09 novembre 2006

La migliore notizia è l'addio di Rumsfeld

Lo posso dire senza mezzi termini. Il fatto che il Presidente Bush abbia finalmente deciso di sbarazzarsi del suo ingombrante segretario alla Difesa mi ha ridato una boccata d'aria dopo la pesante sconfitta subita alle elezioni di mid-term, e senza dubbio rilancia le speranze di gran parte del partito Repubblicano già con la mente al 2008.
Il motivo è che Rumsfeld ha portato con la sua gestione delle Forze Armate al pasticcio militare iracheno e al disastro diplomatico che le sue decisioni apolitiche hanno prodotto in tutte o quasi le cancellerie estere.
Lo spiegano bene Mauro e Andrea: il segretario alla Difesa ha fatto un lavoro disastroso nella gestione della strategia militare in Iraq (pensiamo soltanto alla fretta con cui si è spazzato via tutto l'apparato baathista gettando le premesse per l'insurrezione attuale), nella conduzione del ministero della Difesa che ha soppiantato il Dipartimento di Stato nella definizione della politica estera americana, cosa che ha prodotto frizioni internazionali sempre crescenti e, infine, nella convinzione (errata) che la tecnologia potesse soppiantare il numero di forze militari e uomini da impiegare in teatri bellici come l'Iraq nell'opera di stabilizzazione.
Il discorso del presidente Bush è ciò che volevo sentire: un cambio di strategia che verosimilmente e auspicabilmente porterà la politica estera di Washington su dei binari realisti di cui gli Stati Uniti hanno immensamente bisogno per le sfide attuali e prossime che si presenteranno.
La nomina di Gates al posto di Rumsfeld, se confermata al Senato, è la seconda migliore notizia dopo le elezioni disastrose per i Repubblicani: l'ex direttore della CIA sotto Bush senior è stato recentemente nella commissione Baker-Hamilton (repubblicano e democratico rispettivamente) dove si è discussa la situazione irachena per trovare una nuova strategia più realistica e se possibile vincente.
Il cambio di cui parla Bush nel chiaro e onesto discorso di ieri è quello auspicato da anni di un ritorno ad un approccio tipico e storico nel partito Repubblicano: quello dei conservatori realisti, dopo il predominio dei neoconservatori nel gabinetto presidenziali degli ultimi anni che molti malumori aveva provocato in una larga fetta del partito, tradizionalmente legato a una visione realista kissingeriana nella gestione della politica estera di Washington.
E proprio per questo il riallineamento alla tradizione repubblicana realista, verosimilmente, potrà significare un cambiamento visibile nei prossimi due anni della strategia militare in Iraq, ma sopratutto di un cambiamento diplomatico e politico (le grandi assenti sotto Rumsfeld) nella regione mediorientale: ricordiamo che il piano Baker prevede un approccio all'Iraq che coinvolga in delle trattative le tre etnie irachene e soprattutto i paesi confinanti, Iran e Siria, che sono l'altra grande parte in causa nella difficile situazione irachena attuale.
Se questo cambio di teste si ripercuoterà anche in un cambio di strategia in politica estera delle novità sono perciò facilmente pronosticabili.
Per ultimo, analizzando la situazione del GOP per il futuro, questo cambio di linea politica potrebbe ridare fiato alla prossima corsa elettorale dell'elefantino, quella decisiva delle presidenziali, dove l'offerta politica dei Repubblicani dovrà necessariamente essere diversa da quella del 2000 e del 2004 per potere e volere riconquistare i voti al centro e recuperare i voti persi sia a destra sia dai libertarian che dagli indipendenti in queste elezioni di mid-term.
Il Presidente Bush, ammettendo la responsabilità sconfitta da leader quale è, mostrando di esser capace di prendere decisioni e di saper imporre dei cambiamenti, ha sicuramente messo le basi per una rigenerazione del suo partito e ha preso le decisioni che, allo stato attuale, più che fare il bene della sua presidenza faranno il bene del partito Repubblicano da questa sconfitta elettorale al 2008.

8 Comments:

Blogger Jinzo said...

Concordo su tutta la linea del post. Mi spaventa il riferimento ai 2 Twins, di cui non condivido spesso le posizioni iperrealiste, ma dovrò approfondire. Mi chiedo cosa abbiano fatto i libertari del Republican Liberty Caucus, nel frattempo.

1:12 PM

 
Blogger Chris said...

Troppo tardi Bush si è accorto delle scelte di uomini "scellarati" fianco a lui. Troppo tardi Bush si è accorto che il muoro contro muro , serve in alcune situazioni, ma non in tutte. Il cambio dello staff con Bolten ora a capo, ne è una riprova. E le dimissioni di Rumsfeld sono la riprova della scarsezza strategica nella scelta delle
"risorse" dell'Amministrazione Bush degli ultimi anni. Concordo con molto di quello che hai scritto anche se io non sarei così drastico sul fatto di sottolineare che la politica neocon sia stata un naufragio, perchè così non è. Io credo che un saggio mix fra neocon e conservatorismo pi "realista" come dici tu, possa essere la giusta ricetta. Il problema è un altro e che economicamente gli Stati Uniti sono terra, e non solo per la guerra in Iraq.
Se ti va e se hai tempo, vai sul mio blog ed ascolta il mio podcast, dove analizziamo le mid term'06 e riassumiamo in linea generale la situazione Americana. Che non è per nulla rosea.

3:09 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

Jinzo,non vedo come facciano a spaventarti le posizioni realiste quando sono le sole che tradizionalmente hanno servito meglio gli interessi nazionali delle varie amministrazioni americane.
Secondo me il dibattito e la percezione europea della diatriba realismo/idealismo ha grande effetto nel far malcomprendere il significato dei termini.

chris,verrò senz'altro a vedere.
ciao

4:33 PM

 
Anonymous l'altra rossa said...

Boh, io ritengo che la politica con la "P" maiuscula vada studiata a fondo per cui non do giudizi.Però ho come la senzazione che questo quadro si doveva verificare,e si e verificato. Per un analisi dovremo aspettare.Da dentro e fuori il suo stato Bush ha dovuto incassare delle bordate terribili, mi sembra che chi abbia vinto sia la crociata alla rovescia che si è scagliata contro di lui.

8:30 PM

 
Blogger Jinzo said...

Mmmmhhh, io condivido l'ananlisi del'oggettivista:

http://oggettivista.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1238684

9:46 AM

 
Blogger GeorgeWalker said...

l'analisi non sta proprio in piedi alla partenza.
E' partito già malissimo col discorso sulla morale: è il potere che crea la morale,non viceversa.Stop.
Sostenere che Kissinger ha favorito l'espansione dell'URSS è ridicolo(remember Allende?)dire poi che ha favorito l'espansione dell'odierno islamismo è proprio assurdo.
Favorire dei regimi perchè rientranti nella propria sfera di influenza nell'ottica di una divisione bipolare del mondo come nella guerra fredda significava servire il proprio interesse nazionale.
Intersecare diversi piani come ha fatto è insistenibile è appunto irrealistico.
Dal punto di vista idealista dell'analisi questa frase è paradossale:
"Non scelgono tra Stati che difendono la libertà dei loro cittadini e Stati che la schiacciano per ideologia".
Quindi adesso secondo questa teoria idealista dovremmo attaccare anche Pakistan, Arabia Saudita etc perchè non sono stati perfettamente liberali?
E' ridicolo fare questo tipo di analisi.
I realisti fanno cosi paura perchè servono gli interessi nazionali a lungo termine.
E' legittimo non essere d'accordo,molto meno lo è attaccare un approccio con analisi assurde e spurie come queste.
ciao

10:21 AM

 
Blogger Jinzo said...

Prova a commentare dall'oggettivista, mi piacerebbe veder crescere un dibattito intorno ala questione. Ciao!

4:50 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

Ciao Jinzo,guarda, il dibattito sul realismo vs idealismo non sarebbe una grandissima novità in TV,e visti i precedenti(purghe incluse) mi riserbo di non entrarvici neppure.
Detto questo, ho letto quel post e non vedo alcuna possibilità di iniziare un qualsiasi dibattito: è una attacco emotivo e retorico nei confronti di una caricatura del realismo politico(di cui l'autore evidentemente non comprende molto a parte il nome di un suo esimio esponente).
ciao

11:43 PM

 

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