30 dicembre 2006

Game Over


I strongly reccommend this read

23 dicembre 2006

Season's Greetings

Wishing to all of my friends and readers a very Merry Christmas and a Happy New Year.
Holydays' tips: read some good book and finally take some rest.
I will see you next year!!!

22 dicembre 2006

Dillo a Volontè

Dopo i post dedicati alla vicenda umana di Welby voglio focalizzare l'attenzione di tutti sulle spregevoli polemiche scoppiate ieri dopo la morte di Piergiorgio e che non accennano a placarsi.
Riprendendo la pronta e puntuale iniziativa di Jinzo rilancio anch'io l'invito a tutti quelli che credono alla proprietà privata del proprio corpo e alla conseguente libertà individuale circa la propria vita e la propria morte a reagire alle orribili e inqualificabili dichiarazioni dell' On. Luca Volontè dell'UDC ("..il medico e i radicali che hanno ucciso Welby vanno arrestati quanto prima") scrivendo e facendo arrivare il proprio sdegno al diretto interessato.
Ovviamente alla famiglia Welby tutta e ai Radicali Italiani, a Marco Cappato e a Mario Riccio in particolare, va il mio più profondo affetto e la mia convintà solidarietà in seguito agli spregevoli attacchi.
Io gli ho già scritto, fatti sentire anche tu!

VOLONTE_L@camera.it

21 dicembre 2006

Ciao Piergiorgio

Piergiorgio Welby se n'è andato.
Voglio esprimere il mio dolore per la sua scomparsa alla moglie, alla famiglia e a tutti i Radicali che gli sono stati sempre accanto durante la sua battaglia politica per la libertà individuale.
A Marco Cappato che tanto si è speso per la causa di Welby va la mia totale solidarietà e vicinanza ideale e politica per ciò che ha fatto con impegno vivo e sincero.
Quello che mi sento di dire alla sua famiglia è che la sua sofferenza non sarà dimenticata e che la sua battaglia significa e significherà molto per la libertà di tutti.
Il suo estremo gesto di amore per la vita dimostra il suo immenso altruismo.
In questi momenti di dolore per la scomparsa di un grande uomo vorrei non essere costretto ad aprire qualsiasi polemica, ma le dichiarazioni delle ultime ore provenienti dal centrodestra in generale e dagli esponenti dell'UDC in particolare, mi costringono a esprimere la mia totale vergogna e il profondo ribrezzo per chi attacca la battaglia politica di Welby e dei Radicali Italiani additando loro e il medico che ha eseguito la volontà del paziente Welby come "assassini da perseguire penalmente".
Non ho abbastanza parole per descrivere l'orrore che questi infami attacchi alla libertà individuale di un uomo e a coloro che si battono per difenderla mi lasciano nella mente e nel cuore.
Negli ultimi post ho espresso le mie posizioni sul tema e chi condivide con me la profonda convinzione che le libertà individuali, soprattutto quelle riguardanti le decisioni circa il proprio corpo, proverà le mie stesse sensazioni di fronte ad attacchi feroci come quelli di gran parte del centrodestra.
Al medico che ha permesso la realizzazione della volontà di Piergiorgio Welby, costretto ad una tortura fisica e psichica da troppo tempo da parte di uno Stato profondamente illiberale e spietatamente cinico e autoritario nei confronti della libertà dei suoi stessi cittadini, va la mia vicinanza e il mio pieno appoggio.
Ciao Piergiorgio, eroe per davvero.

P.S.: Qui il bell'articolo che il New York Times ha dedicato martedi alla lotta di Welby, "La crociata di un poeta per il diritto di morire come vuole" era il bellissimo titolo.

20 dicembre 2006

Le libertà strangolate

I recenti fatti di cronaca riguardanti la violenza nelle scuole pubbliche italiane hanno scatenato i moralisti di tutti i colori politici che non hanno lesinato i soliti sferzanti interventi contro ciò che secondo loro è la causa del cosiddetto "bullismo".
Inevitabili perciò sono stati i cori contro la televisione e i modelli proposti tramite essa, rilancio perciò idealmente il bel post di Carlo Stagnaro su questo argomento.
In questo senso gli attacchi al "mondo del wrestling" sono ridicoli, soprattutto perchè si continua a ragionare in termini di cultura collettiva e di massa senza tenere conto della libertà e della responsabilità individuale di ciascuno di noi.
Ricercare le colpe di un singolo nell'influenza negativa della società e dei suoi prodotti è sempre stata una facile scusa per deresponsabilizzare qualunque tipo di atto vilento o criminale compiuto da singoli e, cosi facendo, evitando di essere costretti a prendere provvedimenti severi nei confronti dei singoli: severità nei confronti dei criminali che in Italia la classe politica ha sempre ritenuto essere penalizzante a livello politico-elettorale e che per questo non ha mai attuato, si pensi alle pene ridicole per i reati come stupro o omicidio in Italia.
In Italia la sedimentata cultura marxista unita a quella cattolica hanno prodotto una sensibilità pressochè nulla per gli individui e le loro azioni e ha creato un pensiero unico dominante statalista che vede nella moralizzazione massiccia di stato l'unico modo per educare "i singoli individui che da soli non ce la possono fare" perchè ignoranti.
Se a questo aggiungiamo il solito pizzico di ideologia contro ogni cosa o quasi (le schifezze di Michael Moore e quasi tutto ciò che esce da Hollywood ad esempio vanno benissimo in Europa, come vediamo da sempre) venga da oltreoceano abbiamo un quadro desolante.
L'approccio a qualunque tipo di manifestazione o intrattenimento televisivo, sportivo o di altro genere in Italia risulta essere quello di chiedersi sempre e comunque se sia o meno "educativo e edificante", come se avessero diritto di cittadinanza e dunque di esistere solo prodotti e attività educative o presunte tali mentre tutto il resto dovrebbe essere proibito per legge.
A questo riguardo il dibattito sulla droga e sui temi eticamente sensibili (come vengono incredibilmente chiamate le libertà individuali in Italia secondo la Bibbia del politicamente corretto) fa capire come questo tipo di ragionamento sia culturalmente radicato in Italia in modo trasversale nella società e nella classe politica.
Personalmente rivendico la libertà individuale di decidere cosa fare e a che cosa assistere a prescindere che sia o meno educativo, e di lasciare decidere il buon esito del tutto al mercato e al mercato soltanto.
Se c'è domanda di un bene non c'è ragione di proibirne l'offerta perchè un establishment politico-religioso ritiene quel prodotto "diseducativo" secondo i propri parametri del tutto arbitrari.
Attaccare chi critica il wrestling dicendo che non è vero che sia diseducativo in un paese come l'Italia dove i liberali sono da sempre schiacciati tra i due fuochi cattolici e di sinistra (le due posizioni non si escludono a vicenda, anzi possiamo dire senza molti dubbi che siano complementari in Italia) non è vincente, qualche moralista cattolico e di sinistra avrà sempre da dire qualcosa contro ciò che non si conforma alla propria utopia morale di stato, bisogna attaccarli rivendicando la libertà di fare e guardare cosa più ci aggrada, a prescindere che sia educativo o meno.
Afficando a questa libertà la doverosa responsabilità delle nostre azioni individuali, che in Italia non vengono a mio parere punite abbastanza severamente.
Se questa strategia si rivelerà vincente o meno non sta a noi deciderlo, ma alla storia, comunque dobbiamo provarci e dobbiamo comunque iniziare.
Purtroppo in Italia la scuola e quindi l'educazione pubblica e di stato hanno prodotto nei decenni questo tipo di reazioni ferocemente stataliste e antiliberali, ma se noi liberali non ci tiriamo su le maniche facendo sentire la nostra voce, finalmente, non faremo passi avanti significativi.
Come assistiamo anche per la questione drammatica di Welby, in Italia il problema rimane quello dello strangolamento delle libertà individuali da parte dello Stato: lo ha detto chiaramente il Ministro Rosy Bindi ieri sera a "Porta a Porta", la classe politica è seccata da chi rivendica il diritto di decidere per sè in piena libertà, è irritata dallo straripare della voglia di libertà individuali, e vuole invece avere il controllo totale sulla società.
E questa volontà autoritaria moralizzatrice viene venduta agli italiani di volta in volta come "necessità di proporre modelli educativi sani ai nostri ragazzi", leggi proibire per legge certe trasmissioni o prodotti, o ancora come "priorità di salvaguardare la vita umana potenziando la sanità pubblica per stare vicini e assistere meglio il malato, leggi proibire per legge la libertà di decidere sul destino della propria vita e del proprio morto sancendo de facto l'abolizione la proprietà privata del proprio corpo che diventa un bene collettivo e quindi proprietà dello Stato (in questo senso l'intervento della Bindi rivela aspetti inquietanti) e successivamente quindi giustificando una superiore tassazione e una conseguente espansione dello Stato tramite il Sisema Sanitario Nazionale.
Ecco, vediamo come questi giochetti politici e retorici siano all'ordine del giorno.
Purtroppo registriamo come ancora una volta risultino però vincenti tra la società italiana che, secondo i politici, sarebbe "spaventata da una libertà che non ha compassione per la vita e per i valori".
Questo giochetto funziona bene con gli elettori italiani, per questo noi liberali dobbiamo rilanciare e non starci a questo giochetto.
Nel salotto di Vespa abbiamio visto come, Marco Cappato ieri sera ad esempio, chi esprime una volontà di espansione delle libertà individuali venga stritolato trasversalmente da destra a sinistra unite dalla fame moralizzatrice nel chiedere "ma dove volete arrivare? Cosa volete ottenere?", dipingendo il liberale di turno come "drogato" o "dottor morte": a questo attacco il liberale risponde moderando la sua posizione arretrando e avvicinandosi alle posizione degli statalisti che crede in buona fede risultando chiaramente come il perdente del dibattito.
E' a questa reazione provocata dall'inferiorità numerica e dall'apparente consenso contro le nostre posizioni che non dobbiamo cedere noi liberali: quando veniamo attaccati sul tema delle libertà individuali, anche e soprattutto sui temi che riguardano la propria vita e il proprio corpo, invece che temperare le nostre posizioni lasciando terreno allo Stato dobbiamo ribattere sulla nostra volontà ferma di ottenere il maggior numero di libertà individuali possibili e, cosi facendo, costringendo i moralisti e gli statalisti ad esporre chiaramente le proprie intenzioni palesemente antiliberali.
Personalmente ritengo che solo stanandoli e forzandoli a dire chiaramente agli italiani che vogliono conservare lo status quo dove le libertà individuali de facto non esistono, ma dove i pochi diritti esistenti sono rigidamente regolati dallo Stato e dal Parlamento.
L' appello ai liberali è perciò quello di non demordere lasciandosi portare su posizioni chiaramente stataliste, ma di rilanciare sempre sulla necessità per l'Italia di ampliare la sfera delle libertà individuali, da troppo tempo negate agli italiani.

17 dicembre 2006

Con Welby per la libertà di tutti

Chi vi scrive non ha mai lesinato critiche alle iniziative politiche degli ex Radicali e del Guru in particolare, ed è per quello che ho seguito i Riformatori Liberali senza indugio.
Ma ci sono battaglie politiche che non si possono non condividere con gli amici radicali nel centrosinistra, e la battaglia, termine forse inappropriato, per e con Piergiorgio Welby è una di queste.
Dopo la desolante e disarmante decisione del giudice di Roma si resta impietriti dall'arretratezza e dalla incredibile illiberalità del sistema dei diritti italiano.
Risulta agghiacciante scoprire che tuttoggi non ci sia in Italia la libertà di decidere del proprio corpo, sulla propria vita e sulla propria morte, e che il proprio medico curante possa addirittura essere incriminato per omicidio se si ponesse nelle condizioni di eseguire la volontà del paziente sulle sorti della propria vita, la propria sottolineo.
Dopo le abominevoli parole di un senatore della repubblica circa la non proprietà privata della propria vita si prova un senso di totale subalternità allo Stato che, in Italia, non accenna a mostrare la sua volontà autoritaria e moralizzatrice sulla società.
Il dramma delle libertà individuali in Italia ha portato un uomo coraggioso come Welby a offrire la propria sofferenza per il bene di tutti coloro che, nelle sue stesse condizioni, si trovano nella impossibilità di autodeterminare una propria scelta che, avversata dallo Stato confessionale ed autoritario, viene costretta alla quotidiana clandestinità e affidata alla pietà di qualche medico, il tutto in un segreto e in un silenzio assordante.
In gioco non c'è solo la libertà di Welby, ma c'è il futuro delle libertà individuali in Italia.
E' per questo che sostengo in pieno l'azione dei Radicali Italiani e che esprimo la commossa vicinanza ideale a Piergiorgio Welby e alla sua famiglia, costretti dallo Stato contro le proprie volontà nell'anno del signore 2006 in una "moderna democrazia laica e liberale occidentale".
Per le libertà individuali sempre, comunque e con chiunque.
Un abbraccio a Piergiorgio e un saluto di vicinanza a tutti gli amici radicali e liberali in Italia e nel mondo che in queste ore sono in piazza per la libertà.

07 dicembre 2006

L'Iraq e il Medio Oriente dopo l'ISG

Il lavoro dell' Iraq Study Group è finalmente stato reso pubblico, e per chi non ne avesse ancora letto il testo finale, peraltro già filtrato questa settimana tramite esclusive di alcuni media, i seguenti sono i passaggi chiave: ritiro delle brigate combattenti entro il marzo 2008, impiego dei soldati rimasti per addestrare gli iracheni e dare la caccia ad Al Qaeda (dai 4000 attuali ai 20000 proposti), pressione su Baghdad affinché affretti la riconciliazione nazionale, iniziativa diplomatica su Iran e Siria, rilancio del negoziato di pace arabo-israeliano. Tutto sotto forma di 79 raccomandazioni alla Casa Bianca come formula propositiva per uscire dalla crisi irachena e rilanciare il ruolo Usa in Medio Oriente.
I giudizi su questo lavoro si sono sprecati, ma all'indomani della presentazione dello sforzo bipartisan di Baker-Hamilton dopo la sconfitta repubblicana alle ultime elezioni ciò che si può ragionevolmente sostenere è che, come oggi scrive Anthony Cordesman per il CSIS, l'elefante ha partorito un topolino.
D'altra parte era difficile aspettarsi più di una via di mezzo tra le proposte dei democratici appena arrivati zelanti al Congresso e i tenaci repubblicani rimasti delusi dalla pesante sconfitta: in altre parole, è ciò che una commissione bipartisan è chiamata a fare e che regolarmente ha fatto.
Cordesman fa notare come dopo i rimproveri sulla deteriorata situazione irachena e sulla conduzione fallimentare del post-war, qualcosa che hanno fatto più o meno tutti, seguano ben poche proposte concrete e verosimilmente applicabili con successo.La chiave di tutto il report sta nell'introduzione “if the Iraqi government moves forward with national reconciliation.”
Il problema è appunto non tanto quello che si può fare dall'esterno, ma come riuscire a far funzionare un processo interno prettamente iracheno, e su questo il lavoro lascia un grave silenzio.
Ciò che il rapporto fa è semplicemente richiamare il governo iracheno ad affrontare più coraggiosamente le forze che stanno lacerando il paese dall'interno, ma questo è "il trionfo della speranza sull'esperienza", ed infatti è quello che ha fatto l'amministrazione americana sin da dopo le elezioni nel tardo 2005, portando a ben pochi risultati, aggiungo io.
La sola proposta convincente è la richiesta che gli Stati Uniti usino minacce e disincentivi per fare pressione sul governo iracheno ad agire con decisione.
Per quanto riguarda il capitolo diplomazia il maggior punto di frizione resta il probabile dialogo con i vicini mediorientali di cui abbiamo già parlato, e in particolare alle resistenze al negoziato con Siria e Iran in quanto "nemici" Baker ha prontamente fatto notare: «Non abbiamo forse negoziato con l’Iran per stabilizzare l’Afghanistan? Non abbiamo forse negoziato per 40 anni con l’Unione Sovietica quando era il nostro peggiore nemico? Diplomazia vuol dire parlare con gli amici, ma soprattutto dialogare con i nemici», e di questo approccio non possiamo che rallegrarci.
A questo riguardo, Henry Kissinger qualche giorno fa ha auspicato un'azione per stabilizzare il paese piuttosto che ormai inutili sforzi nel tentare di costruire una democrazia compiuta.
Ha poi sottolineato l'obbiettivo di un Iraq confederato in cui il potere sia devoluto ai tre maggiori gruppi etnici in modo che le regioni si possano autogovernare "con una sostanziale autonomia", e alla domanda su come realizzare ciò l'ex segretario di Stato ha precisato che non si tratta di un esercizio di scienza politica, ma che deve riflettere un reale equilibrio di forze e qualche equilibrio di interessi.
Un passo iniziale sarebbe di riunire un "gruppo di contatto" internazionale includendo Iran, Siria e Turchia per cercare di creare uno stabile equilibrio tra le fazioni irachene.
La ragione per cui Kissinger spinge per una conferenza internazionale è che molti stati hanno interesse nell'evitale un Iraq estremista, ad esempio l'Iran non vuole i Talebani in Iraq.
Nessuno ha la bacchetta magica come vediamo, nè l'amministrazione americana nè tantomeno una commissione bipartisan.
Il punto sui negoziati con i vicini iracheni però sembra essere una costante in tutte le analisi, ma non tutti i vicini hanno gli stessi interessi e, ad esempio, paesi alleati agli Stati Uniti come l'Arabia Saudita e l'Egitto avranno verosimilmente molti problemi nel vedere riconoscere da Washington una posizione più rilevate in Medio Oriente agli ingobranti vicini sciiti di Teheran e Damasco.
Per questo la strada di negoziati internazionali allargati che coinvolgano più players non mediorientali, inclusa l'UE e il consiglio di sicurezza ONU, sembra essere la scelta migliore e più saggia, soprattutto per gli interessi americani nella regione nel lungo periodo.
Come scrive bene Zbigniew Brzezinski, oggi l'immediato dilemma è l'Iraq, ma la posta in gioco è il futuro del Medio Oriente.

UPDATE: Consigliata la lettura dell'analisi di Andrea Gilli per Epistemes sulla politica estera americana e sulle sue possibili evoluzioni nel medio-lungo periodo dopo l'Iraq Study Group.

03 dicembre 2006

Perchè Rumsfeld è stato cacciato

E' con un esclusivo documento ottenuto dal New York Times che dalle righe dello stesso ex-Segretario alla Difesa Rumsfeld si capisce perchè è stato sostituito dopo le pesanti elezioni di mid-term.
Il documento fa capire chiaramente come l'ex segretario ormai non avesse la più ben che minima idea di come fare uscire gli Stati Uniti da quel pasticcio con cui lui stesso aveva incastrato le forze armate americane in Iraq dopo la rapida vittoria su Saddam.
Nel suo memo esclusivo, praticamente ammette i miseri risultati della sua decisione di addossare tutta la gestione del paese sui militari, ovviamente incapaci di adempiere quel compito, non essendo quello il loro lavoro.
Il testo si apre con questo breve abstract che fa capire la totale confusione di Rumsfeld a tre anni dall'inizio della sua triste avventura al DoD:

"The situation in Iraq has been evolving, and U.S. forces have adjusted, over time, from major combat operations to counterterrorism, to counterinsurgency, to dealing with death squads and sectarian violence. In my view it is time for a major adjustment. Clearly, what U.S. forces are currently doing in Iraq is not working well enough or fast enough."

Per il testo completo seguite direttamente il link del Times.
Il motivo per cui il Presidente Bush ha sostituito il suo Segretario alla Difesa ora dovrebbe essere comprensibile davvero a tutti, anche a quelli che continuano a sostenere le stesse decisioni dopo che ora lo stesso Rumsfeld ammette essere state fallimentari.
Un solo appunto infine: quando l'ex segretario scrive che "ciò che le truppe americane stanno facendo attualmente in Iraq non sta funzionando bene o velocemente abbastanza" mi rallegro che al Pentagono ci sia Robert Gates.
Capisco benissimo le forti critiche dei vertici militari al Pentagono contro Rumsfeld ora che leggo dalle sue stesse righe quanto fosse inadatto a guidare le Forze Armate degli Stati Uniti, dal momento in cui nemmeno conosce ciò che i militari sono addestrati a fare, cioè le guerre e non la creazione di stati democratici dalle macerie.

UPDATE: John Bolton rassegna le sue dimissioni come ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite dopo un anno di mandato senza la conferma da perte del Senato. Comprensibile il suo gesto alla luce anche del nuovo Senato dove la sua nomina sarebbe risultata davvero impossibile, una mossa responsabile che toglierà un impaccio al Presidente in un momento non proprio felice. Al contrario di Rumsfeld, credo sia un vero peccato aver perso Bolton all'ONU

02 dicembre 2006

The Italian Connection

Anche negli Stati Uniti la spy-story su Litvinenko, Scaramella, le attività del KGB in Europa durante la guerra fredda e tutti gli ultimi risvolti sta attraendo una certa attenzione.
Vi ripropongo per intero l'articolo su FoxNews di prima pagina che senza giri di parole collega alcuni avvenimenti recenti con le attività del KGB in Italia, che comprendevano, come la Commissione Mithrokin ha dimostrato, il reclutameto e l'infiltrazione tramite figure politiche italiane.
L'articolo di FoxNews punta il dito senza mezzi termini sull'implicazione del Premier Romano Prodi in quelle attività e ricorda due avvenimenti chiave come la connessione tra Prodi e il rapimento di Aldo Moro nonchè le attività economiche del Professore nella ex Unione Sovietica.

"Revelations that Mario Scaramella, a shadowy nuclear security expert and well-known information peddler, tested positive Friday for the same radioactive toxin that killed former KGB agent Alexander Litvinenko gives the evolving spy mystery yet another weird twist: The Italian Connection.

Scaramella, described in media reports as an academic who has long maneuvered in and out of the European clandestine information community, is also linked to an investigation of Italian Prime Minister Romano Prodi, long thought to have had ties to the former Soviet espionage apparatus.

Prodi, an arch rival of former Prime Minister Silvio Berlusconi, once was the target of an investigation into KGB infiltration of the Italian government, an inquiry sparked by information found on scraps of paper supplied by the KGB's archivist when he defected to the British.
That information revealed how the KGB had successfully recruited 261 leading Italian politicians and journalists.

Curiously, Scaramella reportedly was meeting with Litvinenko at a London sushi restaurant to tell the former KGB agent that his name was on an assassination list that he'd uncovered.
Prodi's political opponents, meanwhile, have launched several investigations into his financial and political dealings.

One investigation probed the former economics professor's research company, which accepted millions of dollars worth of government contracts, and shared a Moscow office with the KGB.

Suspicions about Prodi date back to 1978, when tipped off police to the exact whereabouts of kidnapped Italian Prime Minister Aldo Moro. Police eventually bungled the rescue operation, and Moro was murdered by his Red Brigade kidnappers.

Prodi later offered remarkable testimony to investigators, claiming he learned of the location during a Ouija Board seance."
(ndr. il corsivo è mio)