18 gennaio 2007

Prodi e l'allontanamento da Washington

La vicenda politica domestica sul si sofferto del Premier Prodi sull'ampliamento della base militare americana di Camp Ederle a Vicenza ha puntualmete assunto i tratti del più classico dei teatrini dell'assurdo della politica italiana. Se non fosse che conosciamo benissimo i processi ideologici che scattano in Italia quando ci si trova per le mani qualunque questione targata stelle e strisce non sapremmo davvero come giustificare una simile figura da "repubblica delle banane" che il Premier ha fatto fare al Governo Italiano con le sue incredibili quanto ridicole parole.
Prodi è riuscito in primo luogo a derubricare la concessione di una base militare straniera su proprio territorio come materia di mera urbanistica e amministrazione in capo all'autonoma scelta del Comune di Vicenza, in barba alle più elementari norme di diritto costituzionale italiano, dal momento che in materia di accordi internazionali ad avere il potere decisionale è e può essere soltanto il Governo centrale che di fatto determina la politica estera e gli interessi nazionali del paese: far passare la faccenda come se il Governo americano avesse deciso tutto col Comune di Vicenza in totale autonomia e segretezza è un insulto all'intelligenza di qualunque cittadino italiano nonchè un'offesa e uno svilimento del ruolo e della funzione delle più alte istituzioni italiane di cui il Premier fa peraltro parte.
In secondo luogo, montata la crisi politica interna alla maggioranza parlamentare che lo sostiene, ha provato a scaricare le responsabilità della sua scelta al precedente Governo, reo, secondo le sue parole, di aver tenuto nascosto il paese e il suo esecutivo degli accordi con Washington sull'ampliamento della base di Vicenza.
Come scrive oggi Mario Sechi questa non è solo una cosa alquanto ridicola e offensiva dell'intelligenza del cittadino medio, è anche una vera e propria menzogna, dal momento in cui il dossier sulla base Dal Molin passò dalla scrivania del precedente Ministro della Difesa Antonio Martino a quella dell'attuale Ministro Arturo Parisi al momento del cambio di Governo, tanto è vero che diverse interrogazioni parlamentari sono state fatte da esponenti della attuale maggioranza, e lo stesso Parisi ha pubblicamente ammesso di incontri con rappresentanti militari italiani e americani sulla materia dell'ampliamento della base; tutto pubblico come è ovvio che sia, trattandosi di materie che riguardano le relazioni internazionali tra due stati, la materia per eccellenza di competenza del Governo.
Le gravi indecisioni degli ultimi mesi del Governo Prodi, che hanno suscitato le preoccupate reazioni dell'Ambasciatore americano Spogli allarmato da un mutato clima politico più ostile al legame atlantico tradizionale, hanno permesso all'ala sinistra della maggioranza di inserirsi in una questione dove ha intravisto la possibilità di battagliare contro una decisione riguardante un accordo con gli Stati Uniti, secondo la loro ben nota posizione ideologica, impedendo una decisione chiara e tempestiva che avrebbe evitato un deterioramento del rapporto tra Roma e Washington nonchè un danno di immagine enorme sull'inaffidabilità e sull'ambiguità del governo italiano in una materia come la politica estera dove le decisioni determinano il buon proseguo di alleanze importanti per gli interessi nazionali.
Parlando di interesse nazionale è bene ricordare come sia strumentale parlare di necessità di trovare un consenso delle comunità locali alla decisione del governo, perchè è chiaro ed evidente che la legge riserva l'esclusiva potestà di decidere sulla politica estera al Governo, escludendo il parere di qualsiasi decisione locale.
Il senso della legge è evidente: gli interessi nazionali non possono essere messi a repentaglio da qualche migliaia di persone scontente, perchè il mantenimento di buone relazioni internazionali sono materia cosi delicata e legata alla sicurezza nazionale tali da non poter essere messe in discussione da questioni particolaristiche e locali, in questo caso parte degli abitanti di Vicenza.
L'interesse nazionale scavalca le competenze e le volontà localistiche ed è di esclusiva competenza del governo sovrano che solo può decidere degli orientamenti di politica estera le cui ricadute trovano diretto effetto in materia di sicurezza e difesa nazionale, materie che per evidenti motivi non possono spettare alle decisioni di un comune, per quanto forte possa essere l'opposizione alla decisione presa a livello governativo: la legge prevede una semplice e chiara gerarchia nel potere di decidere in materie di politica estera, difesa e sicurezza nazionale; può piacere o non piacere, lo posso capire, ma la democrazia liberale moderna si basa su queste fondamenta: le decisioni vengono prese autonomamente nelle sedi istituzionali democraticamente elette.
Le richieste dall'estrema sinistra di un coinvolgimento popolare diretto nascondono, oltre che ha una più o meno in buona fede ignoranza delle leggi che normano i rapporti internazionali dello Stato Italiano, una più perniciosa opposizione politica ai rapporti con gli Stati Uniti portata avanti da una populistica mobilitazione popolare atta a fare pressione politica sul governo reo di una decisione a loro non gradita.
Le ultime posizioni di politica estera prese dal governo avevano già fatto trapelare una volontà più o meno forte di ridimensionare la storica alleanza tra Italia e Stati Uniti: per ultime le dichiarazioni di D'Alema ostili alla decisione di Washington in Iraq, dopo essersi ritirati da quel paese e quindi con una opportunità ad esprimersi molto discutibile e difficilmente legittimabile, e non ultima la preoccupante contrapposizione agli interventi americani in Somalia, autorizzati peraltro dal governo di Mogadishu e appoggiati da gran parte della comunità internazionale occidentale, alla luce della quale la posizione italiana rappresenta una isolata voce nel constesto occidentale ed europeo, un "dissenso circoscritto" che posiziona Roma su un asse distanziato da Washington dopo 5 anni di vicinanza stretta durante il Precedente Governo Berlusconi.
Ma una volontà politica di tale portata storica non può essere affidata a una vicenda cosi malgestita come quella dalla base di Vicenza che avrà verosimilmente un effetto sulle prossime decisioni di politica estera come il voto sulla missione in Afghanistan ed anzi dovrebbe essere presa alla luce di un disegno ampio e chiaro di politica estera che tenga conto dei costi e dei benefici, e soprattutto dell'opportunità, che una tale epocale decisione avrebbe sugli interessi nazionali italiani.
L'alleanza con gli Stati Uniti ha attraversato la Guerra Fredda e le ultime crisi internazionali dal momento in cui le comuni visioni politiche e culturali hanno unito le due democrazie occidentali e soprattutto perchè la capacità di difesa italiana non avrebbe potuto fare a meno della cooperazione pesante degli Stati Uniti sotto forma della Nato che ha di fatto permesso all'Italia di beneficiare di uno strumento di Difesa della sicurezza nazionale a carico non di Roma, ma prevalentemente a spese di Washington, negli ultimi 60 anni.
Per concludere, come osserva bene Phastidio, "è auspicabile che al momento del prossimo voto sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan non vi sia alcun puntello parlamentare del centrodestra, perchè non avrebbe senso soccorrere una maggioranza che sta ormai palesemente tentando di provocare la fuoriuscita dell’Italia dal sistema di alleanze internazionali in cui si trova da oltre sessant’anni, e che certamente prescindono dalla contingenza di quale Amministrazione sieda alla Casa Bianca. Meglio la chiarezza di una crisi, diplomatica internazionale e politica interna, che il sostegno all’opera di sistematica erosione dell’atlantismo italiano attuata da un piccolo gruppo di estremisti con la complicità (per azioni ed omissioni) di un governo irresponsabile".

Un interessante punto di vista personale e diretto della vita vicino alla base americana di Vicenza su NoiseFromAmerika.

Ringraziamo gli amici di American Pizza Party e Lady Blackice in particolare per l'attenzione rivolta a questo argomento di comune interesse.

6 Comments:

Anonymous Lady Blackice said...

Ciao georgewalker!
Come promesso ho linkato dal mio sito i post che mi hai segnalato (perdona il ritardo)!
Se vuoi dare un'occhiata il link è questo: Approfondimenti sulla base USA di Vicenza.
A presto!
[i]Lady Blackice[/i]

1:27 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

Ciao Lady!Ti ringrazio,spero di esserti stato utile utile.
Grazie ancora,a presto.

9:25 AM

 
Anonymous camagnini said...

La favoletta dell'allontanamento dagli USA ce la raccontiamo e ce la ascoltiamo noi di destra. E anche se fosse vero è sicuramente più auspicabile la creazione di un blocco identitario a livello europeo che non il lecchinaggio incondizionato alla politica a tratti criminale dell'amministrazione Bush.

Bisognerebbe ammettere ogni tanto che questo governo sta dando lustro alla politica estera italiana. Lontano anni luce dalle pacche sulla pelata a cui ci aveva abituato Berlusconi.

12:48 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

ovviamente ognuno ha i propri punti di vista.
Se per lei questo atteggiamento incerto e ambiguo del governo, dettato esclusivamente dalla contingenza politica interna alla maggioranza e lungi dall'essere una chiara scelta, è un lustro per la politica estera italiana è liberissimo di crederlo,ma la realtà è un'altra cosa,mi spiace.
saluti

5:00 PM

 
Anonymous camagnini said...

Nel mio post precedente parlavo della politica estera in generale.

Con il comando della missione in Libano, dalla responsabilità storica affidata alla nostra nazione dai governi libanese e israeliano, e dal recente ingresso nel cosiglio di sicurezza dell'Onu.
ci siamo finalmente riaffacciati nella scena politica internazionale, dopo 5 anni di figuracce internazionali, scivoloni e di buio totale. Riesci davvero a rimpiangere la politica estera di Berlusconi? (oddio vedendo come hai addobbato questo blog non mi aspetto una grande obbiettività)

La questione di Vicenza è stata gestita "all'italiana" e onestamente questo atteggiamento mi pare tipico di Prodi. Atteggiamento molto simile a quello che mantenne Berlusconi nei confronti della 2nda guerra del Golfo. Mi è piaciuto molto inece il modo risoluto con cui Rutelli si è posto nei confronti del getty e dei musei cinesi.

7:48 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

Come lei sa bene la presenza dell'Italia nel consiglio di sicurezza ONU non è dovuta a un riconoscimento particolare dell'azione internazionale dell'esecutivo guidato da Prodi,ma è un incarico che a rotazione viene assegnato ai paesi delle regioni continentali non permanenti all'interno cel consiglio.
Vede,personalmente non credo che la gestione della politica estera del precedente governo sia stata particolarmente fruttuosa,ma perlomeno ha giovato dell'immagine accresciuta dal rapporto privilegiato con Washington e Londra,rafforzando il legame atlantico e indebolendo il potere negoziale di Parigi e Berlino.
Sono abbastanza obbiettivo da capire come in Italia praticamente nessun governo sia mai riuscito a seguire l'interesse nazionale,l'unica costante della politica estera di un paese serio.
La missione in Libano mi dovrebbe spiegare in che modo serva il nostro interesse nazionale,a parte ovviamente esser stato il primo intervento concreto di politica estera del governo Prodi spendibile in termini di politica puramente interna al proprio elettorato,di cui lei fa parte evidentemente.
Il dibattito surreale di cui anche lei sembra prigioniero sembra essere quello di quanto filoamericana è o meno la politica estera italiana. Questo ragionamento è infantile e infruttuoso, al centro deve essere riportato l'interesse nazionale:in questo senso l'Italia,come media potenza,non può fare a meno dell'alleanza strategica con gli Stati Uniti e la NATO,non perchè ci piace o perchè siamo filoamericani,ma perchè non ci possiamo permettere la nostra Difesa e perchè l'unico paese che può fornire un'alleanza politico-militare straordinaria lasciando libertà d'azione elevata all'alleato sono gli Stati Uniti.
Questa è la realtà,il resto sono utopie(come il fantomatico ruolo dell'europa che de facto non esiste ) o peggio ideologie (i post comunisti e i post fascisti,che ragionano in analoghe logiche antiamericane a priori).
Spero di esser stato abbastanza obbiettivo per lei.
saluti

11:33 PM

 

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