30 ottobre 2006

Nuova base americana a Vicenza

Una base militare unificata per ospitare tutti i 5000 paracadutisti della 173ª brigata aviotrasportata americana.
È il progetto degli Stati Uniti riguardante l'ampliamento dell'attuale base di stanza a "Camp Ederle" , a Vicenza, grazie all'utilizzo dell'aeroporto Dal Molin. A questo progetto il Consiglio comunale vicentino ha dato l'ok (maggioranza di centrodestra).
Il parere del comune di Vicenza non è peròvincolante: la decisione definitiva sull'argomento spetta infatti al ministro della Difesa, Arturo Parisi, che peraltro si era detto, in un incontro proprio con il primo cittadino vicentino pochi giorni fa, sostanzialmente «non contrario» a questa concessione fatta agli alleati d'oltreoceano, in nome della consolidata amicizia.
La notizia non può che far felice chi vi scrive, nell'ottica di un sempre più saldo legame di sicurezza tra gli Stati Uniti e l'Italia, inoltre l'indotto creato intorno alla nuova base gioverà all'economia locale con numerosi posti di lavoro sia per la costruzione che per la gestione ordinaria.
Un grazie speciale alla città di Vicenza e a tutto il Veneto.
Sono bene accetti pareri pro e contro dei lettori sull'argomento.

27 ottobre 2006

I sogni a sinistra

Davvero un bell'articolo quello di oggi di Sartori.

25 ottobre 2006

Il nuovo Guru

Si il successore del Guru è lui, uno dei politici più sopravvalutati in circolazione: è Daniele Capezzone. Che ci delizia con la sua ultima uscita riguardo alle sue abitudini sessuali.
Senza dubbio in questo periodo dove la tristezza e il grigiore che la finanziaria del governo Prodi ha portato su tutto il paese, il giovane Guru può anche aver avuto bisogno di soprassedere e svagare lui e l'elettorato con temi, diciamo, più soft.
Ma ci preme ad ogni modo far tornare alla ragione sia lui e i suoi colleghi, dicendogli di tornare in Parlmento a rimediare alle oscenità della finanziaria, per quanto gli sia possibile, e agli elettori radicali che hanno votato Rosa nel Pugno ci sentiamo solo di far notare come la prossima volta farebbero bene a dare fiducia ai Riformatori Liberali che, sicuramente non allieteranno con siparietti comici come il buon Capezzone, ma che per certo per quanto riguarda il motivo per cui li si vota e li si porta in Parlamento sono molto più affidabili e ligi alle linee programmatiche.
Da Benedetto Della Vedova non sentirete di certo sproloqui contro il Vaticano o siparietti divertenti su pillole e droghe varie come i due Guru, ma su temi come le tasse, lo Stato, le privatizzazioni, le liberalizzazioni e la politica estera state certi che avrete di che essere soddisfatti.
Sta tutto nel scegliere a chi destinare i nostri soldi pubblici.

18 ottobre 2006

Firma Liberista!

Serve una valanga di firme per dare voce ai libertari nella Casa delle Libertà.
Firma e contribuisci anche tu alla raccolta per il manifesto libertario dei Riformatori Liberali.
Solo con una pressione politica si riuscirà nell'intento di instillare il centrodestra con instanze autenticamente liberiste.
Se sei liberista come noi, firma e fai firmare il manifesto libertario!!

12 ottobre 2006

Fear

La paura è sempre molto alta dopo l'11 Settembre, e questo sfortunato incidente del pitcher degli Yankees, Cory Lidle 34 anni, lo dimostra.
Ripensandoci, ieri era l'11 Ottobre: sembra una maledizione.



Off Topic: Dopo il gran libro di Zingales da tenere sempre sul comodino, esce un saggio scritto a quattro mani da Alesina e Giavazzi sul destino dell'Europa consigliabile per quei pochi pesciolini d'acqua dolce ancora rimasti di qua dell'oceano: Riforma o declino?

11 ottobre 2006

Welfare State

I risultati dello stato assistenzialista in Italia. Il 13% della popolazione italiana è sotto la soglia di povertà grazie agli stupefacenti risultati dello stato imprenditore e solidaristico.
Nonostante la triste realtà dimostri come le tasse unite alla gestione pubblica di attività imprenditoriali producano povertà soffocando la crescita economica assieme alle libertà individuali, nel 2007 avremo un governo che aumenterà le imposte e non taglierà la spesa pubblica.
Welfare State: il piano inclinato verso la povertà su scala nazionale.

Firma qui!

10 ottobre 2006

Scenari sulla crisi coreana

Invito a leggere il saggio di Robert Kaplan sulla Corea del Nord tradotto oggi dal Corriere.
Quando si tratta di analizzare una situazione e prevederne gli scenari a breve termine Kaplan è bene ascoltarlo con attenzione.
Assieme a Morgenthau e Waltz è l'altro grande esponente nella esposizione di una teoria delle relazioni internazionali.
Anche se il suo approccio sistemico non è una vera e propria teoria come insegna Kenneth Waltz, che di teoria sulle IR ne intende parecchio, il suo lavoro resta una pietra miliare nel tentativo, mai concludibile per definizione, di teorizzare le relazioni internazionali e la sua straordinaria capacità analitica e induttiva gli permette di analizzare perfettamente la crisi coreana e di prevederne con sufficente precisione e dovizia di particolari i probabili o possibili scenari futuri in un breve-medio periodo.
A lato della crisi nucleare coreana che offusca gli altri avvenimenti della regione, ci preme far notare come il nuovo premier giapponese Shinzo Abe stia agendo esattamente come avevamo esposto qui dieci giorni fa.
Le relazioni Cina-Giappone subiscono un miglioramento sorprendente agli occhi dei media occidentali che temevano una nuova fase militarista per il Sol Levante con un ultraconservatore al governo.
La realtà conta molto di più, purtroppo per i giornalisti, delle creazioni ideali e delle fantasie politiche sulle personalità politiche.
Shinzo Abe sta aprendo la fase di responsabilizzazione giapponese tramite la riforma delle proprie forze armate e della costituzione, nonchè delle necessarie riforme economiche per uscire dalla recessione economica durata già troppo a lungo.
Per fare questo, l'ultima cosa di cui Abe ha bisogno è provocare i rivali nella regione e alimentare nuovi scontri diplomatici o, tantomeno, un fantomatico nuovo interventismo militare.
Ma pretendere che questo venga capito dai nostri analisti della domenica è obbiettivamente eccessivo.

05 ottobre 2006

La resa al crimine della Giustizia italiana

In questi giorni abbiamo avuto ulteriori dimostrazioni di come il provvedimento di indulto varato dal governo Prodi mostri i suoi clamorosi insuccessi, quantomai annunciati, sia sul lato delle condizioni carcerarie che su quello della reiterazione del reato da parte dei soggetti al provvedimento che vengono tutti o quasi ripizzicati.
Emblematici gli ultimi casi che hanno visto le famiglie di turno delle vittime di omicidi di famigliari ribellarsi alla scarcerazione degli assassini che ancora una volta non pagheranno per ciò che hanno commesso.
La disperazione e la rabbia di quelle famiglie hanno tutta la nostra comprensione ed è inutile nascondere la rassegnazione per la quale viene seriamente da chiedersi chi sia il vero stupido: la vittima a fidarsi della Giustizia italiana o il criminale a rendersi conto che il suo reato resterà praticamente impunito o richiederà tuttalpiù qualche misero anno di galera?
La notizia dei 3 anni di sconto al "mostro di Foligno" è solo l'ultima e drammatica vicenda che riguarda lo stato della giustizia e delle pene in Italia.
Quello che resta il punto critico è a mio parere la scarsa severità delle leggi in materia penale e, fatto ancor più grave quando associato al primo, la diffusa sensazione della non certezza della pena.
Quando poi il Ministro della Giustizia rende dichiarazioni in cui prospetta l'arretramento ulteriore della giustizia prevedendo il carcere come "misura estrema e riservata a criminalità organizzata, ai delinquenti abituali e a chi commette reati che allarmano società", lasciando "più spazio a soluzioni alternative", non vediamo più nemmeno il minimo sforzo delle autorità al rispetto della legge e al mantenimento della sicurezza dei propri cittadini.
Questi attegiamenti segnano "la vittoria di Caino su Abele", per citare uno slogan tanto infelice quanto inadeguato in un paese come il nostro dove ci si preoccupa più a come impedire e restringere le possibilità di legittima difesa della vittima piuttosto che a usare ogni mezzo per reprimere i criminali, sempre più tutelati dalla legge (reprimerne uno per scoraggiarne cento).
Ma la retorica del politicamente corretto ha ormai pervaso ogni campo dell'azione politica italiana, come quella europea, e in aggiunta, la giustizia ha visto sempre di più svilupparsi nel dibattito pubblico la convinzione che si debbano trovare le cause, e nongià le giustificazioni, che portano a delinquere e cercare la riabilitazione dei criminali nella società, piuttosto che assumersi il solo compito della repressione.
Compito dall'alta valenza morale e ideale, per carità, ma che, come quasi tutte le azioni di questo tipo, ha il solo scopo di peggiorare la causa che ci si propone di curare.
La percezione dell'impunità dei reati associata alla sfiducia nell giustizia ha il duplice effetto di aumentare il tasso di criminalità e, nel contempo, di inasprire la rabbia dei cittadini non solo nei confronti dei criminali stessi, ma dello stesso Stato; e queste due variabili unite producono un aumento generalizzato della violenza all'interno del paese e una costante consapevolezza del cittadino che l'unica strada sia farsi "giustizia da sè": una delle cose principali che uno Stato dovrebbe evitare nell'interesse di mantenere il monopolio della forza sul proprio territorio.
Mettendo a confronto un modello giudiziario dei più criticati, non fatichiamo a capire il perchè visti i risultati nostrani, quello Statunitense a quello europeo e in particolare Italiano abbiamo delle evidenti differenze sia a livello di mere statistiche che a livello di percezione di sicurezza e di fiducia nella giustizia dei cittadini.
In America il crimine, tra il 1993 e il 2002, un lasso di tempo sufficentemente ampio per giudicare la bontà dei provvedimenti giudiziari e penitenziari, ha registrato una forte diminuzione: il crimine violento ha subito un calo peri al 54%, le aggressioni aggravate scendono del 64,2%, le rapine del 63,3%, gli stupri e le aggressioni sessuali del 56%, il crimine contro la proprietà del 50%, i furti con scasso del 52,4%, i furti di veicoli e di motori del 52,6%. La diminuzione maggiore si è registrata prevalentemente, nelle aree sub-urbane (fonte: Rennison, Rand, 2002).
In Italia, invece, il trend differisce per ogni tipo di reato: sostanzialmente, gli unici reati ad essere diminuiti negli ultimi dieci anni sono gli omicidi, gli scippi, i furti di veicoli e i furti di oggetti sulle automobili. I furti e le rapine, pur avendo subito fluttuazioni, hanno da sempre mantenuto trend crescenti mentre aumentano le lesioni dolose, le violenze carnali, il commercio di sostanze stupefacenti, il borseggio e i furti in negozi e negli appartamenti (fonte: Barbagli, 2003).
Purtroppo dobbiamo riscontrare diverse dicrepanze tra le pene per reati tra Italia e Stati Uniti: laddove uno stupro viene punito con 30 anni di carcere senza condizionale se non anche la pena capitale nel caso di violenza su minori di 12 anni in alcuni stati americani, in Italia lo stesso reato non richiederà più di una decina di anni ma, data l'altissima incertezza della pena introdotta dal vasto ricorso alla libertà condizionale, difficilmente il criminale sconterà la già esigua pena; e per non dilungarci troppo ci fermeremo a questo esempio, peraltro già impietoso.
Negli Stati Uniti la sensibilità per la repressione del crimine è storicamente elevata, cosi come la severità delle pene, e questo ha fatto si che l'apparato giudiziario abbia sempre trovato nel consenso popolare la propria forza nel reprimere il crimine sotto il duplice aspetto della certezza della pena e nella sua durezza assieme all'effetto psicologico che questo provoca sui "criminali potenziali" nello scoraggiarli a delinquere.
Non è un caso se la figura dell' avvocato difensore sia da sempre malvista dal cittadino americano, cosi pure non è un caso se il ricorso alla pena di morte è tuttoggi in vigore in 38 dei 50 Stati della Federazione.
La percentuale degli americani favorevoli alla pena di morte è sempre molto elevata (e visti i risultati ottenuti non vediamo come gli si possa dare torto), tanto che il risultato più basso è stato registrato nel 2003 da un sondaggio Gallup che dava il 64% degli americani favorevoli, un calo dovuto in gran parte alla campagna di sensibilizzazione di organizzazioni abolizioniste che sfruttarono alcune storie carcerarie per alimentare la convinzione e il luogo comune che dietro la pena capitale si celi il razzismo.
Il cittadino americano ha visto i reati notevolmente ridotti a fronte di una vigorosa applicazione della legge tramite la severa repressione dei criminali e con la conseguente diffusa sensazione che "il crimine non paghi".
Ci chiediamo quanto tempo ancora in Italia Abele dovrà sopportare i soprusi prima che lo Stato si decida finalmente a prendere le sue difese.
Visti i pessimi risultati di interventi come l'indulto, ci permettiamo di avanzare una proposta semplice ed intelligente per contribuire a ridurre sia i problemi dei detenuti all'interno delle carceri, sia per poter mettere in atto le sentenze senza che ci si debba preoccupare di trovare un posto per il condannato visti gli alti costi che lo stato è costretto a sostenere per la popolazione detenuta.
La proposta è quella delle carceri private, che hanno un costo minore di quelle statali sia per la costruzione che per la manutenzione, inoltre vengono costruite molto più rapidamente ed hanno una qualità di vita maggiore al loro interno sia per i detenuti che per le guardie.
Un intervento non certo risolutivo del problema più generale della giustizia italiana che dovrebbe, finalmente, concentrarsi sulla vittima e sulla repressione del crimine, ma che può costituire la base sicura per prendere coscienza del fatto che la giustizia e lo Stato devono prendersi carico della prevenzione e della punizione dei reati, piuttosto che nel velleitario tentativo di educare gli aspetti devianti della società tramite attività alternative alla pena detentiva in un'ottica tipicamente assistenzialista e paternalistica dello stato in Italia.
Il deterrente al crimine deve diventare anche in Italia la severità e la certezza della pena.

03 ottobre 2006

Freni al cambiamento

Voglio suggerire la lettura e la riflessione su questo articolo dell'IBL riguardo all'annoso e sempre più necessario tema del cambiamento della Costituzione Italiana.
Un cambiamento profondo e serio delle istituzioni e dei principi di una Carta che è ancorata a ideologie, equilbri e paure vecchie più di sessant'anni, rappresentando un vero ostacolo al futuro del paese.
Un futuro che vede la libertà individuale avanzare in tutte le democrazie come il centro della vita pubblica e privata, ma che in Italia è frenata fortemente dall'assetto costituzionale che esclude e mortifica sia l'individuo in quanto tale, sia i diritti a lui direttamente collegati, come la proprietà privata.
Ma frenata anche dai partiti politici che sfruttando questi assetti, non affrontano mai riforme serie e profonde per mantenere intatti i loro poteri, smisuratamente assicurati dalla Carta, ricorrendo alle intese e agli accordi più meschini atti a mantenere lo status quo sotto qualsivoglia governo di qualsiasi colore col solo risultato di soffocare le libertà individuali del nostro paese assieme alle connesse potenzialità.
Illuminante questo passaggio:

"[...] Una riforma seria imporrebbe una crescita anche dei nostri attuali partiti politici che potrebbero finalmente abbandonare la lunga fase di “illusione populista” che prevede il tentativo di creare una grande coalizione pur di vincere le famigerate elezioni ed in seguito di legiferare timidamente cercando di non far troppi danni e di resistere al potere il più a lungo possibile affidandosi spesso a scandalosi voltafaccia e compromessi. Modernizzare partiti ed istituzioni sarebbe la premessa più edificante per poter immaginare un futuro un po’ più libero e responsabile. "

La strada per il cambiamento non può essere che quella di porre al centro di ogni azione politica ed economica, pubblica e privata l'individuo.
Un buon inizio per erodere il potere dello stato sulla società può essere a buona ragione il decentramento fiscale e amministrativo: inisistere su questo punto potrà essere decisivo per il buon esito di un processo più ampio di riforma costituzionale.