20 dicembre 2006

Le libertà strangolate

I recenti fatti di cronaca riguardanti la violenza nelle scuole pubbliche italiane hanno scatenato i moralisti di tutti i colori politici che non hanno lesinato i soliti sferzanti interventi contro ciò che secondo loro è la causa del cosiddetto "bullismo".
Inevitabili perciò sono stati i cori contro la televisione e i modelli proposti tramite essa, rilancio perciò idealmente il bel post di Carlo Stagnaro su questo argomento.
In questo senso gli attacchi al "mondo del wrestling" sono ridicoli, soprattutto perchè si continua a ragionare in termini di cultura collettiva e di massa senza tenere conto della libertà e della responsabilità individuale di ciascuno di noi.
Ricercare le colpe di un singolo nell'influenza negativa della società e dei suoi prodotti è sempre stata una facile scusa per deresponsabilizzare qualunque tipo di atto vilento o criminale compiuto da singoli e, cosi facendo, evitando di essere costretti a prendere provvedimenti severi nei confronti dei singoli: severità nei confronti dei criminali che in Italia la classe politica ha sempre ritenuto essere penalizzante a livello politico-elettorale e che per questo non ha mai attuato, si pensi alle pene ridicole per i reati come stupro o omicidio in Italia.
In Italia la sedimentata cultura marxista unita a quella cattolica hanno prodotto una sensibilità pressochè nulla per gli individui e le loro azioni e ha creato un pensiero unico dominante statalista che vede nella moralizzazione massiccia di stato l'unico modo per educare "i singoli individui che da soli non ce la possono fare" perchè ignoranti.
Se a questo aggiungiamo il solito pizzico di ideologia contro ogni cosa o quasi (le schifezze di Michael Moore e quasi tutto ciò che esce da Hollywood ad esempio vanno benissimo in Europa, come vediamo da sempre) venga da oltreoceano abbiamo un quadro desolante.
L'approccio a qualunque tipo di manifestazione o intrattenimento televisivo, sportivo o di altro genere in Italia risulta essere quello di chiedersi sempre e comunque se sia o meno "educativo e edificante", come se avessero diritto di cittadinanza e dunque di esistere solo prodotti e attività educative o presunte tali mentre tutto il resto dovrebbe essere proibito per legge.
A questo riguardo il dibattito sulla droga e sui temi eticamente sensibili (come vengono incredibilmente chiamate le libertà individuali in Italia secondo la Bibbia del politicamente corretto) fa capire come questo tipo di ragionamento sia culturalmente radicato in Italia in modo trasversale nella società e nella classe politica.
Personalmente rivendico la libertà individuale di decidere cosa fare e a che cosa assistere a prescindere che sia o meno educativo, e di lasciare decidere il buon esito del tutto al mercato e al mercato soltanto.
Se c'è domanda di un bene non c'è ragione di proibirne l'offerta perchè un establishment politico-religioso ritiene quel prodotto "diseducativo" secondo i propri parametri del tutto arbitrari.
Attaccare chi critica il wrestling dicendo che non è vero che sia diseducativo in un paese come l'Italia dove i liberali sono da sempre schiacciati tra i due fuochi cattolici e di sinistra (le due posizioni non si escludono a vicenda, anzi possiamo dire senza molti dubbi che siano complementari in Italia) non è vincente, qualche moralista cattolico e di sinistra avrà sempre da dire qualcosa contro ciò che non si conforma alla propria utopia morale di stato, bisogna attaccarli rivendicando la libertà di fare e guardare cosa più ci aggrada, a prescindere che sia educativo o meno.
Afficando a questa libertà la doverosa responsabilità delle nostre azioni individuali, che in Italia non vengono a mio parere punite abbastanza severamente.
Se questa strategia si rivelerà vincente o meno non sta a noi deciderlo, ma alla storia, comunque dobbiamo provarci e dobbiamo comunque iniziare.
Purtroppo in Italia la scuola e quindi l'educazione pubblica e di stato hanno prodotto nei decenni questo tipo di reazioni ferocemente stataliste e antiliberali, ma se noi liberali non ci tiriamo su le maniche facendo sentire la nostra voce, finalmente, non faremo passi avanti significativi.
Come assistiamo anche per la questione drammatica di Welby, in Italia il problema rimane quello dello strangolamento delle libertà individuali da parte dello Stato: lo ha detto chiaramente il Ministro Rosy Bindi ieri sera a "Porta a Porta", la classe politica è seccata da chi rivendica il diritto di decidere per sè in piena libertà, è irritata dallo straripare della voglia di libertà individuali, e vuole invece avere il controllo totale sulla società.
E questa volontà autoritaria moralizzatrice viene venduta agli italiani di volta in volta come "necessità di proporre modelli educativi sani ai nostri ragazzi", leggi proibire per legge certe trasmissioni o prodotti, o ancora come "priorità di salvaguardare la vita umana potenziando la sanità pubblica per stare vicini e assistere meglio il malato, leggi proibire per legge la libertà di decidere sul destino della propria vita e del proprio morto sancendo de facto l'abolizione la proprietà privata del proprio corpo che diventa un bene collettivo e quindi proprietà dello Stato (in questo senso l'intervento della Bindi rivela aspetti inquietanti) e successivamente quindi giustificando una superiore tassazione e una conseguente espansione dello Stato tramite il Sisema Sanitario Nazionale.
Ecco, vediamo come questi giochetti politici e retorici siano all'ordine del giorno.
Purtroppo registriamo come ancora una volta risultino però vincenti tra la società italiana che, secondo i politici, sarebbe "spaventata da una libertà che non ha compassione per la vita e per i valori".
Questo giochetto funziona bene con gli elettori italiani, per questo noi liberali dobbiamo rilanciare e non starci a questo giochetto.
Nel salotto di Vespa abbiamio visto come, Marco Cappato ieri sera ad esempio, chi esprime una volontà di espansione delle libertà individuali venga stritolato trasversalmente da destra a sinistra unite dalla fame moralizzatrice nel chiedere "ma dove volete arrivare? Cosa volete ottenere?", dipingendo il liberale di turno come "drogato" o "dottor morte": a questo attacco il liberale risponde moderando la sua posizione arretrando e avvicinandosi alle posizione degli statalisti che crede in buona fede risultando chiaramente come il perdente del dibattito.
E' a questa reazione provocata dall'inferiorità numerica e dall'apparente consenso contro le nostre posizioni che non dobbiamo cedere noi liberali: quando veniamo attaccati sul tema delle libertà individuali, anche e soprattutto sui temi che riguardano la propria vita e il proprio corpo, invece che temperare le nostre posizioni lasciando terreno allo Stato dobbiamo ribattere sulla nostra volontà ferma di ottenere il maggior numero di libertà individuali possibili e, cosi facendo, costringendo i moralisti e gli statalisti ad esporre chiaramente le proprie intenzioni palesemente antiliberali.
Personalmente ritengo che solo stanandoli e forzandoli a dire chiaramente agli italiani che vogliono conservare lo status quo dove le libertà individuali de facto non esistono, ma dove i pochi diritti esistenti sono rigidamente regolati dallo Stato e dal Parlamento.
L' appello ai liberali è perciò quello di non demordere lasciandosi portare su posizioni chiaramente stataliste, ma di rilanciare sempre sulla necessità per l'Italia di ampliare la sfera delle libertà individuali, da troppo tempo negate agli italiani.