02 marzo 2007

Il Ritorno del Realismo alla Casa Bianca

Avevamo già parlato più volte della necessità e finanche della opportunità per gli Stati Uniti e gli alleati occidentali ed europei di ingaggiare l'Iran tramite conferenze regionali, internazionali o colloqui diplomatici diretti, in modo da responsabilizzare politicamente un paese la cui leadership, spaventata e galvanizzata da una politica estera americana troppo focalizzata sulla crociata per rovesciare regimi e imporre la democrazia nei confronti dei paesi che si sarebbero opposti a quella strategia.
Molti analisti militari avevano fatto presente che il problema in Iraq non è più solo strettamente militare e legato al terrorismo di matrice al-qaedista, ma soprattutto di natura politica e perciò da affrontare con tutti gli attori regionali principali interessati nella stabilizzazione della regione dopo il conflitto del 2003.
Inoltre diversi esponenti vicini al Partito Repubblicano di scuola realista classica avevano continuato a suggerire la necessità di scendere al tavolo della trattativa con gli Stati che hanno interessi in un Medio Oriente stabilizzato correggendo la rotta dell'amministrazione troppo apocalittica e poco realistica, in modo da uscire dalla logica perversa della vittoria militare in Iraq a tutti i costi, alla luce di una situazione via via scivolata di mano a causa di problemi etnici e politici di fondo che più truppe non potranno mai risolvere senza un intervento politico degli attori principali nella regione come Iran e Siria nonchè degli altri paesi sunniti preoccupati per la sorte della comunità sunnita e per la crescente minaccia che gli sciiti rappresentano in tutto il medio oriente con l'Iran in testa.
Dopo questo quadro giunge la notizia che gli Stati Uniti parteciperanno a due incontri tra l'Iraq e i suoi vicini nei prossimi due mesi, compresi l'Iran e la Siria, finora messi all'angolo della partita irachena e inseriti nella lista nera dell'Asse del Male.
Una notizia molto importante che avviene subito dopo la ratifica dell'accordo tra Washington e P'Yongyang sul programma missilistico e nucleare della Corea del Nord, firmato dopo l'escalation coreana e la richiesta di dialogo diretto con gli Stati Uniti, e che tramite i colloqui multilaterali sponsorizzati da Pechino, hanno portato a una normalizzazione dei rapporti diplomatici che, accantonando le velleità democrariche dei neoconservatori, hanno consentito la possibilità di giungere ad un accordo chiaro e funzionale agli interessi nazionali di entrambe i paesi.
E' chiaro che questi due fatti costituiscano la definitiva archiviazione della strategia post-11 Settembre, anche se è prematuro sostenere che l'amministrazione abbia abbandonato le teorie di democratizzazione attraverso il rovesciamento militare di regimi sulla base della teoria della Pace Democratica che tanto male ha fatto alle relazioni internazionali in questi anni, in cui gli interessi nazionali sono stati minacciati e messi da parte assieme alla diplomazia.
Non sappiamo se questa nuova strategia sarà realmente portata avanti convintamente con l'Iran e la Siria, ma certo le notizie dell'arrivo della portaerei Stennis nel Golfo Persico, fa credere che gli Stati Uniti si stiano apporontando a sedersi al tavolo delle conferenze internazionali promosse da Baghdad da una posizione negoziale consistente e con un margine rispetto agli altri players regionali.
In questi giorni sarà l'Iran a dover decidere se giocare un ruolo di prima fila nella stabilizzazione e nella guida dell'azzetto del nuovo Medio Oriente cedendo alle velleità nucleari e alle minacce verso Israele e i suoi alleati, o se autocondannarsi a un isolamento internazionale che potrebbe portarlo prima o poi all'autodistruzione.
Le recenti sanzioni economiche del Consiglio di Sicurezza dell'ONU non sembrano aver intaccato le i programmi nucleari e di primazia dell'Iran nella regione, ma hanno irrigidito i rapporti tra Teheran e molti suoi partner commerciali storici e con la gran parte della Comunità Internazionale, ed è per questo che non è sicuro il fatto che l'Iran accetti di sedersi ad un tavolo con membri del Consiglio di Sicurezza, alla luce del fatto che un tale fatto consisterebbe in una legittimazione e un riconoscimento de facto delle decisioni (sanzioni) delle Nazioni Unite, cosa che appare inverosimile dopo le dichiarazioni chiare contro ogni legittimità delle recenti risoluzioni adottate.
Saranno settimane decisive per la sorte dell'Iraq e dell'intera regione, gli Stati Uniti hanno deciso saggiamente di scendere a trattative con i vicini iracheni e cosi facendo hanno passato il pallino del gioco ad Ahmadinejad.
Ora sta a lui, molto indebolito politicamente all'interno dopo gli ultimi mesi, decidere se garantire al suo paese un ruolo importante e, soprattutto, riconosciuto e legittimato dalla comunità internazionale, smettendo, come scriveva Kissinger qualche mese fa, di comportarsi da "Stato Crociato" e iniziando ad agire come Nazione responsabile, evitando di cercare di ottenere quel ruolo tramite minacce al mondo intero che rischiano di mettere a repentaglio la propria stessa sopravvivenza oltre ai propri interessi nazionali.
In tempi non sospetti alcuni amici avevano rilevato la necessità di questà presa d'atto da parte dell'aministrazione Bush.
Concludo ricordando con piacere quanto sostenuto in questi mesi e accogliendo con soddisfazione questo auspicato e necessario cambio di rotta in senso realistico che certamente aiuterà gli Stati Uniti ad uscire dal vicolo cieco mediorientale dell'esportazione della democrazia.
Più volte questo approccio è stato attaccato da presunti esperti che ideologicamente hanno lanciato anatemi contro chiunque osasse ragionare secondo la dura realtà, mettendo cosi in pericolo le loro fantomatiche certezze idealistiche.
Ora che anche l'amministrazione degli Stati Uniti ha preso atto del fallimento delle teorie idealistiche, cosa faranno i loro seguaci?

9 Comments:

Anonymous Anonimo said...

:)

aa

12:37 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

eheheh....ciao Andy!
:)

2:35 PM

 
Anonymous Bigfoot said...

Przepraszam, nie czytam po wlosku.

3:57 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

whaaat???
:)

4:43 PM

 
Blogger Phastidio said...

Fai attenzione a quel che scrivi, o l'ayatollah surreale emetterà una fatwa contro di te...

5:34 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

ma non viviamo nella "città dei liberi"?
:)

5:59 PM

 
Blogger Phastidio said...

Sicuramente. Qualcuno però è libero...dai neuroni ;-)

6:21 PM

 
Anonymous Anonimo said...

verrebbe da dire "qualcuno e' piu' libero degli altri". LOL.

saluti ad enzo, quando passa di qui, il suo amico andrea.

6:44 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

Conosco i miei diritti:

"...Il Sindaco sarà Garante Supremo della libertà di espressione nella Sua Città, senza discriminazioni di sesso, razza, religione o di qualsiasi altro genere."

:)

7:52 PM

 

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