05 ottobre 2006

La resa al crimine della Giustizia italiana

In questi giorni abbiamo avuto ulteriori dimostrazioni di come il provvedimento di indulto varato dal governo Prodi mostri i suoi clamorosi insuccessi, quantomai annunciati, sia sul lato delle condizioni carcerarie che su quello della reiterazione del reato da parte dei soggetti al provvedimento che vengono tutti o quasi ripizzicati.
Emblematici gli ultimi casi che hanno visto le famiglie di turno delle vittime di omicidi di famigliari ribellarsi alla scarcerazione degli assassini che ancora una volta non pagheranno per ciò che hanno commesso.
La disperazione e la rabbia di quelle famiglie hanno tutta la nostra comprensione ed è inutile nascondere la rassegnazione per la quale viene seriamente da chiedersi chi sia il vero stupido: la vittima a fidarsi della Giustizia italiana o il criminale a rendersi conto che il suo reato resterà praticamente impunito o richiederà tuttalpiù qualche misero anno di galera?
La notizia dei 3 anni di sconto al "mostro di Foligno" è solo l'ultima e drammatica vicenda che riguarda lo stato della giustizia e delle pene in Italia.
Quello che resta il punto critico è a mio parere la scarsa severità delle leggi in materia penale e, fatto ancor più grave quando associato al primo, la diffusa sensazione della non certezza della pena.
Quando poi il Ministro della Giustizia rende dichiarazioni in cui prospetta l'arretramento ulteriore della giustizia prevedendo il carcere come "misura estrema e riservata a criminalità organizzata, ai delinquenti abituali e a chi commette reati che allarmano società", lasciando "più spazio a soluzioni alternative", non vediamo più nemmeno il minimo sforzo delle autorità al rispetto della legge e al mantenimento della sicurezza dei propri cittadini.
Questi attegiamenti segnano "la vittoria di Caino su Abele", per citare uno slogan tanto infelice quanto inadeguato in un paese come il nostro dove ci si preoccupa più a come impedire e restringere le possibilità di legittima difesa della vittima piuttosto che a usare ogni mezzo per reprimere i criminali, sempre più tutelati dalla legge (reprimerne uno per scoraggiarne cento).
Ma la retorica del politicamente corretto ha ormai pervaso ogni campo dell'azione politica italiana, come quella europea, e in aggiunta, la giustizia ha visto sempre di più svilupparsi nel dibattito pubblico la convinzione che si debbano trovare le cause, e nongià le giustificazioni, che portano a delinquere e cercare la riabilitazione dei criminali nella società, piuttosto che assumersi il solo compito della repressione.
Compito dall'alta valenza morale e ideale, per carità, ma che, come quasi tutte le azioni di questo tipo, ha il solo scopo di peggiorare la causa che ci si propone di curare.
La percezione dell'impunità dei reati associata alla sfiducia nell giustizia ha il duplice effetto di aumentare il tasso di criminalità e, nel contempo, di inasprire la rabbia dei cittadini non solo nei confronti dei criminali stessi, ma dello stesso Stato; e queste due variabili unite producono un aumento generalizzato della violenza all'interno del paese e una costante consapevolezza del cittadino che l'unica strada sia farsi "giustizia da sè": una delle cose principali che uno Stato dovrebbe evitare nell'interesse di mantenere il monopolio della forza sul proprio territorio.
Mettendo a confronto un modello giudiziario dei più criticati, non fatichiamo a capire il perchè visti i risultati nostrani, quello Statunitense a quello europeo e in particolare Italiano abbiamo delle evidenti differenze sia a livello di mere statistiche che a livello di percezione di sicurezza e di fiducia nella giustizia dei cittadini.
In America il crimine, tra il 1993 e il 2002, un lasso di tempo sufficentemente ampio per giudicare la bontà dei provvedimenti giudiziari e penitenziari, ha registrato una forte diminuzione: il crimine violento ha subito un calo peri al 54%, le aggressioni aggravate scendono del 64,2%, le rapine del 63,3%, gli stupri e le aggressioni sessuali del 56%, il crimine contro la proprietà del 50%, i furti con scasso del 52,4%, i furti di veicoli e di motori del 52,6%. La diminuzione maggiore si è registrata prevalentemente, nelle aree sub-urbane (fonte: Rennison, Rand, 2002).
In Italia, invece, il trend differisce per ogni tipo di reato: sostanzialmente, gli unici reati ad essere diminuiti negli ultimi dieci anni sono gli omicidi, gli scippi, i furti di veicoli e i furti di oggetti sulle automobili. I furti e le rapine, pur avendo subito fluttuazioni, hanno da sempre mantenuto trend crescenti mentre aumentano le lesioni dolose, le violenze carnali, il commercio di sostanze stupefacenti, il borseggio e i furti in negozi e negli appartamenti (fonte: Barbagli, 2003).
Purtroppo dobbiamo riscontrare diverse dicrepanze tra le pene per reati tra Italia e Stati Uniti: laddove uno stupro viene punito con 30 anni di carcere senza condizionale se non anche la pena capitale nel caso di violenza su minori di 12 anni in alcuni stati americani, in Italia lo stesso reato non richiederà più di una decina di anni ma, data l'altissima incertezza della pena introdotta dal vasto ricorso alla libertà condizionale, difficilmente il criminale sconterà la già esigua pena; e per non dilungarci troppo ci fermeremo a questo esempio, peraltro già impietoso.
Negli Stati Uniti la sensibilità per la repressione del crimine è storicamente elevata, cosi come la severità delle pene, e questo ha fatto si che l'apparato giudiziario abbia sempre trovato nel consenso popolare la propria forza nel reprimere il crimine sotto il duplice aspetto della certezza della pena e nella sua durezza assieme all'effetto psicologico che questo provoca sui "criminali potenziali" nello scoraggiarli a delinquere.
Non è un caso se la figura dell' avvocato difensore sia da sempre malvista dal cittadino americano, cosi pure non è un caso se il ricorso alla pena di morte è tuttoggi in vigore in 38 dei 50 Stati della Federazione.
La percentuale degli americani favorevoli alla pena di morte è sempre molto elevata (e visti i risultati ottenuti non vediamo come gli si possa dare torto), tanto che il risultato più basso è stato registrato nel 2003 da un sondaggio Gallup che dava il 64% degli americani favorevoli, un calo dovuto in gran parte alla campagna di sensibilizzazione di organizzazioni abolizioniste che sfruttarono alcune storie carcerarie per alimentare la convinzione e il luogo comune che dietro la pena capitale si celi il razzismo.
Il cittadino americano ha visto i reati notevolmente ridotti a fronte di una vigorosa applicazione della legge tramite la severa repressione dei criminali e con la conseguente diffusa sensazione che "il crimine non paghi".
Ci chiediamo quanto tempo ancora in Italia Abele dovrà sopportare i soprusi prima che lo Stato si decida finalmente a prendere le sue difese.
Visti i pessimi risultati di interventi come l'indulto, ci permettiamo di avanzare una proposta semplice ed intelligente per contribuire a ridurre sia i problemi dei detenuti all'interno delle carceri, sia per poter mettere in atto le sentenze senza che ci si debba preoccupare di trovare un posto per il condannato visti gli alti costi che lo stato è costretto a sostenere per la popolazione detenuta.
La proposta è quella delle carceri private, che hanno un costo minore di quelle statali sia per la costruzione che per la manutenzione, inoltre vengono costruite molto più rapidamente ed hanno una qualità di vita maggiore al loro interno sia per i detenuti che per le guardie.
Un intervento non certo risolutivo del problema più generale della giustizia italiana che dovrebbe, finalmente, concentrarsi sulla vittima e sulla repressione del crimine, ma che può costituire la base sicura per prendere coscienza del fatto che la giustizia e lo Stato devono prendersi carico della prevenzione e della punizione dei reati, piuttosto che nel velleitario tentativo di educare gli aspetti devianti della società tramite attività alternative alla pena detentiva in un'ottica tipicamente assistenzialista e paternalistica dello stato in Italia.
Il deterrente al crimine deve diventare anche in Italia la severità e la certezza della pena.