28 aprile 2006

Franceschi Tiratori

SENATO. MUSSI: FINISCE MALE, FORSE A BERLUSCONI I 5 VOTI
"Al Senato finisce male, peccato che questa legislatura duri cosi' poco". Avuta la notizia della votazione del Senato, il vice presidente della Camera, il diessino Fabio Mussi, si sfoga cosi' in Transatlantico. E riceve la risposta della diellina Rosy Bindi: "Stai tranquillo, Fabio, finira' bene, non ti agitare". Ma il pessimismo dell'esponente della Quercia ha una ragione. "Mi sto prodigando ad avvertire - aveva spiegato in precedenza a un esponente del suo partito - che Berlusconi e' in grado di 'comprare', nella giornata di oggi, i cinque voti che gli mancano al Senato". (28 Aprile 2006 - ore 16:11)
E alla Camera, nonostante la ampia maggioranza garantita da quella porcata di legge elettorale, per l'Unione non va meglio: Per Bertinotti circa 40 franchi.


Il titolo è stato modificato in "Franceschi Tiratori" dall'originale "Benvenuti sulla Terra" a seguito degli esilaranti avvenimenti del Senato Italiano. Comunque vada ci sarà da divertirsi e da ridere in abbondanza, cosa non darei per essere in Transatlantico a origliare. Buona serata a tutti.

UPDATE: Ieri sera Oscar Luigi scalfaro è stato indecente. Se qualcuno avesse avuto bisogno della conferma del fatto che Scalfaro è stato il peggior presidente della repubblica della storia, ieri sera ha avuto un'altra viscida e faziosa conferma dal suddetto. E' stato qualcosa da far venire i brividi. Tutta la somma di azioni fuori del regolamento per dare una spinta al centro sinistra. Starvolgimento del regolamento e delle prassi tutte orientate in un verso e creazione di precedenti come votare come ogni altro senatore, ma scordando che nessun ex-presidente si era mai permesso di farlo (tantopiù per il fatto che i numeri sono risicatissimi, il che getta forti dubbi sull'imparzialità del presidente), l'annullamento della seconda votazione laddove solo 3 schede erano nulle e quindi si doveva procedere alla terza votazione e non alla seconda bis, e ancora il broglio ufficializzato del seggio elettorale del senato (fatto chiudere in una stanza al di fuori della pubblica verifica che getta ombre su tutto il processo,non è solo importante che sia corretto, è importante anche che paia corretto!) o come l'arbitrario spostamento di 2 ore del voto per far rientrare senatori di sinistra. E come coronamento alla giornata terribile, alle ore 02.14 di sabato 29 aprile 2006 il Presidente Scalfaro scioglie la seduta e la aggiorna, come da regolamento, al giorno successivo per le ore 10,30. Peccato che per Scalfaro il giorno dopo a sabato 29 aprile è sabato 29 aprile. La seduta che si terrà stamattina sarà totalmente nulla, se al Senato ancora vale la matematica. Ah,e giusto per la cronaca, ieri notte prima della lettura del terzo (secondo?) verbale, ci è stato raccontato che senatori della Margherita e DS sono quasi venuti alle mani con i colleghi di maggioranza dell'Udeur. Vengono i brividi.
Facesse un passo indietro sarebbe meglio per tutti, anche per lui stesso.

27 aprile 2006

Falsi miti: sanità americana

Mi ero promesso di spiegare ai lettori come moltissimi dei luoghi comuni sugli Stati Uniti, che in Europa il pensiero unico dominante statalista anti liberale è solito urlare ai quattro venti, si rivelino, nella migliore delle ipotesi, totalmente infondati e grossolanamente falsati a puri scopi ideologici che si distaccano quindi da ogni realtà.Non fa eccezione ovviamente il luogo comune europeo che si straccia le vesti quando sente parlare del modello sanitario americano che lascerebbe morire milioni di persone per strada che non si possono permettere un'assistenza sanitaria. Niente di più falso. Come diceva il buon Milton Friedman: "Dietro qualunque argomento contro il libero mercato giace la mancanza di fede nei confronti della libertà stessa". Ma si sa, in Europa la libertà del mercato in particolare e la Libertà individuale in generale non sono esattamente cose che fanno tendenza,anzi. Avevo proposto una serie di post in cui rendevo conto di come nella superliberal California il Congresso stesse per far passare una legge sul sistema sanitario che avrebbe di fatto imposto un modello socializzato nella miglior tradizione fallimentare canadese ed europeo. Per completare questo discorso voglio fare chiarezza ai lettori non a loro agio con la materia della sanità in America, ma veniamo al sodo.

Negli Stati Uniti, si sa, non esiste la copertura sanitaria uguale per tutti. Ma non è vero che non esista la copertura sanitaria.

La leggenda da noi evoca immagini di morituri abbandonati per le strade davanti alle porte sbarrate di cliniche private che curano solo chi può permettersi di pagare. In realtà non è così. Non solo gli ospedali pubblici forniscono gratuitamente le cure necessarie a chi non è assicurato o non ha i mezzi per pagarsele, ma da quando, nel 1986, in piena epoca Reagan, il Congresso Usa varò l'Emergency medical treatment and active labor act, anche le cliniche private sono tenute ad accogliere, diagnosticare e fornire gratuitamente tutte le cure di emergenza di cui dispongono a chiunque gli si presenti davanti o presso proprie strutture anche mobili, fino al momento in cui sono in grado di essere trasferiti senza alcun rischio alle strutture pubbliche.

Questo vale anche per gli immigrati clandestini, un fatto, questo, che spiega in parte la voragine nei conti della sanità pubblica americana. L'American hospital association calcola che la spesa per mancati pagamenti e assistenza gratuita è nell'ordine dei miliardi di dollari. Solo nei quattro stati che confinano con il Messico le cure mediche gratuite fornite a immigrati coinvolti in incidenti o che attraversano il confine senza documenti ogni anno supera i 200 milioni di dollari, senza contare spese di trasporto e altri oneri. Particolarmente prese di mira inoltre sono le sale parto. Nel 2001, per esempio, furono 6 mila le partorienti che si presentarono senza documenti a ospedali del Colorado, al costo medio di 5 mila dollari a bambino, ovvero 30 milioni di dollari, per un solo stato in un solo anno. I bambini nati negli Stati Uniti, poi, hanno diritto alle cure mediche gratuite per sempre, in quanto cittadini americani.

C'è anche un aspetto per il quale gli Stati Uniti ´battono' anche il servizio sanitario universale all'italiana: le lungodegenze, che in Italia in pratica non esistono più. Mentre infatti chi ha una malattia terminale da noi viene preso in carico solo per il tempo del trattamento medico, in alcuni stati degli Usa, come la Virginia, è proprio allora che il paziente viene ricoverato nelle strutture statali, anche per molti mesi, fino alla fine.

Di fondo la differenza tra la filosofia americana e quella nostrana è che negli Stati Uniti lo stato assiste solo chi non ha i mezzi per curarsi, o per pagarsi da solo una copertura assicurativa. Chi può si compra un'assicurazione, e ce ne sono coi fiocchi, mentre ai meno ricchi basta un buon impiego per farsi pagare l'assicurazione dal datore di lavoro. I poveri, infine, hanno il programma gratuito ´Medicaid'.

Restano fuori circa 44 milioni di cittadini che non hanno copertura assicurativa. Fra questi vi sono i suddetti immigrati clandestini, che si calcola siano intorno ai 12 milioni, e, secondo il Centro nazionale per l'analisi delle politiche (National center for policy analysis), circa 14 milioni di cittadini che avrebbero diritto all'assicurazione gratuita, o come Medicaid, o con il programma statale Children's health insurance (Assicurazione sulla salute per i bambini), ma semplicemente perché non si sono mai iscritti. In Usa succede. Il restante sono cittadini che svolgono un'attività professionale o artigianale in proprio e, avendo in genere meno di 35 anni di età, decidono di scommettere sulla propria buona salute.

Secondo il Pacific research institute, un ménage familiare su tre fra questi non assicurati può contare su un reddito di oltre 50 mila dollari, mentre uno su sette vive con oltre 75 mila dollari annui. Inoltre, tre quarti di chi è senza assicurazione rimangono scoperti per meno di un anno, un fenomeno dovuto alla facilità con cui Oltreoceano si passa da un lavoro a un altro.

Sul totale della popolazione nel 2003 i non assicurati costituivano il 15,6%, la stessa percentuale del 1996.

La sorte di questa parte della popolazione che non stipula una polizza assicurativa volontaria è uno dei terreni di battaglia fra i candidati alla presidenza. Entrambi i candidati hanno una propria proposta. Secondo l'American enterprise institute il piano di John Kerry costerebbe circa 1,5 mila miliardi di dollari in dieci anni, per assicurare circa 27,3 milioni di persone a medio reddito, mentre il piano di Bush coinvolgerebbe 6,7 milioni di cittadini, per una spesa totale di 128,6 miliardi di dollari, e un sistema di agevolazioni fiscali per chi si compra direttamente la propria assicurazione. Il piano di Kerry è per tutti, mentre quello di George W. Bush esclude chi è già assicurato dal proprio datore di lavoro o è coperto da un programma statale come Medicaid.

La proposta di Kerry prevede incentivi per l'iscrizione al programma Medicaid, finora riservato ai poveri. Tali incentivi non andrebbero direttamente ai cittadini ma per il 90% alle amministrazioni statali, ai datori di lavoro e alle compagnie di assicurazione. Altri sussidi farebbero riferimento a un sistema di ´concorrenza gestita', indirizzata: alle piccole imprese con dipendenti a basso reddito, a chi è temporaneamente senza lavoro e a chi ha dai 55 ai 64 anni. Il piano di Kerry metterebbe anche un limite a quanto potrebbe costare una polizza individuale, calcolata in percentuale rispetto al reddito delle famiglie.

Secondo il quotidiano Investor's Business Daily, gran parte del problema potrebbe essere già in via di risoluzione grazie al sistema recentemente istituito da Bush dei depositi a risparmio denominati Health savings accounts, le cui somme, destinate a pagare le polizze assicurative, si possono detrarre dalle tasse.

Thanks to WelfareMed

UPDATE: Andrea sfata un'altro mito: quello della svolta liberale della sinistra europea. Una ottima argomentazione, lucida e pungente, realista...appunto.

21 aprile 2006

Long Live the Glorious Queen!

Si festeggiano gli 80 anni della Regina Elisabetta e mi sento di unirmi ai festeggiamenti di Windsor per augurare a una delle più amate e longeve Regine di tutta la storia britannica lunga vita e felice regno.
Buon Compleanno Regina!
May God bless the Queen.

Per seguire i festeggiamenti e le news direttamente da Windsor sintonizzarsi su BBC News UK.

19 aprile 2006

Ripensare le relazioni USA-Giappone?

Vi segnalo un interessante paper di Christopher Preble, il direttore degli studi di politica estera al Cato Institute, il quale tratta di un tema importante come quello della ridiscussione delle relazioni strategiche tra Stati Uniti e Giappone. Una lettura vivamente consigliata (scaricate il pdf), se non altro per avvicinarsi al tema delle relazioni strategiche USA-Giappone. I realisti stiano con le antenne ben alzate. Preble prova a suggerire un ripensamento della presenza egemonica americana nell'area tramite la devoluzione dei suoi attuali sforzi in termini di presenza militare all'ormai maturo alleato giapponese.
Cosi scrive sul nuovo modello di alleanza:

"The new alliance between two normal countries—as opposed to one between a patron and a defacto client—will provide a more durable foundationfor addressing the most pressing security challengesin East Asia and beyond."

In sostanza si propone l'arretramento della sfera di influenza americana nel pacifico creando di fatto una nuova potenza totalmente autonoma, ma alleata nelle nuove sfide che propone l'est asiatico. Le problematiche circa gli ostacoli costituzionali giapponesi che impediscono al Sol Levante di dotarsi di un potere militare consistente sono tuttora forti, ma Preble vede come superabili le difficoltà politiche interne e non ritiene credibili i timori di un possibile nuovo risveglio militarista giapponese.
Ma tornando alla visione globale della politica statunitense:

"Meanwhile, U.S. military power, still unmatchedin absolute terms, is insufficient formaintaining a dominant position in all cornersof the globe. If the United States is to focus ona few areas of particular concern related to theglobal war on terrorism, especially the MiddleEast, then U.S. policymakers must seek ways toquietly devolve security responsibilities towealthy, stable, democratic allies in otherregions of the world."

Qui si chiede il sostanziale disimpegno da quelle aree stabilizzate dove gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo chiave durante la Guerra Fredda e che ora non richiedono più la presenza massiccia di truppe, nell'ottica della guerra globale al terrorismo che si appresta a richiedere sempre più mezzi e sforzi.
Ma i dubbi su un simile sbilanciamento proposto sull'onda del pericolo terroristico sono forti e non mi sembra che una minaccia cosi giovane e di dubbia quantificabilità possa giustificare una simile sterzata nella strategia egemonica che gli Stati Uniti hanno conquistato e consolidato durante gli ultimi 60 anni su scala planetaria.
Devolvere responsabilità agli alleati ormai stabilizzati e arricchiti significa de facto arretrare la propria sfera di influenza in generale, e in particolare nel caso Giapponese significa creare un nuovo polo nel Pacifico che non necessariamente sarà disposto in futuro a seguire la linea dell'alleato nordamericano su questioni asiatiche una volta conquistata quell'autonomia e responsabilità che gli Stati Uniti dovessero cedere dopo decenni di presenza militare attiva.
In Europa il disimpegno è stato fisiologico e indolore, ma chi ci assicura che avverrà la stessa cosa nel Pacifico dove come più stretto vicino c'è il gigante Cinese?

UPDATE: Straordinario post di AA in risposta all'articolo di C. Rocca.

18 aprile 2006

SB840: La sporca mano dello Stato in California , Part 3.

Sperando di non tediarvi con un argomento distante e di molto poco interesse in Italia, soprattutto in questi giorni di fermento politico post elettorale, riprendo il discorso che abbiamo iniziato in due precedenti post sulla proposta di legge, la SB840, che vorrebbe introdurre in California un sistema di assistenza sanitaria socializzato, sullo stile del fallimentare sistema Canadese. In questa terza parte analizzerò altri piani allo studio altrove.


Da quando ho inziato questa analisi, il Massachusetts ha approvato una legge che richiederà ad ogni cittadino di essere coperto. A differenza della SB840, che è un sistema a pagamento singolo (leggi “finanziato dal governo”), il sistema del Massachusetts non criminalizzerà le assicurazioni private, richiederà ancora ai cittadini di trovare la propria copertura, ma raggiungerà lo scopo di assicurare ogni cittadino dello stato con massicci sussidi, finanziamento federale, e obbliga ad assicurarsi coloro che possono assicurarsi. Anche se il governo non è la fondamentale fonte di finanziamento, cittadini e imprese sono ancora richiesti di pagare un fondo governativo e “ognuno paga qualcosa. Basta utenze completamente gratis…Tutti pagano ciò che possono offrire”. Cosi, richiede ancora il finanziamento basato sulla tassazione del ceto alto e medio, per finanziare il basso.

Il piano del Massachusetts non è cosi distruttivo come la SB840 , ma avrà ancora forti ripercussioni economiche per lo stato. Inoltre, esso incoraggerà le compagnie di assicurazioni private a fornire “polizze da barboni” ai non ancora assicurati in modo da adempiere agli obblighi. Perché la legge obbligherà alle piccole imprese di fornire assicurazione sanitaria ai propri dipendenti, avrà un forte impatto su queste piccole imprese, e certamente costringerà in molti a smettere di fare impresa.

Un’altra opzione che è stata presentata è quella degli Health Savings Accounts , HSAs, dei depositi a risparmio. Questi erano stati recentemente proposti dal Presidente Bush, creati in una legge per l’assistenza medica firmata l’8 Dicembre 2003. Mentre ero inizialmente scettico e preoccupato circa la proposta, più leggo a riguardo, più ho confidenza nel loro successo. Il concetto si basa sul fatto che molte persone non utilizzano l’intera quantità di denaro che pagano per l’assicurazione. Affiancandogli dei depositi a risparmio, che possono essere co-finanziati da un datore di lavoro, con una catastrofica polizza assicurativa, i pazienti hanno più libertà in termini di scelta di assistenza (luogo, durata, etc..). Perché l’assistenza richiede il pagamento, c’è una prevenzione per il sovra-utilizzo che i piani a pagamento singolo sono soliti avere. Comunque, gli HSAs non sono certamente per tutti, solo coloro che vogliono essere sia attivi nella loro assistenza sanitaria, e sia coloro che vogliono rischiare i benefici del piano contro un potenziale per trattamento dispendioso.

Come è spesso il caso, la soluzione finale non sarà nessuna di queste, nè sarà quella nella forma della SB840 o qualunque cosa di simile. La migliore soluzione sarà probabilmente una amalgama di copertura privata, personale e governativa, appropriata per ogni individuo. Ogni piano che presume di trattare ogni persona in modo identico, o che dichiara di esser capace di fornire piena copertura in ogni istanza è ingenua.

14 aprile 2006

Riscatto dei Liberisti?

Vi propongo la magnifica analisi post voto da parte dell'ormai leggendario liberista Oscar Giannino che, sul Riformista, ci spiega come il voto potrebbe avere una grossa valenza o comunque rappresentare una enorme spinta delle idee liberiste nel Belpaese. Io raccolgo il suo entusiasmo e le sue speranze e vi propongo le sue parole, che sottoscrivo.

Vi spiego perché la metà degli italiani ha voluto ridare fiducia al Cavaliere

da Il Riformista del 13 aprile 2006, pag. 2

di Oscar Giannino

C’è qualcosa che manca ancora, nell'analisi di quei venti milioni di voti andati al centrodestra italiano. Qualcosa che va ben al di là della battaglia contro Berlusconi che torna a impregnare le dichiarazioni di Romano Prodi nel dopo voto, come insegna e insieme principio ordinatore di un governo che egli intende - è comprensibile - far discendere assai più dalle proprie volontà che dai partiti dell'Unione. L'antiberlusconismo è stato e resta collante potente. Il 48,9% di voti dipende in larga misura da quello. Ma il 48,7% speculare del centrodestra non è affatto la difesa della "roba" di Berlusconi, né tanto meno la lunga durata del rimbambimento indotto dalle sue tv. Quando nel centrosinistra e nei grandi giornali che le sono vicini la si pianterà con questo topos, sarà sempre troppo tardi. Al contrario, per noi poveri liberisti mosche bianche, quella metà del paese accorsa alle urne, quel Nord che dal Piemonte al Friuli torna a respingere il centrosinistra, ha un significato che suona come una incredibile manifestazione di vitalità, è un patrimonio di valore straordinario.

Quel voto a noi poveri liberisti dice grandi cose, se solo se ne vorrà e saprà tenere conto. E sarebbe bene che anche il centrosinistra ci facesse responsabilmente i conti. Dice innanzitutto che una straordinaria corsa alle urne si è determinata proprio grazie alla parole d'ordine radicali delle ultime settimane: niente affatto la difesa della "roba" personale di Berlusconi o di ricchi panciuti con monocolo alla George Grosz, bensì in nome di meno tasse, uno Stato più leggero, un'impresa piccola e media che non si riconosce nelle rottamazioni di Stato e nelle deroghe al pensionamento a spese dei contribuenti garantite ai grandi gruppi che si sono ripresa due anni fa Confindustria. Un enorme ceto medio che identifica lo Stato con la qualità dei servizi offerti in cambio delle tasse estorte, non con il numero di posti pubblici garantiti nella scuola, nelle università e negli ospedali. Gente che ha anche molto poco, ma crede che l'ascensore sociale si attivi premiando il merito e consentendo alle famiglie di scegliere tra più offerte in concorrenza a prezzi calanti e non a tutela dei monopolisti, dal gas ai telefoni all'energia, e voucher alla mano per dare i soldi pubblici a chi lo merita, dalla scuola ai reparti ospedalieri pubblici e privati in concorrenza.

I numeri dicono, sia pur risicatamante, che Prodi non ha commesso un errore, puntando i piedi sulla tassazione di Bot e plusvalenze e sull'imposta di successione nelle due ultime settimane di campagna elettorale. Il suo è stato un arrischiato calcolo razionale: la somma di chi paga più imposte vince quella di chi ne paga meno, e ha puntato a farne coalizione promettendo ai primi di alzare il prelievo ai secondi: vedi l'innalzamento dell'aliquota sulle obbligazioni pubbliche e private, oppure dei contributi agli autonomi e parasubordinati rispetto ai lavoratori dipendenti. L'altra metà netta del paese che si è mobilitata contro, il Nord che è tornato a votare dal Piemonte al Friuli dall'altra parte, non è la reazione di milioni di burattini berlusconiani: è la volontà di battersi perché laddove lo Stato prende in maniera disomogenea tra lavori e cespiti diversi, allora bisogna lavorare ad abbassare il prelievo più alto verso quello più basso, e non viceversa. E' l'enorme serbatoio per una grande battaglia a favore della scelta degli individui e del mercato, contro le collettività e la mano pubblica: è un mercato richiesto non a vantaggio di chi ha già di più, ma per moltiplicare le chanche di chi ha di meno. E' la battaglia per più reddito e consumi di chi pensa che sia logico e naturale, che chi organizza il consenso dei dipendenti pubblici e delle grandi imprese collusive si batta per avere più denaro pubblico da spendere. Ma pensa invece che solo levandogliene di mano, costruisce per sé e per i propri figli una società in cui si sceglie di più e meglio dal basso, piuttosto che collettivamente dall'alto.

Continuare a tenere acceso il motore della speranza di questo grande sogno liberista sta a tutti noi che la pensiamo così e che non stiamo in politica. Non so se i politici del centrodestra saranno all'altezza di questa nuova ondata di speranza riposta in loro, dopo che nei tre anni precedenti, tra traccheggiamenti e lotte intestine, l'avevano copiosamente delusa. Anzi, per molti versi ne dispero: Berlusconi se li è dovuti scrollare di dosso e tornare a dar retta sulla tasse a Tremonti, nelle due ultime settimane, per la chiamata alle urne poi riuscita. Ma i Formigoni e i Casini e i Fini di testa ne hanno: quel 50% li obbliga non solo stare insieme, ma a ragionare di fino. Oltretutto, slogan e obiettivi per individuo e mercato non significano affatto una politica avventurista e istituzionalmente irresponsabile, a scanso di equivoci. Non è la filibusta liberista, quel che serve. Ma una gravità occidentale indisponibile a trattare sui principi, anche se magari gradualista nelle soluzioni visto che l'Italia sta come sta.

Una cosa è sicura: per noi liberisti impolitici, c'è molto da fare. Articoli, libri, conferenze, opuscoli. Iniziative con le imprese che sono fuori dal circuito della grande collusione monopolista di Stato. Confronti serrati con quella - più ampia di quel che si creda - parte del sindacato che ha capito da anni, che il vecchio modello non tiene. E anche parlare in questi stessi termini ai tanti amici che abbiamo a sinistra e che continueremo a stimare qualunque cosa avvenga: perché quella metà dell'Italia parla anche a loro, e se lo ricordino ogni volta che in un provvedimento di governo dovranno scegliere tra la via di Tony Blair e quella di Tony Benn.

UPDATE: L'auspicio di Giannino sembra dare già qualche frutto sulla rete. Arturo Diaconale annuncia il progetto NeoLib su L'Opinione e darà spazio al movimento lanciato da Jinzo ogni Venerdi sul giornale per dare risalto a questo sforzo Liberale Liberista Libertario.
Invito tutti a dare risalto alla notizia e al progetto NeoLib, mettete il banner sui vostri siti!
Viva NeoLib!

Stupenda intervista di Benedetto Della vedova al Foglio.

12 aprile 2006

Indietro non si torna

Christian Rocca commenta il risulato elettorale dei Rosapugnanti: "Fossi iscritto ai radicali chiederei un congresso per eleggere Della Vedova segretario".
Penso di parlare a nome di gran parte dei radicali liberali, liberisti e libertari che, schifati dalla fusione socialista, hanno votato Forza Italia e che adesso dicono: è troppo tardi. Troppo tardi perchè i vertici del partito (dirigenti storici e non) hanno palisemente tradito gli ideali della base. Hanno venduto il liberalismo e i loro elettori per una sconfitta raccolta soltanto dai socialisti che hanno contagiato ideologicamente i radicali in un modo inaspettato e incredibile.
Questa metamorfosi la hanno pagata a caro prezzo, non sperino però ora di ricevere prestiti da chi ha scelto la strada e la parte giusta.
Benedetto Della Vedova non si venderà, invece. Silvio Berlusconi lo ha ascoltato e appoggiato e noi abbiamo ascoltato e appoggiato lui. Ora Benedetto è in Parlamento grazie al Caimano e noi saremo al suo fianco, grati dello spazio che ci ha concesso e più in forma che mai nel fare le nostre battaglie liberali, liberiste e libertarie, partendo da un posto in Parlamento e dal nuovo progetto NeoLib fuori del Parlamento.
Potranno anche sfotterci, siamo pochi. Si, è vero, ma ci siamo e siamo rimasti noi, con le nostre idee. E adesso stiamo bene e ci sentiamo in corsa e in forma qui dove stiamo.
Loro sono cambiati per vincere e invece hanno perso. Le scelte vanno fatte con responsabilità, e noi liberali lo sappiamo molto bene. Loro non più.
Tanti auguri, "compagni", come dicono adesso.

UPDATE: Il Professore Abdul Hadi Palazzi aderisce al progetto Liberale, Liberista, Libertario NeoLib. Interessantissime le sue considerazioni e le sue ragioni di adesione. Da leggere.

11 aprile 2006

AAA Governo cercasi

Cito da Camillo che legge un possibile e probabile scenario al Senato.

"Il Senato all'Unione (38 senatori comunisti, più Franca Rame e altri 3 marescialli dipietristi), ma per la fiducia servono 4 senatori a vita e gli aerei dall'Oceania sempre in orario.
Anche nelle circoscrizioni estere il Polo ha preso più voti, ma non vale il voto per la coalizione (come in Italia). L'Ulivo dunque vince 4 seggi esteri perché si è presentato unito e da solo, mentre il Polo si è presentato separato con FI, Tremaglia, Udc, Lega, Mussolini eccetera. Riepilogo: il Polo ha preso più voti in Italia e all'Estero, ma a causa della legge elettorale del Senato con i premi di maggioranza regionali anziché nazionali come alla Camera, a causa della legge Tremaglia e della stupidaggine di essere andare separati nelle ciricoscrizioni estere ha perso il senato. Detto questo, se l'aereo da Melbourne ritarda e qualche senatore a vita ha il raffreddore, al Senato Prodi non ha la maggioranza."
11 Aprile.

Premessa: l'Unione ha una maggioranza Parlamentare, ma chi vi scrive è comunque convinto che non ha affatto una maggioranza politica, nè tantomeno un seguito popolare che la confermi.
Il Caimano ha i denti ancora molto aguzzi. Fatevene una ragione.
Dati importanti sono il buon vantaggio della CdL al Senato con più di 1 punto di vantaggio e 450.000 voti circa in più e lo scarto di soli 25.000 voti circa a favore dell'Unione alla Camera,con mezzo milioni di schede annullate e la richiesta di riconteggio. Non cambierà nulla, ma la maggioranza degli italiani,anche all'estero, ha votato per il CentroDestra e soprattutto il Nord del Paese è tornato di prepotenza in mano alla CdL. Molti hanno fatto notare che con due soli senatori in più, l'Unione dovrà comunque eleggere il Presidente del Senato ,che poi non potrà votare, ed è inverosimile pensare che nessun senatore diventerà ministro della repubblica.
Sommando questi dati risulta estremamente difficile proporre una qualunque azione di governo, tantomeno le riforme che ha in mente Prodi. Il leader del centrosinistra ha dichiarato di voler "unire il paese", ma mi sembra chiaro che gli elettori non hanno alcuna intenzione di farsi "unire" da questa maggioranza (??) parlamentare, ammesso che questo paese voglia davvero essere riunito. Cosa che ritengo sbagliata, i governi di tutti non esistono, per fortuna.
Se prodi riceverà l'incarico governi come creda, ma al primo scivolone al Senato, si torni al voto. Senza porcate.

UPDATE: vorrei fare presente a tutti ,anche durante questi momenti concitati, che Paolo Mieli aveva schierato il Corriere della Sera per il centrosinistra volendo orientare la borghesia produttiva del Nord del paese con se. Il quotidiano di via Solferino ha la sua massima diffusione in Piemonte, Lombardia e Veneto. Gli elettori del Nord, cuore politico e produttivo del paese, hanno letteralmente schiantato l'unione e hanno dato uno schiaffo politico al maggiore quotidiano che si era schierato prima delle elezioni. In un paese normale, il direttore Mieli si dovrebbe dimettere subito, se ha, almeno adesso, a cuore la credibilità del quotidiano che dirige.

UPDATE 2: forse nessuno ci avrà fatto caso, ma da quando sono terminate le elezioni, tutti, sui giornali , in tv, hanno cominciato a chiamare il Presidente del Consiglio per nome e cognome. Silvio Berlusconi, Onorevole Silvio Berlusconi. A me ha fatto proprio una bella impressione :)

09 aprile 2006

Dichiarazione(i) di voto

Come Jinzo e i 2Twins, qui si invita ad andare a votare anche se con poco entusiasmo, ma si preferiscono dei mediocri punti fermi (vedi il Centrodestra) a degli orribli punti di domanda (vedi il CentroSinistra).
Preferiamo correggere gli errori del centro-destra, piuttosto che schierarsi con chi è culturalmente l'opposto di noi.
Buon voto a tutti i lettori.

UPDATE: chi vi scrive ha votato oggi Lunedi 10 aprile circa alle ore 10...manco a farlo apposta.
Comunque la notizia che vi posso dare è che anche oggi i seggi sono affollati, c'è un via vai nelle scuole e fuori molte auto che vanno e vengono,l'affluenza a mio modesto parere potrà superare quella delle politiche del 2001. Votate! Votate!

06 aprile 2006

E' nato NeoLib!

Finalmente è nato! Si chiama NeoLib ed è l'aggregatore creato da Jinzo che si propone di unire le forze liberali, liberiste e libertarie del panorama politico italiano. E' un movimento fusionista che si propone di unificare tutte le forze politiche di ispirazione autenticamente liberale in un unico partito politico.
Inutile dire che il sottoscritto appoggia pienamente l'iniziativa e invita i lettori a fare altrettanto contribuendo alla diffusione del progetto tramite i propri blogs.

05 aprile 2006

Contro il regime di Sinistra

A Otto e Mezzo Giuliano Ferrara si imbavaglia per protestare contro Prodi e i leaders della Sinistra che decidono chi, come, quando e dove è possibile per i loro avversari politici dire la loro opinione.
Qualcuno a parlato di prove generali di regime.
Non sappiamo se siano tutte coincidenze ravvicinate, ma resta il fatto che la libertà di espressione in questo paese sembra dover sempre passare al vaglio della Sinistra.
Come Ferrara, anch'io sono preoccupato e invito tutti a riflettere sull'evoluzione di una tendenza che mira a imbavagliare noi coglioni che il 9 e 10 aprile voteranno il Caimano.

Senza Welfare State

Due soli nomi. Charles Murray e Milton Friedman. Con questa premessa come faccio a non riportare parola per parola il buon Camillo?
Via il Welfare State, avanti con la responsabilità individuale.


IL FOGLIO, 5 aprile 2006
Milano. Ventidue anni fa lo studioso libertario Charles Murray pubblicò “Losing Ground”, un rivoluzionario saggio dove sosteneva che il welfare state non favoriva, anzi danneggiava, i più poveri e i meno avvantaggiati, oltre che contribuire al disastro morale della società. I critici bollarono il libro di estremismo reazionario, lo giudicarono totalmente irrealistico e fuori sincrono con la realtà politica americana. Sbagliarono. Alcuni anni dopo, prima a livello statale, poi al Congresso di Washington e con la firma di Bill Clinton, sono state approvate corpose riforme del welfare state che hanno sostituito gli assegni spettanti di diritto con meccanismi di pagamento legati al reale svolgimento di un lavoro. Sebbene le proposte di Murray, come ha recentemente ricordato Michael Barone, fossero più radicali delle riforme realizzate negli anni 90, “Losing Ground” ha aperto la strada ed è tuttora considerato uno dei libri più influenti degli ultimi decenni. Ora Murray ha scritto un altro saggio, ancora più utopistico. S’intitola “In Our Hands: A Plan to Replace the Welfare State” ed esce in un momento in cui ogni tentativo di riformare il sistema pensionistico e sanitario americano non riesce a ottenere né il favore dell’opinione pubblica né quello di una maggioranza parlamentare, malgrado tutti prevedano la bancarotta nel giro di qualche decennio.La soluzione di Murray è questa: abolire i programmi federali che oggi forniscono pensioni, sanità e assistenza varia (Social Security, Medicare, Medicaid), sostituendoli con un assegno annuo di 10 mila dollari (rivalutabili con l’inflazione) da assegnare a ogni singolo americano che abbia già compiuto 21 anni. L’idea dell’assegno è presa in prestito da Milton Friedman, ma anche da una vecchia idea dei laburisti inglesi, i quali però non pensavano di sostituire il welfare state. Lo stato assistenziale americano, sostiene Murray, non può sopravvivere. L’America non si può permettere di portare la spesa per il welfare dall’attuale 9 per cento del prodotto interno lordo al 28 per cento che nel 2050 si renderà necessario per fornire i servizi promessi. Murray propone di azzerare tutto, di ricominciare daccapo, anche perché il risultato di questa enorme spesa pubblica resta quello di 45 milioni di americani non coperti da un’assicurazione sanitaria e di 36 milioni di persone che vivono al di sotto della linea di povertà. Col piano di Murray costoro avrebbero le risorse per il riscatto. Oggi gli americani inviano i soldi delle tasse a Washington. Le burocrazie federali li gestiscono tra un dipartimento e l’altro, trasformando ciò che rimane in servizi assistenziali da restituire ai cittadini. Secondo Murray sarebbe meglio che il governo federale raccogliesse le tasse, le dividesse e le restituisse sotto forma di assegno annuo da diecimila dollari a ogni americano maggiorenne. Se un ventunenne investisse duemila dollari l’anno in un fondo, dopo 45 anni, cioè nel giorno della pensione, avrebbe 253 mila dollari, ovvero una rendita annuale di 20.500 dollari. E, questo, immaginando il peggior andamento storico in un periodo così lungo (quello dal 1887 al 1932). Stessa cosa sulla sanità: con 3 mila dollari l’anno si ottiene una polizza sanitaria che copre tutto il necessario. Il piano di Murray costerebbe 355 miliardi di dollari in più dell’attuale sistema, ma solo il primo anno. Nel 2011 costerebbe quanto l’attuale sistema, mentre nel 2020 peserebbe alle casse federali 500 miliardi di dollari in meno ogni anno.

Incoraggia la responsabilità individuale

Ma non è solo il costo esorbitante dell’attuale welfare a convincere Murray ad abolire lo stato assistenziale. Il suo piano incoraggia la responsabilità individuale, l’associazione volontaria e la solidarietà per chi è in difficoltà, causando effetti benefici a cascata per la società. La virtù è un’abitudine, sostiene Murray, che non fiorisce perché ai nostri figli diciamo in astratto di essere onesti, solidali e generosi. La virtù fiorisce, piuttosto, nelle società libere dove i bisogni umani non sono affidati a una burocrazia statale, ma nelle società dove sono parte integrante della vita quotidiana. “La soluzione è di far tornare la responsabilità delle nostre vite nelle nostre mani – nostre come individui, nostre come famiglie, nostre come comunità”.

03 aprile 2006

SB840: La sporca mano dello Stato in California , Part 2.

L’altra settimana ho comnciato a parlare di SB840, una legge nella legislazione dello Stato di California che porterebbe la sanità socializzata in California, se scorrete un po giù troverete il primo post. Oltre a fare dell’assistenza sanitaria una responsabilità unica dello Stato, la legge criminalizzerebbe le compagnie di assicurazione sanitaria, vietando ad esse di operare all’interno dello stato. Il focus dell’introduzione che ho fatto la scorsa settimana era per esplorare le inevitabili ripercussioni economiche – sia private che pubbliche – che accadrebbero alla California se questa legge dovesse passare. In sostanza abbiamo evinto che la legge condurrebbe a un drammatico aumento delle tasse con una sproporzione percentuale sulla classe media e alta (il blogger The Only Republican in San Francisco pensa, come anche il sottoscritto, che la legge suoni molto Marxista, “da ciascuno, secondo le proprie capacità, a ognuno, secondo le sue necessità”), e stabilirebbe un enorme disincentivo per le imprese all’interno dello stato. Questa settimana vorrei ragionare sulle potenziali conseguenze non-economiche della legge.

Anche se le conseguenze sono numerose, mi focalizzerò su tre che affliggerebbero direttamente il modo in cui l’assistenza sanitaria è fornita. Molti proponenti della legge dichiarano che “il sistema di fornitura dell’assistenza sanitaria non cambierà”, sulla base che il governo non amministrerà gli ospedali, li finanzierà soltanto, e già qui la difesa suona ridicola anche ai meno esperti. Sostenere che la gestione e il finanziamento non hanno collegamenti è assurdo. Che piaccia o meno, il mondo gira e funziona sulla base di incentivi. Il denaro è l’incentivo universale, e cosi, col governo che controlla il denaro, l’industria dell’assistenza sanitarià cambierebbe drammaticamente.

La prima, e più penosa conseguenza della SB840 sarebbe un drammatico decline dell’assistenza sanitaria all’interno dello stato (chiunque abbia avuto esperienza del modello sanitario europeo e poi di quello su stile Americano lo sa). Il Canada, come ci ha confermato la gentile Lontana che blogga dal Quebèc, ha già visto i fallimenti dell'assistenza sanitaria , e le strette somiglianze tra l’attuale sistema Canadese e quello Californiano proposto dalla legge dovrebbe implicari simili risultati. Il Pacific Research Center spiega una causa di questo:

Gli incentive contano, e basta solo esaminare gli incentive del sistema Canadese per prevedere i risultati: uso inefficiente delle risorse e severo razionamento delle procedure di spesa. I pazienti considerano l’assistenza sanitaria come gratis. Loro pagano certamente. Il dottore e autore Canadese David Gratzer…, stima che il sistema costa a ogni Canadese 21 centesimi per ogni 1 dollaro che guadagnano, che significa 7,350 dollari all’anno per una persona che ha un reddito annuale di 35,000 dollari. Ma non lo pagano quando lo usano. Il risultato è un super-utilizzo – e uso inefficiente – delle agevolazioni sanitarie primarie.



Questa affermazione è molto interessante. Primo, vorrei far notare che nonostante l’orribile inettitudine del sistema, questo costa una media del 21% dei redditi, e ancora soffre di sottofinanziamento!! Ciònondimeno, il 21% è molto di più degli stimati 12% che Health Care For All dichiara (l’altra settimana abbiamo evinto come la legge stesse seminando i semi di nuove tasse e aumenti di tasse). Attualmente, dottori e ospedali hanno un incentivo a investire in nuovi equipaggiamenti, e aggiornamenti in nuove procedure, nonostante gli alti costi che possono comportare tali investimenti. Non fare questo li mette in svantaggio competitivo con altri mezzi, e limita la loro abilità di fornire la miglior cura possibile. Ancora,“sotto la SB840, grossi capitali in spese come ali ospedaliere e costosi equipaggiamenti richiederanno l'approvazione del commissario."In aggiunta, tappi al rimborso e limitazioni di scelta dai pazienti rimuoverebbero questo incentive. Investire in costosi nuovi macchinari da un ospedale toglie soldi dagli stipendi, forniture e altre procedure. Questa sorta di prioritizzazione sfocia in mancanza di investimenti in nuova tecnologia, e cosi fa stagnare la capacità di fornire un’assistenza al top di gamma dell’industria di assistenza sanitaria. Questa situazione ha già pesantemente danneggiato in Canada.

Comunque, la cifra del 12% di tassa non è il solo caso dell’ HCA in cui non è ingenuo nella sua analisi. HCA dichiara anche che “il commissario all’assistenza sanitaria sarà autorizzato a innalzare i compensi per cure primarie per incoraggiare più medici ad assumere quel ruolo. Alcuni specialisti possono vedere il proprio reddito ridotto un po’.” Dire che questa legge incoraggerebbe i dottori e aumenterebbe il numero di dottori addetti alle cure primarie non è ottimistico, è pericolosamente ingenuo. Questa è la seconda conseguenza della SB840. Ancora, guardando a nord si scopre che c’è una mancanza di dottori sotto il piano socializzato. Questo non dovrebbe essere una sorpresa. Col Governo che legifera su dove un dottore può lavorare, mettendo un tappo al reddito, e che limita il numero di specialisti e cure primarie per regione, quelli nell’industria dell’assistenza sanitaria soffriranno da una limitazione nella loro scelta di carriera (mentre la scelta di trasferirsi in Nevada o cambiare lavoro è ancora una opzione).

Inoltre, mentre “crescente compensazione” suona come un grande piano, si basa su un surplus finanziario – qualcosa che vedo come impossibile senza un drammatico aumento delle tasse. Quando l’assistenza sanitaria è percepita come “gratis”, diventa super-usata. La domanda per servizi certamente stimola un incremento di forniture in un sistema liberalizzato, ogni incremento in forniture quasi sicuramente non coprirà la larga crescita di domanda, in particolare i tappi ai redditi che porteranno i medici fuori del campo. Ancora, finanziare i dottori di assistenza primaria a discapito degli specialisti è una pericolosa strategia. L’investimento che gli specialisti fanno per raggiungere la loro posizione (anni di dispendiosa e stressante educazione e anni di residenza) non solo garantisce, ma domanda un alto salario. Senza un alto livello di compensazione, non c’è alcun incentivo per gli specialisti i fare cosi grossi investimenti nella loro educazione. Quindi, promuovere l’assistenza primaria porterebbe alla spesa di perdere molti specialisti necessari. Questo, senza dubbio, porta alla mancanza di specialisti e cosi lunghe liste di attesa per i loro servizi. Queste liste di attesa sono una realtà in Canada (e se pensiamo alla situazione europea e italiana viene da mettersi le mani nei capelli!),che costringono molti a cercare assistenza sanitaria negli Stati Uniti.

La SB840 creerebbe, comunque, una qualche domanda di dottori. Questa è la terza inattesa conseguenza della SB840. Riguardo a un più lungo riassunto di HCA:

I Dottori che partecipano nel sistema potranno ancora trattare con pazienti private che pagano direttamente, Anche se sembra strano che dei pazienti vogliano pagare per assistenza medica che l’agenzia statale potrebbe coprire per loro, l’esperienza di altri paesi mostra che tanto quanto il 10% della popolazione sceglierebbe quell’opzione.

In realtà, non sembra strano che quelli che potrebbero permettersi di pagare per l’assistenza optassero per farlo, considerando la decrescita in qualità di assistenza che assicurerebbe. Potendo domandare un salario più alto, senza lo stress di avere a che fare coi rimborsi e le limitazioni dello stato, optare fuori del programma statale sarebbe ideale per i dottori, e attrarrebbe sicuramente molti dei migliori dottori. La SB840 creerebbe cosi un sistema a caste, dove i più ricchi potrebbero permettersi di pagare per le cure migliori (a un costo però sostanzialmente più elevato), mentre la classe media e bassa sarebbe costretta ad affidarsi alla inetta assistenza sanitaria statale, senza la scelta di cercare cura altrove. E’ facile vedere che questo avrà l’effetto più consistente sulla classe media, che sarà costretta a pagare di più in tasse, a fronte di un servizio sanitario minore in qualità.

State sintonizzati per le prossime puntate, la terza la prossima settimana.

Crossposted at California Conservative.org

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