31 maggio 2007

La droga fa male!!!


SPARGI ANCHE TU LA VOCE, DIFFONDI IL BANNER!!!

Il Ministro della Salute Livia Turco penso che sia davvero il politico più efficace nel mettere in pratica quello che dice. Perchè le sue sparate dapprima favorevoli all'uso personale della droga e poco dopo, con nonchalance, rigidamente proibizionista sono la prova concreta che quando si dice che la droga fa male, soprattutto al cervello, è assolutamente vero!
La Turco nè è l'esempio e il testimonial vivente, ed è pure Ministro della Repubblica, e di questo possiamo andarne fieri come italiani, visto che una cosa del genere sono nel nostro amato paese sarebbe mai potuta accadere.
Perciò ascoltiamo il Ministro e diffondiamo la voce, attraverso il banner, perchè la droga fa male, e se ti droghi diventi come la Turco, inizi a dire cazzate a raffica, ti si spappola il cervello.
Ma ripercorriamo assieme le tappe del trip della Turco come testimonial vivente contro la droga attraverso le sue uniche dichiarazioni da ministro finora rilasciate:

1. "Propongo il raddoppio della modica quantità che alza la soglia oltre la quale l’uso personale diventa detenzione!"

2. "I NAS a scuola contro la droga!"

3. "Il divieto di vendere sigarette ai minori di 18 anni èuna misura opportuna e giusta che ritengo sia nostro dovere adottare quanto prima!"

- On. Livia Turco, Ministro della Salute.

30 maggio 2007

Daniele scappa da sto pollaio!

Visto che il buon Jinzo ha avuto la malcapitata idea di mettermi in mezzo a sta farsa tragicomica della lite in famiglia tra mammona Pannella detto il Guru e il figlioletto pestifero Capezzone, non posso che ricambiare rilanciando il suo post a cascata che ci tiene aggiornati sulla querelle a suon di scioperi chi della fame e chi della sete, e chi più ne ha più ne metta, tra i due bimbi litiganti per il lecca lecca (culo?:). Perciò Jinzo si becca in cambio, per aver pubblicato un mio commento ridicolo sulla anche più risibile questione, un bel crossposting integrale. Ecco a voi.


Il Guru si incazza by Jinzo

Siamo dunque all'ultimo capitolo della saga che si ripete ormai da decenni. Non possiamo fare altro che attendere Daniele dalla nostra, ora.

UPDATE1: Sul forum dei radicali cominciano a sentirsi cose lunari.

"ma davvero i Volenterosi pensano di poter fare un DPEF migliore di Bersani, Prodi e Padoa Schioppa... si rendono conto del calibro degli economisti del governo" (segnalata da El boaro).

C'è persino chi accusa Daniele di egocentrismo, dando ragione al guru. Singolare come il guru possa dare dell'egocentrico a chicchessia con tale facilità....

UPDATE2: E' giunta la risposta di Capezzone.

UPDATE3: Le donnine radicali inviano, incazzate nere, una lettera a Floris perchè il guru non compare su Ballarò. Ecco un pezzo della missiva.

"L’ostracismo che Ballarò riserva a Marco Pannella è poi impressionante. Evidentemente, in 13 mesi, in 41 puntate, “Ballarò” non lo mai considerato “adatto a trattare l’argomento che scegliete di trattare”. Un “non notiziabile” (definizione di Falomi quando era membro della Commissione Parlamentare di Vigilanza); insomma, persino quando trattate il tema della “moratoria delle esecuzioni capitali” per la quale il leader radicale è impegnato – assieme ad altri sette radicali - dal 16 aprile in uno sciopero della fame ad oltranza che da domani diverrà anche della sete, Marco Pannella non è idoneo."

Il guru si è ri-incazzato e ha proposto lo Sciopero totale della fame e della sete. Però l'egocentrico è Capezzone.

Il buon Liberista, da Andreone, ci sollazza con questo commento:

"dite al Guru che faccia una buona volta lo sciopero delle cazzate e magari anche del cervello, che almeno ci risparmia la solita commedia di socrate con la cicuta, visto che dei suoi scioperi della fame a 40 cappuccini e cornetti al giorno pagati dal rimborso elettorale ne abbiamo piene la palle, se i suoi seguaci sono cosi offuscati dalla droga da seguirlo nei suoi vagheggiamenti pazienza, ma almeno tengano le scenette tra le loro mura e ci facciano il favore una volta per tutta di risparmiarci i loro spettacoli triti e ritriti da dandy ottuagenari e petulanti.A proposito,ma la stronzata della moratoria della pena di morte per cui ride tutto il mondo che giustamente ci spernacchia la portano ancora avanti o era solo un'abbaglio partorito tra una canna e l'altra?Madonna quanto fanno ridere,poi Pannella che da dell'egocentrico a Capezzone mi sembra davvero il top della sagra della stronzate, proprio lui che se per caso non lo mandano al tg1 per due giorni di fila si inventa picchetti o scioperi per cazzate tipo il maltrattamento dei topi!?!"

Quanta saggezza....

Nota del titolare: non so se il mio greve commento possa essere definito saggezza, ma certo se leggo le cose del Guru e dei suoi accoliti possiamo dire che è una bella gara!


UPDATE4: Anche oggi prosegue l'estenuante replica stracciapalle del digiuno per la moratoria della pena di morte, che paragonata (la pena di morte, ndr.) alle dichiarazioni strappalacrime (e non solo quelle) del Guru e dei suoi seguaci è un dolce sollievo, con simpatici intermezzi comici di fronte ad ambasciate straniere scelte alla cazzo di cane con la partecipazione esclusiva di nani, ballerine e Paolini.
Dalle ultime indiscrezioni pare che Daniele Capezzone abbia chiesto al gip di Roma di incarcerare lui al posto dell'ormai debolissimo Danilo Coppola, il quale pare però aver rifiutato lo scambio dopo avere appreso che avrebbe dovuto sorbirsi le prediche di mamma Pannella al posto del Capezzone.
Inoltre un'agenzia di stampa giamaicana ci informa che il Premier Romano Prodi, dopo essere stato avvertito dal fido Sircana dell'ennesimo digiuno del Pannella per le solite sconfusionate e prive di senso ragioni, abbia sbottato con molteplici bestemmie seguite dalle seguenti dichiarazioni: "...ma con tutto il cazzo di casino che ho da sistemare dopo ste elezioni di merda per non andare casa a calci in culo, Pannella non poteva strafogarsi a sbafo al ristorante della Camera e stare due giorni senza romperci i coglioni col suo cabaret sadomaso!?!?"
Non possiamo che associarci al pensiero di Prodi ed esprimergli la nostra piena solidaretà.

29 maggio 2007

Governo Prodi ultimo giro

La clamorosa sconfitta elettorale del centrosinistra nelle elezioni amministrative è stata più chiara e forte che mai, e la riprova ne è il silenzio assordante di Prodi e del governo associato al piagnucolio dei pochi superstiti vittoriosi del centrosinistra quà e là per l'Italia.
Qui in Piemonte, ma al Nord in generale, c'è stato un vero uragano elettorale per la sinistra, che perde le poche roccaforti rimaste e riesce a intaccare anche le poche zone impenetrabili dal centrodestra, questo significa, associato agli straordinari risultati della Lega Nord, che la questione settentrionale è sempre più incalzante e il malcontento sta toccando livelli mai visti.
Chi crede che questa sia la solita tornata ostile al governo di turno sbaglierebbe enormemente, perchè da diversi anni il centrodestra sta radicandosi ovunque al Nord proprio cavalcando il tema del federalismo e dei temi economici in generale associati a quelli della sicurezza, e i dati di ieri mostrano che la tendenza è in continuo e inesorabile aumento.
Altro dato impressionante è il fatto che laddove il centrosinistra è riuscito a strappare la vittoria è stato grazie al voto decisivo dei partiti di estrema sinistra, questo impone una riflessione pesante nella sinistra che non potrà più affidarsi alla raccolta di tutti i partiti a sinistra per le prossime elezioni, perchè ormai non bastano più, e basteranno sempre meno, e comunque perchè a questo punto la sinistra comunista conterebbe troppo rispetto ai suoi alleati interni.
Non so cosa farà il governo, ma certo è prevedibile cosa faranno i partitini estremisti della sinistra, che premeranno ancora di più su Prodi che a quel punto dovrà decidere: o vivacchiare ancora un anno o due con politiche sovietiche condannando a morte il partito democratico per sempre, o soccombere e dare la possibilità al PD di vedere una qualche speranza di vita per il prossimo futuro.
Probabilmente Prodi farà come tutti i suoi italici predecessori, cioè farà lo struzzo, ma i suoi alleati farebbero bene a togliergli la sedia da sotto nei prossimi mesi, perchè se si andasse alle prossime elezioni con questa coalizione e in queste condizioni, il centrosinistra o ne uscirebbe a pezzi o addirittura non ne uscirebbe proprio più.
Ieri Umberto Bossi, non certo un fine politologo, ha registrato come ci sia stata una "bastonata" a Prodi che al Nord è stata assordante, e se non si cambia registro, il diffuso malcontento e senso di schifo nei confronti della politica e del settore pubblico in genere che c'è qui al Nord potrebbe anche sfociare in qualcosa di più che una tornata elettorale roboante, perchè se non c'è ancora aria di rivolta come sostiene il leader del Carroccio, di certo le spinte antipolitiche si tastano ovunque.

27 maggio 2007

Grazie Didier

Sei stato con noi sin dall'inizio del purgatorio e hai riportato subito la Juventus in serie A in una situazione incredibilmente difficile, per questo i veri juventini ti rispetteranno sempre.
E' triste questo addio.
Grazie Didier.

24 maggio 2007

7 volte Milan, è Storia!


Wow! Milan Campione d'Europa per la settima volta. Atene 2007 incorona i rossoneri come club più titolato nel mondo, in una dolce notte di primavera gli Dei dell'Olimpo regalano ai diavoleti di Silvio il paradiso calcistico e inseriscono la società milanese al primo posto della storia del calcio.
Aggiungere qualcosa è difficile e superfluo, ma lasciate fare a uno juventino come chi scrive le sue riflessioni.
Non so davvero come esprimere i miei complimenti a una squadra straordinaria come il Milan per come ha vinto questa coppa, tra mille difficoltà e critiche, dopo la scorsa estate con tutto quello che è successo, una vittoria che incorona una società che può vantare un prestigio e una storia vincente che non ha rivali al mondo.
Ieri non pensavo di vivere cosi intensamente questa finale, da juventino credevo di riuscire a mantenere un naturale distacco, ma invece l'emozione di assistere all'evento calcistico per club più importante al mondo ha avuto il sopravvento, perchè se ami il calcio certe emozioni non le puoi spegnere, si ribellano, poi dopo questa stagione pazzesca avevo bisogno anch'io di godere di un sogno come quello che ha regalato il Milan ai suoi tifosi.
So che moltissimi, forse tutti, tifosi interisti e juventini ieri hanno gufato all'inverosimile contro il Milan, e questo mi fa un po' tenerezza, perchè ci sta che in Italia si continui con questi campanilismi, ma forse dopo tutto quello che il calcio italiano ha sofferto era il caso di sostenere tutti uniti una squadra italiana in finale di Champions League, che oltretutto terrà l'Italia al primo posto del calcio mondiale, e poi peggio per loro, è evidente che la vittoria del Milan oscura e fa passare in secondo piano tutto e tutti, scudetto dell'Inter e Juve compresi, la realtà è questa, checchè ve ne dicano in giro.
Personalemente ho sinceramente tifato Milan con passione sin dalle fasi finali, perchè come amante del calcio non tifare una squadra con campioni come Maldini, Gattuso, Kakà semplicemente non è possibile, e anche perchè, devo confessarlo, da juventino avevo bisogno di sognare anche quest'anno in cui la mia squadra si trovava in purgatorio, ed è anche per questo che ringrazio i Milan per aver fatto sognare e gioire un po' anche me.
E poi SuperPippo, quello che ha fatto ieri sera non sono due goal, sono storia del calcio, come amo questo giocatore! Le maglie non c'entrano niente, Inzaghi è uno di quelli che si ama o si odia, e per quello che ha fatto anche per la mia squadra avrà sempre il mio affetto e sostegno, non si può dimenticare la gioia che Pippo mi ha fatto provare. Grazie Pippo!!!
Sono poi molto felice di aver portato un culo straordinario (proprio io che sono piuttosto scaramantico ed evito sempre di fare auguri prima dei match, non perchè ci creda davvero, ma perchè la tensione e la passione mi travolgono), ieri sera ho ricordato come prima della semifinale, poi stravinta col Manchester, feci un grosso in bocca al lupo al Milan, cosi ho postato a poche ore dalla finale e l'ho rifatto per la seconda volta.
Due su due, sono un amuleto, buono a sapersi, intanto ringraziatemi milanisti!
Non so davvero cos'altro dire, vai Paolino! Grande Pippo! Forza Silvio!
Dai cazzo fate partire l'inno del Milan......Miiiiiilan, Miiiiilan......soooolo con teeee!!!!

23 maggio 2007

Un paese alla mercè di sè stesso

Un amico mi ricorda giustamente due diversi modi di come si possano gestire le cose, nello specifico, ci ricorda come agi il Presidente Reagan nel 1981 con lo sciopero nazionale dei controllori di volo accanto a come agi il Presidente Shirac (che con simpatia chiama amichevolmente Shitrac, lol:) nel gestire gli scontri nelle periferie parigine l'anno scorso.

I remember as soon as Reagan was elected there was a national flight controller strike in most of the airports across the USA. The strike was crippling America. Reagan went on national television and said: " Those flight controllers currently on strike who do not return to work tomorrow will have their contracts terminated with immediate effect." The strike ended in 24 hours.

I remember last year, when youths across France were burning cars continuously for a month. Shitrac went on national television and said: "Please, please stop! France is hurt by your actions. Look at me. I'm crying."They ignored him and carried on burning cars, and then he tried to appease them.

Ecco, non so come i due Presidenti avrebbero agito nella situazione di ieri e oggi in Italia, dove sia gli assistenti che i controllori di volo hanno prima annunciato e poi effettivamente realizzato uno sciopero selvaggio che ha lasciato a terra centinaia di aerei e migliaia di viaggiatori.
Una cosa è certa, qualcosa avrebbero fatto o perlomeno detto, in Italia invece sembra proprio che bloccare il paese con scioperi indiscriminati lungo tutto l'anno sia una cosa normalissima, tanto che il governo si limita a esprimere malinconicamente la speranza che vengano rispettate le fasce orarie di sicurezza e poi stop, come se nulla fosse, e questo nonostante la compagnia Alitalia sia ancora controllata dallo stato, che nè quindi responsabile da entrambe le parti!Insomma lo stato pietoso del nostro paese è dimostrato anche dalla totale subalternità del governo e delle istituzioni alle agitazioni di qualsiasi gruppo sindacale o di categoria, sia che rappresenti milioni di persone o che rappresenti solo sè stesso, non importa, basta che si alzi la voce.
Purtroppo le scene desolanti di turisti e passeggeri costretti a bivaccare negli aeroporti della penisola non miglioreranno di certo le condizioni degli scioperanti, ma avranno la sola conseguenza di dare l'ennesima mazzata al turismo italiano condizionato dalla totale inefficenza e inaffidabilità dei servizi basilari, normali in tutti i paesi.Più di una volta sono stato testimone del fatto che diversi turisti stranieri, magari in Italia per la prima volta, rimangono schifati ed estenuati da questi scioperi selvaggi di cui nessuno poi capisce le vere ragioni, visto che ormai hanno una cadenza quasi regolare e una frequenza impressionante lungo tutto l'hanno, e sconsolati ti dicono che "questa è l'ultima volta che veniamo in Italia".
Infine spiace poi vedere come oltre ai disagi si aggiungano le ripercussioni pesanti nei confronti di chi, ad esempio, deve spostarsi per andare ad assistere ad un evento già pagato, come i tifosi del Milan per la finale di Atene, i quali rischiano di perdere in un sol colpo i soldi del viaggio, del soggiorno e del biglietto dello stadio (tutti e tre non certo economici) oltre che al piacere di assistere e sostenere la propria squadra del cuore; insomma, un caso particolare di sciopero che non brucia solo montagne di soldi, si calcola diverse decine di milioni di euro in sola mezza giornata, ma anche i sogni delle persone: noi italiani, si sa, non ci lasciamo sfuggire mai niente.
E per concludere (no, non me ne sono affatto dimenticato, come farei!), visto che prima della seminale di Champions League contro il Manchester il sottoscritto ha portato parecchio bene, un grande e sincero forza Milan per stasera!

19 maggio 2007

ritorno A casa


Siamo tornati!!!
Un enorme grazie alla squadra, alla nuova dirigenza, sottolineo nuova, e a tutti i tifosi veri che hanno sostenuto la squadra con passione in una delle pagine più nere della storia della Juventus.
Grazie al Capitano e a tutti i ragazzi.
Forza Juve!!!

17 maggio 2007

Libertà o eguaglianza: la scelta liberale

Questo vuole essere un modesto saggio di antropologia politica su come l'uomo si organizza in strutture gerarchiche e sul delicato equilibrio instauratosi tra libertà ed eguaglianza con la formazione del moderno stato-nazione. L'uomo necessita dello Stato? La libertà illimitata è pericolosa? E' legittimo ed auspicabile che un'entità statuale abbia il monopolio assoluto dell'uso della forza e determini un'uguaglianza tramite coercizione per evitare il disordine sociale?
A queste e ad altre importanti domande sulla natura dell'uomo e su come si organizza cercheremo di dare delle risposte da un punto di vista puramente liberale.

L'attività politica nella società umana non comporta solo la coercizione con il ricorso alla forza fisica, ma anche il negoziare quando la coercizione è o non è legittima. In altre parole, quel che si considera legittimo esercizio del potere deve essere manifestamente conforme a principi politici consoni alla visione del mondo di una cultura.
Ma principi politici consoni alla visione del mondo di una cultura è categoria alquanto ambigua, perchè alcuni principi sembrerebbero coerenti se presi da soli, ma contradditori se considerati insieme.
Per esempio, i cittadini americani saranno probabilmente concordi nel riconoscere che libertà ed eguaglianza sono principi chiave per definire la legittimità politica nella loro società. Ma la libertà illimitata porta al predominio del più forte, che lede gravemente il pricipio di eguaglianza. Tuttavia, imporre l'eguaglianza è considerato da alcuni una restrizione di importanti libertà, che indebolisce la spinta individuale a migliorarsi.
E' anche possibile convenire su un principio e dissentire sul modo di metterlo in pratica.Per eguaglianza si intende eguaglianza di opportunità o di risultati? Questa era una riflessione distaccata sui principi fondanti delle moderne società occidentali, ma quale la scelta liberale dunque?
Chi scrive crede fermamente nella somma legittimità delle ciniche leggi di natura, quelle che la nascita dello Stato nazionale ha voluto scientemente disinnescare e governare tramite l'organizzazione capillare della società tramite il monopolio dell'uso della forza.
Thomas Hobbes descriveva la natura umana senza la presenza dello Stato come disordinata ed anarchica, per il filosofo inglese gli uomini sono egoisti per natura e si combatterebbero fino alla morte se non fossero costretti ad evitarlo.
Per evitare questo disordine che Hobbes chiamava "guerra di tutti contro tutti", egli vedeva necessario monopolizzare l'uso della forza per difendere i naturalmente deboli dai naturalmente forti.
Per chi scrive questo ragionamento è uno dei più deleteri che l'uomo abbia mai partorito, e proprio l'innaturalità tramite cui lo Stato è visto come guardiano contro le spinte individuali al perseguimento dei propri interessi è una delle ragioni di fondo per cui un ordine sociale basato sulla coercizione della libertà individuale e sulla eguaglianza forzata non è solo illegittimo, ma anche contro le leggi di natura, a cui l'uomo appartiene, che piaccia o no.
Ma è proprio partendo dalla stessa considerazione pessimistica che Hobbes ha della natura umana che chi scrive arriva alle conclusioni opposte, infatti se un ordine sociale è in grado di costringere l'uomo a cooperare, non per questo è auspicabile, anzi, il fatto che il disordine venga soffocato a scapito della libertà rende l'organizzazione statuale della società deprecabile.
Correre il rischio di passare per cinico non mi spaventa, perchè non è con la coercizione che si migliora la condizione umana: avere una società dove non ci sono diseguaglianze perchè tutto è proprietà dello Stato e perchè a decidere tutto è lo Stato non ha migliorato la condizione umana; il Comunismo è durato mezzo secolo, la voglia di libertà totale dell'uomo invece non passerà mai.
Nell'eterna lotta tra queste due visioni del mondo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come l'eguaglianza di opportunità sia il tarlo con cui l'ideologia marxista in Europa si propone all'opinione pubblica, salvo poi, una volta al governo, favorire e applicare de facto una eguaglianza di risultati, annullando la concorrenza e il mercato e soffocando le libertà individuali con una massiccia presenza dello Stato tanto nella vita sociale che in quella economica dei nostri paesi, generando solo corruzione generalizzata e provocando l'atrofizzazione delle spinte individuali a migliorarsi.
Inoltre, il finto richiamo alla coesistenza dei principi di libertà ed eguaglianza sembra sempre essere una perniciosa e sbiadita proposta politica, dettata da necessità elettorali allo scopo unico di attirare e confluire i voti di persone di ispirazione liberale e socialiste, altrimenti antitetiche.
Ecco, se c'è una lezione che possiamo imparare dalla storia contemporanea europea è proprio quella che la libertà illimitata e l'eguaglianza non possono coesistere, in nessun modo che non limiti o addirittura soffochi l'una o l'altra.
Perciò, allo stato attuale, non vedo cosa ci sia di più, questa volta si, giusto ed equo del garantire una chiara e semplice libertà illimitata, la quale garantisce tutti sulla parità di regole di partenza. Perchè se nessuno parte avvantaggiato, come accade nella selezione naturale, chi ne uscirà vincitore (il predominio del più forte, o meglio, del più adatto) sarà legittimato ad esserlo, e chi sarà perdente (il non adatto nella selezione) non avrà nulla da recriminare se non contro la sua inadeguatezza rispetto a chi invece ha prevalso.
Se spazziamo il campo da ideologia e morale, in una società a libertà illimitata, chi risulterà il più forte lo sarà perchè più adatto a parità di mezzi del perdente.Come la selezione naturale, anche la concorrenza tra individui in regime di libertà illimitata dove tutti partono davvero da zero, non fa preferenze nè moralismi fini a sè stessi o a qualche ideologia o religione, fa selezione sulla base di chi è il più adatto a sopravvivere e agire in modo più vincente rispetto agli altri in un dato contesto storico.
Robert Cooper, in un bel libro sullo sviluppo degli stati nazionali nel mondo del Ventunesimo secolo, ricordava come "se mi trovo nello stato di diritto io seguo il diritto, ma se mi trovo nella giungla io seguo le leggi della giungla", ebbene, nonostante il profumo esotico della massima ci troviamo perfettamente d'accordo sul ragionamento di fondo.
La giungla può farci paura, ma è l'unica situazione in cui si può essere i soli artefici del proprio destino, proprio come la libertà assoluta.

15 maggio 2007

Papapolitica: perchè a forza di pontificare su tutto si finisce col dire molte sciocchezze

Premessa: chi scrive non ha alcun pregiudizio contro il Papa in particolare o la Chiesa Cattolica in generale, e non si vuole offendere la sensibilità di nessuno, ma siccome il Pontefice si abbassa culturalmente e volontariamente su un piano che è prettamente politico, trovo normale e legittimo discutere dei discorsi del Papa con la stessa vis polemica e spietatezza con cui mi trovo solitamente a criticare uomini politici o pensatori. Ciascun uomo è figlio dei propri tempi. Non ripongo certo fiducia assoluta su un determinismo assoluto della storia sull'uomo, che pure ha il suo enorme potere nel plasmarla, ma è sempre stato chiaro e lampante ai nostri occhi come le contingenze della storia tendano a piegare i comportamenti degli uomini piuttosto che il contrario.
A questa considerazione non sfugge neppure il Pontefice a capo della Chiesa Cattolica, perchè dagli inizi dell'era moderna quando Colombo scopri le Indie Occidentali, molte cose sono cambiate, e alla Santa Sede non basta più spedire qualche sparuto missionario con qualche impaurita suoretta al seguito quà e là per il globo per aggiudicarsi le anime, e cosi anche il Papa si vede costretto a scendere a più miti consigli per non soccombere sotto il peso di una realtà divenuta, forse, più reale del previsto.
Le recenti dichiarazioni di Benedetto XVI sono la riprova ultima di come nelle sacre stanze romane ci si sia accorti che sono finiti i bei tempi del filosofeggiare e pontificare di teologia fina ex cathedra, e ci si sia perciò abbandonati a quel lavoro sporco che l'attività politico-culturale dell'odierna realtà richiede, con tutte le fatiche mediatiche e retoriche che l'ideologia delle masse necessita.
Molto è cambiato nell'attività del Papa, non è più il popolo dei fedeli ad andare a Roma, ma il Pontefice a scorazzare per il globo, e non parla più raramente e solo di Dio, ma spesso e su tutta la gamma di argomenti della vita dell'uomo; in sostanza, anche la Santa Sede si è adeguata ai metodi spicci e rozzi della moderna pratica politica, mettendo da parte il fioretto per tempi migliori. Le seguenti parole ne sono un esempio quantomai lampante:

"Tanto il capitalismo quanto il marxismo promisero di trovare la strada per la creazione di strutture giuste ed affermarono che queste, una volta stabilite, avrebbero funzionato da sole; affermarono che non solo non avrebbero avuto bisogno di una precedente moralita' individuale, ma che esse avrebbero promosso la moralita' comune". Secondo Papa Ratzinger, "questa promessa ideologica si e' dimostrata falsa. I fatti - ha scandito - lo hanno evidenziato: il sistema marxista, dove e' andato al governo, non ha lasciato solo una triste eredita' di distruzioni economiche ed ecologiche, ma anche una dolorosa distruzione degli spiriti. E la stessa cosa vediamo anche all'ovest, dove cresce costantemente la distanza tra poveri e ricchi e si produce un'inquietante degradazione della dignita' personale con la droga, l'alcool e gli ingannevoli miraggi di felicita'." "Formare le coscienze, essere avvocata della giustizia e della verita', educare alle virtu' individuali e politiche, e' la vocazione fondamentale della Chiesa in questo settore". Ed i laici cattolici "devono essere coscienti delle loro responsabilita' nella vita pubblica; devono essere presenti nella formazione dei consensi necessari e nell'opposizione contro le ingiustizie".

Su questo discorso ci sentiamo di fare alcune considerazioni molto personali. E' evidente che bisogna contestualizzare il ragionamento del Pontefice nel luogo in cui si è recato, inoltre si deve focalizzare il motivo ultimo per cui si è recato in quel luogo.
La risposta è abbastanza semplice: in Brasile la Chiesa Cattolica sta perdendo pezzi da tutte le parti da anni a questa parte, perciò è chiaro come il Papa sia stato quasi costretto ad alzarsi dal sacro trono per fare una mega campagna elettoral-spirituale allo scopo di recuperare le pecorelle smarrite tra quelle che i cattolici chiamano, con una non malcelata superiorità morale e appiccicosa supponenza da snob, "sette" (ovvero semplicemente altre religioni: se fanno più o meno ridere rispetto alla religione cattolica questo preferiamo farlo decidere ai diretti interessati).
Ma non sfugge la peculiarità politica del discorso del Pontefice, il quale traccia una linea politico-culturale dell'attività e dei propositi futuri della Chiesa Cattolica, ovvero il chiaro tentativo di entrare nel dibattito tra le fazioni politiche rivali nell'America Latina, divisa tra tensioni autoritarie neo comuniste e fragili democrazie vicine all'Occidente, allo scopo di assumere maggior rilevanza politica nel continente e nel contempo di allargare il proprio "bacino di credenti", una vera e propria politica estera dove la "fede" e i credenti equivalgono al perseguimento degli interessi nazionali e del potere relativo, nè più nè meno degli Stati nazionali, insomma, stesso vasetto, diversa confettura.
Per fare questo però è necessario parlare al popolo direttamente, con pensieri e argomenti chiari e semplici, e soprattutto che siano ideologicamente caratterizzati e distinguibili dagli altri, e la critica arraffazzonata e moralistica al marxismo e al capitalismo, assume proprio queste caratteristiche: peccato che come tutte le proposte politiche che utilizzano l'ideologia e la retorica come strumento di proselitismo, sia priva di logica e di aderenza alla realtà.
Perchè paragonare un pensiero filosofico come il marxismo ad un sistema di pratiche economiche evolutosi nei secoli dal Medioevo al giorno d'oggi sotto l'abusato e ormai privo di significato nome di capitalismo, non è soltanto paragonare le mele alle pere come nel noto adagio, ma non ha proprio alcun senso logico che qualunque persona dotata di una intelligenza media e di conoscenze culturali appena decenti non sia in grado di cogliere; a questo proposito non sfuggirà al lettore il motivo per cui questo tipo di discorso sia stato fatto in Brasile e non, ad esempio, in Gran Bretagna.
Fa specie peraltro come il Pantefice faccia un uso improprio di due termini dal significato reso pressochè nullo dalla travagliata storia del XX secolo nel tentativo di identificarli con le moderne parti politiche dominanti sulla scena mondiale, e risulta poi incompresibile il salto logico dal capitalismo alla società edonistica, laddove la ricerca del piacere è una caratteristica dell'uomo sin dalla notte dei tempi e difficilmente correlabile unicamente con il sistema di pratiche economiche racchiuse sotto il termine capitalismo.
Questi svarioni sembrano avere un unico comun denominatore.Infatti è singolare come nei discorsi del Pontefice si applichi il paradigma della missione della Chiesa: "formare le coscienze, essere avvocata della giustizia e della verita', educare alle virtu' individuali e politiche, e' la vocazione fondamentale della Chiesa", come termine di paragone del successo del marxismo e del capitalismo, che per il Papa avrebbero entrambe fallito, come se anche il marxismo e il capitalismo avessero lo stesso scopo dichiarato della Chiesa citato sopra e in base a quello si potesse dire quale abbia fallito e quale no; purtroppo questo è un esempio classico di correlazione spuria che svela l'infondatezza della tesi di partenza.
Il ragionamento infatti costituisce due enormi errori, uno di carattere concettuale e uno di carattere pratico. Affibbiare a un sistema economico, basato su delle pratiche sviluppatesi nei secoli e conosciute come capitalismo, che non ha un preciso disegno filosofico-culturale come fine ultimo della sua applicazione, un presunto scopo finale è scorretto e non ha alcuna funzione se non supportare un postulato ideologico altrimenti insostenibile.
E cioè che il capitalismo e il marxismo abbiano la stessa costruzione concettuale, che si concretizzerebbe nel proporre diversi modelli per una unica soluzione.
Ma il marxismo, a differenza del capitalismo, sia una in tutto e per tutto una corrente di pensiero poi divenuta dottrina politica che si propone di portare l'eguaglianza sulla terra tramite la gestione totale dell'uomo e delle sue attività da parte dello Stato; mentre il capitalismo, qualunque cosa significhi nella mente del Papa, può essere definito invece una combinazione di pratiche economiche che non si propone alcunchè tranne che ottimizzare gli interessi individuali facendo crescere la ricchezza di una più ampia comunità tramite il minor numero possibile di regole sull'azione dell'uomo in un ottica di libero mercato, non è una dottrina politica paragonabile con altre.
Inoltre è sciocco nella pratica sostenere che marxismo e capitalismo abbiano fallito, perchè se c'è un fatto su cui tutti possono convenire è quello che il sistema economico capitalista, inteso come sistema economico in cui i beni capitali appartengono a privati individui, sia tutt'altro che fallito o fallimentare, visto che dal suo sviluppo non ha fatto altro che espandersi oltre che a sconfiggere con successo ogni altro sistema economico conosciuto; e per assurdo nemmeno il marxismo è sparito o totalemente fallito, in quanto in molti paesi è ancora pensiero dominante e come fatto culturale non sembra aver perso l'attrattività verso l'uomo.
Questo è quello che la realtà ci dice, se poi il futuro ci riserverà delle sorprese questo noi non lo sappiamo, ma sappiamo di certo che il capitalismo non ha fallito affatto, e comunque, dal punto di vista del Papa, non potrà mai essere sconfitto, in quanto i risultati che si propone non sono gli stessi della Chiesa Cattolica.
La lezione ultima che possiamo trarre dalle recenti strategie politico-religiose del Papa è che anche il Vicario di Cristo è soggetto a una acuta forma di distorsione professionale: se per il neurochirurgo tutti i problemi sono in ultima istanza nel cervello e per il cardiologo invece nel cuore, cosi per il Papa tutto i problemi saranno nell'anima e per questo si sente nella posizione di dettare le giuste soluzioni a tutti i problemi, sentendosi legittimato a dare le pagelle ai presunti concorrenti.
Nessuno è più legittimo moralmente o di per sè degli altri, nemmeno chi scrive.
Un po' di cinismo in più aiuterebbe molto l'umanità, e non è mai troppo tardi.

10 maggio 2007

Riscaldamento Globale causato dall'uomo: la più grande mistificazione del secolo

L'uomo non c'entra niente con l'innalzamento delle temperature del pianeta, cosi come le emissioni di CO2 c'entrano ancora meno.
Insomma, non sono nè l'uomo nè le sue attività che influiscono sui cambiamenti climatici del pianeta, semmai, come sempre, sono i cambiamenti climatici ad aver influenzato l'uomo e il percorso della civiltà.
E' questa la comprovata tesi del professr Franco Battaglia, professore associato di chimica dell’ambiente all’Università di Modena e membro dell' asssociazione per la libertà e la dignità della Scienza Galileo 2001, di recente diventato noto per aver osato controbattere con dati empirici alle sciocchezze catastrofistico-fantascientifiche del pensiero unico dominante ambientalista sostenuto dai media internazionali e, purtroppo anche da molti scienziati che, più che portare dati, ci terrorizzano con proclami lungi dall'avere fondamenti scientifici e che in molti casi nascondono interessi economici che il business delle energie alternative può rappresentare.
Spesso anche su questo blog mi è capitato di confrontarmi con differenti opinioni su questo argomento, sovente con lettori impauriti da future inondazioni globali, glaciazioni improvvise dalla sera alla mattina o desertificazioni alla velocità della luce e altre amenità varie, tutto sulla base di articoli, documentari, films o servizi televisivi di profeti ambientalisti o pop-stars impegnate, ma di uno straccio di base scientifica a sostegno nemmeno l'ombra.
Persino chi scrive con la sua modesta conoscenza sull'argomento è riuscito a far rinvenire e tornare alla noiosa realtà qualche mente intorpidita da qualche emozionante pellicola hollywoodiana di troppo: per esempio mi è bastato constatare e fare presente che la scienza odierna ci dimostra che sul totale di emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, le attività umane incidono per cifre tra lo 0% e il 2% al massimo, e che comunque questo gas tanto discusso non è mai stato una variabile per la fluttuazione della temperatura da migliaia di anni a questa parte; insomma, che ci sia più o meno CO2 nell'aria e che questa sia prodotta più dall'uomo o dalla natura, la variazione del clima è totalmente indipendente ed autonoma da queste variabili, perciò è evidente che tutte le teorie costruite ad arte dai catastrofisti rappresentano perlopiù una buona sceneggiatura per un film di fantascienza che una base su cui mettere in atto politiche globali da parte degli Stati.
A questo riguardo Battaglia è riuscito, con una metafora ironica quanto cinica, a svelare la pochezza scientifica del tanto incensato Protocollo di Kyoto: "[...] è una bufala, in quanto, se per salvarmi devo andare sulla luna, sarebbe come dire, intanto salgo su uno sgabello; questo sarebbe l'esito dell'accordo di Kyoto".
Il Professor Battaglia è stato di recente ospite nel salotto televisivo della politica italiana "Porta a Porta", che ha incentrato una puntata sul cambiamento del clima sul nostro pianeta, riuscendo peraltro solo in una becera e stanca riproposizione devota ed emotiva di tutte le fuffe catastrofiste, e in quella sede ha cercato, forse invano visti i pochi istanti che gli sono stati concessi per intervervenire, di tappare la bocca a politicanti e premi Nobel che più che dati empirici portavano accorati proclami che hanno più a che fare con politica di basso livello che con la scienza che millantano di divulgare o financo di rappresentare.
Il Professor Battaglia rappresenta una di quelle mosche bianche che non vanno spesso in tv e che non puntano a diventare celebrità trainate dai media ipeprogressisiti, ma che lavorano duro sulla base di dati, e di dati soltanto.In questo modo riesce a far crollare le maggiori tesi catastrofiche sul prossimo futuro e, soprattutto, riesce a smascherare la finta e inventata colpevolezza delle attività umane nei cambiamenti del clima, portando a sostegno dati e ricerche emipiche, oltre che a smascherare di conseguenza le vere ragioni che inducono molti scienziati o presunti tali a sposare tesi strampalate che con la scienza hanno poco a che spartire: ovvero il gigantesco business che le energie cosiddette alternative rappresentano per i loro promotori e sostenitori.
Ovviamenti siamo lieti di pubblicare e segnalare i più importanti scritti e saggi del Professor Battaglia che esortiamo a proseguire nel suo lavoro di divulgazione scientifica e nella lotta contro l'ideologia perniciosa dei cosiddetti Verdi (nella maggior parte dei casi basata sulle solite vecchie e ritrite filastrocche marxiste e anticapitaliste, ma pensate un po' che novità!?) e gli interessi economici che si celano dietro a questi profeti dell'ambientalismo catastrofista, un lavoro difficile e arduo, ma necessario per combattere l'assopimento delle menti obnubilate da cinema, fantascienza e ideologia che giocano sulle paure della gente per scopi tutt'altro che nobili e alti, un lavoro meritevole di encomio data le sue fondamenta scientifiche.
Il professor Battaglia riesce a smontare tutti luoghi comuni e le finte teorie pseudo-scientifiche con cui viene quotidianamente indottrinata la gente tramite giornali e tv da anni orsono, dicendo chiaro e tondo che la scienza dimostra che il clima cambia sulla base di cicli propri e autonomi su cui l'uomo ha potuto influire poco e su cui ancor meno potrà influire.
Se poi si vuole cedere alla tentazione di vivere in un perenne stato di ipnosi fantascientifica hollywoodiana dove regnano effetti speciali, supereroi e finali mozzafiato, questo va benissimo, ma per favore, una volta usciti dal cinema siete pregati di riaccendere il cervello e, magari, leggere qualche testo scientifico serio in più, certamente più noioso e con meno suspance di un film altisonante come "L'alba del giorno dopo", ma sicuramente meno strampalato e campato per aria.
Suggeriamo in particolare la lettura di questo articolo avvincente per il non comune realismo del professore, e invitiamo i lettori a leggere tutti gli altri interessantissimi saggi e articoli del professore disponibili liberamente da questo link.

07 maggio 2007

E' Sarkozy, ovviamente, nonostante le lacrime di tutti i media internazionali

Ha vinto Nicolàs Sarkozy, come era evidente a tutti gli esseri umani dotati di semplice buonsenso, tranne che ai media internazionali.
Perchè a leggere i giornali europei e a seguire un telegiornale italiano sembrava che in Francia ci dovesse essere un plebiscito per la socialista Royal, perchè è donna, perchè la patatina tira e per altre amenità varie, insomma, solo perchè aveva la casacca de sinistra.
Sarkozy era il cattivone fascistone di turno che sfidava il migliore dei mondi possibili, quello socialista, e pazienza se la stragrande maggioranza dei francesi continuasse a votare per lui, tanto lui rimaneva un brutto sogno da scacciare, perchè bisognava lasciar la strada alla donna col sorriso, non si sa perchè, ma era cosi.
Di Sarkozy personalmente non ho una valutazione particolarmente favorevole.
Innanzitutto, e pecca più grande e irrimediabile, è francese, il che perlopiù mi da molto fastidio, ma soprattutto mi stupisce come è riuscito in campagna elettorale a farsi appoggiare sia dai liberisti di tutte le patrie lisciandogli il pelo parlando per la prima volta in Francia di competizione e merito (sic!), sia dai più beceri statalisti e parassiti dello stato che in quanto clientela fornitrice di voti vanno ovviamente rassicurati e foraggiati con abbondanti lisciate di pelo in salsa anticapitalista: ricorderete la frase comica di Sarko di un mesetto fa, "io voglio moralizzare il capitalismo senza dover essere etichettato come anticapitalista".
Invece te la becchi tutta quell'etichetta mio bel franzose, perchè nonostante la tua avversaria di plastica fosse non solo invotabile per qualunque essere animato dotato di un pur minimo livello cerebrale, e persino per un francese!, ma anche un mostro in termini di proposta politica e di presentazione mediatica, dato che sostanzialmente la donnina in rosso proponeva ai francesi di non cambiare assolutamente nulla col naturale messaggio di tutte le sinistre: "ci pensa lo Stato",
ecco nonostante questo avversario autolobotomizzato, le ombre su Sarkozy restano tutte.
Restano perchè non credo nemmeno per un secondo che il neo presidente promuoverà un'economia di mercato piena, o che la smetterà di proteggere spudoratamente le aziende nazionali col più becero colbertismo, o che avrà il coraggio di fare realmente ciò che ha detto cioè di tagliare lo stato e tagliare le tasse.
Sarko resta un francese di destra, e come tale sarà statalista in salsa nazionalista: perlomeno non avrà il coraggio di ampliare lo stato e di socializzare ancora di più la già ampiamente collettivizzata economia francese, cosa che un candidato qualsiasi socialista avrebbe sicuramente fatto senza vergogna, il che ci fa piacere, ma è il solo punto positivo, per difetto per giunta.
In politica estera non capisco gli entusiasmi dei filoamericani di noantri, quando il neo presidente non ha fatto assolutamente passare il messaggio che sarà il nuovo alleato degli Stati Uniti in Europa, in più non si è capito se le sparate che ha fatto una settimana si e l'altra pure sulla politica internazionale (ndr. Afghanistan e clima del pianeta) fossero un reale parto della sua mente normodotata o solo una risposta al suo avversario pagliaccio che riusci nell'ardua impresa di spararle addirittura più grosse e ridicole.
Per concludere, Sarkozy ha vinto e questo ci fa piacere visto che se avesse vinto la donnina in rosso tutto il mondo avrebbe spernacchiato l'Eliseo, ma sull'ottimismo di tanti anche qua in Italia ci andrei mooolto cauto, perchè la collocazione internazionale della Francia e le sue strategie di lungo termine non sono affatto cambiate, come è ovvio, e perciò aspettarsi virate o stravolgimenti vari vagheggiati dai sognatori e menestrelli idealisti locali è quantomeno utopico e scollato da qualsiasi realtà.
Quello che mi fa sorridere molto il giorno dopo la vittoria di Sarko è il musone di tutti gli intellettualoni e giornalistoni che per mesi avevano tirato una spudorata campagna elettorale a una candidata davvero imbarazzante, solo perchè ovviamente era socialista, il che si sa è prerequisito per entrare nel paradiso dei salotti e dei palazzi italiani.
Mi fa davvero sorridere come fino a ieri leggevi i titoloni su Segolene, nome peraltro alquanto insopportabile da ascoltare abbinato al faccione del donnino, entusiasti di nonsochè e leggere oggi articoloni strappalacrime su come la Francia abbia perso un'occasione d'oro e su come sia arrogante il neo eletto, non una parola è mai stata scritta su ciò che i due francesi avevano millantato durante i mesi scorsi, solo e sempre la solita nauseante italica corsa a chi è più de sinistra.
E come puntulamente accade, la realtà, in questo caso gli elettori francesi, tutti perdono la corsa in modo vergognoso e oggi il silenzio e i musoni dominano giornali e tv.
Ma tranquilli, da domani l'Italia tornerà di sinistra, di nuovo col sorriso dopo l'ennesima sconfitta.
Uscendo dalla polemica strettamente politica c'è una notizia sportiva correlata che riguarda il giocatore francese del Barcellona Thuram e Sarkozy stesso, infatti dopo essere venuto a conoscenza delle ultimei dichiarazioni di Thuram il Presidente del Barcellona, Joan Laporta, avrebbe rilasciato un'esclusiva dichiarazione ai nostri microfoni, cito testualmente: "Thuram, ma và ciapè i rat! Pensa a giugà, pirla!".

Per una disamina più attenta sugli effetti sulla politica estera francese di Sarkozy si invita a leggere il pezzo di Andrea Gilli per Epistemes.

03 maggio 2007

The perfect match


11 lions focused perfectly on the match smashed a weak Manchester United bringing AC Milan to the UEFA Champions League Final against Liverpool next 23 May in Athens. Now AC Milan will try to take its own revenge.
Hats off.