29 gennaio 2007

Gli interessi nazionali americani oltre la presidenza Bush

Il settimo e penultimo discorso sullo Stato dell'Unione tenuto dal Presidente Bush si è caratterizzato per la focalizzazione su temi economici e domestici lasciando solo un quarto del tempo al cardine della sua presidenza: la politica estera e la guerra in Iraq. Di riflesso alle ultime elezioni dove i Democratici hanno riconquistato la maggioranza al Congresso il presidente ha preferito comprensibilmente concentrare l'attenzione su temi dove potrebbe trovare anche il consenso dei congressisti, come le iniziative in materia energetica e ambientali, finanche i piani per gestire l'immigrazione, temi sui quali la passata magioranza repubblicana aveva mostrato reticenza e che adesso potrebbero avere un esito positivo. Possiamo elencare i punti chiave del discorso in diverse policies proposte dal Presidente su tutti i temi, come segue:
Energia: "20 in 10", cioè il taglio di venti punti sul consumo di carburante nei prossimi dieci anni e l'affrancamento dell'America dalla dipendenza dal petrolio come strategia di lungo periodo.
Sanità: Affidabilità, accessibilità e copertura sanitaria flessibile. Sgravi fiscali per chi sottoscrive un'assicurazione, a fronte dei milioni di americani non ancora protetti. Conduzione della lotta globale contro l'AIDS.
Educazione: Consolidare i risultati del programma "No Child Left Behind".
Immigrazione: Riforma che probabilmente permetterebbe a milioni di immigrati clandestini di ottenere un permesso lavorativo e di soggiorno.
Difesa: Rafforzare le forze armate, un piano per aumentare di 92,000 unità i reclutamenti nel Corpo dei Marines e nella Guardia Nazionale nei prossimi 5 anni.
Bilancio pubblico: Riforma di spesa per spendere meglio le tasse, rendere permanenti i tagli fiscali e la strategia per tagliare il deficit pubblico nei prossimi cinque-dieci anni.
Il capitolo politica estera ha assunto un ruolo paradossalmente marginale e ha visto il Presidente rimarcare la necessità di continuare la guerra globale al terrorismo come strategia per evitare agli Stati Uniti altri attentati terroristici sul proprio suolo.
Sull'Iraq ha sottolineato la necessità per l'America di restare in modo da non concedere al caos e alla guerra civile la regione mediorientale, cosa che intaccherebbe gli interessi nazionali americani in modo permanente. Questo il passaggio principale:

"If American forces step back before Baghdad is secure, the Iraqi government would be overrun by extremists on all sides. We could expect an epic battle between Shia extremists backed by Iran, and Sunni extremists aided by al Qaeda and supporters of the old regime. A contagion of violence could spill out across the country -- and in time, the entire region could be drawn into the conflict.

For America, this is a nightmare scenario. For the enemy, this is the objective. Chaos is the greatest ally -- their greatest ally in this struggle. And out of chaos in Iraq would emerge an emboldened enemy with new safe havens, new recruits, new resources, and an even greater determination to harm America. To allow this to happen would be to ignore the lessons of September the 11th and invite tragedy. Ladies and gentlemen, nothing is more important at this moment in our history than for America to succeed in the Middle East, to succeed in Iraq and to spare the American people from this danger. "

Le critiche dei Democratici al piano di invio di 20,000 soldati in più in Iraq hanno indotto il Presidente a tenere un profilo piuttosto soft e alla luce dei soli due anni di presidenza che separano Bush dal ritiro dalla scena politica crediamo che sia stata una scelta saggia e nell'interesse dell'interesse nazionale, che non necessita di scontri politici interni ulteriori.
A prescindere dalle valutazioni sull'opportunità o meno di rafforzare le truppe americane in Iraq e sulla conduzione e sul modo con cui l'amministrazione ha deciso di impostare la strategia di azione per stabilizzare quel paese, è innegabile che l'interesse nazionale ora non richiede certo un ritiro immediato americano, cosa che avrebbe risultati catastrofici.
Come ha recentemente dichiarato l'ex Segretario di Stato Henry Kissinger, non è più questione di scegliere tra la vittoria militare e il ritiro totale: la guerra per la stabilizzazione democratica dell'Iraq e del Medio Oriente ha fallito, ma ritirare senza strategia le truppe non migliorerebbe certo la situazione per gli Stati Uniti nè tantomeno per gli iracheni.
E' necessario restare in Iraq per riguadagnare e mantenere la leadership regionale, tantopiù a fronte dell'escalation politico-militare che l'Iran ha ingaggiato per la sua affermazione e primazia in Medio Oriente.
E' altresi necessario aprire una conferenza internazionale che coinvolga tutti i paesi interessati nella regione, compresi India e Pakistan e anche l'Iran, a patto che smetta di comportarsi come "crociato" che mina alla struttura del sistema internazionale ed inizi ad agire come nazione.
Far ritornare le truppe a casa ora significherebbe soltanto rimandarle di nuovo a fronte di una situazione ancora peggiore.
Interesse degli Stati Uniti è di ristabilire un nuovo equilibrio di poteri e interessi in Medio Oriente dopo che l'intervento militare iracheno del 2003 sconvolse gli equilibri esacerbando i rapporti internazionali: un nuovo equilibrio di potere dove gli Stati Uniti assumerebbero la funzione di leader e di guardiano degli accordi a fronte del nuovo peso relativo dei players regionali dopo l'Iraq di Saddam.
La via per la pace e per la stabilità nella regione passa per questi passaggi chiave, non riconoscere la necessità di restare in Iraq non significa soltanto minare gli interessi nazionali americani, ma anche mettere a repentaglio la sicurezza e la pace nella comunità internazionale negli anni a venire.
La responsabilità di portare avanti questa strategia non terminerà con la presidenza dell'attuale amministrazione e il sostanziale rinvio di un'azione decisiva da parte del Presidente Bush sull'Iraq non affrancherà il prossimo Presidente degli Stati Uniti dall'onere e l'onore di condurre gli interessi nazionali americani in Iraq e Medio Oriente per mezzo di decisioni impopolari o di sacrifici di carattere politico e militare.

Off Topic: Phastidio ha il nostro pieno appoggio nel constatare come Rocca sia decisamente più apprezzato quando fa il cronista politico puro che non quando indossa i panni di analista politico o economico con risultati discutibili.

5 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Caro "Pro American Movement", non abbiamo trovato altro contatto per poterti scrivere in privato quindi ti scriviamo tramite commento nel tuo ultimo post.
Ti ringraziamo per il tuo sostegno e, se sei d'accordo, mettiamo il tuo link nella sezione "siti amici". Anche tu puoi fare lo stesso. Il nostro logo lo puoi reperire direttamente da qui http://club.giovani.it/sialdalmolin/?query=innaugurazione&amount=0&blogid=5602

7:25 PM

 
Anonymous Anonimo said...

Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

7:25 PM

 
Anonymous Anonimo said...

Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

7:25 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

vi ringrazio, aggiungerò il link bene in vista.
Nel frattempo ho provveduto a dare risalto alla vostra iniziativa con un breve post.
Grazie ancora e coraggio!
Saluti,
Matt.

7:29 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

mi spiace non siate riusciti a reperire la mia email.
Per qualunque comunicazione potete contattarmi a "bespoint@hotmail.com",
spero di esservi utile.
Ancora saluti.

7:46 PM

 

Posta un commento

<< Home