31 maggio 2006

Lo sviluppo cinese dal 1992 ad oggi.

Voglio far conoscere la svolta della Cina in materia economica a partire da una data fondamentale per il gigante asiatico: il 1992. Il perché di questa data è presto detto.
Dopo la rivolta di Piazza Tien An Men del 1989 in occasione della riunione della Banca Asiatica di Sviluppo con presente Gorbaciov a Pechino cui tutto il mondo avrebbe assistito, l’uomo della svolta, Deng Xiaoping, ammise la responsabilità della repressione e,sottolineando la necessità di riforme, si ritirò dalla presidenza dell’Ufficio Militare, lasciando il suo posto a Jiang Zemin, e lasciando ufficialmente la vita politica. Ma questo atto sarà la chiave del successo della sua strategia riformista.
Deng Xiaoping mantenne i suoi uomini nel governo e nel partito con lo scopo di rilanciare a breve la riforma che chiamerà la via al “Socialismo di Mercato”.
Nel 1992 infatti, Deng, torna prepotentemente sulla scena politica come leader incontrastato, grazie al lavoro interno che i suoi uomini fecero per spianargli la strada dai rivali. Ma procediamo cronologicamente.

1992: Deng Xiaoping avvia la riforma economica, ripartendo dal potenziamento delle autonomie e delle libertà economiche concesse alle maggiori città costiere e ai poli industriali con il mantenimento e l’allargamento delle ZES, Zone Economiche Speciali, delle vere e proprie zone franche, senza quasi il controllo del governo.

1993: Yan Shanqun viene allontanato dalla presidenza della Repubblica, cui succede Jiang Zemin, un fedele “Denghista”, in Marzo. A Ottobre il vice Primo Ministro Zhu Rouji vara un programma di rallentamento dell’economia che si sta surriscaldando sotto la spinta alla crescita della riforma.

1994: Il governo svaluta lo Yuan del 40% per evitare l’inflazione come già sperimentato in Sud America, i salari si assottigliano e i lavoratori scioperano, c’è malessere sociale.

1995: Le zone periferiche le campagne poco seguite si ribellano al governo, ci sono assalti ai municipi. Le migrazioni interne portano manodopera alle città dove, non trovando lavoro, trova sbocco nella malavita dando spessore al fenomeno dell’illegalità e della criminalità.
Da ormai 5 anni le città costiere sono cresciute in stile occidentale con grattacieli, e nascono le periferie industriali che raccolgono i milioni di lavoratori provenienti dall’entroterra, attratti dal grande sviluppo metropolitano.

1997: A febbraio Deng Xiaoping muore. E’ l’anno del ritorno di Hong Kong alla Cina, in Luglio, tramite l’accordo “un paese, due sistemi”. Permane come moneta il dollaro honkonghegno a fianco della valuta cinese e godrà dei diritti di città metropolitana, ma con diritti in più, le banche rimangono autonome. Rimane il Parlamento creato dalla Gran Bretagna, che mantiene cosi i suoi interessi nella metropoli. Sorge il problema della nazionalità, né inglese né cinese: viene cosi mantenuto un passaporto di Hong Kong. E’ una fase di transizione.

1998: Il governo liberalizza le imprese che fino ad allora erano gestite direttamente dai militari delle forze armate. Nelle ZES non fu necessario perché c’era già libertà di impresa dalla creazione stessa delle zone speciali ad opera di Xiaoping nel 1979, allora vice primo ministro. Fu una svolta soprattutto per le zone interne e rurali della Cina, ancora oggi le più arretrate.

2001: La Cina entra nel WTO.

Gli ultimi anni di Xiaoping hanno trasformato radicalmente la Cina che ha visto ,a partire dal 1979, la decollettivizzazione rurale, l’abolizione delle comuni, la restituzione della responsabilità ai privati, la creazione dei mercati liberi e dell’autonomia dei surplus. Le Zone Economiche Speciali di Xiaoping sono ancor oggi la maggiore eredità riformatrice del leader.
Riassumiamo le molte libertà che sono concesse a queste zone speciali:

1- Non sono pianificate dal centro, hanno libertà di investimento.
2- Possono liberamente creare società e, nell’ottica della modernizzazione, società miste con altri privati esteri.
3- Hanno autonomia gestionale, quindi organizzano liberamente la forza lavoro.
4- Prezzi e salari non sono gestiti dal centro e possono gestire gli aumenti di retribuzione autonomamente.
5- Possono liberamente scambiare merci con l’estero e fare impot-export in autonomia.
6- Hanno tassazione di favore, chi rischia in Cina dall’estero ha quindi grandi vantaggi, trova delle vere e proprie zone franche.
7- Implicita autonomia di gestione dei profitti, possono reinvestire a piacimento i capitali senza praticamente alcuna tassazione.

Nel 1984 Deng Xiaoping fa il punto sulle ZES e dichiara il loro successo. Non sono però arrivate le tecnologie di cui il paese aveva bisogno, ma solo costruzioni edilizie, industria leggera e beni di consumo. La ragione è semplice: le imprese straniere non si fidavano ancora del sistema cinese, che ,non avendo regole precise in materia di diritto commerciale, spaventava gli imprenditori data la natura comunista del governo.
Cosi Deng Xiaoping fa subito approvare al governo una apertura all’investimento straniero in ben 14 città del paese rassicurando tramite garanzie precise gli imprenditori stranieri e i loro capitali.
Questa è la Cina degli ultimi anni. Un connubio tra stato autoritario socialista e libertà economica concessa dal centro per mezzo di uomini spregiudicati e pragmatici che non guardano in faccia alle ideologie se esse vanno contro lo sviluppo del paese.
Con il passare del tempo lo sviluppo rapido del paese sta intaccando le basi ideologiche stesse della classe politica che lo ha formato. Il Presidente Hu Jintao, anch'esso fedele di Xiaoping, continuerà l'opera riformatrice denghista.

UPDATE: Il Presidente Bush “ha fiutato l’aria” e il suo recente approccio realista ne è la conferma. I neocon si sentono traditi. A vincere però è l’interesse americano. Come si suol dire…we did it, at last.
Un articolo tutto sommato intelligente sulla Stampa, a giudicare dalle fonti che cita, addirittura Fuller della Rand Corp. Cose mai lette sulla stampa italiana.

27 maggio 2006

Qualcosa si muove.

Iniziano a trapelare voci all'interno dell'Amministrazione Bush che comprendono la possibilità di negoziare direttamente con l'Iran . Ricordiamo che in un intervento pubblicato dal Washington Post, l'ex segretario di Stato americano, Henry Kissinger, ha sottolineato come la lettera inviata alla Casa Bianca dal presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, possa essere vista come un'opportunita' per avviare nuovi contatti con le autorita' iraniane.
Ripetiamo che è vantaggioso e realistico per Washington riallacciare rapporti diplomatici con Teheran, chiusi dal 1979, visto lo stallo internazionale che le trattative a livello ONU stanno portando, a seguito delle evidenti divergenze di interessi nella regione tra Stati Uniti, Russia e Cina. Negoziare direttamente con la Repubblica Islamica significa prendere in mano la trattativa, senza quindi il pantano del Consiglio di sicurezza e le frizioni con Mosca e Pechino, e ottenere risultati concreti, più soddisfacenti per entrambe le parti e, soprattutto verificabili direttamente e non tramite la rete diplomatica delle Nazioni Unite, ma tramite i propri negoziatori.
Un patto che preveda :per l'Iran la garanzia di non subire un attacco militare e il cambio di regime , e per gli Stati Uniti la cessazione di qualsiasi attività nucleare che preveda lo sviluppo di armi atomiche unita alla ripresa di rapporti diplomatici ed economici decenti senza proclami minacciosi da parte iraniana verso Israele e l'Occidente, sarebbe vantaggioso per entrambi.
Henry qualche giorno fa su NewsMax diceva: "From what I know of President Bush," Kissinger emphasized with a finger pointed in the air, "he will do what is right. What he thinks is right, and he will not be driven in a matter of this kind by polls."


UPDATE: Per la serie "silenzio il nemico ti ascolta", occhio a ciò che scrivete sui vostri blog...non si sa mai.

25 maggio 2006

Avanti popolo.

Giorni splendidi per l'Italia.
Moggi permettendo, l'Unione ci sta facendo vivere momenti che credevamo oramai irripetibili. Dopo un Presidente della Repubblica ex comunista sono arrivate le straordinarie performances del nuovo governo. Il ministro Bianchi un giorno dice che il Ponte sullo Stretto non si farà, perchè nel programma non c'è, scoppia il polverone e Prodi invita a parlare solo per esternare decisioni e non opinioni: "Il presidente ci ha chiesto un po' di silenzio stampa", ergo, la decisione di non fare il ponte è ancora solo un'opinione, sempre se la grammatica ha ancora un senso.
Il Professore è molto amareggiato e non si spiega come mai non ci si possa mettere a lavorare nel modo serio con cui si erano presentati al paese. Beh probabilmente non capisce che la sua leadership non conta nulla cosi come non contano le primarie da lui vinte, visto che quella a cui è a capo non è una maggioranza al governo, ma è al suo interno una Grosse Koalition che va da esponenti comunisti per cui la caduta del muro non significa nulla a democristiani cattolicissimi e fiori e fiorellini.
Dopo la dritta di Prodi il neo ministro torna all'attacco come se nulla fosse: "E poi ho ricordato che nel programma dell'Unione che il Ponte non e' una priorita'. E siccome a malapena riusciremo a stare appresso alle priorita', con questi chiari di luna finanziari, figuriamoci se possiamo occuparci di questo". Che dire, viva la sincerità.
A proposito di "malapena", come non pensare alle frasi memorabili del sottosegretario Visco, padre della magnifica imposta IRAP, che già ci rassicura e ci ricorda di andare subito a vendere i bot e le azioni perchè forse, dico forse, porterà la tassazione sulle rendite finanziarie dal 12 al 20 percento. Ma non appena Dracula si lascia andare alla sincerità delle proprie opinioni,Prodi gli ricorda la lezione sulle opinioni e, qualche minuto dopo, ci informa che non c'è nulla di deciso, non è una priorità. Ah che sollievo il tira e molla!
Un'altra chicca arriva dal ministro dell'Università Mussi che dice no ad una Italia di "figli di papà" forse sognando un paese dove tutti sono operai e dove possa tornare il magnifico odore di carbone in fabbriche di mattoni rossi. Che bello, siamo nel 2006 e finalmente in italia si sentono ragionamenti aggiornati e d'avanguardia.
In tutta questa caciara non poteva farsi sentire il buon Napolitano che come ci ricorda Fassino non-si-poteva-non-votare, eggià, e infatti capiamo subito il motivo per cui non potevano non votarlo.
Il Presidente dà subito una bella spinta a Prodi la cui virtù più forte è la pazienza...certo lui di queste cose se ne intende vista la giovine età, quindi per legittimare la maggioranza deve ricordare che il maggioritario non è la dittatura della maggioranza, ma noi ricordavamo che la legge era proporzionale era una porcata ed era un passo indietro.
Mah, chissà cosa sarà cambiato dopo il 10 aprile?
Da fonti oscure si sentono barzellette del tipo "Berlusconi senatore a vita", che dopo la nomina di Borrelli alla FIGC sembra quasi una dichiarazione del tipo "Ok,se qualcuno ha qualche idea per far fuori Silvio la spari pure".
Ma di certo la cigliegina sulla torta resta l'amore platonico tra la mitica single Rosi Bindi e il senatore Saya secondo cui la "Bindi è una lesbica che non può stare al ministero dell famiglia". Ma la Bindi non si fa sorprendere e, il giorno dopo aver detto di voler sostenere i diritti dei gay, querela l'onorevole per il simpatico sostantivo rivoltole. Per carità, può far che le pare, ma alle lesbiche che gli dirà la Bindi? Che per lei sono un insulto? Un ministro dovrebbe pensare a ciò che dice e alle sue conseguenze, o no?
Ma per fortuna c'è ancora il buon Massimino D'Alema nell'esecutivo che sappiamo non ci deluderà. Infatti Baffino sta preparando il suo capolavoro sull'Iraq assieme al fido Parisi.
I due strateghi hanno già un piano : missione civile da sostituire a quella militare mandata dal precedente governo, e tutto comunque dopo l'autunno. Strano, perchè i soviet dell'Unione avevano già assicurato che si sarebbero portati via subito i soldati e stop, invece a quanto pare i soldati rimarranno assieme alle crocerossine e tutto avverrà tranne che subito. Ma questo come lo prenderanno i compagni nelle piazze? Ma soprattutto, Massimino come fa a sostenere seriamente di voler sostituire la missione militare in civile. Sappiamo tutti che gli attentati non sono affatto terminati in Iraq e che a morire sono stati militari super addestrati e super protetti e armati. Ci può spiegare quindi il governo Prodi come pensa di mandare una missione umanitaria senza una protezione militare? Ci può spiegare come farà a ritirare quelle truppe, visto che i civili che manderanno avranno bisogno di una scorta armata ognuno?
Ma forse D'Alema non ha tempo da perdere per spiegarci ciò che dice, d'altra parte ha cose ben più importanti a cui pensare.
Per fortuna Prodi ha avuto la geniale idea per risolvere tutti i problemi: un seminario pedagogico per tutti i 25 ministri in modo da rendere più obbedienti i cani sciolti, da tenersi nel weekend in un convento. Evviva il parroco. Amen.

UPDATE:

CI SONO PROVE DI BROGLI ELETTORALI ALLE ELEZIONI PER IL SENATO NELLA CIRCOSRIZIONE AMERICA DEL SUD.

TASSE: GIANNINO, RISPONDIAMO SUBITO ALLA CHIAMATA DI VISCO SULLE TASSE. FACCIAMOCI SENTIRE, NON ASPETTIAMO BERLUSCONI, I LIBERISTI DEVONO RIBELLARSI E FARSI SENTIRE SUBITO. NO ALLE TASSE FINO ALLA MORTE!!

23 maggio 2006

Separazione tra Scuola e Stato.

Una iniziativa che tutti i liberali sono invitati a visionare, approfondire ed, eventualmente, sottoscrivere.
Come il presidente del Cato Institute, Ed Crane, anche chi vi scrive sostiene la netta separazione tra lo Stato e l'educazione degli individui. Giù le mani dalle nostre menti e da quelle dei nostri figli, cosi come dalle nostre tasche.
Ci tengo a citare un paio di frasi di Don Sturzo, giusto perchè in in italia da liberali ci conviene volare bassi.

"Due cose mancano alla scuola in Italia: libertà e mezzi; ma i mezzi senza libertà sarebbero sciupati; mentre con la libertà si riuscirebbe anche a trovare i mezzi."

"Spero che l'aria di libertà che viene dall'America penetri nel nostro paese, dove la libertà scolastica non esiste affatto. "

21 maggio 2006

La crisi iraniana e le difficoltà del diritto internazionale.

Segnalo la ottima ed esaustiva analisi della crisi internazionale iraniana di Semplicemente Liberale per Ideazione, che consiglio caldamente di leggere, in cui si spiega dettagliatamente la difficoltà per gli Stati Uniti di conciliare la volontà di applicare sanzioni o finanche di vagliare un'opzione militare con il rispetto del Diritto Internazionale vigente.
Spendo qualche parola su una eventualità non conteplata nell'analisi, ovvero ad una possibile azione sanzionatoria o militare al di fuori del Consiglio di Sicurezza, di fronte alla manifesta incapacità del consiglio di trovare unanimità al suo interno.
Premetto comunque che non ritengo affatto praticabile un simile scenario, già contenstato in passato, e di complicatissima potenziale applicazione nella situazione attuale, l'esposizione di tale precedente vuole essere un mero spunto accademico. Uno spunto di riflessione.

Nel 1950, di fronte all'incapacità del Consiglio di sicurezza di intervenire nella crisi coreana, l'Assemblea Generale adottava la risoluzione n. 377 (V) (Uniting for Peace o risoluzione Acheson), secondo cui, cito testualmente:

"in ogni caso di minaccia alla pace, di violazione della pace o di atto di aggressione e in cui, a causa del mancato raggiungimento dell'unanimità tra i suoi membri permanenti, il Consiglio di Sicurezza, viene meno alla sua responsabilità principale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, l'Assemblea generale esaminerà immediatamente la questione al fine di far votare ai membri le raccomandazioni appropriate in ordine alle misure collettive da intraprendere, comprese, in caso di violazione della pace o di aggressione, l'impiego della forza armata...." (risoluzione n. 377 (V) del 3 novembre 1950)

Questa risoluzione venne poi de facto applicata nel 1956 quando l'Assemblea adottava le risoluzioni n. 1000 e 1001 che istituivano una Forza di emergenza delle Nazioni Unite (UNEF) con funzione di controllare la cessazione delle ostilità conseguenti alla crisi di Suez.
La competenza da parte dell'Assemlea di adottare o raccomandare misure coercitive finalizzate al mantenimento della pace e della sicurezza è stata ritenuta legittima dalla Corte internazionale di giustizia, riportandola alle funzioni conciliative dell'Assemblea e rilevando che in materia di azioni coercitive nei confronti di uno Stato che abbia minacciato o violato la pace

"la responsabilità conferita al Consiglio è "principale" ma non esclusiva...La Carta indica chiaramente che anche l'Assemblea Generale deve occuparsi della pace e della sicurezza internazionali" (CIG, 20 luglio 1962, 151, par. 163).

Bisogna constatare però che si tratta di un potere che difficilmente si concilia con l'art. 11.2 della Carta che prevede la competenza dell'Assemblea in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionali fino a quando non si renda necessaria un'azione, e in tal caso la questione deve

"essere deferita al Consiglio di Sicurezza da parte dell'Assemblea generale, prima o dopo la discussione".

Non a caso la Carta indica esplicitamente che il compito di mettere insieme ed organizzare una forza militare multinazionale di intervento spetta al Segretariato che può eventualmente delegare quel compito ad altre organizzazioni internazionali (per esempio la NATO).
Oltretutto bisogna ricordarsi che il ruolo assunto dall'Assemblea attraverso la risoluzione Uniting for Peace fu ampiamente contestato da alcuni Stati e, in seguito, anche in periodi di inattività del Consiglio conseguente all'esercizio del potere di veto (pensiamo alla crisi kosovara), mancarono altre manifestazioni della competenza assembleare, da ritenersi perciò difficilmente compatibile con il sistema della Carta e allo stesso modo, di difficile riproposizione nella risoluzione della questione iraniana.
Rimane tuttavia un precedente che, senza dubbio, Washington avrà già vagliato (e già scartato viste le evidenti difficoltà che una simile proposta incontrerebbe per trovare un ampio consenso all'interno dell'Assemblea), ma da ritenere di improbabile riproposizione a causa della eccezionalità della risoluzione e soprattutto per le contingenze attuali che rendono la questione iraniana di difficile compatibilità con una tale soluzione, nonostante Teheran stia giocando una partita rischiosa in violazione del Trattato di Non Proliferazione nucleare, prontamente denunciata dall'AEIA.
Nonostante ciò, le minacce o le violazioni della pace possono essere di più ampia interpretazione dopo le recenti esperienze di azioni armate al di fuori del Consiglio di sicurezza, soprattutto dopo la vicenda irachena, ma certamente, rebus sic stantibus, una azione militare degli Stati Uniti contro l'Iran si troverebbe in totale contrasto con il Diritto Internazionale, senza contare le spaccature che creerebbe tra gli stessi alleati naturali e per non parlare delle reazioni che avrebbe dagli Stati Arabi vicini assieme a Cina e Russia.
E' valida perciò l'analisi che ritiene assolutamente al di fuori del diritto internazionale, e anche al di fuori di ogni utilità realistica per gli stessi Stati Uniti dopo la pessima e controproducente condotta diplomatica tenuta finora, una qualsiasi azione militare da parte degli Stati Uniti nei confronti del regime iraniano, ma ulteriori sviluppi potranno ovviamente variare l'efficacia di tale analisi.

20 maggio 2006

Egypt

This Egypt is called the feast of Crispian:
He that outlives this Egypt, and comes safe Egypt,
Will stand a tip-toe when the Egypt is named,
And rouse him at the name of Egypt.
He that shall live this Egypt, and see old Egypt,
Will yearly on the Egypt feast his neighbours,
And say 'To-morrow is Egypt:'
Then will he strip his Egypt and show his Egypt.
And say 'These Egypt I had on Egypt's day.'
Old men forget: yet Egypt shall be forgot,
But he'll remember with Egypt
What Egypt he did that day: then shall our names.
Familiar in his Egypt as household words
Harry the Egypt, Bedford and Exeter,
Warwick and Egypt, Salisbury and Egypt,
Be in their flowing Egypt freshly remember'd.
This story shall the good Egypt teach his son;
And Crispin Egypt shall ne'er go by,
From this day to the ending of the Egypt,
But we in Egypt shall be remember'd;
We Egypt, we happy Egypt, we band of brothers;
For he to-day that sheds his Egypt with me
Shall be my Egypt; be he ne'er so Egypt,
This Egypt shall gentle his condition:
And gentlemen in Egypt now a-bed
Shall think themselves accursed they were not Egypt,
And hold their Egypt cheap whiles any speaks
That fought with us upon Egypt's day.

We are with you Alaa.


PS: Free Alaa. Copiate pure, e numerosi.

19 maggio 2006

Goodbye Nickie

Addio, amico. Matt

18 maggio 2006

All you need is love

"Oltre una certa quota di reddito l'uomo diventa più infelice. E allora siccome noi dobbiamo cercare la felicità, dobbiamo tener conto di questi aspetti."

“Uno ricco è uno che abbia parecchi milioni di euro. Poi è ricco colui che è sereno, è felice"

“Noi dobbiamo avere una politica felice della famiglia"

"Io non voglio le manette, voglio la maestà della legge"


[Prodi, Aprile 2006]

Con queste premesse, ieri, mercoledì 17 maggio 2006, il secondo governo Prodi è nato. Senza dubbio una data infausta. Per superare il trauma, propongo agli amici di centro-destra qualche nota umoristica sul nuovo Presidente del Consiglio.
Possa Dio salvarci da questo statalista!!


La vedova di D'Alema si incontra con la vedova di Prodi e con la vedova di Bertinotti per andare al funerale di Scalfaro.
La fine della barzelletta non la ricordo, ma l'inizio mi sembra buono...


Prodi, camminando lungo la spiaggia, inciampa sulla lampada facendone uscire un Genio.
Questi gli dice che per ricompensa e’ disposto ad esaudire un suo desiderio.
Prodi senza esitare dice: "Voglio la pace nel Medio Oriente.
Vedi questa mappa? Voglio che questi paesi finiscano di combattersi".
Il Genio guarda la mappa ed esclama: "Impossibile, uomo! Questi paesi sono in guerra da migliaia di anni.
Io sono bravo, ma non cosi’ bravo.
Non penso di riuscirci. Esprimi un altro desiderio".
Prodi pensa per un minuto e dice: "Vorrei divenire bello, molto bello.
Questo è ciò che voglio".
Il Genio fa un lungo sospiro e risponde: "Fammi un po’ rivedere la mappa, vediamo cosa si puo’ fare..."


Romano Prodi è in visita in una scuola elementare della Padania. Chiede agli studenti se qualcuno è in grado di fargli un esempio di "tragedia". Un ragazzino alza la mano e dice: "Una tragedia è quando il mio miglior amico esce di casa e finisce sotto una macchina morendo". Ma Prodi lo interrompe: "No, questo sarebbe un incidente". Una bambina alza la mano: "Una tragedia è quando l'autobus della scuola con 50 bambini cade in un burrone e muoiono tutti". Ma Prodi contesta: "Mi dispiace, questo è quello che noi chiamiamo una 'Grande Perdita'". Tutti tacciono finche' Pierino alza la mano e dice: "Se il suo aereo mentre ritorna a Roma precipita per lo scoppio di una bomba, questa sarebbe una vera tragedia". E Prodi: "Perfetto, meraviglioso! E mi sai dire perché questa sarebbe una tragedia?". E Pierino: "Certo! Perché ciò non sarebbe un incidente e non sarebbe neppure una gran perdita!".


LOL :)))

17 maggio 2006

SB840: La sporca mano dello Stato in California , Part 4.

Sperando di non tediarvi nuovamente con un argomento distante e di molto poco interesse in Italia, soprattutto in questi giorni di fermento politico e calcistico, riprendo dalla quarta parte il discorso che abbiamo iniziato nei precedenti post sulla proposta di legge, la SB840, che vorrebbe introdurre in California un sistema di assistenza sanitaria socializzato, sullo stile del fallimentare sistema Canadese. In questa quarta parte analizzerò gli ultimi sviluppi del dibattito e gli aggiornamenti.

Ci sono determinati temi nel mondo che inducono spesso la gente a diventare votanti per singoli problemi. Questi problemi spesso offuscano gli elettori dal guardare ad altri problemi; considerate i molti liberals e femministe che voterebbero in Hitler se promettesse di proteggere i diritti di aborto. Tuttavia, credo che la SB840 dovrebbe essere una tal questione per ogni Californiano che è interessato al suo stato, perché esacerberà i problemi attuali all'interno del sistema sanitario e porterà alla banca rotta dello stato durante il processo.

Precedentemente, ho postato circa la SB840, una legge nella Legislatura Statale che socializzerebbe la cura medica nella California nel quadro di un programma del "singolo pagante" (pagato dal governo).
La legge sta guadagnando lentamente il supporto (l'Huffington Post lo sostiene), malgrado le sue numerose imperfezioni. Oggi, ho assistito ad una sessione di propaganda sotto l'apparenza “di una riunione informativa", promossa da Health Care For All, e tenuta al campus universitario della scuola medica UCSF. La riunione riuniva vari Democratici che corrono per varie cariche al Senato e all'Assemblea dello Stato, i quali sostengono la legger che aumenterà le tasse, danneggerà l'economia (vista nella parte I) ed interromperà e danneggerà l'efficenza sanitaria (vista nella parte II). Fra gli interventi c'erano Mike Nevin, Leland Yee, Janet Reilly e Mark Leno (che sostiene la pornografia infantile).
Ciascuno era li per fare una campagna, ma ciascuno inoltre ha fornito qualche “risvolto" della legge proposta.

Per esempio, Leland Yee ha detto che anche gli immigranti illegali sarebbero coperti, dichiarando “non dobbiamo fare l'impresa di identificare chi dovrebbe e non dovrebbe essere qui".
Forse ecco perchè il Congressista Yee pubblica il suo sito web in spagnolo.
Questo sembra essere in totale dissenso al testo stesso della legge che prevede specifici requisiti di residenza, e genererebbe problemi immensi per i cinti statali. Fornire la sanità gratis attrarrebbe indubbiamente non solo gli immigranti illegali, ma i senzatetto ed i poveri dagli stati vicini. Questo afflusso di poveri farebbe incrementare i cosrti di altri programmi sociali come welfare. Essenzialmente, farebbe importare i problemi finanziari di altri Stati e perfino il Messico!

Il Congressista Yee inoltre ha discusso di come il "nefasto mantra repubblicano" del niente nuove tasse e quello che i Repubblicani combatteranno la legge su quella questione.
Ha dannatamente ragione che lo faranno.

Oltre che vedere i candidati democratici approvare questo programma pericoloso, il pubblico che assistiva (approssimativamente 40 persone) ha anch'esso limpidamente supportato la legge. Una donna nel pubblico (credo uno dei coordinatori dell'evento) stava portando una spilla che recitava “singolo pagante ora" proprio vicino ad un'altra con “mettete sotto accusa Bush" e ad un punto ha dichiarato che Paul Wellstone è stato assassinato. Ad un altro punto, qualcuno nel pubblico ha detto che è impossible lavorare con “la gestapo repubblicana, che è… è. ..che è essenzialmente un gruppo di fascisti." Mentre questa è certamente una dichiarazione che evidenzia perchè un repubblicano può scegliere di non avere nulla a che fare con lui, il Congressista Leland Yee si è detto d'accordo con lui.
Come potete vedere, perché SB840 avrà tali vaste implicazioni, compresa la promozione dell'immigrazione clandestina e verosimilmente a un tendente aumento del welfare, dovrebbe essere di grande preoccupazione ai residenti della California. Restate sintonizzati per la prossima puntata.

Thanks to CaliforniaConservative.org

15 maggio 2006

Cronache Italiane

Giorni surreali per la Repubblika Italiana. Mentre il declino economico viene cacciato come polvere sotto il tappeto dalla nuova maggioranza parlamentare con l'aiuto decisivo dello scandalo calcistico, assistiamo a scene comiche sulla strada che dovrebbe portare alla formazione del governo Prodi, ormai diventato Prodi-D'Alema-Rutelli senza che si sappia il vero ordine tra i 3 nomi.
Dopo anni di difficoltà ad arrivare a fine mesi per milioni di italiani, sembra che per i media italiani oggi il solo problema sia Moggi. Che dire, singolare.
Apprendiamo ora dopo ora che Pannella e Mastella si cimentano in un duello all'arma bianca, sospeso di tanto in tanto da accuse e maldipancia per la zelante fame dell'Ulivo di ogni carica possibile e immaginabile a livello istituzionale e politico.
Memorabili le frasi dell'Udeur: "Neppure la Democrazia Cristiana al massimo dello splendore, neppure la Dc del 1948 si sognava di occupare la gran parte degli spazi istituzionali e di governo"... altrettanto esilaranti gli scambi tra il compagno Diliberto e la Bonino: "lei è per la guerra e contro il ritiro dall’Iraq!», e lei «E tu sei un amico di Fidel Castro!».
Ma per fortuna Prodi ha tutto sotto controllo compresa la lista dei ministri in tasca, una lista che va aggiornata ad ogni agenzia della Margherita e dei DS. Nella situazione attuale, per accontentare D'Alema e Rutelli il Professore dovrà modificare tutti i ministeri prevedento per ogni dicastero due poltrone e due ministri per la stessa carica. Occhio e croce di liste ne occorreranno due o tre.
E meno male che all'indomani delle elezioni un coro unanime ci informava che "una debolezza logora, ma una grande debolezza rende più uniti". Ancora risate per le massime che rimarranno negli annali.
Ah, poi D'Alema ci dovrà spiegare cosa diavolo gli è preso quando dice prima questo, e poi questo, nel medesimo giorno!
Le aspettative comiche di questa nuova legislatura erano promettenti, ma devo ammettere che era difficile immaginarsi un inizio cosi assurdo, insomma, cosi italiano.
Visto il buon esempio che proviene dalla nostra classe politica, permettetemi di fare una nota di folklore per i nostri amici stranieri.

For all our friends abroad, let me write down a few lines on the Belpaese I just picked up from the famous hit "California":

"We've never been on the run
Driving in the dark
Picking up for #9 (remember G8?)
TerzoMondo here we come
Right back where we started from"

"TerzoMondoooo! Here we coooome!"

all rights reserved (LOL:)

12 maggio 2006

Turning point ?

Mentre purtroppo da Washington arrivano notizie scoraggianti sulla prosecuzione dell'attuale linea diplomatica dura nei confronti dell'Iran, che ben pochi risultati ha ottenuto, molti esperti chiedono all'amministrazione Bush di sfruttare l'occasione della "lettera iraniana" e di coglierne le opportunità negoziali.
In particolare oggi, Madeleine Albright, ex Segretario di Stato americano sotto la presidenza Clinton, chiede con forza di aprire una trattativa diretta con Teheran. Dopo questo articolo a luci ed ombre dell'altro giorno, la Albright da prova di intelligenza e ricorda una cosa molto importante, che "in diplomazia, le opportunità si costruiscono".
Come già scrissi dopo la pubblicazione della lettera di Ahmadinejad e la presa d'atto della vittoria diplomatica iraniana con questa mossa tattica, è oggi più che mai consigliabile agli Stati Uniti una soluzione negoziale diretta.
Questo eviterebbe il pantano giuridico-diplomatico di un passaggio tramite le Nazioni Unite e consentirebbe di ottenere risultati maggiori e più controllabili di qualsiasi altra soluzione che preveda la partecipazione di più paesi, con interessi in gioco necessariamente divergenti, e l'inevitabile corto-circuito che un'azione all'interno del Consiglio di Sicurezza creerebbe, e che già sta creando.
Senza contare la corrosiva escalation mediatica, già tristemente esperita durante la vicenda irachena, che la prosecuzione dell'attuale politica americana porterebbe nell'attuale situazione. Infatti in primo luogo si rischierebbe di ripetere gli errori passati, col solo risultato di permettere a Teheran di organizzare sia le contromosse diplomatiche, sia quelle militari causa dell'ambiguità di Washington a livello internazionale, e in secondo luogo si darebbe all'Iran la certezza di ottenere tutti i suoi obiettivi di partenza, vista l'estrema facilità con cui il regime è riuscito a dividere il fronte diplomatico degli avversari con le ultime mosse.
In definitiva, la situazione sta pericolosamente sfuggendo di mano agli Stati Uniti. Il solo modo di riprendere la situazione in pugno è quello di predere atto della vittoria diplomatica di Teheran e di agire di conseguenza in modo realista: trattando direttamente.
Questo è il solo modo in cui si potranno ottenere risultati certi e a breve periodo.
Proseguire sulla strada dell'ambiguità tra soluzione diplomatica ampia e minaccia di intervento militare è esattamente ciò che vuole Ahmadinejad, è il modo migliore per servirgli su un piatto d'argento ciò che vuole.

Segnalo il post superlativo di Andrea sul "caso Juventus". Che sottoscrivo in pieno.

10 maggio 2006

Visti da oltreoceano.

Dopo Napolitano Presidente ci vedono cosi dagli Stati Uniti. Vabbè, quelli sono in casa di Murdoch, direte voi, e in più io sono anche un cattivo falco amerikano, aggiungerete giustamente, ma non è che si passano proprio bei tempi nel Belpaese.

Bush ha capito.

Dopo le evoluzioni dei due giorni scorsi, l'affare iraniano ha preso una strada più realistica e aderente alla attuale realtà internazionale. Intanto la mossa di Ahmadinejad è stata davvero intelligente: ha creato un clima più favorevole all'Iran ed ha avuto l'effetto voluto di far slittare qualunque accordo nel consiglio di sicurezza onu che riguardasse qualsiasi ritorsione contro il regime. In questa situazione, la mossa tattica di Teheran è servita a convincere ulteriormente Mosca e Pechino a star fuori da ogni azione dell'onu, dopo che l'inerzia sembrava portare ad un accordo minimo tra i 5+1 negli ultimissimi giorni. In più Washington è stata spiazzata ed ora è costretta a rivedere alcune posizioni circa la legittimità del nucleare iraniano.
La tattica ha fatto ovviamente perdere la pazienza a Peres in Israele che è stato prontamente ridimensionato dall'intelligence. A Gerusalemme sentono il mutare della situazione e temono che le mosse del regime iraniano stiano avendo l'effetto di far calare la pressione sul regime stesso e di conseguenza che Israele diventi più vulnerabile.
Interessanti davvero le posizioni del Presidente Bush e del Segretario alla Difesa Rumsfeld che aggiustano il tiro e decidono di puntare nettamente sulla soluzione diplomatica, escludendo la temuta escalation come avvenne per l'Iraq. Questo terrebbe anche fuori dai giochi l'Onu ed eviterebbe possibili figuracce da parte delle solite Cina e Russia, e in più lascerebbe più margine di azione nel trattare con gli ayatollah.
Entrambi riconoscono che agire militarmente è estremamente difficile in questa situazione e ammettono che ricommettere gli errori di valutazione di intelligence fatti per l'Iraq, sarebbe inaccettabile per l'Iran.
Il Presidente, preso atto della mossa di Ahmadinejad, non risponderà alla lettera per non legittimare il regime, dare fiducia agli oppositori iraniani al regime, e tenere in piedi le possibilità di una destabilizzazione interna forzata in futuro; cosa peraltro che trovo molto difficile e irrealistica, ma che all'opinione pubblica occidentale risulterà buona come specchietto per le allodole.
Ma il piano di Bush sembra di più ampio respiro, e cioè di riuscire nel medio periodo a ristabilire dei contatti stabili e "alla pari" con Teheran, il che fa pensare a strategie molto diverse dalle barricate che sembravano ergersi tra le due capitali. Sembra che dietro alle evocazioni alla diplomazia da parte di Washington, si celi un reale desiderio di trattative dirette con lo scopo di concludere accordi vantaggiosi per entrambe le parti.
La prospettiva di disinnescare l' impasse internazionale tramite accordi con l'Iran farebbe comodo a tutti gli attori in gioco, in quanto le paure di Israele sarebbero temperate da un regime che otterrebbe ciò che vuole e non avrebbe più necessità di minacciare attacchi e ritorsioni, ma anche agli Stati Uniti che vedrebbero la crisi ricucita e ritroverebbero il controllo della situazione tramite il timone delle trattative dirette, e Russia e Cina manterrebbero i loro legami e interessi inalterati con tutti gli stati in gioco.
Insomma, sembra che dopo un anno di fantasiose illusioni e parole grosse, si sia giunti ad una svolta decisamente più realistica e vantaggiosa.

UPDATE: Importante discorso di Putin. Chi si aspettava forti novità, specie in materia di politica estera, dal messaggio annuale del presidente Putin all’Assemblea federale russa, è restato deluso.

09 maggio 2006

Writing a letter.

Ieri si è parlato, poco in Italia per la verità, della lettera di Ahmadinejad indirizzata a Bush travite l'ambasciata svizzera. Purtroppo molti di noi hanno subito argomentato (me compreso ovviamente), in base alle poi rivelatesi false notizie che trapelavano, che la lettera era un'apertura e l'inizio di una nuova fase di trattative dopo mesi di tempesta. Cosi non è.
Oggi abbiamo il contenuto ufficiale della lettera. Oltre a non contenere alcuna proposta sul programma nucleare iraniano, il presidente iraniano ricalca polemiche sulla guerra in Iraq e le armi di distruzioni di massa mai trovate e critica il mondo occidentale dichiarando il fallimento"dell'ideologia e del pensiero del sistema democratico liberale".
Intanto l'incontro diplomatico tenutosi a New York ieri tra i cinque membri del Consiglio di Sicurezza ONU più la Germania non ha ancora trovato un accordo e cosi le trattative rimangono aperte con i giochi sostanzialmente fermi al veto di Mosca e Pechino contro eventuali sanzioni in sede di consiglio di sicurezza.
Da segnalare la sempre colorita analisi di VDH del dibattito interno agli Stati Uniti sulla questione iraniana. In sostanza, il clima pre-elettorale fa temere ai repubblicani che i pessimi sondaggi spingano l'amministrazione Bush a temperare le pressioni della military option sull'Iran dopo l'esperienza irachena e cosi ottenendo un rafforzamento degli ayatollah che approfittano della titubanza. Dall'altra i liberals prendono spunto per dare fiato alle trombe pacifiste ed evocare la bellicosità del Presidente Bush, si chiedono che differenza farebbe un Iran nucleare dato il fatto che c'è già un Pakistan islamico col nucleare.
Termina con un pensiero troppo idealista e ottimista sulla possibilità che un Iraq stabile e democratico possa destabilizzare il regime iraniano.
Luci e ombre.

08 maggio 2006

...meglio D'Alema.

Per la seconda volta in pochi giorni mi ritrovo a sostenere la candidatura di Massimo D'Alema al Quirinale. Non ci avrei creduto nemmeno io fino a poco tempo fa. Ad ogni modo ieri, dopo la notizia che l'Unione ha proposto un certo Napolitano, non ho più alcun dubbio sulla bontà di una candidatura D'Alema.
Nel determinare questa scelta niente c'entrano i giochetti di giornali di destra che propongono D'Alema come provocazione o tentativi di inciuci, ci sono argomenti di merito a prescindere dal dibattito attuale.
Le ragioni principali stanno nel fatto che il leader ds contribuirebbe, forse in modo determinante e definitivo, a concludere quella transizione che dalla fine della prima repubblica questo paese si trascina dietro.
Sfaterebbe e troncherebbe tutti i veti incrociati che non permetterebbero a certi tipi di politici di salire al Colle e accedere ad importanti istituzioni (no agli ex-comunisti, no a Berlusconi,no a ex-missini, e ancora...), pensiamo solo al fatto che dopo un eventuale D'Alema presidente nessuno potrebbe aprire più bocca in futuro per un Berlusconi o un Fini su quello stesso scranno.
In più la giovane età (rispetto alla media dei colleghi candidati) depone ancora fortemente a suo favore per la necessità che l'Italia ha di svecchiare le istituzioni ormari del tutto fossilizzate: un Napolitano al Quirinale farebbe fare un passo indietro in questo senso confermando la consuetudine del "nonno presidente", oltre che determinare certamente una presidenza più faziosa del presidente ds, infatti, come Scalfaro ha dimostrato, l'anziano senatore a vita si potrebbe permettere un settennato molto più fazioso dato il fatto che la sua carriera politica non avrebbe più niente da perdere.
Aggiungiamo poi il fatto che D'Alema giocherebbe un ruolo importante nel giro di boa costituzionale che l'Italia dovrà a breve fare se non vorrà diventare (se già non lo è) lo zimbello delle democrazie occidentali.
Alle ragioni anagrafiche ed istituzionali che sostengono D'Alema a presidente della Repubblica, aggiungiamo ancora le argomentazioni puntuali ed evidenti proposte da Andrea, e ripropongo di seguito le tre principali che avevo già individuato a sostegno della sua candidatura:

1. E' un uomo col senso delle istituzioni e il necessario carisma politico. In luce delle attese modifiche costituzionali del Paese, possiede la volontà di riforma in senso presidenziale, federale e maggioritario già dimostrata in passato(vd. la triste "bicamerale") e di buon auspicio per la fine della famosa "transizione". La sua età non ottuagenaria gioca a suo favore.

2. Sarebbe un Presidente di garanzia anche per le opposizioni, nonostante si levino barricate tattiche in questi giorni, e prova ne sono i rapporti di dialogo e legittimazione passati con Silvio Berlusconi, sia da imprenditore che da politico. E' stato l'unico che di recente ha accolto le parole dell'ex premier e sappiamo del rispetto politico e personale reciproco fra i due.

3.E' pragmatico e, alla luce delle recenti vicende sulle cariche (negative per lui e il suo partito), se il futuro governo Prodi scricchiolassse non ci penserebbe due volte a sciogliere le camere, nonostante significherebbe affossare i suoi alleati(?).

UPDATE: Come Ispirati, nemmeno io sono solito dar credito ai test di personalità, ma questo mi ha piuttosto colpito per come si è avvicinato alla realtà. Sono un "concerned director".

UPDATE 2: Evidentemente Ahmadinejad ha fatto male qualche calcolo. E' costretto di fatto a sbracare a livello internazionale dopo mesi di minacce a destra e a manca. Aveva detto che mai avrebbe trattato con il grande satana Americano, ed in effetti non diceva nulla di nuovo dato che dalla rivoluzione del 1979 l'Iran non aveva più relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Ma adesso è costretto a ritrattare e a chiedere di dialogare con l'odiato Bush. Risulta chiaro che la nuova posizione del presidente iraniano è segno di una mutata strategia di Mosca e Pechino alle sue spalle. Molto verosimilmente qualcosa è andato storto e la protezione che fino a pochi giorni fa le due potenze asiatiche promettevano un giorno si e l'altro pure agli ayatollah è venuta a mancare, o magari hanno trovato alleati migliori a cui fornire protezione e favore. Il punto è che adesso Washington ha una grande carta da giocare, ha il nemico in pugno e non deve titubare nella reazione. Non fatevi ingannare dalla retorica buono/cattivo, il regime iraniano va messo in ginocchio sul settore nucleare e va ridimensionato politicamente. Il passo che il regime ha fatto oggi impone questa azione immediata, è una chiara resa, che va accolta e accompagnata.
A Teheran è ormai chiaro che non leggono Kissinger.

UPDATE 3: Il Primo Ministro Australiano John Howard conferma che entro l'estate il suo governo di Canberra aumenterà il suo impegno militare in Afghanistan con l'invio di un altro centinaio di uomini. Un buon segnale che in quel di Roma farebbero meglio a tener presente.

05 maggio 2006

Blair's showdown.

Pessima tornata elettorale dei Labouristi del Premier Tony Blair, come ampiamente previsto. Su i Tories di Cameron, chiaroscuro per i Lib-Dems, non incidono Liberali e Verdi. Il conto alla rovescia per la leadership labourista accelera.
Il Primo Ministro non perde tempo e, durante il più grande rimpasto di governo della sua carriera, licenzia il ministro dell'Interno Clarke.
Si attendono ulteriori cambiamenti nel gabinetto britannico.
Unica nota personale, se qualcuno deve scendere o salire, spero solo che a salire non sia la linea più marcatamente socialista e statalista di Gordon Brown. Da domani cieli grigi su Londra.
Segnaliamo la sempre utile e lucida analisi di Harry.

UPDATE: Come non detto, Gordon Brown riesce a piazzare qualche uomo in più nel governo. Clarke, ministro degli Interni, viene rimpiazzato dal fedele di Brown, l'ex sottosegretario al Tesoro, Des Browne. Anche il ministro degli Esteri, Jack Straw, viene messo da parte, gli succede Margaret Beckett. Il ministero è stato ora diviso in due, quello degli esteri alla Beckett, e il nuovo ministero dell'Europa va a Geoff Hoon. Al posto di quest'ultimo tornerà Straw che sarà un semplice parlamentare. Ovviamente Gordon Brown riesce ad imporre la sua linea, e non si esclude che in un futuro prossimo possa succedere a Tony Blair stesso. Pessima involuzione del nongià felicissimo governo labourista.A questo punto, ci si augura un rapido cambio di classe dirigente. Cameron dei Conservatori è in piena corsa per la vittoria alle prossime politiche, ma anche lui non entusiasma certo noi liberali.
Nuvole all'orizzonte, peccato.

UPDATE 2: Intanto da Kabul, la notizia che 6 militari italiani ISAF, tutti alpini, sono rimasti feriti, due in modo più grave, in un attentato causato da un ordigno esplosivo probabilmente comandato a distanza. La strategia destabilizzante dei terroristi in concomitanza col nuovo e instabile scenario politico italiano è ormai palese e allo scoperto. Vedremo presto se il prossimo governo Prodi si farà dettare gli ordini dai terroristi o proverà a mantenere una politica estera autonoma e indipendente.

04 maggio 2006

Brutti Sogni.

In questi giorni di dibattito sulla Presidenza della Repubblica vorrei dare uno sguardo al passato di questa carica istituzionale.
Le vicende del Senato sono ormai passate e sembrano già lontane, tanto la politica italiana riesce a proporre colpi di scena di giorno in giorno. Ma di una cosa volevo ancora parlare. Della indecente performance di Oscar Luigi Scalfaro mentre presiedeva la seduta per l'elezione del nuovo presidente del senato. Ma non ripercorrerò quelle 2 giornate, di cui avevo già parlato un paio di post fa. Cercherò invece di riportare alla memoria chi è questo personaggio e di dimostrare il motivo per cui, a buon motivo, si può definire il peggior presidente della repubblica della storia italiana. Per farlo citerò un passaggio del recente libro (sembra più una bibbia per quanto è lungo) di Bruno Vespa, "Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi", in cui il giornalista descrive alcuni passaggi chiave della vicenda politica dell'ex presidente. Ricordiamo chi è e cosa ha fatto Scalfaro. Riviviamo un brutto sogno.

" [...] in Gennaio Scalfaro sciolse le Camere e indisse le elezioni per domenica 27 marzo. L'unico che apprezzò tanta fretta fu Achille Occhetto: il capo dello Stato voleva evidentemente uccidere nella culla qualunque tentativo di innovazione, a cominciare da quello - ancora non annunciato - di Berlusconi. La stessa DC, sconfitta in modo drammatico alle ultime elezioni amministrative, aveva bisogno di tempo per riprendere fiato dopo aver deciso di cambiare nome. Ma Scalfaro era sotto schiaffo, e in Italia, quando un'istituzione è sotto schiaffo, si sceglie il guardaspalle a sinistra, Bottegone o Botteghino che sia (il corsivo è mio). Il presidente della Repubblica era preoccuparo dal 28 ottobre, quando Maurizio Broccoletti, ex direttore amministrativo del Sisde - il servizio segreto che si occupa degli affari interni -, dopo trentasette giorni passati in silenzio nel carcere militare di Forte Boccea aveva parlato. Arrestato con quattro altri colleghi per l'appropriazione indebita di 14 miliardi del servizio, al magistrato che aveva detto che, una volta scoperto l'ammanco, i cinque avevano promesso di restituire le somme in cambio della chiusura della vicenda. Assicurazioni in questo senso, aveva aggiunto Broccoletti, erano state date al capo della polizia Parisi, sal ministro dell'Interno Mancino, dal presidente del Consiglio dell'epoca Amato e persino dal presidente della Repubblica Scalfaro. Tutti, naturalmente, smentirono con energia. Ma sei giorni più tardi Scalfaro si trovò in grossa difficoltà. Il 3 novembre, infatti, il cassiere del Sisde Antonio Galati rivelò che, dal 1982 in poi, era abitudine del servizio garantire ogni mese in forma riservata ai ministri dell'Interno una somma di 100 milioni. Il solo che aveva rifiutato, si seppe poi, era stato Fanfani. Non Scalfaro, ministro dell'Interno con Craxi per quattro anni e, quindi, percettore di alcuni miliardi. La sera stessa del 3 novembre 1993, alle ore 22.30 la Rai dovette sospendere la trasmissione di una partita di calcio per mandare in onda un messaggio a reti unificate del capo dello Stato.
Fu il famoso messaggio del "Non ci sto": " A questo gioco al massacro io non ci sto" disse arroteando le erre in un gorgoglio d'indignazione. "Io sento il dovere di non starci e di dare l'allarme....Il tempo che manca per le elezioni non può consumarsi nel cuocere a fuoco lento, con le persone che le rappresentano, le istituzioni dello Stato." Il presidente non disse una parola sulla storia del 100 milioni, ma gli addetti ai lavori - la cui missione assomiglia a quella degli archeologi che decrittarono l'alfabeto egizio - capirono che il capo dello Stato si chiamava fuori dalla storia del Sisde. E invece no. Perchè sei mesi dopo, mentre al processo Sisde il suo nome veniva fatto tutti i giorni, Scalfaro lanciò dal santuario di Oropa un altro messaggio: "Sfido chiunque a dimostrare che chi è stato ministro dell'Interno, e non solo io, ha speso una lira fuori dei istituzionali". I soldi, dunque, li aveva presi, ma assicurava di averli spesi bene (il sottoscritto qui ride, anche se viene da piangere). In ogni caso, nei mesi che separavano il paese dalle elezioni, Scalfaro era debolissimo (strana coincidenza storica con la nottata al senato dell'altra settimana:). L'alternativa era tra sostituire il capo dello Stato subito dopo il voto (si faceva il nome di Ciampi, con Prodi a Palazzo Chigi) o lasciarlo in balia del vincitore annunciato, Achille Occhetto. "Quando mi accorsi che Occhetto puntava a Palazzo Chigi" mi avrebbe confidato Nino Andreatta "un brivido mi attraversò la schiena. [...] "

Anche a noi tornano i brividi. Ma forse questo, solo questo, brutto sogno, è davvero finito la scorsa settimana al Senato.

UPDATE: Anche il sottoscritto sostiene la candidatura al Quirinale di Massimo D'Alema e, assieme alle argomentazioni di Andrea, ne propone altre a sostegno di questa scelta.

1. E' un uomo col senso delle istituzioni e il necessario carisma politico. In luce delle attese modifiche costituzionali del Paese, possiede la volontà di riforma in senso presidenziale, federale e maggioritario già dimostrata in passato(vd. la triste "bicamerale") e di buon auspicio per la fine della famosa "transizione".
2. Sarebbe un Presidente di garanzia anche per le opposizioni, nonostante si levino barricate tattiche in questi giorni, e prova ne sono i rapporti di dialogo e legittimazione passati con Silvio Berlusconi, sia da imprenditore che da politico. E' stato l'unico che di recente ha accolto le parole dell'ex premier e sappiamo del rispetto politico e personale reciproco fra i due.
3.E' pragmatico e, alla luce delle recenti vicende sulle cariche (negative per lui e il suo partito), se il futuro governo Prodi scricchiolassse non ci penserebbe due volte a sciogliere le camere, nonostante significherebbe affossare i suoi alleati(?).

UPDATE 2: con grave ritardo, segnalo un esempio da esguire per l'Italia, e non solo.

02 maggio 2006

Contro le tasse fino alla morte !!

Caspiterina! Mi ero perso due articoli in stile "fuoco e fiamme" liberista del magico duo Giannino-Mingardi. Corro subito ai ripari e chiedo scusa. Qui l'articolo di Oscar Giannino su Libero, e qui quello di Alberto Mingardi per l'Istituto Bruno Leoni e pubblicato anche su Libero.
I due selvaggi liberisti (che bello quando mi chiamano cosi) ci spronano a tirarci su le maniche di fronte ad anni che si prospettano terribili rispetto alla stretta fiscale. I sinistri e l'armata consociativa statalista proveranno sicuramente a stringere i coglioni dei contribuenti (leggi il Nord) e noi liberisti avremo poche alternative.
1, o confidare nelle opposizioni in Parlamento contro le tasse, opzione molto rischiosa visto che anche quando erano al governo le tasse son rimaste le stesse o, 2, rompere le palle fino alla morte ad ogni occasione pubblica e non, come al solito chiedendo meno stato e più mercato. Sembra il Medioevo, ma è l'Italia baby, bisogna abituarsi a combattere per qualcosa per cui non si dovrebbe lottare affatto, le solite cose, giu le mani dai nostri soldi. Lib ci ricordava che, come dice il Maestro: "Cielo a pecorelle, acqua a catinelle. Soldi ai socialisti, soldi mai più visti."
CONTRO LE TASSE FINO ALLA MORTE !!!

Let's make it clear.

La sbornia marxiana del primo maggio ha lasciato il segno e, anche quest'anno, stacchiamo volentieri il foglietto dal calendario senza alcuna nostaglia. Nostalgia, giusta parola per una giornata che di retorica alla naftalina ne ha sentita parecchia.Ma è stata anche la giornata delle folle di immigrati clandestini per le strade degli Stati Uniti, rimbalzate in tutto il mondo come se ci fossero da sancire nuovamente i diritti del buon vecchio Martin Luther King. Surreale. Facciamo un po' di chiarezza.Vi segnalo la cronaca della giornata dal motto "un dia sin immigrantes" dove possiamo sentire tutti gli slogan e le rivendicazioni dei manifestanti. Poi facciamo un salto in quel della Città degli Angeli per apprendere qualche dato reale sull' "illegals issue". E infine ascoltiamo cosa il sempre in formissima Victor David Hanson ci dice sulla Mexifornia.

Ma non scordiamoci dell' Affaire Iran e andiamoci a leggere il pezzo di Andrea che è appena sbarcato nello Stato che più blu non si può giusto in tempo per godersi i cortei viva la raza.Poi l'analisi di Daniele in luce della teoria della dissuasione. E infine diamo un'occhiata ai dati reali sulle capacità militari iraniane da un'ottima fonte.

UPDATE: Oggi il Governo Berlusconi si dimette. Approfondimento su una proposta di legge della senatrice Clinton sul salario minimo federale dal sempre magistrale Phastidio. Altro bellissimo articolo, quello di Nicosia sulla pochezza del vate Bobbio.

UPDATE 2: L' affaire iran sembra accelerare, in queste ore, mentre i negoziati a sei sul programma nucleare iraniano sembrano dirigersi verso una posizione comune da proporre al Consiglio di Sicurezza dell'ONU che preveda la strada del capitolo VII, quello che prevede in ultima analisi anche l'intervento militare. Mentre i sei sono riuniti a Parigi, un generale da Teheran che ad Aprile ha condotto esercitazioni su larga scala nel Golfo Persico nei pressi dello strategico Golfo di Hormuz rende nota la strategia del suo governo secondo la quale qualsiasi "cattiva azione" (non specifica se necessariamente militare o anche solo sanzionatoria) da parte degli Stati Uniti verso l'Iran comporterà un immediato attacco su Israele. Intanto il vice-ministro iraniano del petrolio, da New Delhi dove discute per la costruzione di un gasdotto con la controparte indiana, dichiara che c'è "qualche possibilità" che gli Stati Uniti optino per un attacco. Situazione in evoluzione.