultato di bloccare l'azione del governo rinviando le decisioni e logorandone l'immagine, e ,inoltre, la mossa fallimentare di D'Alema, potrebbe accendere una nuova polemica in politica estera che, con i numeri dell'Unione, sarebbe davvero una grossa grana per la tenuta del governo.
D'Alema è forse quindi riuscito nella straordinaria impresa di dividere la coalizione sull'unico tema su cui pareva essere d'accordo prima delle elzioni: il ritiro dall'Iraq dei militari italiani.

6 Comments:

Anonymous Anonimo said...

e invece no: il colloquio tra D'Alema e la Rice e' andato benissimo

ritenta, sarai piu' fortunato!

11:34 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

la tua definizione di "benissimo" è alquanto strana anonimo.
La faccia di D'Alema non era molto raggiante.

10:23 AM

 
Anonymous Anonimo said...

si, il colloquio tra il nostro ministro degli esteri e condoleezza rice e' andato molto bene; per una volta, l'Italia non ha fatto la figura dello zerbino. ha confermato agli USA la nostra decisione di ritirare le truppe, gia' decisa da Berlusconi, con cio' mostrando continuita' e coerenza, e a differenza di Berlusconi ha espresso critiche giustificate su Guantanamo, in linea con gli altri paesi europei, e lamentato scarsa collaborazione degli USA sul caso Calipari

non ti piace "benissimo"? e allora diciamo che il meeting e' andato molto bene

- pietro

5:10 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

bah contento tu,e andato a dire che mettono in opera una decisione del governo precedente.La Rice ha talmente snobbato Massimino che durante l'incontro invece che di politica estera han parlato di calcio e si son chiamati per nome:l'ha detto Massimino.
Le critiche su guantanamo e calipari sono ininfluenti,infatti la Rice gli ha detto: si si ok va bene ciao.
Tirate le somme,poteva stare anche a Roma e chiamarsi al telefono,visto che i viaggi li fa coi soldi rubati a noi.

9:50 PM

 
Anonymous Anonimo said...

"i viaggi li fa coi soldi rubati a noi"

analisi di alto livello sul tuo blog, vedo: complimenti!

11:22 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

grazie caro,ma con gente come te che commenta mi devo per forza abbassare rispetto alla qualità dei post.
Quando ti stufi di perder tempo a romper le palle poi avverti ok?
ciao!

3:08 PM

 

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