18 febbraio 2007

Sì alla base, o Roma perde potere politico

Vi proprongo l'intervista sulla Stampa di oggi all'ex Generale dell'esercito americano James Lee Doizer, sopravvissuto nel 1981 al sequestro delle Brigate Rosse. In un periodo in cui quel clima degli anni di piombo sembra improvvisamente rinascere ci sembra importante far sentire il punto di vista privilegiato del Generale sulla questione terrorismo e su quella dell'ampliamento della base americana di Vicenza. Doizer lancia l'avvertimento "senza Vicenza saremmo in difficoltà, dovremmo rivolgerci altrove, e anche il peso politico di Roma ne risentirebbe". Inoltre sui problemi politici interni italiani di sempre e su quelli insiti nella attuale maggioranza di centrosinistra segnaliamo l'articolo di Sergio Romano, che ci sentiamo di sottoscrivere.

Parla James Lee Doizer

NEW YORK. La base di Vicenza riporta alla mente del generale James Lee Dozier un ricordo preciso: «Fui portato lì in ospedale, quando i Nocs mi liberarno dai brigatisti a Padova. Chiesi subito due cose: un bel taglio di capelli, e un hamburger con patatine fritte e Coca Cola».

Nel dicembre del 1981 Dozier era l'ufficiale americano più alto in grado nel fianco sud della Nato, quando le Br lo rapirono a Verona. Cosa le è rimasto più impresso di quella vicenda?

«La pistola che i terroristi mi tenevano puntata alla testa, quando i Nocs mi liberarono: pensai che fosse arrivato l'ultimo momento della mia vita».

Perché si è salvato?

«La mia liberazione fu una straordinaria operazione di polizia, condotta da uomini estremamente preparati. Da quello che sento, però, le forze dell'ordine italiane continuano a lavorare a livelli eccezionali».

Si riferisce ai recenti arresti dei nuovi brigatisti?

«Mi fa piacere che li abbiano presi prima che potessero fare del male a qualcuno».

Perché abbiamo ancora a che fare con questi fenomeni?

«Non è facile estirpare la cultura che li ha prodotti: ci vuole tempo, e ogni tanto avvengono rigurgiti. Ma questi nuovi brigatisti sono fuori dalla storia e non hanno alcun futuro».

Come fa ad esserne sicuro?

«L'Italia ha sconfitto il terrorismo perché la società, nel suo insieme, lo ha rifiutato. Quasi trent'anni dopo, l'ideologia che lo aveva prodotto è ancora più marginale, e sono convinto che la società sia ancora più determinata a rifiutarla».

Quale fu, ai suoi tempi, la chiave per sconfiggere i brigatisti?

«Il lavoro delle forze dell'ordine, l'abilità dello stato italiano a combattere il terrorismo senza mai intaccare i diritti civili, e la coesione della società».

Intende anche la collaborazione delle forze politiche?

«La coesione fra tutti i partiti fu essenziale per isolare i terroristi e batterli».

Suggerisce di rifarlo oggi?

«Senza dubbio. Ma i politici italiani sanno benissimo da soli che la loro compattezza nel combattere i nuovi estremismi è fondamentale».

Ieri gli oppositori dell'allargamento della base di Vicenza hanno manifestato. Che messaggio vuole mandare loro?

«Protestare è un diritto sacrosanto della democrazia, a patto di esercitarlo senza violenza».

Cosa pensa dell'allargamento?

«Sul piano strategico ha un'importanza fondamentale, e ringrazio il governo Prodi per averlo riconosciuto. Vicenza è collocata in una posizione ideale per intervenire in aree come i Balcani, il Medio Oriente e l'intero Mediterraneo. Parlo di operazioni che garantiscono la sicurezza della stessa Italia, e non sono necessariamente di guerra: da li possono partire anche gli interventi umanitari. Senza Vicenza saremmo in difficoltà, dovremmo rivolgerci altrove, e anche il peso politico di Roma ne risentirebbe».

Molti manifestanti ieri contestavano proprio questo: lo stretto rapporto tra Italia e Usa.

«Mi dispiace, perché non comprendono che ha garantito anche la loro libertà. Per fortuna i due governi lo sanno, e conservano ottime relazioni. Anche negli Usa abbiamo movimenti di protesta come quello di Vicenza, e quindi vorrei ripetere agli amici italiani le stesse cose che diciamo qui agli americani: non dimenticate mai che il vostro diritto di manifestare è garantito proprio dal fatto che vivete in una democrazia occidentale. In molti altri paesi non sareste mai potuti scendere in piazza a protestare così. Questo diritto è frutto della scelta democratica e occidentale compiuta dall'Italia oltre mezzo secolo fa, su cui possiamo trovare tutti un terreno comune».

3 Comments:

Blogger Elena said...

Ho molto apprezzato l'intervista all'ex Generale James Lee Doizer perchè condivido pienamente alcune idee che ha espresso, oltre al fatto che sono convinta che il rapporto con gli Stati Uniti sia la relazione strategica fondamentale della politica di sicurezza italiana; per quanto questa verità possa apparire scomoda per importanti settori della società civile italiana e del mondo politico nazionale, a questo rapporto non sembrano esistere alternative credibili. L'Italia è un Paese fortemente integrato nell'economia internazionale (basta vedere il numero delle esportazioni in tutti gli angoli del pianeta), ed è SICURO anche quando è LIBERO da condizionamenti che possono frenare lo sviluppo dell propria economia. Sicuramente la manifestazione di Vicenza (che peraltro è la città in cui sono nata e ho vissuto fino a 2 anni fa)potrà servire d'impulso ad una più precisa ed equilibrata definizione dei rapporti bilaterali Italia-USA.

1:07 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

Cara Elena,apprezzo le tue parole sensate e pacate,penso però che la base di Vicenza non sia il vero punto della politica estera italiana,alla luce dei fatti quella è una questione strumentale ai partiti di estrema sinistra per ottenere in cambio discontinuità profonde nella posizione internazionale dell'Italia,perciò la posizione internaziale italiana è in discussione nell'attuale Governo che si barcamena per non stravolgere la normale politica estera repubblicana e al contempo tenere nella maggioranza gli estremisti dai cui voti dipende la vita del governo stesso.
Saluti.

4:25 PM

 
Anonymous Anonimo said...

...ma che rompessero i coglioni a casa loro...

6:03 PM

 

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