30 aprile 2007

Un uomo, una squadra. Rino Gattuso

Di Rino "Ringhio" Gattuso tutto si può dire e pensare tranne che non sia uno di quei simboli calcistici e sportivi che travalicano l'appartenenza a un club e hanno un posto riservato nel cuore di tutti gli appassionati di uno sport vissuto con passione ed emozione.
Gattuso riesce a farti ridere dopo una partita passata a soffrire e prendere botte per la squadra con una semplice battuta e ti emoziona quando sul campo sembra interpretare i desideri dei tifosi e dei telespettatori che nella mente si ripetono che "bisogna metterli sotto, morderli e aggredirli" e Gattuso un secondo dopo entra duro in scivolata rubando un pallone impossibile e ridando animo a tutta la squadra e allo stadio che aspettava solo quello.
Insomma, Gattuso è uno di quei giocatori che ti fanno amare il calcio e che non puoi non sostenere, di qualunque squadra tu sia tifoso.
E' per questo che la lettera che ha pubblicato il Corriere scritta proprio da Gattuso nell'antivigilia di quella partita straorinaria che sarà Milan - Manchester United, semifinale di ritorno di Champions League dopo lo straordinario 3-2 dell'Old Trafford, per caricare i tifosi e chiedere il loro massimo sforzo per sostenere e spingere la squadra in un momento chiave della stagione del Milan rappresenta al meglio tutto ciò che Gattuso è e rappresenta per un tifoso di calcio.
Proponiamo la lettera di Gattuso come esempio di calciatore sportivo per eccellenza.

Cuore Milan

«Chiediamo aiuto ai tifosi»

Mercoledì sera il Milan giocherà un'altra sfida decisiva. Da quando indosso la maglia di questo grande club ho giocato tante di quelle partite ad alta tensione che ormai non le ricordo più tutte. Contro il Manchester di Cristiano Ronaldo, di Rooney e di Giggs noi rossoneri cercheremo di tenere alto l'onore del calcio italiano ma anche di rendere ancora più prestigiosa la nostra storia perché quattro semifinali nelle ultime cinque edizioni della Champions League non le ha giocate nessuno. E se riusciremo a rimediare alla sconfitta della scorsa settimana all'Old Trafford, avremo anche la possibilità di giocarci la terza finale. Tenuto conto di tutti i problemi che ci sono capitati addosso in questa annata disgraziata, possiamo ben dire che è quasi un miracolo essere arrivati fin qui. Il Milan è stato costretto a partire dai preliminari della Coppa campioni, a cambiare di colpo la preparazione, a richiamare dalle ferie noi campioni del mondo. Abbiamo pagato per colpe che non riteniamo di avere commesso, secondo me siamo stati vittime di un'ingiustizia. Come se non bastasse abbiamo dovuto fare i conti con tanti infortuni (Nesta, Kaladze, Kaká, Inzaghi, io stesso) ma, nonostante tutto, nessuno è ancora riuscito ad affondarci. Ora abbiamo la possibilità di mettere a segno un'altra impresa ma per eliminare uno squadrone come il Manchester avremo bisogno di qualcosa di speciale: l'aiuto dei nostri tifosi.

Noi ci metteremo orgoglio, passione ed esperienza. Però stavolta il nostro pubblico, che è sempre stato molto appassionato, dovrà superarsi. Voglio un'atmosfera come all'Old Trafford martedì scorso, calda e corretta. Il Manchester era in difficoltà e nella ripresa è stato tutto lo stadio a prenderlo per mano e a trascinarlo alla vittoria. Ecco, anche a nome dei miei compagni, chiedo che San Siro mercoledì ci dia la spinta e ci faccia volare verso la finale di Atene. Dateci una mano, tifosi rossoneri, sosteneteci anche in quei momenti di difficoltà che, contro grandi campioni come quelli di Alex Ferguson, non mancheranno. Vinciamo assieme questo nuovo assalto alla storia, andiamo assieme ad Atene. Se poi, nonostante la nostra voglia di stupire, il Manchester si dimostrerà più forte di noi, accetteremo con sportività il verdetto. In fondo qualcosa d'importante l'abbiamo già vinto. Ricordate infatti quel comunicato con cui l'Uefa, a inizio stagione, disse che avrebbe tenuto d'occhio le nostre partite e i nostri comportamenti? Io, come tutto lo spogliatoio, ci rimasi male. Ora però il più bel riconoscimento ai nostri sforzi e alla nostra correttezza è arrivato proprio dall'Uefa, da Michel Platini in persona. Ha detto che la partita dell'Old Trafford tra noi e il Manchester è stato il più bello spot per il calcio. Ci siamo presi una rivincita morale e a questo punto ci piacerebbe girare un nuovo spot, stavolta a parti invertite: a San Siro e con una nostra vittoria. E se voi, amici tifosi, ci darete la carica per novanta minuti, forse ce la faremo.

Rino Gattuso

30 aprile 2007

25 aprile 2007

Liberation of Italy








62 years later. Thanks again.

23 aprile 2007

Complimenti sinceri all'Inter da uno juventino arrabbiato solo con Moggi

Poche parole per fare i miei sinceri complimenti all'Inter Campione d'Italia per la 15° volta dopo un Campionato dominato sul campo e sul campo soltanto.
Chi scrive è tifoso della Juventus fin da piccolo, ma uno di quei tifosi, lo possiamo dire con un pizzico di vanto visto gli individui che girano di questi tempi, col cervello, che non perde tempo a rivangare passati poco chiari e a negare l'evidenza di colpe gravi e avvilenti dalla passata dirigenza bianconera.
Il vero tifoso juventino è quello che è triste di vedere la squadra in serie B per colpa di due individui loschi che hanno giocato sporco per tanti anni infangando l'immagine della Juventus in modo irreparabile, il vero tifoso juventino è Boniperti che capisce le colpe del passato e per questo accetta con dignità le giuste punizioni inflitte, forse anche troppo blande, e invita a smetterla di pensare al passato e invece di concentrarsi sul futuro assieme a una nuova dirigenza di persone davvero perbene che hanno raccolto l'amara eredità di quei loschi individui giustamente cacciati l'estate scorsa.
La maggior parte dei tifosi bianconeri è arrabbiata con tutte le altre squadre, con le altre penalizzate perchè sarebbero dovute andare in serie B anche loro e con l'Inter perchè sarebbe la fantomatica artefice di complotti quantomai assurdi contro le rivali e perchè non avrebbe dovuto accettare scudetti non guadagnati sul campo.
Il punto è che secondo me questi non sono tifosi juventini, sono semplicemente nostalgici di Moggi e Giraudo e dei loro metodi mafiosi, solo perchè con loro la squadra ha vinto molto.
Purtroppo il modo in cui questi individui hanno operato si è dimostrato criminoso e corrotto e a questi individui i veri tifosi juventini, pochi e silenziosi come me, danno la somma colpa della situazione attuale della Juventus.
La speranza è che la maggioranza dei tifosi juventini pensino d'ora in poi alla propria squadra sul campo che fatica e si sforza di tenere alto il nome dela Juventus, invece di persistere nel rivangare il passato in modo tanto testardo quanto stupido dando le colpe a chi colpe non ne ha, come l'Inter, che giustamente si vanta dei propri successi vinti in modo finalmente scevro di ogni ombra.
Il vero tifoso juventino è sportivo, civile ed educato, ma soprattutto rispettoso delle regole e leale con gli avversari, ed è per questo che il peggior nemico di chi scrive è proprio la passata dirigenza che dimentichiamo con piacere e che preferiremmo non vedere più in televisione facendo indegnamente finta di sostenere la nuova Juventus, perchè loro con la Juventus non c'entrano più nulla e loro, proprio loro, sono i suoi peggiori nemici da cui stare il più lontano possibile.
La mia Juventus è quella di oggi, con dirigenti presentabili, onesti e sportivi, insomma, con dirigenti degni di servire la Vecchia Signora.
Perciò ancora complimenti all'Inter per quello che ha fatto quest'anno da un tifoso juventino forse non ordinario e sicuramente non omologato alla massa non pensante della maggioranza, ma sicuramente un tifoso che è stufo di sentire parlare di indagini e intercettazioni, e che vuole tornare a guardare al calcio giocato sul campo e non fuori, con spensieratezza ed emozioni sincere e sportive, vincendo o perdendo come nello sport e nella vita, ma sempre sul campo di gioco per novanta minuti con undici giocatori soltanto in maglia bianco e nera, cosi soltanto.
Forza Juve.

21 aprile 2007

32


We join the entire country in expressing our deepest condolences to the families of Virginia Tech and everyone else affected by this horrible tragedy.
Our thoughts and prayers are with the families of the innocent victims.
God bless.

19 aprile 2007

Quei bei vecchi tempi in cui gli investimenti diretti esteri li si andava supplicando in ginocchio

Della vicenda Telecom molto si è detto da più parti e la cosa più avvilente è il fatto che il Governo italiano continui nella brutta pratica di mettere il naso nel mercato col risultato di distorcerne il libero andamento a discapito degli investimenti in Italia messi sempre più a rischio dall'incertezza e dalla confusione delle regole di volta in volta, ma soprattutto dall'interventismo dello stato nelle faccende dei privati, in barba a milioni di azionisti e consumatori che pagano di tasca loro i giochetti più o meno sporchi della politica italiana nell'economia.
Ciò che più inquieta del caso Telecom è la straordinaria attenzione che il Goveno vi ha posto fin dall'inizio, tentado prima di decidere le strategie aziendali con un piano poi scoperto e andato all'aria, e successivamente tentando di scegliere i proprietari nuovi intervenendo decisamente e direttamente contro gli azionisti sgraditi.
Ma gli azionisti, direte voi, non dovrebbero esser loro a dover decidere della loro società?
Si, in un paese normale sarebbe ovvio e accadrebbe regolarmente, ma in Italia non succede mai niente di normale e cosi ci troviamo a raccontare vicende come questa, tanto assurde quanto misteriose.
Impressionante è però un'altro fatto, e cioè come il Governo Prodi da mesi si sia adoperato con tutti i mezzi consentiti o meno per intralciare operazioni finanziarie e industriali di società straniere in italia, con la sola conseguenza di sabotare gli investimenti diretti esteri in Italia, quelli che si è sempre cercato di attrarre con le unghie e con i denti visto che portano capitali e occupazione in più al paese, ma evidentemente qualcosa in Italia è cambiato, in peggio però.
Nel suo viaggio in Sud Corea Prodi è andato ache oltre cadendo nel ridicolo dichiarando di voler varare un piano proprio per la facilitazione degli investimenti esteri nel nostro paese, e quasi si scoppia a ridere dopo che a fatto di tutto per renderli difficili con le ultime operazioni a gamba tesa in importanti trattative di aziende straniere in Italia o di aziende italiane all'estero.
Il Presidente del Consiglio dovrebbe però perlomeno avere il buon gusto di non insultare l'intelligenza dei suoi, per quanto stupidi, concittadini, visto che non si può fare contemporaneamente il piromane e il pompiere e pretendere di non essere poi accusati.
La lettera dell'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, pubblicata sul Corriere, circa l'intervento statale in economia, dovrebbe essere aggiunta a quei dodici punti che poche settimane fa Prodi sventolò come il nuovo cardine su cui sarebbe ruotata la nuova azione del nuovo Governo, perciò la riproponiamo per intero, nella speranza che qualcuno a Palazzo Chigi provi un po' di vergogna:

Caro direttore,
la decisione di At&t, una delle più grandi aziende statunitensi e leader mondiale nel settore delle telecomunicazioni, di ritirare la sua proposta d'investimento in Italia, ha suscitato tanti commenti e molte discussioni. L'Italia ha perso l'interesse da parte di un'impresa di altissimo livello, capace di migliorare i servizi di telecomunicazione, ridurre i costi per gli utenti italiani e aumentare il valore di un'azienda nazionale.

Allo stesso tempo, ciò che è accaduto è stato utile ad attirare l'attenzione sul possibile ruolo degli investitori esteri per la crescita economica dell' Italia. L'episodio Telecom Italia-At&t permette infatti un'analisi più ampia. Da oltre un anno sto promuovendo un'iniziativa dell'ambasciata degli Stati Uniti in Italia chiamata Partnership for Growth.
L'obiettivo è quello di stimolare le grandi potenzialità dell'economia italiana, che spesso non vengono pienamente sfruttate.L'iniziativa si è concentrata soprattutto sull'imprenditoria e sull'innovazione come forze trainanti della crescita.
Tra le varie attività, abbiamo analizzato con diversi interlocutori italiani la necessità di ampliare il mercato dei capitali e di promuovere strumenti finanziari che possano aiutare gli imprenditori a creare nuove imprese e a far crescere e rendere più competitive quelle già esistenti. Senza accesso ai capitali, ovvero agli investimenti, l'imprenditoria rimane solo un'idea.
Come noto, gli investimenti in aziende nuove o già esistenti in Italia sono scarsi.Si preferisce investire nelle proprietà immobiliari, o nella casa per il figlio, piuttosto che scommettere su una nuova azienda promettente.
Spesso, inoltre, vengono innalzate barriere nei confronti delle imprese straniere che intendono investire in Italia. Sia che si tratti di investimenti in infrastrutture (autostrade o aziende di telecomunicazione), in servizi finanziari (una grande banca) o nei trasporti (una compagnia aerea), una delle prime reazioni all'interessamento da parte di un'azienda straniera è la sottolineatura che deve prevalere l'interesse nazionale.
Qual è il risultato di questo approccio poco aperto nei confronti dei capitali stranieri? Un rapido confronto con gli altri Paesi europei può essere molto illuminante. Secondo i dati dell'Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, nel 2005 l'Italia ha attirato circa 20 miliardi di dollari di nuovi investimenti stranieri. La Francia oltre 60 miliardi. La Gran Bretagna, leader tra i Paesi più industrializzati, 165 miliardi.
In qualità di ambasciatore degli Stati Uniti, mi interesso maggiormente degli investimenti del mio Paese, e anche in questo caso la situazione non è confortante. Fino al 2005 il totale degli investimenti americani in Italia ammontava a poco meno di 26 miliardi di dollari, ben al di sotto dei 324 miliardi in Gran Bretagna, degli 86 miliardi in Germania, dei 61 miliardi in Francia e perfino dei 43 miliardi in Spagna.
Questi dati dovrebbero far riflettere. Gli investimenti non arrivano dove non sono ben accolti, dove le regole del mercato vengono cambiate continuamente.Modificare le regole aumenta il livello di rischio e rende molto difficile programmare le azioni future di un'impresa o di un singolo cittadino. Non conosco i dettagli della trattativa per Telecom, ma la lettera di rinuncia di At&t esprime chiaramente il timore di investire in un mercato dove le regole sono imprevedibili. Credo che sia un timore comprensibile, che la maggioranza degli italiani condividerebbe.
Bisognerebbe concentrarsi meno su chi vuole investire e maggiormente sul fatto che l'Italia è agli ultimi posti tra i Paesi europei in termini di crescita del Pil e aumento dei salari e della produttività. Esiste un chiaro legame tra questi dati e lo scarso livello degli investimenti.
Per assicurare la giusta priorità alla crescita e alla produttività, occorre valutare attentamente e senza pregiudizi le proposte di investimento.Le aziende otterranno maggiori fondi e diverranno più competitive? Il cambiamento aggiungerà valore? I servizi miglioreranno? I consumatori, a Roma, Milano o Lecce, avranno benefici? Queste sono le domande da porsi, ricordando sempre che tutto ciò che stimola gli investimenti esteri ha un impatto positivo anche sugli investimenti interni. Per questo motivo, c'è bisogno di una visione più positiva.
L'Italia deve crescere e competere con successo nel mercato globale per sostenere il suo modello sociale e per offrire nuove opportunità ai giovani. Un atteggiamento più aperto nei confronti degli investimenti può senza dubbio aiutare a raggiungere questi importanti obiettivi.

Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia
Ronald P. Spogli
19 aprile 2007

16 aprile 2007

No, niente Italia 2012 per favore

Tornati dalle vacanze pasquali speriamo che i lettori abbiano trascorso dei bei momenti. Riprendiamo con un post dedicato alle prossime designazioni per gli Europei di calcio del 2012 che si decideranno il prossimo mercoledi a Cardiff in Galles.
Chi scrive ritiene che per il bene dell'Italia è auspicabile che l'Uefa non assegni all'Italia l'organizzazione del torneo, per dei motivi semplici ed ovvi. In primis riteniamo che dopo gli scandali di corruzione nel calcio dell'estate scorsa il mondo sportivo italiano abbia ancora tanta strada da percorrere per mondarsi dalle sue enormi colpe, in secundis perchè le ancor più recenti tragiche vicende di violenza e inciviltà nel e attorno al mondo del calcio rendono impresentabile e pericolosa una vetrina europea nel nostro paese.
Ultimo, ma non per importanza, è il fatto che un'eventuale assegnazione all'Italia provocherebbe l'ennesimo pasticcio all'italiana circa la faccenda dei nuovi stadi, e di tutto il nostro paese ha bisogno tranne che di un'altra Italia '90 con la speculazione e la corruzione che ancora ci portiamo sul fardello da allora.
Questi tre essenziali ragioni ci spingono a sperare nella non assegnazione all'Italia degli Europei di calcio, e il fatto che il neo-presidente eletto della FIGC sia Abete, l'ex di Carraro, ci incoraggia ancora di più nello sperare che mercoledi gli Europei vengano assegnati ad altre candidature, senza dubbio meno prestigiose, ma sicuramente meglio presentabili di quella di un paese dove nemmeno uno scandalo enorme come quello di Calciopoli è riuscito a spazzar via le brutte e vecchie facce che da decenni governano, ma sarebbe meglio dire regnano visto che Petrucci,Abete e Matarrese sembrano avere delle cariche a vita più che elettive, indisturbate il mondo sportivo e soprattutto calcistico italiano in quel modo mafioso e corrotto che le intercettazioni continuano a mostrarci, ma che i grandi burattinai riescono sempre a evitare magistralmente riuscendo a mantenere immutato il lurido status quo italiano.

06 aprile 2007

Fair Play Italian Style

Famous last words. Rome's Prefect of police, Achille Serra, said: "To criticise the police is a sport.The British like to do it.The police were forced to intervene between two sets of violent fans."

In February the Italian Football Federation suspended all matches after a policeman was killed at a Serie A game between Catania and Palermo. After what happened last Wednesday in Rome, italian politicians, authorities and newspapers should be ashamed of themselves and now, instead of defending the disproportionate use of force shown by the riot police, they better shut their mouth. The British people should also take into account that last November our Parliament, with a large majority from both the leading center-left coalition and the center-right opposition (!!!), approved an Act which immediately released thousands of criminals from our jails, so we think that is another important reason why our boring italian politicians would better shut their mouth.
The sad truth is that Italy has once again shown to the whole world how barbaric is its own society which allows his domestic thugs to freely assault foreign supporters in the streets and inside a stadium with knives, chains and missiles.
In light of the fact that no-one in Italy seems to understand that to defend our own brutality is not patriotism, but just a foolish sign of blind nationalism, we apologize to our british friends and we stress the deep feeling of shame in seeing such horrible scenes of violence that usually occur in our country.
Always keep in mind that a small number of smart, polite and responsible italians does exist, you will probably not hear from them very often, but we are out there anyway.
I guess that by saying this I will not be very popular among the large majority of my fellow italians who are very busy in defending their own disgusting behaviour confusing patriotism with blind party-spirit, but I prefer by far being unpopular among my citizens than following them on the road of the annihilation of an always less civilized Italy, because I care much more to be honest to myself and to say what needs to be said in order to improve the country that I love.

05 aprile 2007

Realismo Politico Classico: Introduzione a Morgenthau

Qualunque studente che inizi un corso di studi in Relazioni Internazionali non potrà che imbattersi, presto o tardi, in uno di quei testi che costituiscono i pilastri della sua disciplina.
Tenterò di fornire ai lettori interessati un'agile schema interpretativo del testo di uno dei maestri del realismo politico classico contemporaneo.
Sto parlando del testo che costituisce sicuramente un pilastro del pensiero del realismo politico classico, ovvero "Politics Among Nations: The Struggle for Power and Peace" di Hans J. Morgenthau, scritto nel lontano 1948, ma ancora uno di quei testi pathbreaking nella sua disciplina: difficilmente Morgenthau lascia un sentimento neutrale tra gli social scientists, pensate al "Principe" del Machiavelli basato sulle vicende del cinico condottiero Cesare Borgia, non ne sentirete mai giudizi sbiaditi.
Personalmente non lo consiglierei come testo di approccio per gli studenti ad inizio corso per il semplice motivo che è un testo pesantissimo nei suoi riferimenti storici e filosofici tanto quanto nei ragionamenti di scienza politica pura e, non essendo questi argomenti disconnessi, non andrebbero trattati distintamente.
Morgenthau è stato uno dei giganti del pensiero internazionale, avendo influenzato e insegnato molte, direttamente o attraverso i suoi testi, delle ultime generazioni di scienziati politici.
"Politics Among Nations" è molto aderente al pensiero della classica e pura Realpolitik, e introduce la questione della struttura e della teoria all'inizio del testo.
Morgenthau, lungo tutto il suo lavoro, si sforza nel lavorare contro l'idea che la politica internazionale in particolare, e la politica più generalmente, possa essere semplicemente derivata da spunti filosofici o astratti, e deve perciò affondare nelle relazioni imperfette e molto umane di volta in volta. Traccia poi sei principi che guidano questo realismo politico:

1. Ci sono leggi oggettive che governano la politica, che discendono nella natura umana.
2. La forza principale che guida la politica internazionale è il conetto di interesse definito in termini di potere.
3. Questo concetto chiave è universalmente valido e oggettivo, ma non ha lo stesso significato fissato una volta e per tutte.
4. Il realismo politico è consapevole del significato morale dell'azione politica.
5. Il realismo politico rifiuta di far equivalere i principi morali di una data nazione o un dato periodo storico con le leggi morali complessive che governano l'universo.
6. Il realismo politico mantiene un distacco e un'integrità di sostanza intellettuale, mentre riconosce altre strutture e le correlazioni della politica con altri campi.


Morgenthau procede attraverso una lunga discussione di questi principi come una puntellatura delle sue teorie, prima di andare al "sodo" della politica internazionale. Include poi un saggio sulla metodologia scientifica e il modo in cui questa può essere applicata alla politica, e le limitazioni di tale metodologia. Morgenthau quindi procede a discutere sulla politica tramite i seguenti capitoli principali:

- Politica Internazionale come una Lotta per il Potere
Questo include uno sguardo al potere politico, l'imperialismo sotto diverse forme, questioni sullo status quo, prestigio, e ideologie politiche. Prendiamo l'imperialismo come esempio: Morgenthau esamina le ragioni per le tendenze imperialistiche (guerra vittoriosa, guerra persa, e debolezza, percepita o reale); i fini ultimi dell'imperialismo (che potrebbe essere impero globale ed egemonia, impero continentale, o meramente una preponderanza locale); e i differenti metodi di imperialismo (militare, economico, culturale).

- Potere Nazionale
In questa sezione, Morgenthau discute questioni militari, politiche, di popolazioni, di sentimento nazionale, di risorse naturali e di qualità di governo per determinare le strutture del potere nazionale, ed esamina i problemi riguardanti il nazionalismo. Discute anche i tipici errori di analisi politica, quelli che fraintendono il carattere assoluto di potere, il carattere permanente del potere, e la fallacia dei singoli fattori isolati(geopolitica, nazionalismo, militarismo, etc.).

- Limitazioni al Potere Nazionale: Equilibrio di Potere
- Limitazioni al Potere Nazionale: Moralità internazionale e Opinone Pubblica Mondiale
- Limitazioni al Potere Nazionale: Diritto Internazionale

Morgenthau continua a discutere in questi capitoli i vari fattori che tengono le nazioni in scacco. La prima sezione affronta questioni di equilibrio di potere, inclusi modelli di competizione e diretta opposizione; differenti metodi di equilibrio di potere; e le incertezze e i caratteri illusori degli equilibri di potere. La sezione seguente discute della forza dei fondamenti filosofici e della moralità come deterrente, come la tensione tra moralità personale e politica, moralità nazionale ed internazionale, e moralismo universale e universalismo nazionalistico. La sezione finale di queste discute gli aspetti legislativi, giuridici e di esecuzione del diritto internazionale, e le limitazioni del diritto internazionale dovuto a questioni di sovranità, come le limitazioni all'applicazione.

- La Politica Internazionale nel Mondo Contemporaneo
Per questo capitolo, dobbiamo affidarci principalmente alla ricostruzione del pensiero di Morgenthau fornita da Kenneth Thompson che ha curato l'edizione del testo, date la necessità di aggiornamenti. Le questioni affrontate precedentemente sono portate in risalto come una struttura per la discussione dell'equilibrio di potere, la scomparsa del colonialismo, i relativi declini delle potenze esistenti, e i problemi sullo sfondo del secolo nel quale la guerra totale è diventato lo standard.

- Il Problema della Pace: Pace attraverso la Limitazione
- Il Problema della Pace: Pace attraverso la Trasformazione
- Il Problema della Pace: Pace attraverso l' Accomodamento

Questi tre capitoli finali esaminano questioni come il disarmo, la sicurezza e le politiche internazionali, risoluzioni giudiziali, alleanze (guardando ai successi e ai fallimenti delle passate alleanze ed organizzazioni), culminanti in una schietta discussione delle Nazioni Unite, sia in termini teorici (la Carta ONU) che di pratica attuale. I problemi di trasformazione includono possibilità di uno statalismo globale, di decentramento amministrativo su scala mondiale, e di sfere interdipendenti di cooperazione e unità. Il capitolo finale si occupa della diplomazia, come una forza tanto reale quanto in declino nella politica contemporanea.

Morgenthau sembra prendere verosimilmente un esempio da Tucidide come dalla Seconda Guerra Mondiale. Questo rende il suo testo piuttosto difficile per il tipico studente all'inizio di un corso undergraduate, che non hanno ad oggi di certo le nozioni storiche per apprezzare al meglio tali riferimenti. Il ragionamento di Morgenthau è acuto ed elegante, e ancora di enorme influenza oggigiorno. Per contestualizzare il seguito del suo pensiero si potrebbero contare esponenti come Kissinger e la Thatcher tra quelli che aderiscono generalmente alle tesi di Morgenthau.

Per niente adatto ai deboli di cuore, ma un testo che sarà prezioso all'audace che volesse esplorare un testo che è davvero formativo di molto del pensiero politico e diplomatico a partire dagli anni Quaranta attraverso gli anni Ottanta, perciò con un impatto sugli eventi e sulle organizzazioni ancora importanti oggi. Al contrario, è vivamente consigliato ai seguaci del cinismo più puro, fornirà loro le fondamenta teoriche e metodologiche che cercano.

04 aprile 2007

Welcome back home

The iranians are to release the British sailors after the harsh controversy between Tehran and London. Iranian President Mahmoud Ahmadinejad says 15 British naval personnel captured in the Gulf are free to leave. "Of course diplomacy worked, it was a diplomatic incident" a source from the Foireign Office said.

02 aprile 2007

Telecom e il mercato in Italia

Dopo che Prodi fu pizzicato con le mani in pasta in Telecom tramite l'amico e consigliere Rovati, che prontamente ebbe il buon gusto di dimettersi, le frasi ufficiali che provengono da Palazzo Chigi sono "Non c’è nessuna preclusione a investimenti stranieri in Italia nel settore telecomunicazioni" ha ripetuto ancora pochi giorni fa Prodi durante la sua visita in Brasile, e ancora "E’ un problema che riguarda esclusivamente Telecom e non il governo".
Peccato che le reazioni di diversi ministri del suo esecutivo siano molto meno pacate appena saputo della notizia che investitori stranieri sarebbero interessati all'acquisto della maggioranza delle azioni di Olimpia che controlla Telecom siano di tutt'altro tenore, ed anzi premano il Premier affinchè "il governo si riunisca subito per reagire istituzionalmente" incalza il ministro delle Infrastrutture Di Pietro, e ancora "il governo faccia una verifica immediata" ribatte il ministro Ferrero mentre il ministro delle Comunicazioni Gentiloni e quello dello Sviluppo Bersani si dicono "sconcertati e preoccupatissimi".
Insomma, checcè ne dica il Premier, il Governo italiani è interessato affinchè Telecom non esca dalle mani di, meglio ancora se fedeli, capitali italiani, non a caso le offerte degli investitori stranieri di ieri vengono dopo quelle fatte dai gruppi bancari italiani Mediobanca e Generali, guardacaso entrambi molto vicini a Romano Prodi, peccato che il prezzo per azione garantito a Tronchetti Provera fosse molto più basso di quello garantito oggi dagli americani e dai messicani.
Dopo la privatizzazione di Telecom nel 1999 sotto il Governo D'Alema la storia intricata tra Telecom e i governi di centrosinistra sembra continuare e non possiamo prevedere se il Governo si astenga dall'interferire negli affari di un'azienda privata italiana nonostante pochi mesi fa rimase scottato alla notizia di piani più o meno artigianali per una ri-pubblicizazione della rete Telecom, ma certamente le dichiarazioni di molti ministri non lasciano dubbi circa il fatto che questo esecutivo sia ostile a determinate scelte dell'azienda.
Ci sentiamo solo di rimarcare un semplice ragionamento di Daniele Capezzone sperando che non rimanga lettera morta: "la politica tenga giù le mani da Telecom, lasci fare al mercato. E nessuno tiri fuori un’altra volta la favola dello straniero che arriva, coro che in questo Paese è servito solo a impedire soluzioni di mercato".

Da leggere, sempre sullo stesso argomento, il bel post di Phastidio.