15 maggio 2007

Papapolitica: perchè a forza di pontificare su tutto si finisce col dire molte sciocchezze

Premessa: chi scrive non ha alcun pregiudizio contro il Papa in particolare o la Chiesa Cattolica in generale, e non si vuole offendere la sensibilità di nessuno, ma siccome il Pontefice si abbassa culturalmente e volontariamente su un piano che è prettamente politico, trovo normale e legittimo discutere dei discorsi del Papa con la stessa vis polemica e spietatezza con cui mi trovo solitamente a criticare uomini politici o pensatori. Ciascun uomo è figlio dei propri tempi. Non ripongo certo fiducia assoluta su un determinismo assoluto della storia sull'uomo, che pure ha il suo enorme potere nel plasmarla, ma è sempre stato chiaro e lampante ai nostri occhi come le contingenze della storia tendano a piegare i comportamenti degli uomini piuttosto che il contrario.
A questa considerazione non sfugge neppure il Pontefice a capo della Chiesa Cattolica, perchè dagli inizi dell'era moderna quando Colombo scopri le Indie Occidentali, molte cose sono cambiate, e alla Santa Sede non basta più spedire qualche sparuto missionario con qualche impaurita suoretta al seguito quà e là per il globo per aggiudicarsi le anime, e cosi anche il Papa si vede costretto a scendere a più miti consigli per non soccombere sotto il peso di una realtà divenuta, forse, più reale del previsto.
Le recenti dichiarazioni di Benedetto XVI sono la riprova ultima di come nelle sacre stanze romane ci si sia accorti che sono finiti i bei tempi del filosofeggiare e pontificare di teologia fina ex cathedra, e ci si sia perciò abbandonati a quel lavoro sporco che l'attività politico-culturale dell'odierna realtà richiede, con tutte le fatiche mediatiche e retoriche che l'ideologia delle masse necessita.
Molto è cambiato nell'attività del Papa, non è più il popolo dei fedeli ad andare a Roma, ma il Pontefice a scorazzare per il globo, e non parla più raramente e solo di Dio, ma spesso e su tutta la gamma di argomenti della vita dell'uomo; in sostanza, anche la Santa Sede si è adeguata ai metodi spicci e rozzi della moderna pratica politica, mettendo da parte il fioretto per tempi migliori. Le seguenti parole ne sono un esempio quantomai lampante:

"Tanto il capitalismo quanto il marxismo promisero di trovare la strada per la creazione di strutture giuste ed affermarono che queste, una volta stabilite, avrebbero funzionato da sole; affermarono che non solo non avrebbero avuto bisogno di una precedente moralita' individuale, ma che esse avrebbero promosso la moralita' comune". Secondo Papa Ratzinger, "questa promessa ideologica si e' dimostrata falsa. I fatti - ha scandito - lo hanno evidenziato: il sistema marxista, dove e' andato al governo, non ha lasciato solo una triste eredita' di distruzioni economiche ed ecologiche, ma anche una dolorosa distruzione degli spiriti. E la stessa cosa vediamo anche all'ovest, dove cresce costantemente la distanza tra poveri e ricchi e si produce un'inquietante degradazione della dignita' personale con la droga, l'alcool e gli ingannevoli miraggi di felicita'." "Formare le coscienze, essere avvocata della giustizia e della verita', educare alle virtu' individuali e politiche, e' la vocazione fondamentale della Chiesa in questo settore". Ed i laici cattolici "devono essere coscienti delle loro responsabilita' nella vita pubblica; devono essere presenti nella formazione dei consensi necessari e nell'opposizione contro le ingiustizie".

Su questo discorso ci sentiamo di fare alcune considerazioni molto personali. E' evidente che bisogna contestualizzare il ragionamento del Pontefice nel luogo in cui si è recato, inoltre si deve focalizzare il motivo ultimo per cui si è recato in quel luogo.
La risposta è abbastanza semplice: in Brasile la Chiesa Cattolica sta perdendo pezzi da tutte le parti da anni a questa parte, perciò è chiaro come il Papa sia stato quasi costretto ad alzarsi dal sacro trono per fare una mega campagna elettoral-spirituale allo scopo di recuperare le pecorelle smarrite tra quelle che i cattolici chiamano, con una non malcelata superiorità morale e appiccicosa supponenza da snob, "sette" (ovvero semplicemente altre religioni: se fanno più o meno ridere rispetto alla religione cattolica questo preferiamo farlo decidere ai diretti interessati).
Ma non sfugge la peculiarità politica del discorso del Pontefice, il quale traccia una linea politico-culturale dell'attività e dei propositi futuri della Chiesa Cattolica, ovvero il chiaro tentativo di entrare nel dibattito tra le fazioni politiche rivali nell'America Latina, divisa tra tensioni autoritarie neo comuniste e fragili democrazie vicine all'Occidente, allo scopo di assumere maggior rilevanza politica nel continente e nel contempo di allargare il proprio "bacino di credenti", una vera e propria politica estera dove la "fede" e i credenti equivalgono al perseguimento degli interessi nazionali e del potere relativo, nè più nè meno degli Stati nazionali, insomma, stesso vasetto, diversa confettura.
Per fare questo però è necessario parlare al popolo direttamente, con pensieri e argomenti chiari e semplici, e soprattutto che siano ideologicamente caratterizzati e distinguibili dagli altri, e la critica arraffazzonata e moralistica al marxismo e al capitalismo, assume proprio queste caratteristiche: peccato che come tutte le proposte politiche che utilizzano l'ideologia e la retorica come strumento di proselitismo, sia priva di logica e di aderenza alla realtà.
Perchè paragonare un pensiero filosofico come il marxismo ad un sistema di pratiche economiche evolutosi nei secoli dal Medioevo al giorno d'oggi sotto l'abusato e ormai privo di significato nome di capitalismo, non è soltanto paragonare le mele alle pere come nel noto adagio, ma non ha proprio alcun senso logico che qualunque persona dotata di una intelligenza media e di conoscenze culturali appena decenti non sia in grado di cogliere; a questo proposito non sfuggirà al lettore il motivo per cui questo tipo di discorso sia stato fatto in Brasile e non, ad esempio, in Gran Bretagna.
Fa specie peraltro come il Pantefice faccia un uso improprio di due termini dal significato reso pressochè nullo dalla travagliata storia del XX secolo nel tentativo di identificarli con le moderne parti politiche dominanti sulla scena mondiale, e risulta poi incompresibile il salto logico dal capitalismo alla società edonistica, laddove la ricerca del piacere è una caratteristica dell'uomo sin dalla notte dei tempi e difficilmente correlabile unicamente con il sistema di pratiche economiche racchiuse sotto il termine capitalismo.
Questi svarioni sembrano avere un unico comun denominatore.Infatti è singolare come nei discorsi del Pontefice si applichi il paradigma della missione della Chiesa: "formare le coscienze, essere avvocata della giustizia e della verita', educare alle virtu' individuali e politiche, e' la vocazione fondamentale della Chiesa", come termine di paragone del successo del marxismo e del capitalismo, che per il Papa avrebbero entrambe fallito, come se anche il marxismo e il capitalismo avessero lo stesso scopo dichiarato della Chiesa citato sopra e in base a quello si potesse dire quale abbia fallito e quale no; purtroppo questo è un esempio classico di correlazione spuria che svela l'infondatezza della tesi di partenza.
Il ragionamento infatti costituisce due enormi errori, uno di carattere concettuale e uno di carattere pratico. Affibbiare a un sistema economico, basato su delle pratiche sviluppatesi nei secoli e conosciute come capitalismo, che non ha un preciso disegno filosofico-culturale come fine ultimo della sua applicazione, un presunto scopo finale è scorretto e non ha alcuna funzione se non supportare un postulato ideologico altrimenti insostenibile.
E cioè che il capitalismo e il marxismo abbiano la stessa costruzione concettuale, che si concretizzerebbe nel proporre diversi modelli per una unica soluzione.
Ma il marxismo, a differenza del capitalismo, sia una in tutto e per tutto una corrente di pensiero poi divenuta dottrina politica che si propone di portare l'eguaglianza sulla terra tramite la gestione totale dell'uomo e delle sue attività da parte dello Stato; mentre il capitalismo, qualunque cosa significhi nella mente del Papa, può essere definito invece una combinazione di pratiche economiche che non si propone alcunchè tranne che ottimizzare gli interessi individuali facendo crescere la ricchezza di una più ampia comunità tramite il minor numero possibile di regole sull'azione dell'uomo in un ottica di libero mercato, non è una dottrina politica paragonabile con altre.
Inoltre è sciocco nella pratica sostenere che marxismo e capitalismo abbiano fallito, perchè se c'è un fatto su cui tutti possono convenire è quello che il sistema economico capitalista, inteso come sistema economico in cui i beni capitali appartengono a privati individui, sia tutt'altro che fallito o fallimentare, visto che dal suo sviluppo non ha fatto altro che espandersi oltre che a sconfiggere con successo ogni altro sistema economico conosciuto; e per assurdo nemmeno il marxismo è sparito o totalemente fallito, in quanto in molti paesi è ancora pensiero dominante e come fatto culturale non sembra aver perso l'attrattività verso l'uomo.
Questo è quello che la realtà ci dice, se poi il futuro ci riserverà delle sorprese questo noi non lo sappiamo, ma sappiamo di certo che il capitalismo non ha fallito affatto, e comunque, dal punto di vista del Papa, non potrà mai essere sconfitto, in quanto i risultati che si propone non sono gli stessi della Chiesa Cattolica.
La lezione ultima che possiamo trarre dalle recenti strategie politico-religiose del Papa è che anche il Vicario di Cristo è soggetto a una acuta forma di distorsione professionale: se per il neurochirurgo tutti i problemi sono in ultima istanza nel cervello e per il cardiologo invece nel cuore, cosi per il Papa tutto i problemi saranno nell'anima e per questo si sente nella posizione di dettare le giuste soluzioni a tutti i problemi, sentendosi legittimato a dare le pagelle ai presunti concorrenti.
Nessuno è più legittimo moralmente o di per sè degli altri, nemmeno chi scrive.
Un po' di cinismo in più aiuterebbe molto l'umanità, e non è mai troppo tardi.