30 giugno 2006

Non so voi...

....ma io Pam la preferivo quando faceva i video con Tommy Lee.
Tutta sta roba al vento per qualche orsetto, mah.
Se lo ha fatto per pubblicità personale o per soldi rettificherò, ma per ora pare che sia sincera.
Ah, cambiando argomento e scusandomi per la frivolezza del tema trattato, se riescono a fare questo non posso che fare i miei complimenti, riservandomi di vedere i dettagli però, perchè temo che dalle parole ai fatti qualcosa in meno ci sarà, altrimenti sti comunisti non li conosco più!

29 giugno 2006

Malan Fans Club

Quello di ieri al Senato è stato un episodio da definirsi grave, lesivo del regolamento dell'aula e delle sue prerogative costituzionali.
Il Senatore di FI Lucio Malan ha tutto il mio sostegno, perchè ha ragione, e perchè pur avendo ragione è stato trattato in modo ignobile dal Presidente Marini.
Il resoconto dell'accaduto lo potete leggere dalle righe di JimMomo in una analisi onestissima.
Malan ha spiegato le ragioni della sua protesta: "Non ho obbedito all’ordine di espulsione di Marini perché non può pretendere di applicare il regolamento, quello dell’espulsione, e violare sistematicamente articoli molto più importanti come il 93 e il 94 che garantiscono almeno un minimo di possibilità di dibattito parlamentare."
Gridando asserragliato a Marini che: "Le prerogative costituzionale del Senato valgono molto di più della mia persona, del presidente Marini e del suo ordine di espulsione. Prima dell’espulsione ho gridato a Marini ‘Lei sta uccidendo il Senato’, e al ministro Chiti ‘Lei non ha diritto di parlare come ministro, parla solo come un commissario politico, come un agente della Gpu finanziato dall’Unione Sovietica.’"
Malan non ha esagerato e prova ne è il fatto che quando la situazione si è sbloccata con un compromesso tra i poli la presidenza ha ammesso che è stato uno strappo e che non si ripeterà mai più. E' stato un colpo di mano su cui il senatore forzista aveva piena ragione.
E Malan ha resistito ottenendo comunque una vittoria politica per il rispetto della democrazia parlamentare.
A lui tutto il nostro rispetto e la nostra vicinanza.

28 giugno 2006

Aderite gente, aderite!

Visto che di cambiare l'Italia non ne vuole proprio sapere, chissà che questa trovata possa risolvere molti problemi passando "per un'altra via".
Radicons propone di fare domanda di adesione agli Stati Uniti d'America raccogliendo le firme degli italiani, visto che a quanto pare siamo solo capaci di fare firme a destra e a manca, ma quando c'è da mettere un si o un no ci si stringono sempre le chiappe. Magari ci va bene.
La proposta, alla quale consiglio di aderire assolutamente, è QUI e ci mancano solo 29 milioni di firme. E’ un gioco da ragazzi.
Robinik ha già aderito e rilanciato. Ed ecco una proposta alternativa.
Personalmente è una fantasia che mi torna periodicamente in mente ed è alimentata ogni volta che con una mia amica siciliana si parla dell'occasione perduta nel dopoguerra quando la regione Sicilia avrebbe realisticamente potuto essere annessa agli Stati Uniti, poi tutto sfumò, ma le mani i siciliani se le mordono ancora oggi, credetemi. E come dargli torto.
Certamente, se non è possibile annettere il Belpaese come ufficiale Cinquantunesimo Stato dell'Unione, basterebbe anche solo vedersi riconosciuto lo status di territorio d'Oltremare, nè più nè meno che come le Samoa Americane, il che consentirebbe tutte le prerogative dei cittadini statunitensi e anche una rappresentanza politica al Congresso.
Altrimenti c'è la concreta possibilità di una libera associazione agli Stati Uniti come nel caso di Puerto Rico.
Se la proposta vi farà sorridere, pazienza, sarà sempre meglio delle lacrime provocate dalla visione della situazione politica ed economica del nostro paese.
Aderite numerosi, cari i miei futuri cittadini americani:)

27 giugno 2006

Il futuro dopo il naufragio

Il no al referendum ha il significato di un naufragio del periodo delle riforme.
E' stata una giornata pesante, pesantissima, per il centrodestra italiano quella di ieri.
La sconfitta la dobbiamo ammettere, è netta, chiara.
Tre sconfitte di fila per l'attuale scena politica del centrodestra incluso il naufragio del periodo delle riforme.Bisogna ammettere che siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Ieri è stata una Waterloo, e non prenderne atto sarebbe ancora peggio.
Ricordate quando Bossi fece a Tremonti una confidenza?: «Vedrai, siccome i fascisti vogliono il premierato e noi la devolution, Casini ci chiederà la proporzionale. E come al solito, alla fine saranno solo quei democristianoni a prendere qualcosa». Profetico, ancora una volta.
Il punto adesso è accettare la sconfitta e saper cambiare per sperare di poter tornare a vincere. Ormai è palese che la spinta di Berlusconi, Fini e Casini è finita, esaurita.
Gli elettori di centrodestra sono sempre più delusi dai propri leaders.
Le tre punte devono farsene una ragione e pensare a un prossimo futuro senza le loro facce sopra. E da ieri verosimilmente la Lega Nord di Bossi ne uscirà fortemente ridimensionata, perchè lo smarrimento e la delusione dei suoi elettori lasceranno il segno e alle prossime elezioni sapremo quantificare.
Quello che è certo è che se non verranno cambiati i contenuti, i contenitori e le persone nel centrodestra non si riuscirà a tornare a vincere e incidere politicamente con le riforme che non si è stati capaci di fare arrivare in porto.
Chi vi scrive non ha la soluzione in tasca e non sa quali cambiamenti saranno vincenti e quali no. So solo che le mosse fatte finora sono state perdenti, ovvero non c'è futuro per le tre punte, in qualsiasi ordine le mettiate.
I tre partiti più la Lega non sembrano più poter agevolmente garantire la sicurezza della vittoria e comunque le proposte politiche troppo differenti non permetteranno mai una fusione in un fantomatico partito unico di centrodestra, dei moderati o come lo volete chiamare.
La totale assenza sulla scena politica di movimente autenticamente liberali, dopo l'insipienza dell'era Berlusconi nel mettere in atto quei tagli col passato promessi, fa prevedere un ulteriore salasso di elettori da Forza Italia.
Questi elementi, messi assieme, devono far riflettere, perchè se si fa gli struzzi alle prossime elezioni l'Unione vincerà ancora, ma in maniera molto più netta e a quel punto la situazione per il centrodestra italiano sarebbe davvero tragicaci troveremmo di fronte ad una impossibilità di alternanza democratica.
Ostinarsi sul "tanto Prodi non dura" non basta ed è l'errore più grosso che si può fare, considerato che il paese non è in bilico tra i sostenitori e gli avversari del Professore.
Quello che emerge dagli ultimi risultati elettorali e dall'ultimo in particolare, detto fuori dai denti, non è tra un' Italia dei si e una dei no, ma è tra l'Italia che lavora duro e l'Italia che viene mantenuta e assistita da quel lavoro.
In tutte le province del nord e del nord-est più sviluppate e a più alta densità di imprese il si ha vinto chiaramente, mentre in tutto il resto del paese dove la burocrazia e l'amministrazione statale è più vasta il no si è imposto.
Non sono improvvisamente diventato un rozzo leghista lombardo, prendo semplicemente atto di una realtà consolidata e cerco di leggerla bene, per quella che è, non per quello che vorrei che sia. Questo insieme di elettori del nord è stufo, davvero stufo di lavorare il doppio di tutti gli altri e poi vedersi rubato metà del frutto di quel duro lavoro ogni anno.
Se non sapremo raccogliere queste richieste con un'offerta politica nuova e semplice, non si riuscirà più a vincere neanche al nord, dove sicuramente si stuferanno di fidarsi di chi poi non mantiene le promesse. La Lega ci ha meritoriamente provato a raccogliere queste richieste, ma ieri ha fallito
.Il punto adesso è capire in che direzione puntare il timone della nave del centrodestra. In senso conservatore incentrato sui valori? In senso moderato nel senso di prendere le decisioni sempre e comunque con tutti? Oppure in senso liberale incentrando la battaglia politica sul taglio dello Stato e sulla fine dell'assistenzialismo?
Personalmente la terza via è quella vincente, perlomeno qui al nord. Ma l'attuale geografia politica di centrodestra non vede spazi per l'emergere di un tale cambiamento, compresso tra le rigidità di Alleanza Nazionale e UDC con le loro posizioni stataliste e conservatrici e frenato da Forza Italia con una leadership logorata dalle mancate riforme e dai recenti fallimenti.
La speranza resta perciò l'emergere di un nuovo movimento dichiaratamente liberale, con volti nuovi e proposte semplici e secche, senza fronzoli e titubanze neodemocristiane. Affiancato a un drastico cambiamento e ridimensionamento degli assetti del centrodestra che abbiamo sotto gli occhi oggi.
Dieci anni dopo l'arrivo di Berlusconi e il suo tentativo di cambiamento da destra, questo tentativo ha fallito. Pensare di riprovarci con gli stessi strumenti è stupido.
Si deve ripartire dal cambiamento interno per poi riprovare a riformare il paese.
In questo processo che spero si avvii, il mondo dei blog liberali di centrodestra si deve interrogare sul proprio futuro e pensare a sè stesso, perchè è finito il tempo di decidere da che parte stare e di scegliere chi sostenere. TocqueVille e i movimenti affini devono ora pensare a cosa diventare e decidere se rimanere un luogo di discussione tout court, o se provare a incidere dandosi un fine politico ben chiaro con l'obiettivo di influire pesantemente sul futuro di un nuovo movimento di centrodestra, staccato dai leaders attuali e nuovo nella proposta e nell'immagine politica.
E' questo probabilmente il momento di decidere se puntare alla metamorfosi sfruttanto lo scenario confuso del centrodestra o se rimanere il luogo di discussione che è.
Qualunque scelta sarà legittima. Scusate la logorrea.

24 giugno 2006

Buone azioni

Come ricorda il nostro sindaco, è bene andare a votare si per il referendum costituzionale e il sottoscritto invita tutti i lettori, di destra o di sinistra, militanti zelanti o votanti nasoturanti a non farsi travolgere dai falsi allarmismi dei vecchi e nuovi nostalgici della Costituzione del 1948.
Siamo nel 2006, tutto è cambiato, anche i principi che ispirarono quella stessa carta che per sessanta lunghi anni ha retto, ma chi crede che per evolvere e progredire l'unica via possibile sia quella del cambiamento e della riforma deve comunque dare un voto favorevole che scacci i fantasmi di chi vuole ancora oggi vivere in un mondo cristallizzato al 1948.
Domani e lunedi, rompiamo quel cristallo e diamo uno scossone a questo paese troppo a lungo fermo sulle gambe e stanco nella testa. Diamo un si per costringere i nostri pigri politici a lavorare su qualcosa di deciso da noi e di non inciuciato fra di loro. L'unica cosa di cui questo paese non ha bisogno è quella "pausa di riflessione" invocata dalla sinistra che chiede un no, l'ennesimo no.
Noi diciamo si e costringiamoli a guardare al paese non per quello che è stato ed è nella loro mente, ma per come i cittadini che lo abitano vogliono che cambi.

23 giugno 2006

Ciao Australia!

Sarà Italia-Australia.
E lo devo ammettere, dopo la vittoria bella ma sofferta degli Azzurri nel pomeriggio, chi vi scrive ha sofferto non poco anche ieri sera per gli Aussie boys nella partita o-tu-o-io contro la Croazia.
Dalla prima partita ho sostenuto la nazionale Australiana con grande entusiasmo, ampiamente ripagato con la più straordinaria prestazione dell'undici oceanico di sempre.
Con la Croazia è stata dura, durissima. Due volte in svantaggio, gol sfiorati, rigori non dati clamorosamente, errori arbitrali epici (un croato ammonito 3 volte e poi espulso!), ma i socceroos non l'hanno mai data per persa e hanno strappato la strameritata qualificazione agli ottavi. Adesso incontreranno gli Azzurri e in Italia già ci si spaventa per il Mago Hiddink, già fatale negli scorsi mondiali con la Corea, che continua a dimostrare doti eccezionali nel motivare e impostare qualsiasi squadra e portarla a livelli impensabili.
Gli Australiani ci credono e sono convinti di potersela giocare con chiunque oramai. Dopo la gara giocata col Brasile, ordinata e sfortunata, hanno dimostrato di essere tutto tranne che un fuoco di paglia o una Cenerentola: gli Azzurri sono avvertiti.
Diversi sono i giocatori australiani con origini italiane, Bresciano, Aloisi, Grella, e questo da alla gara un sapore ancora più bello. La mia personale speranza è che tra le due nazioni possa scattare un nuovo amore tramite questa occasione sportiva. L'Australia è una terra davvero straordinaria, pochi angoli del mondo sono cosi magnifici, è un'ottima occasione per fare avvicinare gli italiani a una terra lontana da sogno nell'emisfero sud del globo.
Intanto in Australia c'è un quasi delirio per il cammino sensazinale dei loro undici giocatori e una quasi adorazione per il coach Hiddink.
Dal Primo Ministro Howard alla gente nelle strade di Sydney (nonostante sia inverno e le partite in Australia le vedano alle 2 o 3 di notte!) tutto il paese si stringe attorno ai socceroos e si pensa già ad organizzare una prossima organizzazione mondiale in Australia che, come ha detto il PM Howard, "è una cosa assolutamente fattibile perchè non c'è nulla che l'Australia non sia in grado di organizzare e ospitare".
Il sottoscritto ci spera davvero e se mai diverrà realtà comprerà il biglietto e prenderà le ferie.
E permettetemi di rilanciare questo pensiero che condivido:

"If Australia can provide this kind of entertainment, it's a pleasure to see them stay. Roll on the Azzuri. Let's see if the Aussie spirit can wake up the Italian passion," enthused respected soccer website fourfourtwo.com.

22 giugno 2006

Ma chi gli crede?

All'Anniversario della Guardia di Finanza, il vice ministro dell'Economia Vincenzo "Dracula" Visco dice che "il governo non aumenterà le tasse", ma che «anzi vogliamo ridurle. Tre obiettivi fondamentali per i conti pubblici: equità, efficienza e semplificazione».
Purtroppo per lui, le sue parole non riescono a infondere grande fiducia, dato che fino a poche settimane fa era solito ripetere un giorno si e l'altro pure che la stagione delle tasse era tornata: che avrebbe reintrodotto la tassa di successione, la Tassa sulla Morte, e avrebbe rimodulato le aliquote sulle rendite finanziarie, buoni del tesoro inclusi, ovvero il risparmio degli italiani, sotto forma di qualsivoglia investimento finanziario tuttora vigente.
Delle due promesse una sarà una clamorosa bugia, una bugia che pagheremo comunque noi e noi soltanto. Alla luce della carriera politica di Visco, possiamo già azzardare con sufficente sicurezza che la bugia sarà quella annunciata in questi giorni dove tenta di rassicurare invano noi e le nostre banche.
Infatti, se c'è una promessa che la sinistra in generale e Visco in particolare sono sempre riusciti a mantenere con scadenza puntuale, quella è l'aumento delle tasse.
Probabilmente le affermazioni rassicuranti del Dracula de noantri sono state sollecitate dal titolare del suo dicastero, Tommaso Padoa Schioppa che, nongià in tempi propriamente felici in termini di immagine mediatica, vede di cattivo occhio le allarmanti affermazioni del suo vice che fino a poche settimane fa faceva venire i maldipancia agli italiani che a tavola sentivano al telegiornale assottigliarsi il conto in banca, con evidenti ricadute politiche sul ministero dell'economia.
E' verosimile che il comico Capezzone sia quindi stato ascoltato dalle alte sfere dell'Unione nella sua celebre esortazione a finirla con l'Agenda Tafazzi tipica della sinistra sul tema delle tasse, di cui Visco è obiettivamente un campione nazionale .
Ma noi che non abbiamo la memoria corta non ci facciamo certo uccellare da questa miope manovra mediatica architettata gisto prima del dpef di luglio per tentare di calmierare i mercati già ampiamente spaventati dalle mosse e dagli annunci del nuovo esecutivo.
Conosciamo abbastanza Visco per capire come le sue recenti parole di rassicurazione sulle tasse siano la classica eccezione che conferma la regola.
Cosi come quando Dracula sospende la sua caccia al sangue delle vergini al sopraggiungere dell'alba per rifugarsi nelle tenebre non è certo perchè ha perso l'appetito, allo stesso modo Visco non può cambiare la sua natura famelica e al sorgere del nuovo sole di luglio uscirà anche lui dalle tenebre per affondare nuovamente le sue fauci sui nostri risparmi.
Non abbassiamo perciò la guardia proprio ora, e teniamo anzi queste parole a mente quando Visco se le dimenticherà e, già fin d'ora, teniamoci ben strette le.....beh quello che sapete.

Pro American Movement aderisce all’invito di Otimaster e rilancia la campagna per il salvataggio del quotidiano "Il Manifesto".

21 giugno 2006

Ma come?

Dopo aver letto oggi che in tutto il mondo i ricchi sono cresciuti a un tasso sostenuto mentre solo in Italia la crescita è stata molto ridotta, viene proprio spontaneo chiedersi come mai?
Cosa è cambiato da quando Prodi in campagna elettorale sosteneva ovunque che, cito testualmente, "durante questi 5 anni di governo Berlusconi i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri"?
Noi che ci fidavamo cosi tanto del Professore non sappiamo proprio spiegarlo, o forse si.
Era una bugia quella di Prodi, o sono falsi i dati sull'articolo del Corriere (giornale notoriamente indipendente che non si è schierato alle scorse elezioni politiche: ah no, scusate, pernsavo fosse un altro:) ?
Beh, a guardare le prime settimane di vita del nuovo governo la risposta ci pare ovvia: Prodi è un bugiardo, e fin qui, tutto ampiamente nella norma.
Dopo aver assistito, dal tramonto del fatidico 10 Aprile, all'improvvisa e magica crescita economica italiana, all'incremento della produzione industriale, alla disoccupazione diminuita e all'aumentato gettito fiscale non appena il paese ha sentito spirare il vento del nuovo governo, abbiamo capito come le bugie abbiano le gambe corte.
Il governo Prodi ci ha già stupito per la dimostrazione della sua positiva discontinuità con la nomina del più vasto esecutivo che la storia repubblicana di questo paese abbia mai conosciuto, la ormai celebre carica dei 102, e non dubitiamo che questa sia solo un'altra delle novità che il nuovo governo ha in serbo per noi cittadini. Siamo sicuri che, già a partire da luglio col dpef, Prodi e i centoedue ci regaleranno un'altro segno di discontinuità col passato governo Berlusconi, un segno verosimilmente meno, visto che a parte un po di numeri ogni volta differenti, il minimo comun denominatore della coalizione di centrosinistra è stato finora quella parola di 5 lettere a noi tanto cara. Tasse.
I famosi primi 100 giorni di governo, solitamente etichettati come luna di miele, ci stanno dimostrando come il governo Prodi sia davvero diverso e serio come promesso, e non sappiamo spiegarlo meglio di quanto ha fatto Daw in questo contributo video straordinario.
Che dire..."E' proprio una bella differenza"!

18 giugno 2006

Tears and blood

Eccola la foto che sta facendo il giro del mondo. Da non perdere è l'album della serata offerto dal Corriere.
E' il volto che l'Italia del calcio ha dato di sè ieri sera contro gli Stati Uniti. In tempi di manovre correttive, per l'appunto, lacrime e sangue, gli Azzurri ci hanno mostrato sia le une che l'altro: il "buon" De Rossi ci ha fatto vedere il sangue spaccando uno zigomo a McBride, riuscendo persino a protestare monstrando incredulità per l'espulsione!, e il resto della squadra ha pensato alle lacrime, deliziandoci con un gioco e una forma fisica da far piangere. Il prepartita di questi giorni era già stato davvero penoso, con i soliti giornalisti pronti a sollevare polemiche sui toni accesi che i giocatori americani avevano usato definendo la partita come una guerra, meravigliandosi del clima agonostico e delle misure di sicurezza a parer loro eccessive (evidentemente l'11 Settembre dormivano). Tutto d'un tratto è parso che gli italiani si siano dimenticati di come le partite da dentro o fuori, come per gli Stati Uniti ieri sera, siano da disputare a mo di battaglia e di come nel calcio si usino da sempre metafore militari per descrivere l'azione di gioco. Il caldo fa brutti scherzi. Davvero patetetica la condotta di certi giornali e di certa sinistra, che è riuscita a tifare per gli Stati Uniti contro l'Italia per protesta al Moggigate ancora in atto. Il Manifesto aveva trovato 10 motivi per cui tifare USA, tra l'altro condivisibili, se si escludono le ragioni a monte di questa trovata, a cui ha risposto un dialettale Vittorio Feltri.
Venendo al gioco giocato, prendiamo il polso della gara. Da parte italiana c'è molta delusione per una partita giocata male, senza idee e vitalità contro un avversario dalle buone qualità ma non di certo esaltante: se gli Azzurri sono già scoppiati alla seconda gara meglio uscire subito prima di prendere amare lezioni da squadre come Argentina o Brasile. Lippi sbaglia i cambi e sembra rivelare che lui sentisse la stanchezza generale dopo la gara inaugurale vinta contro gli africani, ma allora perchè rimettere gli stessi undici uomini e non partire con qualche uomo pià fresco già da subito, e soprattutto perchè tener fuori Inzaghi che col gioco di ieri sera sarebbe stato l'arma ideale? Il coach pare averci capito poco, sarebbe meglio restare terra a terra e mettere in campo chi può giocare tutta la partita senza difficoltà, piuttosto che ostinarsi sulla formazione titolare e sedersi sugli allori per non esporsi alle critiche dei giornali di casa.
Volando oltreoceano, c'è invece soddisfazione per il comunque bel risultato degli Stati Uniti che resistono in nove contro dieci italiani, e poi guardando al gioco, senza dubbio l'undici americano ha fatto vedere cose migliori dell'Italia, con fraseggi precisi e veloci che hanno messo in difficoltà più di una volta la difesa italiana, forse la migliore al mondo. Un pari che dopotutto tiene in corsa la nazionale stelle e strisce: quindi la missione fissata prima della gara può dirsi compiuta, ora si giocherà il mondiale contro il sorprendente Ghana.
Brutta gara per l'Italia, prova di carattere e di gioco convincente per gli Stati Uniti che fanno un bel regalo al loro paese: è questa la mia conclusione sul match.
I giocatori italiani già pensano alla prossima partita, ancora una volta decisiva, contro la Repubblica Ceca, si dicono convinti dei propri mezzi e sembrano felici di avere il favore di 2 risultati su 3 per il passaggio del turno. "Ora dobbiamo pensare a vincere" dicono dopo la partita, ma vista la prestazione non so se esserne compiaciuto o perplesso.

16 giugno 2006

Patto segreto o infelice bugia?

Con un bel pezzo di Verderami sul Corriere viene rifatta un po' di luce sulla polemica scatenata settimana scorsa dal Ministro degli Esteri D'Alema, che accusò il precedente esecutivo di aver stipulato accordi segreti con gli Stati Uniti, non discussi in Parlamento, con lo scopo di vincolare un contingente militare italiano in Iraq.
Quelle dichiarazioni fulminanti sono state fortemente rigettate dall'ex Ministro della Difesa, Antonio Martino, e da quel momento la polemica si è spenta per lasciare spazio alla dialettica interna alla maggioranza di centrosinistra circa l'approccio da intraprendere sulla questione del rientro dei militari da Nassiriya.
Il fatto che l'aspra polemica sia improvvisamente terminata può significare però qualcosa di importante.
L'uscita di D'Alema, in un momento di stallo della maggioranza sul tema Iraq, è stata giudicata incauta anche da diversi esponenti del centrosinistra, sia perchè il contenuto dell'attacco si è tuttora dimostrato infondato e prova sta nel fatto che non è stata presentata alcuna prova a sostegno dell'accusa del Ministro degli Esteri, sia perchè, anche nel caso la mossa fosse stata in funzione di proteggere un cambio di linea nel governo, potrebbe essere una poco lungimirante scelta che rischia di provocare reazioni non felici da parte di Washington, dove il Ministro stesso è atteso in questi giorni.
Se D'Alema avesse davvero provato a lanciare quell'accusa con lo scopo di giustificare il mantenimento di un contingente militare di fronte ai propri elettori e ai propri alleati all'estrema sinistra, il risultato che oggi otterrebbe è peggiore dei mali che voleva evitare.
Innanzitutto il Ministro si trova ancora con una maggioranza litigiosa sulla tempistica e sulla natura da dare alla nuova fase italiana in Iraq e con molti maldipancia tra le fila della sinistra radicale che non ha mandato giù le frasi di D'Alema di elogio dell'operato dei militari a Nassiriya e della confermata natura di "peacekeeping" della missione.
Cosi la "tattica del patto segreto" non ha prodotto il risultato di addolcire la pillola agli alleati pacifisti intransigenti che, dopo la fine della polemica, persistono nella loro avversione a qualsiasi mantenimento di un contingente militare italiano in Iraq, nemmeno in forma di sostegno ad attività civili di supporto.
In secondo luogo, questa tattica avventata, a ridosso della visita dello stesso D'Alema a Washington con la parigrado americana Condoleeza Rice, rischia di provocare una reazione molto dura da parte dell'amministrazione americana.Il Segretario di Stato potrebbe infatti mostrare il risentimento per le accuse infondate avanzate dal nuovo esecutivo italiano rifiutando le proposte che D'Alema aveva in mente.
In conclusione, la "tattica del patto segreto" rischia davvero di far restare il neonato governo Prodi con un pugno di mosche in politica estera, sia sul fronte interno, ritrovandosi punto e da capo con le divergenti visioni tra gli alleati, sia sul fronte delle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, verosimilmente irritati dalle accuse e irrigiditi sulle proposte del governo italiano.
La precaria tenuta della maggioranza di centrosinistra, già mostrata al Senato col primo risicato voto di fiducia sull'allargamento dei ministeri, potrebbe cosi ulteriormente aggravarsi e provocare nuove fratture col solo risultato di bloccare l'azione del governo rinviando le decisioni e logorandone l'immagine, e ,inoltre, la mossa fallimentare di D'Alema, potrebbe accendere una nuova polemica in politica estera che, con i numeri dell'Unione, sarebbe davvero una grossa grana per la tenuta del governo.
D'Alema è forse quindi riuscito nella straordinaria impresa di dividere la coalizione sull'unico tema su cui pareva essere d'accordo prima delle elzioni: il ritiro dall'Iraq dei militari italiani.

15 giugno 2006

Le menzogne dei media sul video del Marine.

In Europa e in America sono già scoppiate polemiche su un video in cui un Marine si esibisce tra colleghi in una canzone violenta che racconta la storia di un Marine che uccide una bambina musulmana e la sua famiglia a sangue freddo. Un tempismo perfetto che coglie al balzo le ultime voci su presunte stragi di civili, mai dimostrate, ma oramai date per assodate e per certe. Tattiche denigratorie già viste.
Nei telegiornali europei, e ieri sera anche in Italia, la storia è passata cosi, compreso il siparietto di stracciamento di vesti. Andate su Google e leggete come ne parlano i maggiori quotidiani italiani e avrete una panoramica di ciò che l'opinione pubblica sarà costretta a bersi.
Ma, ancora una volta, nulla di più falso.
Il video c'è, il marine pure e la canzone anche, ma i media europei hanno completamente falsificato la notizia, il testo e il contesto della faccenda in chiave marcatamente anti americana. Se leggete il resoconto da un giornale italiano, ad esempio prendiamo l'articolo del Corriere, viene descritto il soldato che canta di esecuzioni di civili inermi col giubilo generale del pubblico. Purtroppo nulla è vero, perchè non hanno letto il testo le parti che hanno tradotto non hanno il senso che i media gli attribuiscono.
Il testo io ce l'ho, l'originale che potete trovare qui, cosi come il video. E vi racconterò tutto.

La canzone del video si intitola Hadji Girl.
E' la storia ironica di un Marine che, stanco dopo una giornata dura di attacchi subiti in Iraq, entra in un amato Burger King e come apre la porta viene buttato a terra da una ragazzina che gli urla in faccia imprecazioni in arabo che ovviamente non capisce, cosi il soldato se ne innamora, ma non capisce che la ragazzina lo sta minacciando: "And she said: Durka Durka Mohammed Jihad, Sherpa Sherpa Bak Allah, Hadji girl I can't understand what you're saying. And she said: Durka Durka Mohammed Jihad, Sherpa Sherpa Bak Allah. Hadji girl I love you anyway."Cosi la ragazzina, gli dice che vuole fargli vedere la sua famiglia e lo porta per un sentiero polveroso a una baracca, di nuovo davanti a una porta. Come apre la porta viene sbattuto a terra perchè il padre e il fratello gli urlano contro "Durka Durka Mohammed Jihad, Sherpa Sherpa Bak Allah" e di nuovo non capisce nulla, ma improvvisamente i due mostrano degli AK's (leggi AK-47) che riconosce benissimo. I due urlano ancora quelle frasi e gli puntano addosso le armi, cosi il Marine prende la sorella della ragazzina e se la mette davanti come scudo per fermare i due ed evitare di essere ucciso. Ma come la ragazzina è davanti a lui a mo di scudo i due fanno volare una raffica che centra la ragazzina in fronte: Alas, la ragazzina, è colpita a morte dalla sua stessa famiglia (non dal soldato come raccontano le cronache europee e italiane). A quel punto il Marine si mette istericamente a ridere e, dopo essersi nascosto dietro la TV per caricare il suo M-16, fa fuori il padre e il fratello salvandosi la vita.

Questa è la trama del testo della canzone ed è chiaro che è una situazione surreale a tal punto che è ironica. Un marine che ingenuamente è coinvolto in un agguato di una famiglia fanatica che pur di ammazzarlo finisce per ammazzarsi a vicenda. E' chiaro che è una triste ironia che fotografa la controversa situazione attuale irachena, ma il fatto che i media, o le fonti da cui hanno preso il testo, abbiano deliberatamente falsificato il testo e il contesto per giustificare la denigrazione del corpo dei Marines e dell'operato americano in Iraq fa apparire ancora più morbosa l'intera polemica. Grazie agli amici di California Conservative abbiamo avuto tutto il materiale necessario per sbugiardare i media europei complici di una falsificazione infantile.
Ma adesso leggete il Corriere come traduce un passaggio del testo:
«Ho afferrato la sua sorella più piccola e l'ho messa di fronte a me. Le pallottole fischiavano e il sangue ha cominciato a uscire in mezzo ai suoi occhi, mi sono messo a ridere come un maniaco. Poi l'ho uccisa».
Se rileggete il testo, è tutto corretto tranne un piccolo dettaglio: l'ultima frase.
"Poi l'ho uccisa" non compare affatto, tantomeno in quella collocazione. E' chiaro che se si aggiungono e si inventano parti di testo ad hoc è facile ricamare scandali enormi.
Ma è tremendamente scorretto e fa capire che non è più giornalismo che si sta facendo, ma pura propaganda.
Leggete il testo da cui è stato tradotto quel passaggio falsificato:
"So I grabbed her little sister and pulled her in front of me. As the bullets began to fly. The blood sprayed from between her eyes. And then I laughed maniacally. Then I hid behind the TV. And I locked and loaded my M-16. And I blew those little f***ers to eternity."
Non è difficile capire come non compare affatto il passaggio in cui il Marine ucciderebbe la ragazzina.
In conclusione, il video e il testo di questa canzone potrà anche risultare non molto felice, una ragazzata tipica da caserma, ma non comprendere la situazione difficile dei Marines a continuo contatto con la cosiddetta Jihad con tutto ciò che questo implica e falsificare deliberatamente una canzone ironica fatta per distrarre e alleggerire un clima pesante tra dei soldati è davvero schifoso.
Inoltre gli attacchi e le richieste di punizione se non addirittura epurazione sono davvero insopportabili. Il 1° emendamento, ancora una volta è sotto attacco.
L'attacco ai Marines sulle basi di testi di canzoni falsificati è patetico.
Dopo l'attacco mediatico il marine coinvolto nello "scandalo", Cpl. Joshua Belile, rilascia alcune dichiarazioni in cui è costretto a scusarsi e a chiarire che la sua canzone era uno scherzo basato su una scena di un film(a proposito, la foto in alto si riferisce alla locandina del film da cui è tratta la canzone: un film comico "Team America") ,che non voleva incitare all'uccisione di civili e che non ha niente a che fare con alcuna strage, inoltre il Corpo dei Marines degli Stati Uniti non si riconosce in alcun modo nel suo operato, dichiarazione duovuta per evitare un tentativo probabile di infangamento del Corpo.
Non c'è dubbio che il soldato poteva essere più cauto nel mettere il video accessibile liberamente da chiunque e quindi facilmente vittima di stumentalizzazioni.
Ma come abbiamo visto, bastava leggere il testo della canzone e il suo contesto per fugare ogni dubbio sulle polemiche scatenate sulla base di un falso.

UPDATE: Al Giornale qualcuno ci legge e scrive.

UPDATE 2: Con un governo allo sbando su tutto, che non lesina di mettere in discussione l'onore delle proprie forze armate, ci voleva giusto un calciatore, Gilardino, a rendere onore e a pensare ai nostri soldati a Nassiriya: «In campo per i soldati italiani in Iraq». Giù il cappello.
In tema di governo, Mastella ci informa che se non si tappa la bocca ai «pierini», avanti così e l’esecutivo non mangerà il panettone.

13 giugno 2006

Alberto fa paura

Si chiama Alberto ed è il primo tifone tropicale della stagione 2006 che si sta per abbattere sulle coste della Florida.
Sarebbe l'uragano più in anticipo nelle stagioni degli utlimi 40 anni negli Stati Uniti.
Il Governatore Jeb Bush ha subito dichiarato lo stato di allerta nazionale che gli permette di mobilitare la Guardia Nazionale e di mantenere i prezzi bassi nelle zone in allerta. Ha annunciato ai cittadini della Florida di prendere seriamente la situazione perchè l'uragano è una forza della natura e perchè essendo il primo della stagione c'è la possibilità che qualcuno rimanga sopreso.
Le previsioni a una settimana dell'agenzia atmosferica non lasciano prevedere nulla di buono, per oggi è previsto il passaggio sulla Florida e la Georgia, mentre per il resto della settimana dovrebbe risalire la east coast per esaurirsi sabato al largo della Nuova Scozia. Tuttavia la forza rilevata negli ultimi due giorni non è variata e si è assestata tra la categoria 1 e 2, ma non è escluso che prenda forza mentre si approccia alle acque calde delle coste interne della Florida, in zona Tampa Bay.
Tra giovedi e venerdi alcune previsioni prevedono persino che venga sfiorata New York, ma è troppo presto per dare dati certi su direzioni e intensità.

12 giugno 2006

Straordinaria, mitica....Australia!

Pazzesca la partita tra Australia e Giappone.
A Kaiserslautern fa molto caldo e le squadre entrano in campo titubanti. La partita si anima dopo un po' fino al 26' minuto, quando sullo sviluppo di un calcio di punizione Nakamura mette dentro il discusso gol del vantaggio per il Giappone.
La partita si fa più nervosa e si inizia a picchiare quà e là, fino ad arrivare al secondo tempo inoltrato con svariate occasioni da gol sfiorate da entrambe le squadre. Nella ripresa cosi, il coach Hiddink prova a dare una scossa ai socceroos ed effettua due cambi: dentro Cahill e Aloisi. Mai mossa fu più azzeccata.
L'Australia sembra rinata e al 84' minuto il nuovo entrato Cahill mette dentro il gol del pareggio dopo un'azione soffocante. Passano soltanto cinque minuti e il forcing dei gialloverdi affonda di nuovo: Cahil si ostina davanti al portiere e infila il gol del vantaggio: incredibile, viene sommerso dai compagni. Il Giappone è in ginocchio, siamo ormai al secondo dei tre minuti di recupero assegnati quando il neoentrato Aloisi dopo una galoppata di metà campo sigilla il risultato sul 3-1.
E' il delirio: in soli 7 minuti l'Australia ha affondato il Giappone dopo che la partita sembrava già archiviata a favore degli undici del sol levante. L'Australia regala un sogno, davvero un sogno, a questi mondiali tedeschi, ed ora si può addirittura pensare al passaggio del turno...assieme al Brasile, che ovviamente arriverà primo.
Una partita straordinaria, passata a soffrire per più di un'ora per l'Australia che alla fine ci regala una grande emozione e la speranza di una vera festa. Tra poco in campo scendono gli Stati Uniti e chi vi scrive torna a tifare spudoratamente poi, stasera, gioca l'Italia.
Forza Australia!!

RASSEGNA STAMPA SPORTIVA: Repubblica, La Stampa, Il Tempo, Corriere, Gazzetta dello Sport.
E vediamo dall'Australia come viene accolto lo straordinario esordio dei socceroos: Sydney Morning Herald, Daily Telegraph, Canberra Times.
Un solo commento riassuntivo per far capire l'euforia in australia per questo esordio straordinario: "The most amazing victory in the history of Australian sport - three goals in eight minutes have confirmed our arrival as a World footballing force."

Quando Fascismo e Comunismo si uniscono

Fino a poco prima dell'inizio dei mondiali di calcio in Germania, molti si chiedevano e discutevano circa la necessità o meno di protestare contro la politica ferocemente antioccidentale e antiisraeliana del Presidente Iraniano Ahmadinejad tramite la nazionale di calcio iraniana.
Persino La Gazzetta dello Sport si era chiesta se non fosse meglio rifiutare la partecipazione iraniana ai mondiali tedeschi, nonostante le probabili ripercussioni economiche che ciò avrebbe comportato.
Fino al calcio di inizio di Messico-Iran di ieri, per la cronaca, terminata 3-1, si era parlato di tutto tranne che di calcio, vista anche la infelice scelta di far disputare il match nientemeno che a Norimberga, giusto per rimarcare la vicinanza tra le politiche naziste passate e quelle iraniane presenti, ma gaffe calcistiche a parte, nulla di clamoroso era avvenuto.
Certo che però qualche effetto, gli annunci iraniani circa una possibile partecipazione, se non addirittura dello stesso Ahmadinejad (che a Norimberga si sarebbe trovato a suo agio), del vicepresidente Mohammad Aliabadi lo hanno avuto, nel prepartita.
E l'occasione di tutti i riflettori mondiali puntati sulla Germania ha fatto scendere in piazza tutto l'arco politico possibile e immaginabile. Infatti se abbiamo da un lato assistito a manifestazioni di pacifica protesta indetta da pacifisti, sindacati, associazioni pro israele contro le minacce di Ahmadinejad e le sue farneticazioni anti ebraiche, dall'altro lato, la presenza iraniana in Germania ha avuto l'effetto di far uscire dai buchi anche i partiti e le associazioni neonaziste che non si sono lasciati sfuggire l'occasione di inneggiare al presidente iraniano e alla sua retorica negazionista.
Cosi abbiamo assistito, anche ad una manifestazione sportiva, all'unificazione tra l'ideologia fascista con quella comunista. Legate oggi come non mai nell'odio per Israele e il suo alleato Americano, simboli, per loro, del sionismo e del capitalismo.
Chi l'avrebbe mai detto che Stalin e Hitler si sarebbero incontrati in moschea.

10 giugno 2006

Io sto con le Forze Armate

Aderisco con molto piacere all'iniziativa dei 2twins a sostegno delle Forze Armate.
Poichè le nostre forze armate continuano ad essere umiliate, bistrattate e avversate dalle stesse istituzioni della Repubblica Italiana (fatto di gravità inaudita), riteniamo necessario agire.
Il primo passo non può che consistere nel mostrare in prima persona il nostro sostegno nei loro confronti. Mettendo i loro stemmi sul blog.

Hanno già aderito Elly, Mario Sechi, Mariniello, Robinik, Otimaster Semplicemente liberale, Bisqui, LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO, Sanna66, Lontana, Valeforn, Star-Sailor, Daniele1981, Tucidide, Daisy Miller, Grendel, Random Bits, Emmebi, Histon, FacetheTruth, Silendo, Tudap, Quidestveritas, Esteban77, FedericoSp, Ceciliaraba, Mthrandir, VincenzoFiorentini, Mascellaro, A.man. Continuate il tam tam!

UPDATE: aa esordisce su L'Indipendente e ci bagna il naso a tutti quanti! Hats off!

Quello sporcaccione di Zarqawi

Biancheria sexy nel covo di Al Zarqawi.

Il tagliagole fanatico era solito predicare una dottrina bigotta islamica ferocemente antioccidentale, tra un attentato e l'altro, ma nel segreto del suo covo si dava alla pazza gioia compresi tutti i vizi e le perversioni sessuali tipici di quel mondo che tanto odiava.
Al "mandrillo Zarqi" mancava una gamba e non sapeva maneggiare i fucili, ma riusciva, anche lui, a predicar "bene" e razzolar male. Molto male, visto che a quanto pare giaceva anche con bambini, molto piccoli.
Che dire, non ci stupisce che ancora una volta l'immagine incorruttibile di un uomo pubblico venga tragicomicamente sbugiardata dall'improvviso svelarsi della sua vita privata..... ma chissà che effetto farà sui suoi seguaci, altrettanto bigotti e fanatici, che fino all'altro giorno pendevano dalle sue labbra e si facevano esplodere pensando di obbedire a un rigido osservante della più integralista tra le dottrine islamiche.....

Leggiamo i dettagli dal Corriere:

"Nuovo sopralluogo dove è stato ucciso il capo di Al Qaeda in Iraq: trovati indumenti intimi femminili e una camicia da notte leopardata. Tra le macerie anche riviste d'attualità."

"BAGDAD - Biancheria intima femminile sexy e una camicia da notte leopardata: tra le macerie del covo di Abu Mussab Al Zarqawi c'erano anche oggetti poco compatibili con la rigida ideologia jihadista del terrorista giordano. Tre giorni dopo l'attacco aereo, l'esercito americano ha portato i fotografi tra i resti dell'edificio distrutto dalle due bombe sganciate dagli F-16 statunitensi. Nel covo, Zarqawi si nascondeva con alcuni collaboratori, tra i quali, secondo una fonte irachena, anche due donne, oltre a una ragazzina di 8 anni.
RIVISTE E MATERASSI - Nelle macerie dell'edificio polverizzato dal bombardamento sono state trovate anche riviste d'attualità, di propaganda militare, due sottili materassi di gommapiuma; e poi ancora un volantino con l'indicazione di una stazione radio di Latifiya, a sud della capitale, come un possibile obiettivo; pochi metri più in là, una fotografia ritagliata da una rivista dell'ex presidente Franklin D. Roosevelt. Ma nel complesso poche tracce dell'ideologia estremista di Zarqawi o dei gruppi militanti a cui era legato. "
10 giugno 2006

QUESTO POST E' VISIBILE ANCHE SU LIBERO BLOG.
RINGRAZIO LO STAFF DI LIBERO.IT PER L'ATTENZIONE RIVOLTAMI

09 giugno 2006

USA vs Al Qaeda. Chi è il successore di Al Zarqawi?

Ci sono alcune incongruenze circa le informazioni che vengono date sulla successione di Al Zarqawi. Abbiamo diverse dichiarazioni: Il gruppo terroristico Al Qaeda in Iraq designa Abu Abdul Rahman. Secondo gli Usa invece il nuovo emiro sarà Abu Ayyub Al Masri.
Il punto è che tutti i media danno come certa la successione a Rahman, dato che Al Qaeda stessa lo ha confermato da vari siti conosciuti. Ma questo non è possibile.
Rahman è il consigliere spirituale personale dello stesso Zarqawi, ma Rahman risulta catturato o ucciso dalle forze della coalizione irachene in data 7 giugno, cioè contemporaneamente all'eliminazione di Al Zarqawi. Infatti, secondo la ricostruzione dell'intervento militare, il consigliere era assieme al leader ucciso.
Una conferma ufficiale di questo ce la dà direttamente il sito specializzato nella guerra al terrorismo del Dipartimento della Difesa Americano, dove sono presentate le diapositive della conferenza stampa successiva al raid che ha portato all'eliminazione del leader di Al Qaeda in Iraq, firmato dal Generale William Caldwell e datato 8 giugno. Dal pdf scaricabile ne abbiamo una inconfutabile prova.
Qui sotto c'è il ritaglio di quel documento dove è precisamente indicato il nome di Rahman, classificato come catturato o ucciso lo stesso giorno dell'uccisione di Zarqawi.












Ora è palese che Abdul Rahman non può in alcun modo ricoprire alcun ruolo, dal momento che o è stato catturato o è anch'esso morto nel raid. Il motivo per cui tutti i media riportano come successore di Zarqawi il nome di Rahman, dopo averlo appreso da fonti web di Al Qaeda, non è spiegabile facilmente. Perchè o le fonti che sostengono questo non sono attendibili o, altrimenti, i membri di Al Qaeda che hanno proclamato sul web Rahamn come successore ancora non erano a conoscenza della cattura o dell'uccisione del consigliere personale di Zarqawi, ma questo sembra difficile visto che poche ore dopo l'accaduto quelle stesse fonti confermarono la veridicità della morte del terrorista dando ragione alle forze della coalizione.
Una possibilità ulteriore è quella che le intelligence statunitensi e della coalizione abbiano deliberatamente falsificato le dichiarazioni mascherandole come di provenienza qaedista, e nel frattempo dando notizie ufficiali discordanti da quelle stesse informazioni con l'obiettivo di provocare confusione all'interno dell'organizzazione terroristica e ottenerne dei vantaggi strategici. Se questa operazione mediatica di intelligence rispondesse al vero, bisogna dare atto alle forze della coalizione di aver giocato benissimo le opportunità che l'evento ha consentito.
Potenzialmente questa operazione potrebbe permettere di isolare ed identificare le cellule terroristiche irachene e sfruttando le probabili lotte interne per la successione riuscire a delimitare e colpire duramente Al Qaeda in Iraq.
Non ci stupiremmo quindi se ulteriori catture e risultati militari si tenessero nei prossimi giorni.
Allargando il focus sulla situazione e guardando ai risvolti politici prettamente interni agli Stati Uniti, l'operazione Zarqawi sembra assumere dimensioni importanti nell'ottica dell'immagine della Presidenza Bush, alla luce dei sondaggi pessimi, e soprattutto in vista di un inevitabile sviluppo della strategia americana per l'Iraq che comprenda il ritiro graduale delle truppe dal paese.
In questo senso l'eliminazione del terrorista può essere il punto di partenza per un'evoluzione politico-militare che portasse a un disimpegno significativo in una situazione di rinnovata fiducia nel successo dell'operazione Iraqi Freedom, che fino a poco tempo fa sembrava destinata a esiti tristi sia per la presidenza che per la politica estera americana.
Queste deduzioni sono puramente teoriche, ma le incongruenze circa i successori di Zarqawi rendono il quadro complicato. Ci aspettiamo quindi delle conferme o delle smentite, o da parte di Al Qaeda o da parte delle forze della coalizione, perchè è certo che, chiunque sia il vero successore, qualcuno ha preso un granchio e ne pagherà le conseguenze.

Quando la follia ideologica diventa sfacciatamente vergognosa.

Non c'è bisogno di commentare la squallida e vergognosa visita di Oliviero Diliberto, leader dei Comunisti Italiani, all'Ospedale Militare del Celio, dove riposava il corpo del soldato Alessandro Pibiri. La famiglia dimostra onore in un momento drammatico, quello che dimostra Diliberto è meglio non commentarlo, tanto è ignobile.
Riporto l'articolo integrale che consiglio di leggere.

ROMA - Arriva anche in anticipo Oliviero Diliberto. Manca un quarto d’ora all’apertura della camera ardente quando il segretario dei Comunisti italiani si presenta - giacca nera, occhiali scuri - davanti all’ospedale militare del Celio. «Sono d’accordo con il papà del soldato ucciso: quando andiamo via dall’Iraq?», dice guardando dritto nella telecamera prima di stringere le mani agli amici di Alessandro Pibiri arrivati dalla Sardegna e adesso in fila qui, sotto il sole. Ecco, forse tutto si spiega con questa sicurezza, questa sensazione di giocare in casa: sardo fra i sardi, pacifista fra i pacifisti. Pronto a ripetere il suo invito per un ritiro immediato, senza se e senza ma.
E invece quando Diliberto supera quel cancello e sale la scalinata che porta alla piccola cappella del Celio, ancora chiusa al pubblico, succede qualcosa che proprio non si aspettava.
La bara è lì davanti all’altare, coperta dal Tricolore, il cappello e le medaglie sopra il cuscino di velluto nero. «L’ho sempre detto che non dovevamo andare in guerra...», dice ai familiari. È a questo punto che il fratello maggiore di Alessandro - Mauro Pibiri, 30 anni, ex militare - lo interrompe: «Ma cosa sta dicendo? Mio fratello laggiù era andato per aiutare gli iracheni, non per fare la guerra. Lei cosa ne sa?», gli urla in faccia.
Cala il gelo. I parenti calmano il ragazzo, il papà della fidanzata di Alessandro lo prende da parte. Diliberto si avvicina alla bara, si ferma in silenzio. Poi esce, meno voglia di parlare rispetto a prima.
Dopo mezz’ora tocca al fratello del caporale morto uscire sul piazzale. «Lo sappiano tutti - dice - destra, sinistra e centro: i nostri militari in Iraq hanno portato l’acqua, la luce, aiutano le imprese a ricostruire. E tutto questo per smentire un politico di estrema sinistra che è venuto a dire di fronte al cadavere di mio fratello che non si doveva andare in guerra». Il nome di Diliberto non lo fa, ma basta davvero poco per capire, basta parlare con chi ha visto quella scena dietro il cancello.
Il ragazzo insiste: «Io che sono un ufficiale in congedo so cosa vogliono dire le stellette, non è vero che possono averle tutti, uno deve sentirselo dentro». I soldati del picchetto d’onore annuiscono, come gli addetti al cerimoniale che lo hanno accompagnato fuori. «Il mio papà - continua - ha detto che i soldati devono tornare a casa? È vero, ma ha parlato come genitore in un momento di disperazione, anche lui sa che i nostri militari laggiù stanno facendo del bene». Papà Marco non ha voglia di parlare: lui è nella camera ardente a piangere vicino al corpo di suo figlio. A stringere le mani dei politici che arrivano qui nel pomeriggio, dal ministro Arturo Parisi al presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. A far finta di guardare quei romani che (molti meno che in altre occasioni) sono venuti a dire addio a questo ragazzo che non conoscevano. Lontano dal Celio Diliberto non ha voglia di replicare: «Ho troppo rispetto per la morte di questo ragazzo e per il dolore dei familiari», si limita a dire.
Qui all’ospedale militare, direttamente da Ciampino, arrivano i quattro feriti che erano con Pibiri su quel VM90 saltato in aria a cento chilometri da Nassiriya: Manuel Pilia, Fulvio Concas, Luca Daga, Yuri Contu. «Se gli chiedono di tornare in Iraq - dice Francesco Daga, padre di uno di loro - lui ci andrà». Le condizioni dei quattro soldati non preoccupano. Sembra davvero l’unica buona notizia della giornata.

08 giugno 2006

Eliminato Al Zarqawi

Le agenzie hanno battuto da poco la notizia che il terrorista giordano Abu Musab Al Zarqawi, capo di Al Qaeda in Iraq, è stato ucciso ieri sera a seguito di un bombardamento aereo effettuato dal forze armate statunitensi. Decisive sono state le informazioni della popolazione che, dopo aver riconosciuto l'abitazione in cui Al Zarqawi aveva girato il suo ultimo video, sono state confermate dall'intelligence ed hanno permesso l'eliminazione del terrorista ricercato dal 2003 e sulla cui testa pendeva una taglia di ben 25 milioni di dollari. Qui la notizia dagli Stati Uniti.
A dare ufficialmente la notizia è stato il neo-premier iracheno Al Maliki che ha tenuto a ringraziare la preziosa collaborazione della popolazione senza le cui informazioni non sarebbe stata possibile l'azione militare.
E' un fatto molto importante, che deve essere sfruttato bene soprattutto politicamente alla luce della precaria stabilità irachena. Diamo ormai per scontato che è in atto una sorta di scontro frontale tra la comunità sunnita con quella sciita, all'interno del quale aveva buon gioco la tattica destabilizzante dei terroristi di Al Qaeda guidata da Al Zarqawi.
Ora sta al governo iracheno e alla Coalizione fare buon uso di questo successo: bisogna riuscire a unire le due comunità rivali irachene contro le infiltrazioni terroristiche e politiche esterne in modo da far cessare una guerra civile mai dichiarata. Il fatto che il terrorista giordano sia stato "venduto" da informazioni in loco ha un valore che va riconosciuto, bisogna includere i sunniti, soprattutto quelli ostili al governo iracheno e alla coalizione, nel processo di formazione del nuovo stato. Pensare di poter stabilizzare il paese con una parte importante tuttora ostile sia politicamente che militarmente è assurdo: se non si compatta il panorama politico iracheno almeno sulla questione dell'eliminazione degli elementi terroristici stranieri e non, difficilmente l'Iraq vedrà un futuro migliore. Se questa operazione richiederà la delusione delle aspettative democratiche occidentali, poco importa. Quello che è importante è chiudere un focolaio in cui hanno buon gioco i nostri avversari e in cui ci stiamo logorando senza alcun vantaggio in prospettiva futura. La realtà va sfruttata fino in fondo se vogliamo ottenere dei risultati vantaggiosi nell'ottica della guerra al terrorismo e nell'ottica degli scenari regionali.

07 giugno 2006

Chi cazzo le paga ste lettere?

La domanda mi sorge spontanea dopo aver letto che Prodi e i suoi prodi alleati vogliono spedire una lettera a tutti gli elettori delle fu primarie dell'Unione nella quale si supplicherà di non andare al mare, ma di restare a casa per votare no al prossimo referendum costituzionale.
Siccome il "popolo delle primarie" è palesemente tutto di una sola parte politica, di sinistra, spero che quelle letteracce non verranno spedite coi soldini di tutti i contribuenti italiani, compresi quelli che alle primarie dell'unione preferirono di gran lunga il mare.
Quindi, di nuovo, chi cazzo le paga ste lettere? Che se le paghino da loro, chessò, mettendo all'asta il tir giallo.
Almeno Silvio ci mandava i convertitori dell'euro, ma li mandava a tutti e senza propaganda elettorale, nonostante ne potessimo fare ampiamente a meno, allora, come oggi.
E per la serie chi si accontenta gode: la Commissione Difesa del Senato va a De Gregorio dell'Italia dei Valori a discapito di una vecchia scatenata girotondina pacifista grazie a un accordo con la cdl.