10 ottobre 2006

Scenari sulla crisi coreana

Invito a leggere il saggio di Robert Kaplan sulla Corea del Nord tradotto oggi dal Corriere.
Quando si tratta di analizzare una situazione e prevederne gli scenari a breve termine Kaplan è bene ascoltarlo con attenzione.
Assieme a Morgenthau e Waltz è l'altro grande esponente nella esposizione di una teoria delle relazioni internazionali.
Anche se il suo approccio sistemico non è una vera e propria teoria come insegna Kenneth Waltz, che di teoria sulle IR ne intende parecchio, il suo lavoro resta una pietra miliare nel tentativo, mai concludibile per definizione, di teorizzare le relazioni internazionali e la sua straordinaria capacità analitica e induttiva gli permette di analizzare perfettamente la crisi coreana e di prevederne con sufficente precisione e dovizia di particolari i probabili o possibili scenari futuri in un breve-medio periodo.
A lato della crisi nucleare coreana che offusca gli altri avvenimenti della regione, ci preme far notare come il nuovo premier giapponese Shinzo Abe stia agendo esattamente come avevamo esposto qui dieci giorni fa.
Le relazioni Cina-Giappone subiscono un miglioramento sorprendente agli occhi dei media occidentali che temevano una nuova fase militarista per il Sol Levante con un ultraconservatore al governo.
La realtà conta molto di più, purtroppo per i giornalisti, delle creazioni ideali e delle fantasie politiche sulle personalità politiche.
Shinzo Abe sta aprendo la fase di responsabilizzazione giapponese tramite la riforma delle proprie forze armate e della costituzione, nonchè delle necessarie riforme economiche per uscire dalla recessione economica durata già troppo a lungo.
Per fare questo, l'ultima cosa di cui Abe ha bisogno è provocare i rivali nella regione e alimentare nuovi scontri diplomatici o, tantomeno, un fantomatico nuovo interventismo militare.
Ma pretendere che questo venga capito dai nostri analisti della domenica è obbiettivamente eccessivo.