28 marzo 2007

La continuità nel ridicolo

La figuraccia rimediata ieri dall'opposizione è stata grossa, ed è stata l'ennesima dimostrazione di come la mancanza di cultura politica trasversale nel Paese anche questa volta abbia prevalso sull'etica del perseguimento dell'interesse generale, etica che in Italia non è mai esistita e che difficilmente mai esisterà.
Il leader della Cdl Berlusconi è caduto nel ridicolo assieme ai suo alleati di turno facendo male i calcoli anche laddove era più facile farli, ma soprattutto è riuscito nella straordinaria opera di rafforzare l'esecutivo che si dice tanto non sopporti, e come se non bastasse, è riuscito anche a rafforzare gli ex-alleati ora tanto odiati dell'Udc, che ora hanno guadagnato capitale politico nella maggioranza di centrosinistra sotto forma di favori dati e che alla migliore occasione chiederanno indietro e sotto forma di alleanze visto che le alleanze con i partiti di centro dello schieramento opposto erano esattamente lo scopo che si erano preposti ed era esattamente lo scenario che la Cdl voleva evitare a tutti i costi scongiurando i nuovi orizzonti centristi.
Non c'è che dire, rafforzare i due nemici in un sol colpo è cosa non da tutti i giorni, e a ben poco servirà biasimare il Cavaliere per l'aver assoldato quadri dirigenti nel suo partito del calibro di Bondi e Cicchitto, persone perbene e pacate, ma che il Cavaliere farebbe bene a tener lontano dai luoghi dove si prendono le decisioni importanti.
Ora che i nostri consigli sono caduti nel vuoto assieme a quelli della Casa Bianca cui la Cdl dice di tener molto a cuore, molto col cuore e poco coi fatti, vediamo che ci si affretta a far la voce grossa con i vicini scomodi dopo che la frittata è stata fatta, dimenticando che Pierferdy non ha fatto nulla di scandaloso, perlomeno non in Italia, se non massimizzare i benefici derivanti da una scelta politica nell'ottica di lungo termine di rafforzare le proprie alleanze e quindi la propria forza elettorale relativa, o altrimenti detto, ha fatto gli interessi di bottega, gli stessi che il resto della Cdl fa da quasi un anno nel vano tentativo di dare spallate al governo Prodi.
Per cui non sappiamo per quale motivo l'opposizione sbraiti tanto contro l'Udc quando è chiaro che non è successo nient'altro che un conflitto tra interessi di bottega tra i partiti di opposizione, peccato che stavolta è andata male, ma non disperino i tifosi della Cdl, la ruota italiana del ridicolo gira sempre ed è generosa a turni alterni, e al prossimo giro stiano certi che il ridicolo premierà di nuovo loro e allora potranno dar sfogo al giubilo tra sventolar di bandiere e strombazzar di clacson.
Certo, tutto questo in barba all'interesse generale del Paese che millantano di servire, ma sappiamo bene che l'italian popolo bue assomiglia sempre ai suoi tribuni preferiti, e nessuno si sognerà certo di obbiettare qualcosa. Figuriamoci!

27 marzo 2007

Consigli nell'interesse del Paese

Capiamo le ragioni di politica interna che spingerebbero l'opposizione a mettere a repentaglio la prosecuzione politica delle nostre missioni militari all'estero che l'attuale governo non pare in grado di assicurare, ma non pensiamo che contribuisca di molto ad attrubuire una qualche credibilità internazionale in più al Paese rischiare di mandare all'aria gli impegni internazionali del Paese per mere ragioni domestiche, pur grandi si ritenga che siano.
Alla luce della scarsa cultura politica e senso dello Stato dei politici italiani verosimilmente il voto di oggi al Senato vedrà come al solito due curve affrontarsi sulla politica estera italiana in funzione della politica interna, come è sempre accaduto, mostrando al Paese una divisione sulla propria "rotta" e dando al mondo la solita immagine di un Paese che di volta in volta o non è capace di tener fede ad un impegno, o ci risce ma soltanto con enormi divisioni interne, e in entrambe i casi la perdita di credibilità internazionale è assicurata.
Di queste logiche di parte e di partito nessun governo italiano è mai stato esente perchè senza una cultura politica responsabile e senza rappresentanti politici presentabili capaci di orientare l'opinione pubblica in modo da unire il paese nelle scelte decisive in campo internazionale nessun governo potrà mai servire concretamente gli interessi del Paese.
Ma l'opposizione oggi farebbe bene a votare si al rifinanziamento per le missioni all'estero in modo da dimostrare che da qualche parte si può cominciare ad operare per riformare un paese che non riesce a rendersi credibile al suo interno, mostrando tramite i politici di pensare agli interessi generali e non di bottega, e al suo esterno, mostrando di saper far seguire un consenso robusto nella società dietro alle proprie scelte di politica estera sulla scena internazionale.
Auspichiamo un voto ampio e una copertura bipartizan alle nostre missioni internazionali, anche alla luce delle recenti molteplici pressioni internazionali, perchè non è mai troppo tardi per cominciare a servire responsabilmente gli interessi generali del paese.

25 marzo 2007

Lampi di genio

"Mettere i soldati in condizione di svolgere meglio il proprio ruolo - sottolinea Marini rispondendo ad una domanda dei cronisti - è un compito del governo. Quindi che siano messi in condizioni di difendersi e di poter agire per gli obiettivi fissati dall'alleanza che guida questa presenza nell'ambito dell'Onu è ragionevole.
Mi pare ragionevole che i nostri ragazzi siano messi in condizione di soddisfare innanzitutto la loro sicurezza ma anche il loro ruolo nel miglior modo possibile e la politica se ne deve far carico".

- Franco Marini.

"È giusto che si cambi perchè non si può far finta di nulla e non si può essere consegnati alle stesse regole d'ingaggio che c'erano precedentemente.
Questo - ha aggiunto - è un problema che va affrontato perchè un tempo non c'era questa guerriglia accesa e questa infernale primavera.
I nostri ragazzi - ha continuato Mastella - avranno maggiori e più drammatiche difficoltà".

- Clemente Mastella.


....e chissà che questa benedetta primavera non faccia bene soltanto ai Talebani, ma anche ai nostri intelligentissimi politici.

22 marzo 2007

A personal statement on major crisis between Italy and the United States

This post is meant to be released in order to show the american and british readers how deep is the wound in the relations between Italy and the United States since the government led by Romano Prodi took the oath roughly ten months ago. The italian center-left government is based upon a variety of several political parties which obviously have very different views, but the most important issue is the strong power of the far left including former and neo communist parties.
During this period the government has been pushed by the far left in order to stress the difference between Italy and the Bush administration, trying to get a massive withdrawal of our troops involved in the international and american-led efforts against the islamist terrorism, and many times the small majority at the italian Senate has crashed on important issues such as important choices regarding foreign and security policies and the refunding bills of the military mission to Afghanistan.
Less than a month ago, Prime Minister Prodi had to resign after a failed confidence vote at the Upper House of the Parliament, after a strained session on italian international strategies, alliances and objectives.
Now, the domestic controversy which followed the liberation of an italian journalist kidnapped in Afghanistan by the Taliban, has quickly become an international crisis among the NATO allies.
During a meeting of the italian Foreign Minister, Massimo D'Alema, with the american Secretary of State, Condoleeza Rice, it became clear that the italian government put pressure on the Karzai democratic and legitimate afghan government to obtain the release of about 5 taliban exponents kept in jail by the afghans (one of those seems to be responsible of the murder of a british soldier) in order to set the italian hostage free.
Right after the story was known, sources very close to the Bush administration, the british Foreign Office and also to the German Cancellor and the Dutch Prime Minister, stressed their strong disappointment regarding the way the italian government is dealing with its efforts in Afghanistan, labeling the deal as a dangerous precendent which could eventually undermine years of resolve and commitment in fighting against terrorists all over the world, this precedent is stressed by leading intelligence analysts as the first fracture along the front of the western allies.
These statements put Italy in a serious and unusual international isolation, and put the italian goverment lead by Prodi in the corner of all the main western and european allies; our foreign policy has been severely hit and our diplomacy will now face obstacles with all the foreign offices, but what is worst is the terrible lose of relative power that Italy has suffered with this crisis.
The risks of the conduct of the italians is the main concern of the coalition deployed in the afghan territory, and several major NATO allies showed their fears that such a murky conduct could afflict to the safety of western citizens, the safety of the ISAF troops and, over all, the reliability of the democratic Karzai governmant.
The principal western foreign offices are upset about the current behaviour of the italian ally, whose outragious latest actions are feared to jeopardy the NATO efforts in Afghanistan, where the Taliban are told to be ready to strike again this spring.
The italian government is accused to dealing with the terrorists, giving the Taliban an international reliability they had not got before, and also is not doing any efforts to fight the terrorists due to the several "caveat" put to the italian military troops standing in Kabul, and doing so is accused to discuss its NATO allies' decisions putting in jeopardy the force and the unity of the Organization itself.
The latest statements by the White House show how the crisis has become evident and by far the most serious ever since the major crisis which occured in the mid-eighties between the Reagan administration and the Craxi socialist-led government concerning the treatment of terrorists inside the U.S. Naval Base in Sigonella, Sicily.
Now that the Italian credibility has suddenly fallen and the major crisis between Rome and Washington has formally opened we do not know how Prime Minister Prodi is going to deal either with the White House and his domestic communist allies in order to improve the cold relations with the historic american ally and serving the best interests of the country.
Our troops morale and prestige abroad has been severely hit, and what is more, the credibility of the italian international efforts and treaties has been seriously damaged.
We only hope this irresponsible government will soon fade away and, for what is worth, we apologize to our fellow american and british friends for the disgraceful behaviour of our current government: keep in mind that a lot of italian citizens feel ashamed of their own country and support the resolve and commitment which America and Great Britain show all over the world in fighting the terrorists and our enemies.
We all look forward to better times and, again, we apologize for the disgraceful conduct of our government.

21 marzo 2007

Via le truppe italiane da Kabul

Cosa ci stanno a fare i nostri soldati a Kabul?
Questo è l'interrogativo di Francesco Cossiga e di molti esponenti anche nel governo e nella maggioranza. Dopo che si è scavalcata allegramente l'autorità militare e di intelligence nella gestione del rapimento del giornalista Mastrogiacomo, affidando la gestione della politica estera italiana a tal Gino Strada, dopo che ci si è rifiutati più volte di far agire il nostro contingente militare con le armi contro i talebani tramite molteplici caveat alle disposizioni NATO facendo diventare le nostre truppe una missione di pacifisti, cosa che ci ha messi molto in disparte tra i paesi dell'Alleanza Atlantica che ci considerano ipocriti e non credibili, dopo che avendo concesso la liberazione di esponenti talebani in cambio di un ostaggio, operazione che i nostri alleati si sono sempre vergognati anche solo di pensare, si è data legittimità piena ai terroristi che da oggi in poi sanno che possono gestire la politica del governo italiano a loro piacimento.
Ecco, alla luce del fatto che, dopo le difficoltà interne della maggioranza di governo e dopo le notizie di una imminente offensiva talebana anche nei confronti del contingente italiano confermate dallo stesso D'Alema ieri dagli Stati Uniti, il governo sta cercando di tenersi buoni i talebani provando a "comprare" la loro magnanimità verso i soldati italiani ad Herat concedendo loro una neutralità sul campo e sul tavolo, proponendo loro conferenze internazionali e liberando i loro esponenti nella speranza di essere graziati dall'offensiva che metterebbe il governo italiano in un imbarazzo tale da far crollare la già esile e fragile maggioranza parlamentare.
In questa situazione, dove le richieste della sinistra comunista sono il Vangelo per la Farnesina e Palazzo Chigi, continuamente impegnati nell'opera ipocrita e bizantina di far apparire in Italia la missione in Afghanistan come un camping di crocerossine guidato dal fedele Gino Strada in aiuto ai talebani vittime di quei cattivoni della NATO e all'estero abbozzando manifestazioni di impegno e supporto allo sforzo dei nostri alleati che continuano a chiedere conferme dopo conferme restando allibiti dopo continua dichiarazioni discordanti da Roma, non possiamo che comprendere lo sfogo di esponenti come Caldarola: "Sono d’accordo - spiega - che bisogna salvare la vita ad un ostaggio a qualunque costo, ma quando c’è uno scambio di prigionieri invece del pagamento di un riscatto la situazione cambia, eccome. E se poi i nostri Servizi vengono tagliati fuori perché lo vuole sempre Gino Strada, si fa più complicata. Se gli alleati si arrabbiano si ingarbuglia. E se alla fine si lancia la proposta di una conferenza di pace con la partecipazione dei talebani, beh allora non si capisce più niente. Ora sono io a chiedere da destra il ritiro dei nostri soldati. Non ha senso mantenere a Kabul un’armata Bertolaso (il capo della protezione civile, ndr) che si limita a costruire ospedali quando lì si spara. Dichiariamoci neutrali come la Svizzera e smettiamola con questa politica della piccola potenza della minchia".
Ecco, mantenere i soldati a Kabul senza dubbio ci permette di avere un capitale politico da spendere nelle assemblee internazionali dove possiamo sedere a fianco di tutti quelli impegnati in Afghanistan, ma per continuare a tenere in questo modo le truppe in campeggio logorando le relazioni con la NATO e i nostri alleati storici in un clima di sfiducia reciproca a livelli di gravità più alti mai toccati, pensiamo che sia di gran lunga più conveniente ritirarle subito e in questo modo evitare di tirare una corda già tesissima con la NATO e con Washington, nonchè probabilmente salvare il Governo Prodi, per cui la missione a Kabul è ancora la pistola puntata alla testa più pericolosa, portando cosi a casa capra e cavoli.
Non si capisce perchè vogliamo giocare a far la Svizzera in Afghanistan quando possiamo evitare lo sforzo tornando a casa e sancendo cosi l'uscita dalla NATO, e allora un po' di coraggio non guasterebbe, o si vogliono prendere i benefici politici di un impegno militare serio pagando i costi che ne conseguono, o non si ha la volontà e la forza di farlo e allora si dica chiaramente che il Governo italiano ha deciso il disimpegno come priorità di politica estera e la neutralità nei confronti dei terroristi, se non addirittura l'alleanza come nel caso del rapimento del giornalista, come strategia di difesa.
Soprattutto per questo, dopo che da troppo tempo si sta giocando col fuoco sulla pelle dei militari e a scapito degli interessi nazionali italiani solo per tenere in vita un esecutivo esotico, o si cambia registro, e quindi governo, o si continua cosi, ma allora VIA LE TRUPPE ITALIANE DA KABUL!!!

Vivamente consigliata è la lettura del saggio di Andrea Gilli per Epistemes sempre sullo stesso argomento, che completa perfettamente il pensiero di chi scrive. L'inaspettata contemporaneità della pubblicazione dei due post mi inquieta, positivamente ovviamente.

20 marzo 2007

Nessun nemico a destra?

Non so quanta attenzione abbiano prestato i cittadini di TocqueVille alla campagna elettorale britannica e in particolare alle proposte politiche del nuovo leader dei Conservatori, nonchè in testa ai sondaggi tra i sudditi di Sua Maestà, David Cameron, ma certamente, come in altre occasioni, mi è capitato di imbattermi in entusiastiche apologie del giovane leader del centrodestra britannico da parte di diversi bloggers della città dei liberi. Il punto è che dei molti endorsements sui Conservatori in generale e su Cameron in particolare, la maggior parte lo presenta come la ventata d'aria fresca liberale dopo la secolare dinastia labourista di Tony Blair: peccato che chi presenta in questo modo il giovane rampollo del partito d'opposizione abbia una evidente scarsa conoscenza di ciò che propone.
Proprio in questi giorni infatti, forte dei sondaggi che lo danno come Premier preferito dai britannici ad oggi, David Cameron si è esercitato nel proporre nuove tasse sull'ambiente, nonchè delle fantomatiche proposte sulla restrizione fiscale e materiale alle emissioni e ai voli aerei in Gran Bretagna, responsabili a suo avviso del peggioramento del "riscaldamento globale" tanto di moda oggi.
Inoltre, non appagato, ha rimarcato la necessità di "dire ai cittadini la verità, e cioè dire le cose scomode", qualunque cosa questo significhi nella sua mente, e di conseguenza ha subito gelato le platee inglesi garantendo che a diminuire le tasse non ci proverà nemmeno per ischerzo, per non parlare della ormai lunga e imbarazzante campagna mediatica contro Blair accusato di privatizzare selvaggiamente il sistema sanitario nazionale, reo di non tener conto dei temi sociali di cui lui si fa orgoglioso paladino.
Ecco, per farla breve e comprensibile, Cameron sta molto chiaramente rincorrendo i labouristi da sinistra, altro che ventata d'aria liberale dopo Blair. Non è un caso se i maggiori quotidiani britannici più o meno di sinistra da mesi scrivano fiumi di inchiostro per spiegare come Cameron sia andato da destra a sinistra: un po' come stanno pateticamente facendo i principali e futuri leaders Repubblicani e Democratici oltreoceano da tempo, nel momento in cui l'era George Bush si appresta a tramontare.
Alla luce di questo, mi sorge un dubbio, perchè si continua ad esaltare questi personaggi che di liberale hanno poco o nulla?
Se volessi essere provocatorio potrei dire che forse è perchè tanto liberali gli elettori di centrodestra e molti bloggers poi non sono. Invece mi sforzo di dire che forse è perchè da tempo in Italia si guarda alla realtà politica più in termini di vantaggio tra destra e sinistra che di reali contenuti, al limite del ridicolo però, perchè si corre il rischio di diventare elettori militarizzati come la sinistra italiana ci ha magistralmente insegnato: nessun nemico a sinistra pur di vincere ad ogni costo, a scapito ovviamente di ogni possibilità di governare in modo decente nel ventunesimo secolo; ecco, sembra che in questo clima da stadio, anche nel centrodestra si sia sedimentata l'abitudine di guardare solo ai contenitori e alla vittoria della propria casacca e a dimenticarsi delle proposte politiche, arrivando a sostenere entusiasticamente coalizioni solo per l'etichetta che portano, copiando e ribaltando lo slogan, nessun nemico a destra.
Non penso davvero che questo tipo di logiche possano aiutare in qualche modo il cambiamento in senso liberale che tanti auspicano, anche all'interno di TocqueVille.
Se allora posso dare un consiglio ai liberali che in Italia si identificano più o meno convintamente nel centrodestra è quello di non guardare con le lenti deformate della politica domestica gli scontri politici all'estero. Guardare i contenuti è estremamente più importante, soprattutto in un periodo in cui tutti si dicono liberali e quindi nessuno realmente lo è; se poi pensiamo all'Italia la domanda diventa chi sa che cosa sia davvero un liberale, dove sappiamo esistere una coalizione che in 5 anni di governo è stata capace di privatizzare l'Ente Nazionale Tabacchi poi stop, e quella opposta che dopo soli 10 mesi al governo è riuscita ad aumentare le tasse tra slogan comunisti e contemporaneamente a prendersi il merito della flebile ripresa economica in atto.
Ebbene, se questo tipo di dibattito in Italia fa si che molti liberali, o sedicenti tali, si schierino in maggioranza, anche se è tutto da dimostrare, in partiti di centrodestra, non significa che si debba tifare stupidamente per tutto ciò che all'estero è di centrodestra.
La speranza è che i bloggers di centrodestra che si dicono liberali abbiano solo preso un grosso abbaglio con Cameron nella foga della passione politica giovanile, perchè se fossero realmente a conoscenza di ciò che propone sarebbe piuttosto inquietante e preoccupante anche alla luce della piega che il centrodestra italiano e la sua base elettorale, anche più giovane, sta prendendo dopo la sconfitta elettorale.
Perchè se i Conservatori britannici propongono più tasse e più stato in opposizione ai labouristi i liberali autentici non si dovrebbero schierare acriticamente con Cameron solo perchè gli altri hanno la cravatta rossa, visto che a noi in Italia il rosso non garba.
Se i Conservatori propongono certe nefandezze stataliste chi scrive si tiene felice felice qualche altro anno di dinastia Blairiana, che perlomeno certe sciocchezze demagogiche sull'ambiente e sulle tasse ce le risparmia, poi per carità, se i sudditi di Sua Maestà sceglieranno i nuovi Tories in versione socialista, amen, ma almeno non spacciate Cameron come il nuovo giovane leader della destra liberale, perchè di sciocchezze ne sentiamo già abbastanza dentro i nostri confini.
Una sola grande domanda sorge assistendo allo stato pietoso dei Conservatori britannici del ventunesimo secolo: dove è finita Margaret Thatcher?

16 marzo 2007

De valletta politicarum

Mi perdoneranno gli insigni latinisti che per puro caso si imbattessero in loco per l'evidente natura bischera del titolo, ma le mie rimembranze della nobile lingua non sono più cosi fresche da tener il passo dei tempi.
Ciò detto volevo spendere due parole circa il fantanstico e travolgente polverone suscitato dal presunto scandalo nominato prontamente e con straordinaria fantasia dai nostri soloni "Vallettopoli".
La natura voyeristica del popolo italico è arcinota ai più, ed è pari soltanto alla contemporanea ipocrisia e moralità posticcia nonchè postuma, ma molto singolare è il fatto che dopo un annata circa segnata da paginate di intercettazioni su imprenditori, banchieri, consorti e donniccoiole varie beccati a scambiarsi frivolezze e porcellate varie al cellulare seguite da stracciamenti di vesti da parte dei nostri parroci nazional-popolari dell'etere o della carta, appena si sia paventata la possibilità che qualche onorevole fenomeno sia stato protagonista delle stesse porcellate, l'intero arco costituzionale si sia alzato a urlare al vergognoso attacco mediatico.
Dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni del Il Giornale i nostri onorevoli moralizzatori hanno alzato prontamente gli scudi dietro il grido "basta alle nostre porcherie in prima pagina", già, perchè le porcellate di quelli che non hanno il culo appicicato a Montecitorio o Palazzo Madama vanno benissimo in prima pagina, e subito autorità e ministri si sono esercitati nell'elaborare strumenti per restringere libertà e diritti vari, come per esempio le surreali genialate circa il divieto di argomenti di sesso sui media, persino al divieto di trasmettere film porno alla tv, o il fantomatico divieto dei cellulari nelle aule scolastiche, come se per il ministro il problema della scuola pubblica fosse questo!
Non sapremmo davvero in che modo accusare Il Giornale di alcunchè, dato che semplicemente ha riportato una notizia porcellona, se da oggi sarà reato pazienza, ma il direttore ha fatto il suo mestiere come tutti gli altri.
Giacchè la nostra stampa è perlopiù incentrata su sciocchezze e su pettegolezzi di vario genere, politica inclusa ovviamente, non si capisce perchè la libertà di stampa italiana si possa tranquillamente occupare delle attività ludiche di illustri sconosciuti, ma si debba poi fermare di fronte alle stesse attività ludiche praticate però dai nostri amatissimi politici!
Tantopiù che se occasionalmente qualche organo di stampa o televisione dovesse esser beccato a spacciare per vere notizie false o artefatte, i nostri sempre amatissimi politici sanno perfettamente, dato il larghissimo utilizzo che già ne fanno, che si può presentare regolar querela e ottenerne pubbliche scuse nonchè lauti risarcimenti morali.
Questa si chiama libertà di stampa, quella che ci hanno insegnato gli anglosassoni e a cui si sono poi ispirati tutti quanti: non si capisce perchè se in italia la gran parte delle notizie riguardi sciocchezze o pettegolezzi che tanto piacciono alle masse italiche sognanti le stesse imprese mirabolanti dei loro amati vips, i quotidiani e le televisioni si debbano improvvisamente bloccare e autopurgare qualora quelle stesse bravate siano praticate da onorevoli pepponi o camilloni.
Ci rallegriamo dei nostri amati rappresentanti che scopriamo avere gli stessi vizi e virtù del popolame di cui si fregiano sui loro scranni dorati e un po' infangati; se la crème della nostra società si comporta come i miseri provincialotti arricchiti che vanno alla città per i gozzovigli al pari della plebe esercitando la sopraffina arte del porcellare in centro, non è certo con la censura di stato che le meretrici diventeran d'improvviso vergin marie, l'ipocrisia non fa volar gli asini, checchè gli onorevoli nostrani si ostinino a proclamare.
Si chiama libertà di stampa, bellezza, e c'è il diritto all'informazione, fenomeni.

UPDATE: Maurizio Belpietro forse non sarà il paladino della libertà di stampa, ma stavolta quelli che lo hanno aggredito hanno preso una topica di proporzioni epiche, e le reazioni del Ministro della Giustizia e del Garante della privacy che appena si è intravista la possibilità del coinvolgimento del Governo negli scandali sullo sfondo delle recenti inchieste del PM di Potenza, John Woodcock, non hanno esitato a promettere restrizioni legislative alla libertà di stampa e al diritto alla cronaca, promettendo anni di galera a chi si permettesse di pubblicare notizie non gradite all'esecutivo, sono ancora più gravi e speciose.
Se pensiamo alle polemiche sulle cosiddette leggi ad personam questo non sapremmo davvero come meglio descriverlo: un'intervento ad hoc per difendere il governo in carica da gogne mediatiche che, a quanto pare, si meritano soltanto i semplici cittadini.
Ora che scopriamo non essere affatto falsa la storia di Sircana, non sappiamo davvero come fare a non stare dalla parte di Belpietro mostrandogli la nostra piena solidarietà e, difendendo lui, difendere la libertà di stampa.

09 marzo 2007

I rischi reali della politica surreale italiana

Alla "Operation Achilles" lanciata dalla NATO nella provincia di Helmand da circa 4.500 militari della ISAF e da mille uomini delle forze afghane non parteciperanno i militari italiani dislocati a Herat, provincia a nord-ovest, finora ditante dai territori "caldi" a sud dove la presenza Talebana mette alla prova la coalizione internazionale dal 2001. Sappiamo delle difficoltà endemiche al Governo Prodi stretto tra una sinistra comunista ostile a qualunque impegno vagamente militare all'estero che gli garantisce la sopravvivenza al governo e tra l'ala più moderata e riformista che non può essere inascoltata troppo a lungo.
Ma dopo la profonda crisi politica che ha portato alle dimissioni del Premier il governo, già agitato da acque tempestose al suo interno, si troverà a breve ad affrontare tensioni e pressioni molto importanti in Afghanistan, dove l'incolumità dei militari italiani verrà presto messa in serio pericolo da nuove offensive talebane riorganizzatisi e pronti a rilanciare.
L'allucinante distaccamento dalla realtà del dibattito politico italiano e l'ambiguità dell'azione di governo ha già provocato il peggioramento delle relazioni con molti nostri alleati, tanto che molte cancellerie all'estero continuano ad irritarsi per la mancanza di impegno e chiarezza di Roma negli impegni internzionali, non a caso molti analisti stranieri si chiedono da tempo per quale motivo l'Italia mantiene proprie truppe all'estero se poi non contribuisce attivamente alle azioni di combattimento e sicurezza che finora prevalentemente l'impegno anglo-sassone si è preso la briga di sobbarcarsi?
Decifrare la politica interna italiana agli occhi degli osservatori internazionali è quanto di più difficile ci possa essere, e l'instabilità di governo attuale non fa che incrementare la difficoltà di comprensione tra Roma e gli alleati stranieri, e purtroppo questo non fa che minare i rapporti diplomatici e di conseguenza ha il risultato di inficiare l'incisività di qualsiasi iniziativa di politica estera governativa, percepita come non credibile dalle cancellerie straniere.
Alle tensioni già alle stelle tra Stati Uniti, Regno Unito e Governo Italiano, dopo la "lettera aperta" di Gennaio per via diplomatica di sei ambasciatori guidati dall'americano Ronald Spogli e dal britannico Edward Chaplin che invitavano Prodi a un maggior impegno, che rimase però inascoltato e seguito da una reazione stizzita da parte della Farnesina, si è aggiunta in questi giorni la dichiarazione del Premier inglese Tony Blair il quale ha affermato: "Premerò con i partner per ottenere l’invio di altre truppe europee" durante una seduta alla Camera dei Comuni.
La questione afghana non è all’ordine del giorno del Consiglio europeo, "ma verrà discussa informalmente". Blair è determinato: "Voglio che gli altri Paesi della Nato contribuiscano di più", ha affermato con una vena polemica.
L'allusione all'Italia è più che palese, visto che finora il nostro impegno militare in Afghanistan è stato praticamente inesistente nell'azione di contrasto ai Talebani, a causa dei numerosi "caveat" imposti da Roma che impediscono l'impiego delle truppe in azioni di combattimento intraprese dalla NATO.
Il nostro contingente inoltre sarebbe tecnicamente e materialmente sprovvisto dei mezzi necessari per azioni di combattimento richieste dall'Isaf, in quanto non dispone di una copertura aerea autonoma, per la quale finora ha supplito la forza aerea americana, e non è fornito di mezzi corazzati in grado di trasportare e fare operare le truppe in zone di combattimento aperto.
Questa situazione non ha finora sollevato problemi dato che nella zona di Herat non ci sono più i Talebani da qualche anno, ma è verosimile che l'offensiva annunciata per la primavera cambierà il quadro della situazione trovando potenzialmente le nostre truppe impreparate.
Non possiamo prevedere con certezza se i Talebani riusciranno a penetrare nuovamente nelle zone dove finora la situazione era relativamente pacificata, ma è certo che il Parlamento non dovrebbe far correre il rischio di trovarsi parzialmente indifesi e in condizioni inadatte a garantire la propria stessa sicurezza qualora il nemico dovesse ripresentarsi.
Un rischio che evidentemente le lacerazioni politiche all'interno della maggioranza faranno correre alle nostre truppe vista l'impossibilità politica di sostenere un ulteriore impegno prettamente militare da parte di una coalizione che si tiene insieme soltanto sull'ambiguità che da una parte viene richiesta dalla sinistra estrema come condizione per continuare a sostenere il Governo Prodi, ma che dall'altra parte è maldigerita dalle forze politiche più moderate che non possono stravolgere la politica estera italiana oltre a un certo punto che metterebbe in serio pericolo le relazioni e le alleanze con organizzazioni come la NATO e con paesi come gli Stati Uniti.
Questo punto di non ritorno starà al Governo fissarlo e decidere se proseguire oltre pur di non soccombere o di terminare la propria avventura nell'interesse più alto e generale del Paese, che certamente è molto più importante della vita di questo Governo che ha già pesantemente minato alla credibilità internazionale della propria azione politica e che ha irrigidito senza un progetto e una strategia chiara, le relazioni con gli alleati storici e fondamentali dell'Italia degli ultimi 60 anni.
Sarà questo il fulcro della situazione nel prossimo futuro, e non è detto che basti dire no a Stati uniti e Regno Unito su un maggiore impegno, perchè presto potremo essere messi con le spalle al muro dai Talebani sul campo, e allora le ambiguità della politica italiana non potranno più reggere, perchè in gioco non ci saranno più solo le relazioni diplomatiche con i nostri alleati, pur importantissime, ma ci saranno le vite dei nostri militari e i nostri interessi nazionali, direttamente colpiti.
Il Governo ha deciso di prendere la strada dell'attendismo sulla pelle dei nostri soldati allo scopo di allungare la propria vita al timone del Paese, non sappiamo se questo avrà dei risultati positivi sui sondaggi della coalizione di centro-sinistra, ma sappiamo con certezza che questa scelta intrapresa ormai da mesi sta avendo e avrà delle pessime ricadute sugli interessi nazionali italiani.

05 marzo 2007

Turbamenti

Afghanistan, D'Alema: «Siamo turbati»

Sapesse noi, caro Ministro, da quando siete al governo, quanto siamo, per cosi dire, "turbati".

02 marzo 2007

Il Ritorno del Realismo alla Casa Bianca

Avevamo già parlato più volte della necessità e finanche della opportunità per gli Stati Uniti e gli alleati occidentali ed europei di ingaggiare l'Iran tramite conferenze regionali, internazionali o colloqui diplomatici diretti, in modo da responsabilizzare politicamente un paese la cui leadership, spaventata e galvanizzata da una politica estera americana troppo focalizzata sulla crociata per rovesciare regimi e imporre la democrazia nei confronti dei paesi che si sarebbero opposti a quella strategia.
Molti analisti militari avevano fatto presente che il problema in Iraq non è più solo strettamente militare e legato al terrorismo di matrice al-qaedista, ma soprattutto di natura politica e perciò da affrontare con tutti gli attori regionali principali interessati nella stabilizzazione della regione dopo il conflitto del 2003.
Inoltre diversi esponenti vicini al Partito Repubblicano di scuola realista classica avevano continuato a suggerire la necessità di scendere al tavolo della trattativa con gli Stati che hanno interessi in un Medio Oriente stabilizzato correggendo la rotta dell'amministrazione troppo apocalittica e poco realistica, in modo da uscire dalla logica perversa della vittoria militare in Iraq a tutti i costi, alla luce di una situazione via via scivolata di mano a causa di problemi etnici e politici di fondo che più truppe non potranno mai risolvere senza un intervento politico degli attori principali nella regione come Iran e Siria nonchè degli altri paesi sunniti preoccupati per la sorte della comunità sunnita e per la crescente minaccia che gli sciiti rappresentano in tutto il medio oriente con l'Iran in testa.
Dopo questo quadro giunge la notizia che gli Stati Uniti parteciperanno a due incontri tra l'Iraq e i suoi vicini nei prossimi due mesi, compresi l'Iran e la Siria, finora messi all'angolo della partita irachena e inseriti nella lista nera dell'Asse del Male.
Una notizia molto importante che avviene subito dopo la ratifica dell'accordo tra Washington e P'Yongyang sul programma missilistico e nucleare della Corea del Nord, firmato dopo l'escalation coreana e la richiesta di dialogo diretto con gli Stati Uniti, e che tramite i colloqui multilaterali sponsorizzati da Pechino, hanno portato a una normalizzazione dei rapporti diplomatici che, accantonando le velleità democrariche dei neoconservatori, hanno consentito la possibilità di giungere ad un accordo chiaro e funzionale agli interessi nazionali di entrambe i paesi.
E' chiaro che questi due fatti costituiscano la definitiva archiviazione della strategia post-11 Settembre, anche se è prematuro sostenere che l'amministrazione abbia abbandonato le teorie di democratizzazione attraverso il rovesciamento militare di regimi sulla base della teoria della Pace Democratica che tanto male ha fatto alle relazioni internazionali in questi anni, in cui gli interessi nazionali sono stati minacciati e messi da parte assieme alla diplomazia.
Non sappiamo se questa nuova strategia sarà realmente portata avanti convintamente con l'Iran e la Siria, ma certo le notizie dell'arrivo della portaerei Stennis nel Golfo Persico, fa credere che gli Stati Uniti si stiano apporontando a sedersi al tavolo delle conferenze internazionali promosse da Baghdad da una posizione negoziale consistente e con un margine rispetto agli altri players regionali.
In questi giorni sarà l'Iran a dover decidere se giocare un ruolo di prima fila nella stabilizzazione e nella guida dell'azzetto del nuovo Medio Oriente cedendo alle velleità nucleari e alle minacce verso Israele e i suoi alleati, o se autocondannarsi a un isolamento internazionale che potrebbe portarlo prima o poi all'autodistruzione.
Le recenti sanzioni economiche del Consiglio di Sicurezza dell'ONU non sembrano aver intaccato le i programmi nucleari e di primazia dell'Iran nella regione, ma hanno irrigidito i rapporti tra Teheran e molti suoi partner commerciali storici e con la gran parte della Comunità Internazionale, ed è per questo che non è sicuro il fatto che l'Iran accetti di sedersi ad un tavolo con membri del Consiglio di Sicurezza, alla luce del fatto che un tale fatto consisterebbe in una legittimazione e un riconoscimento de facto delle decisioni (sanzioni) delle Nazioni Unite, cosa che appare inverosimile dopo le dichiarazioni chiare contro ogni legittimità delle recenti risoluzioni adottate.
Saranno settimane decisive per la sorte dell'Iraq e dell'intera regione, gli Stati Uniti hanno deciso saggiamente di scendere a trattative con i vicini iracheni e cosi facendo hanno passato il pallino del gioco ad Ahmadinejad.
Ora sta a lui, molto indebolito politicamente all'interno dopo gli ultimi mesi, decidere se garantire al suo paese un ruolo importante e, soprattutto, riconosciuto e legittimato dalla comunità internazionale, smettendo, come scriveva Kissinger qualche mese fa, di comportarsi da "Stato Crociato" e iniziando ad agire come Nazione responsabile, evitando di cercare di ottenere quel ruolo tramite minacce al mondo intero che rischiano di mettere a repentaglio la propria stessa sopravvivenza oltre ai propri interessi nazionali.
In tempi non sospetti alcuni amici avevano rilevato la necessità di questà presa d'atto da parte dell'aministrazione Bush.
Concludo ricordando con piacere quanto sostenuto in questi mesi e accogliendo con soddisfazione questo auspicato e necessario cambio di rotta in senso realistico che certamente aiuterà gli Stati Uniti ad uscire dal vicolo cieco mediorientale dell'esportazione della democrazia.
Più volte questo approccio è stato attaccato da presunti esperti che ideologicamente hanno lanciato anatemi contro chiunque osasse ragionare secondo la dura realtà, mettendo cosi in pericolo le loro fantomatiche certezze idealistiche.
Ora che anche l'amministrazione degli Stati Uniti ha preso atto del fallimento delle teorie idealistiche, cosa faranno i loro seguaci?