15 gennaio 2007

Base Vicenza: Prodi incrina i rapporti Italia-USA

Avevo già parlato tempo fa dei problemi crescenti che avrebbero potuto nascere dalla questione della nuova base militare americana di Vicenza, un progetto per la verità di ridispiegamento delle unità disperse sul territorio italiano e tedesco componenti circa 2000 unità della 173ma aviotrasportata da effettuarsi in una nuova struttura nell'area dell'aeroporto Dal Molin.
Il cammino del progetto, approvato dal precedente Ministro della Difesa Antonio Martino, ha però trovato sempre più difficoltà e intoppi fino al deterioramento della situazione attuale tra il governo italiano e Washington. Prodi e D'Alema hanno assunto un atteggiamento piuttosto negativo in risultato del fatto che l'ala di estrema sinistra della coalizione di governo ha pressato via via per un rifiuto del progetto, ma questo ha portato a un temporeggiamento del Presidente del Consiglio a tutto danno delle relazioni bilaterali italo-americane, tanto che l'amasciatore Spogli da circa due settimane è in costante pressing su Palazzo Chigi da quando il Ministro Parisi ha depositato il dossier per la base di Vicenza nelle mani del Premier per la scottante piega politico-diplomatica che la questione della base sta assumendo.
Il problema sembra non di poco conto in quanto a Washington avevano ricevuto rassicurazioni e per questo sono già stati spesi 10 milioni di dollari circa in sopraluoghi, consulenze e progettazioni.
L'intera operazione verrebbe a costare 500 milioni di dollari, di cui 300 messi a bilancio nel 2007.
La commissione Difesa del Senato americano comincia a discuterne oggi proprio per approvare lo stanziamento dei fondi. Ecco perché Washington aspettava una risposta entro il 15. "Il nuovo governo — osserva il sottosegretario Forcieri — poteva rispettare gli impegni presi da Berlusconi oppure dire no subito. Ora tutto è più complicato".
E' chiaro che molto ha giocato la questione politica domestica italiana che vede una maggioranza in ostaggio numerico e conseguentemente politico di partiti comunisti e di chiara impronta antiamericana, ma il Presidente del Consiglio sta pericolosamente rendendo sempre più tesi i rapporti con Washington, già infiammati dalle diverse rotture politiche e diplomatiche del suo Ministro degli Esteri D'Alema, e questo non è solo un problema della attuale maggioranza di governo, è una questione di interessi nazionali italiani.
Spogli ha già fatto sapere che se riceverà un no verrà interamente smobilitata la permanenza militare americana di Vicenza e questo comporterebbe la perdita di qualche migliaia di posti di lavoro comprensivi dell'indotto creato dalla base Ederle precedente che andrebbero persi assieme alla ricaduta economica e commerciale che una stretta relazione tra due paesi ha costituito durante questi decenni di cooperazione militare.
E' evidente che il tutto verrà deciso tra la leva dell'opposizione politica e ideologica al progetto e quella del rischio occupazionale ed economico che un'eventuale no costituirà.
In questo senso dopo il battage mediatico e gli slogan ideologici di alcuni soggetti politici e comitati civili contro la nuova base, stanno prendendo voce anche le categoria economiche e le organizzazioni del lavoro della zona vicentina interessati in prima persona dalla questione: la confindustria, la confcommercio, la confartigianato e finanche la cgil e la uil hanno mostrato forti preoccupazioni per le voci che vedrebbero il governo Prodi chiudere la porta in faccia agli Stati Uniti per la costruzione della base, paventando pesanti conseguenze su tutta la provincia di Vicenza sui livelli occupazionali e sui rapporti commerciali.
In relazione a questo le categorie hanno inviato a Prodi, Rutelli, D’Alema e Parisi un telegramma sul caso Dal Molin: "Il mondo economico vicentino - si legge nel testo - esprime forte preoccupazione per gli ultimi sviluppi relativi al progetto di allargamento della caserma Ederle in area Dal Molin. La decisione di bocciare il piano sarebbe deleteria per la nostra economia, con ripercussioni prevedibili anche sui livelli occupazionali. Un’economia come la nostra, naturalmente vocata all’export, necessita di intrattenere buoni rapporti soprattutto con un mercato importante come quello americano".
"Le ragioni del mondo economico - concludono i cinque presidenti - sono chiare e non di secondo piano. Per questo speriamo che possano essere tenute in considerazione nell’importante decisione che il Governo si appresta a prendere".

Chi vi scrive auspica una presa di coscienza degli interessi nazionali italiani da parte dell'attuale governo Prodi, e che vengano perciò messe da parte le logiche politiche interne alla maggioranza per lasciare spazio a decisioni più razionali e di lungo periodo.
In questo senso è bene ricordare che le relazioni bilaterali tra Italia e Stati Uniti dovrebbero stare più a cuore a Roma, dal momento che chi giova maggiormente da tale collaborazione è evidente, come è altrettanto evidente chi potrebbe fare a meno di chi.
Chiudere la porta in faccia agli americani per far piacere alla pancia degli antiamericani nel governo con revival comunisti quali "fuori la Nato dall'Italia, fuori l'Italia dalla Nato" potrebbe avere degli effetti positivi di breve periodo sulla durata di Prodi a capo del Governo, ma di certo avrà dei pessimi effetti di lungo periodo sulla politica estera e sugli interessi nazionali italiani: rifiutare una base e delle truppe agli Stati Uniti manderebbe un segnale chiaro a tutti gli altri stati del fatto che l'Italia ha chiuso le porte e che future cooperazioni saranno impossibili.
Questa scelta sarebbe davvero autolesionistica, e alla già disastrata situazione politico-diplomatica dell'Italia all'interno della comunità internazionale non gioverebbe di certo di questo autogol politico dalla lungimiranza pari a zero.
Si apprende che una decisione verrà presa il prossimo venerdi 19 dopo la mancata risposta finale che avrebbe dovuto essere consegnata a Washington oggi, ma che le linee politiche dvergenti all'interno del governo hanno impedito di verificarsi, provocando ritardi e forti disappunti oltroceano dove si sono già stanziati soldi e programmi di ridislocamento per il progetto dato per certo fino a qualche mese fa. Oltre alle dichiarazioni al vitriolo da parte di Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani, apprendiamo oggi che l'Udeur e l'On. Capezzone hanno manifestato il consenso per il progetto della nuova base americana a Vicenza.
In conclusione, invece di nascondersi dietro una insensata e non meglio precisata "dignità nazionale" nei confronti degli Stati Uniti, Prodi e il suo governo farebbero bene ad attenersi all'interesse nazionale, l'unico parametro reale che dovrebbe dirigere l'agenda della politica estera di un paese moderno e serio.
L'interesse nazionale è l'unica costante di azione che un governo responsabile dovrebbe seguire, responsabilità di cui alla luce dei recenti provvedimenti l'attuale governo è drammaticamente sprovvisto.

Sulla presenza militare americana in Italia e sui rapporti tra i due alleati è vivamente suggerita la lettura del saggio di Andrea Gilli per Epistemes.

2 Comments:

Anonymous Massimo said...

Scusa se scrivo qui ma non riesco a vedere la tua mail.

Vorrei invitarti a visitare questo sito:

www.crono911.org

ciao!

1:14 AM

 
Blogger GeorgeWalker said...

figurati,la mail era indicata all'interno del mio profilo.
Ho visitato il sito ed oltre ad essere ben fatto raccoglie molte informazioni ufficiali e utili sugli attacchi terroristici dell'11 settembre.
grazie ciao.

9:15 AM

 

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