17 maggio 2007

Libertà o eguaglianza: la scelta liberale

Questo vuole essere un modesto saggio di antropologia politica su come l'uomo si organizza in strutture gerarchiche e sul delicato equilibrio instauratosi tra libertà ed eguaglianza con la formazione del moderno stato-nazione. L'uomo necessita dello Stato? La libertà illimitata è pericolosa? E' legittimo ed auspicabile che un'entità statuale abbia il monopolio assoluto dell'uso della forza e determini un'uguaglianza tramite coercizione per evitare il disordine sociale?
A queste e ad altre importanti domande sulla natura dell'uomo e su come si organizza cercheremo di dare delle risposte da un punto di vista puramente liberale.

L'attività politica nella società umana non comporta solo la coercizione con il ricorso alla forza fisica, ma anche il negoziare quando la coercizione è o non è legittima. In altre parole, quel che si considera legittimo esercizio del potere deve essere manifestamente conforme a principi politici consoni alla visione del mondo di una cultura.
Ma principi politici consoni alla visione del mondo di una cultura è categoria alquanto ambigua, perchè alcuni principi sembrerebbero coerenti se presi da soli, ma contradditori se considerati insieme.
Per esempio, i cittadini americani saranno probabilmente concordi nel riconoscere che libertà ed eguaglianza sono principi chiave per definire la legittimità politica nella loro società. Ma la libertà illimitata porta al predominio del più forte, che lede gravemente il pricipio di eguaglianza. Tuttavia, imporre l'eguaglianza è considerato da alcuni una restrizione di importanti libertà, che indebolisce la spinta individuale a migliorarsi.
E' anche possibile convenire su un principio e dissentire sul modo di metterlo in pratica.Per eguaglianza si intende eguaglianza di opportunità o di risultati? Questa era una riflessione distaccata sui principi fondanti delle moderne società occidentali, ma quale la scelta liberale dunque?
Chi scrive crede fermamente nella somma legittimità delle ciniche leggi di natura, quelle che la nascita dello Stato nazionale ha voluto scientemente disinnescare e governare tramite l'organizzazione capillare della società tramite il monopolio dell'uso della forza.
Thomas Hobbes descriveva la natura umana senza la presenza dello Stato come disordinata ed anarchica, per il filosofo inglese gli uomini sono egoisti per natura e si combatterebbero fino alla morte se non fossero costretti ad evitarlo.
Per evitare questo disordine che Hobbes chiamava "guerra di tutti contro tutti", egli vedeva necessario monopolizzare l'uso della forza per difendere i naturalmente deboli dai naturalmente forti.
Per chi scrive questo ragionamento è uno dei più deleteri che l'uomo abbia mai partorito, e proprio l'innaturalità tramite cui lo Stato è visto come guardiano contro le spinte individuali al perseguimento dei propri interessi è una delle ragioni di fondo per cui un ordine sociale basato sulla coercizione della libertà individuale e sulla eguaglianza forzata non è solo illegittimo, ma anche contro le leggi di natura, a cui l'uomo appartiene, che piaccia o no.
Ma è proprio partendo dalla stessa considerazione pessimistica che Hobbes ha della natura umana che chi scrive arriva alle conclusioni opposte, infatti se un ordine sociale è in grado di costringere l'uomo a cooperare, non per questo è auspicabile, anzi, il fatto che il disordine venga soffocato a scapito della libertà rende l'organizzazione statuale della società deprecabile.
Correre il rischio di passare per cinico non mi spaventa, perchè non è con la coercizione che si migliora la condizione umana: avere una società dove non ci sono diseguaglianze perchè tutto è proprietà dello Stato e perchè a decidere tutto è lo Stato non ha migliorato la condizione umana; il Comunismo è durato mezzo secolo, la voglia di libertà totale dell'uomo invece non passerà mai.
Nell'eterna lotta tra queste due visioni del mondo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come l'eguaglianza di opportunità sia il tarlo con cui l'ideologia marxista in Europa si propone all'opinione pubblica, salvo poi, una volta al governo, favorire e applicare de facto una eguaglianza di risultati, annullando la concorrenza e il mercato e soffocando le libertà individuali con una massiccia presenza dello Stato tanto nella vita sociale che in quella economica dei nostri paesi, generando solo corruzione generalizzata e provocando l'atrofizzazione delle spinte individuali a migliorarsi.
Inoltre, il finto richiamo alla coesistenza dei principi di libertà ed eguaglianza sembra sempre essere una perniciosa e sbiadita proposta politica, dettata da necessità elettorali allo scopo unico di attirare e confluire i voti di persone di ispirazione liberale e socialiste, altrimenti antitetiche.
Ecco, se c'è una lezione che possiamo imparare dalla storia contemporanea europea è proprio quella che la libertà illimitata e l'eguaglianza non possono coesistere, in nessun modo che non limiti o addirittura soffochi l'una o l'altra.
Perciò, allo stato attuale, non vedo cosa ci sia di più, questa volta si, giusto ed equo del garantire una chiara e semplice libertà illimitata, la quale garantisce tutti sulla parità di regole di partenza. Perchè se nessuno parte avvantaggiato, come accade nella selezione naturale, chi ne uscirà vincitore (il predominio del più forte, o meglio, del più adatto) sarà legittimato ad esserlo, e chi sarà perdente (il non adatto nella selezione) non avrà nulla da recriminare se non contro la sua inadeguatezza rispetto a chi invece ha prevalso.
Se spazziamo il campo da ideologia e morale, in una società a libertà illimitata, chi risulterà il più forte lo sarà perchè più adatto a parità di mezzi del perdente.Come la selezione naturale, anche la concorrenza tra individui in regime di libertà illimitata dove tutti partono davvero da zero, non fa preferenze nè moralismi fini a sè stessi o a qualche ideologia o religione, fa selezione sulla base di chi è il più adatto a sopravvivere e agire in modo più vincente rispetto agli altri in un dato contesto storico.
Robert Cooper, in un bel libro sullo sviluppo degli stati nazionali nel mondo del Ventunesimo secolo, ricordava come "se mi trovo nello stato di diritto io seguo il diritto, ma se mi trovo nella giungla io seguo le leggi della giungla", ebbene, nonostante il profumo esotico della massima ci troviamo perfettamente d'accordo sul ragionamento di fondo.
La giungla può farci paura, ma è l'unica situazione in cui si può essere i soli artefici del proprio destino, proprio come la libertà assoluta.

2 Comments:

Anonymous Simone said...

Ciao!

Credo di pensarla grosso modo come te. Ci sono forse arrivato da altre strade ma alla fine credo che il risultato sia lo stesso. E anche io come te credo, anzi, lo so, di passare per cinico. Il mio ragionamento partiva da alcuni atteggiamenti animali in cui si poteva interpretare l'altruismo come una forma di egoismo. In che senso? Nel senso che, immaginando una comunità di scimpanzè, si può pensare che i più forti aiutino i più deboli, o chi ha più cibo lo distribuisca a chi ne ha meno, fondamentalmente per un principio di convenienza. Se io, scimpanzè forte, aiuto altri più deboli, aiuterò la comunità di scimpanzè in cui vivo, e se dovessimo affrontare un predatore o altre comunità, avrei più probabilità di cavarmela se il mio gruppo è forte. Il gesto di dare del cibo ad uno scimpanzè che porge il palmo della mano, quindi, si può leggere assolutamente in chiave egoistica. Ecco quindi che, anche l'uomo, istintivamente è portato ad aiutare gli altri, non tanto per un senso puramente altruistico, ma per proprio tornaconto.

10:03 PM

 
Blogger GeorgeWalker said...

ciao Simone,
hai ragione nell'approccio al discorso,altruismo o egoismo nella selezione naturale vanno visti in modo relativo come hai ben esemplificato col comportamento degli scimpanzè.
Personalmente non escludo che l'uomo possa essere sinceramente altruista,anzi, essendo l'unico animale intelligente e razionale è l'unico in grado di farlo scientemente,ma preferirei che questo altruismo fosse totalmente volontario e non imposto dallo stato che costringe di fatto, tramite tasse e leggi, una cooperazione forzosa tra i suoi cittadini.
Quello che deve essere capito è che l'egoismo non è un vezzo o un vizio,ma un comportamento visceralmente istintivo, naturale e connaturato in tutti gli esseri viventi per garantire la sopravvivenza e per garantire la prosecuzione della specie più adatta dopo la selezione, e in ciò non c'è nulla di giusto o sbagliato,è cosi perchè cosi è la natura.
ciao

5:19 PM

 

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