28 febbraio 2008

Se se ne accorgono pure al Giornale....

PURCHE' SIA LIBERISTA

Sognavamo la rivoluzione liberale, non possiamo finire a Fanfani.
Lo diciamo con un po' di preoccupazione. Ma visto che il centrodestra vara le primarie sul programma, ci permettiamo di dire la nostra: che sia un programma liberista.
L'Italia sta ancora aspettando le riforme della Thatcher, di Reagan, o almeno di Aznar. Adesso sentiamo che in alcuni ambienti del centrodestra si pone come modello Fanfani.
E poi? Dopo Fanfani? Rumor e Clelio Darida? Remo Gaspari? Le partecipazioni statali e la Cassa del Mezzogiorno?
Varare un piano per la casa ai giovani, come ha annunciato ieri Berlusconi, va benissimo.
Ma ipotizzare un nuovo piano di edilizia popolare di massa, come negli anni Cinquanta, ci spaventa.
Così come ci spaventano il ritorno del protezionismo e tutto quel parlare di dazi, lo scarso entusiasmo sulle liberalizzazioni e i toni timidi sul fronte della riduzione dello Stato.
Se si crede al libero mercato (e noi ci crediamo), non si può smettere proprio adesso.
Anche davanti alla crisi. Anche coi cinesi alle porte, la recessione che incombe e i disastri di Prodi da rimediare.
Anzi, forse proprio per quello. L'unica via per risollevarsi è un programma liberale.
E non si può, su questi temi, lasciare campo aperto al centrosinistra, che fa di tutto per sembrare, con una riverniciatura, due prof e alcuni slogan copiati, il vero garante del liberalismo.
Ciò che sta succedendo è assurdo. Veltroni, che parlava di Lenin, ora va in giro a raccontare di tasse da tagliare e di articolo 18 da abolire, facendo sue le battaglie del centrodestra, al quale invece rischia di restare appiccicata, complici i giornali, solo l'immagine appannata dello statal-assistenzialismo in salsa fanfaniana.
Il Pdl nasce per difendere la libertà. E allora avanti: che un programma sia davvero liberale e liberista.
Bisogna ridurre le tasse e tagliare le spese, a cominciare da quelle degli enti locali, che hanno mal interpretato il federalismo come un raddoppio di burocrazia e una licenza di spreco.
E se proprio si vuole fare qualcosa di sociale, perché non si pensa, per esempio, a eliminare il divieto di cumulo fra pensione e stipendio?
È un'assurdità che costringe una fetta consistente della nostra popolazione, ancora attiva, a lavorare in nero o a sedersi ai giardinetti senza sapere come passare le giornate.
Si parla tanto di precarietà e flessibilità: quanti di questi anziani sarebbero disposti a lavorare con contratti flessibili? E quante risorse qualificate si rimetterebbero in circolo in questo modo? Quanto beneficio ne trarrebbe il Paese? Non sarebbe meglio, e più liberale, questo piuttosto che morire fanfaniani?

Mario Giordano

25 febbraio 2008

Un fascista in meno nel prossimo governo Berlusconi

24 febbraio 2008

Dondarini - Juventus 2-1

Questo individuo cui è stato permesso di arbitrare, rinviato a giudizio per frode sportiva dalla Procura di Napoli, ieri sera ha contribuito a rendere ancora più schifoso il calcio italiano.....se mai fosse possibile.

Ma dopo tutto quello che è successo Collina che cosa diavolo aspetta a dimettersi???...una telefonata di Meani?

PS: Ogni tanto sono d'accordo con lui

19 febbraio 2008

Kosovo. Il realismo unica via per la pace.

In questi giorni caldi per le diplomazie mondiali dopo la dichiarazione di indipendenza della provincia serba del Kosovo gran parte del mondo occidentale si è diviso sul riconoscimento di Pristina come Stato sovrano, e il diritto internazionale cosi come l'ONU non aiutano affatto la situazione di generale tensione che la crisi dei Balcani sta provocando ai maggiori attori mondiali.
D'altra parte l'iper ideologizzato diritto di autodeterminazione dei popoli alla base del diritto internazionale contemporaneo è stato in gran parte causa di molte delle tragedie belliche del Novecento, e cosi sta continuando a fare danni nel "Nuovo" Secolo, che di nuovo pare avere solo l'aggettivo.
In tempi già probanti per le sfide che il terrorismo ha creato nelle relazioni internazionali si aggiunge una crisi che potrebbe ancor più scavare un fossato tra la Russia e gli Stati Uniti, e gran parte di questa responsabilità va attribuita al Presidente uscente George Bush, il quale appoggio costituisce un motivo di scontro in più sullo scenario internazionale tra le due superpotenze, come se già non ci fossero abbastanza temi caldi sul tavolo.
Il Kosovo avrà pure sofferto pulizie etniche terribili, ma se si agisce con la spinta idealista di giustizia calpestando le logiche della realtà e dell'equilibrio nella regione si rischia di far riprecipitare gli stessi protagonisti e forse stavolta anche attori esterni più "pesanti" causando ancor più sofferenze di quanto il conflitto di un decennio fa afflisse a quel luogo.
Il realismo dovrebbe guidare le scelte di politica estera e non l'ideologia della politica interna riversata su quella estera, perchè se qualcosa possiamo aver imparato è che per fare giustizia e per portare la pace si è finiti col provocare guerre e milioni di morti molto probabilmente evitabili con un razionale pragmatismo.
Invitiamo a leggere l'analisi di Andrea Gilli per Epistemes su questo argomento, per comprendere più a fondo come l'approccio realista e pragmatico aiuti a vedere le cose sul lungo periodo e non schiacciate sulla retorica ideologica del presente.
Perchè se la pace e la sicurezza sono il vero obiettivo, la rinnovata volontà di anteporre la giustizia alla realtà non fa presagire niente di buono per il futuro.

18 febbraio 2008

Il focus sulle promesse elettorali di Luca Ricolfi

Elezioni e promesse dei leader

Veltroni ha presentato sabato le promesse del Partito democratico (Pd), fra una settimana circa Berlusconi presenterà quelle del Popolo della libertà (Pdl).
È probabile che, al netto delle parole in cui saranno avvolte, le promesse finiscano per rivelarsi affini. Più sicurezza, meno tasse, sostegno ai redditi bassi, aiuti alla famiglia, contenimento della spesa pubblica, misure per la competitività, alleggerimenti fiscali sugli straordinari: chi avrà il coraggio di non ripetere le solite promesse?
Il punto dunque non è che cosa Pd e Pdl ci promettono, ma che garanzie offrono di mantenere le promesse. Di solito chi solleva questo problema aggiunge che ogni promessa costosa (come la soppressione dell’Ici sulla prima casa, o il bonus per i nuovi nati) dovrebbe essere accompagnata da un'indicazione precisa delle relative «coperture», ossia dei soggetti su cui verrebbe fatto gravare il peso finanziario della promessa.
Giustissimo, ma da sempre i politici hanno escogitato un modo sicuro per aggirare la domanda. Alla richiesta di indicare le coperture rispondono: a) recupero di evasione fiscale; b) riduzione degli sprechi nella pubblica amministrazione; c) maggiore crescita.
E il discorso finisce lì. Andrà così anche in questa campagna elettorale, e quindi non proviamo nemmeno a scongiurare i politici di rivelarci «dove prenderanno i soldi» per fare le meravigliose cose che ci promettono. Non ce l’hanno mai detto, non ce lo diranno mai. Perciò siamo e resteremo indifesi di fronte al fiume in piena delle promesse.
C'è una cosa, tuttavia, che può aiutarci a capire se un programma è credibile oppure non lo è: la sincerità con cui ci racconta il nostro passato e il nostro presente. Non possiamo sapere che cosa Veltroni o Berlusconi ci riservano per il futuro, ma possiamo capire se ci trattano come bambini ingenui o come persone mature. Se si prendono gioco di noi oppure ci rispettano. Come ha scritto recentemente sul Sole - 24 Ore Franco Debenedetti, il punto di partenza di una stagione politica finalmente costruttiva è la condivisione dei «giudizi che si danno sul passato».
Probabilmente non riusciremo a metterci d'accordo sul futuro, ma almeno mettiamoci d’accordo sul passato.
Prendiamo Berlusconi. Nei giorni scorsi gli abbiamo sentito dire in tv che il suo governo aveva realizzato l'85% del programma del 2001 - il famoso contratto con gli italiani - e che il «pezzettino» non realizzato (appena il 15%) era rimasto sulla carta per colpa degli alleati.
Bene, allora è forse il caso di ricordargli che le due promesse principali del suo programma sono state clamorosamente disattese: l’aliquota Irpef massima non è stata ridotta al 33%, i delitti anziché diminuire sono aumentati. Per non parlare delle grandi opere, anch’esse realizzate in misura ben inferiore alle promesse. Perché raccontarci di aver onorato il «contratto» all’85% se non è vero?
Gli italiani non sono ciechi, e se nel 2006 hanno tolto la fiducia a Berlusconi è anche perché si sono accorti che il contratto non era stato rispettato.
Per Veltroni il passato da indorare è quello di Prodi. Ma un conto è sorvolare signorilmente su qualche scivolone o su qualche punto marginale, un conto è capovolgere la trama della storia economico-sociale recente.
Veltroni dice: ridurre le tasse e aumentare i salari si può, e si può proprio perché il governo Prodi ha condotto una lotta vittoriosa contro l’evasione fiscale (almeno 20 miliardi di gettito recuperati, secondo il governo uscente). Peccato che questa ricostruzione del nostro passato recente non sia compatibile con quel che si sa dell’andamento dell’economia negli ultimi due anni.
Vediamo perché. Lotta all’evasione. La cifra di (almeno) 20 miliardi recuperati è altamente controversa, ed è stata messa in dubbio da vari analisti e centri di studio indipendenti. Per il 2006, unico anno per il quale si dispone già di dati completi, non è nemmeno certo che esista un effetto-Visco (la mia miglior stima fornisce un recupero di evasione di appena 1,7 miliardi).
Quel che in compenso è certo è che il governo Prodi ha sempre tenuto basse le previsioni sulle entrate fiscali, e proprio grazie a questo artificio contabile ha fatto emergere i vari «tesoretti».Uso dell’extragettito.
Quale che sia l’origine del cosiddetto extragettito (gettito non previsto dal governo), è incontrovertibile che i contribuenti non hanno visto sgravi fiscali per 20 miliardi di euro (la lotta all’evasione fiscale non doveva servire a ridurre le tasse ai contribuenti onesti?). Essi hanno invece assistito, nel corso del 2007, a una sistematica opera di dissipazione del gettito non previsto. Visco metteva i soldini nel salvadanaio, i «ministri di spesa» lo rompevano tutte le volte che si accorgevano che era pieno (Dl 81, Dl 159, Finanziaria 2008).Situazione attuale.
Nessuno, nemmeno il ministro dell’Economia, sa dire ancora con certezza se esiste un ulteriore gettito non previsto del 2007 (gli ultimi dati ufficiali dell’Agenzia delle entrate sono fermi al 30 novembre scorso).
Quel che si può dire con certezza, invece, è che ci sono 7-8 miliardi di spese prevedibili ma non messe a bilancio, che l'andamento del gettito delle imposte indirette (il più sensibile all'andamento dell’economia) è in costante calo dal gennaio del 2007, e che a partire dallo scorso ottobre il gettito cresce meno del reddito nominale.
In concreto questo vuol dire che, se l’economia dovesse continuare ad andare male, il gettito 2008 potrebbe risultare minore del previsto, anziché maggiore come è stato negli ultimi due anni.Morale.
Il governo Prodi consegna all’Italia una situazione nella quale non c’è più alcun extragettito da spendere e, se anche qualche risorsa dovesse mai spuntar fuori, verrebbe immediatamente bruciata per coprire i 7-8 miliardi di spese non messi a bilancio dalla Finanziaria 2008.
Capisco che Veltroni sia così gentile da non voler vedere questa triste eredità, ma se si vuol essere nuovi bisogna esserlo anche sulle cose che contano: non basta mettere i giovani in lista, occorre anche cominciare a dire la verità.

17 febbraio 2008

SENZA PIU' CASINI !!!!!

Riportiamo semplicemente ed integralmente l'editoriale di Mario Giordano....visto che è ciò che stanno pensando milioni di italiani (felici).

NON RESTA CHE VOLARE

Senza più Casini. Cioè senza più casini. A volte maiuscole e minuscole, in politica, non fanno differenza. La telenovela è finita, il leader dell’Udc se ne va sbattendo la porta, proprio mentre i suoi alleati realizzano il progetto di raggruppare i moderati in un partito unico, iscritto al Ppe e alternativo alla sinistra, che dovrebbe essere la ragione sociale di chi esibisce con orgoglio lo scudocrociato. Perché è vero che le bandiere non si vendono, ma ogni tanto bisogna portarle avanti. Non sempre ripiegarle all’indietro.Casini aveva preparato lo strappo da tempo. E infatti tutto era pronto per la sua candidatura autonoma: manifesti, gagliardetti e scenografie. Possibile che l’intero corredo sia stato stampato in una notte? O la messinscena della «24 ore di riflessione» è servita solo per cercare di ribaltare le responsabilità dello strappo? Anche nell’Udc c’è piuttosto sconcerto: lo dimostra il viavai di iscritti, che sembra di stare al terminal partenze di Fiumicino.Pierferdi, dal canto suo, anticipa i toni astiosi della campagna elettorale, trasformandosi miracolosamente nell’ultimo giapponese dell’anti-berlusconismo. Proprio mentre la sinistra mette in archivio la demonizzazione del Cavaliere, infatti l’ex alleato non esita a tirarla fuori con accenti quasi folli. Anzi di più, Follini.Così nel suo discorso lancia accuse al magnate della Tv che ormai non usa nemmeno Diliberto quando fa i comizi al Mugello. E poi ci rivela qual è stato il punto più basso della recente storia politica: i pasticci di Prodi? Le tasse di Visco? I disastri di Pecoraro Scanio? Macché: un voto della ex Cdl contro il governo di centrosinistra. Cioè l’opposizione che fa il suo mestiere d’opposizione. Mah.Ora che i giochi sono fatti, dunque, guardiamo come si presentano i due schieramenti. Il centrosinistra s’affanna con socialisti e radicali e intanto ha imbarcato Di Pietro. Non potendosi dare un tono, si è dato un Tonino: ma come farà a sostenere di essere la vera novità? Con il ministro che contestava il suo governo nella coalizione? E con Prodi (presidente Pd) che sale, un po’ nervoso per altro, sul palco? Con che coraggio si proclamano i detentori della formula magica del cambiamento?
Il centrodestra, invece, rotti gli indugi e sepolte le risse della Casa delle Libertà, ora appare molto più compatto. Qualcuno dice senza Udc il rischio di perdere le elezioni è maggiore. Può darsi. Ma, a parte il fatto che è meglio rischiare di perdere le elezioni, che perdere poi il dopo-elezioni, noi siamo convinti che gli italiani abbiano voglia di chiarezza. E premieranno chi saprà offrirla. E allora meglio così. Via Storace, via Mastella e ora via l’Udc: il Popolo della libertà è finalmente libero. Niente zavorre, niente liti. E niente Casini. Ora non resta che volare.

11 febbraio 2008

Io non aggiungo altro...annuisco mestamente

Perchè questo è esattamente quello che penso, e spero pensino milioni di italiani.

05 febbraio 2008

Cosa faranno i Riformatori Liberali?

Me lo chiedo da mesi. Cosa sono adesso i Riformatori Liberali di Della Vedova e che cosa vogliono essere nell'immediato futuro viste le elezioni anticipate.
In questi mesi di Governo Prodi, Benedetto Della Vedova è stato praticamente inghiottito da Forza Italia e, come prevedibile, ha avuto pochissimo spazio di manovra per allargare minimamente le istanze liberali nel centrodestra.
Mi chiedo cosa faranno anche per capire che fine faranno quei due o tre liberali rimasti tra la classe politica italiana, visto che mi vengono in mente solo Della Vedova e Martino.
E me lo chiedo per capire, cosa molta più importante, che rilevanza avranno i temi liberali nella prossima vita politica del paese.
Ancora Minore? Difficile, praticamente i liberali erano e sono già inesistenti e irrilevanti, peggio di cosi c'è l'estinzione e il suicidio collettivo, per quanto questo aggettivo ci irriti.
Vorrei capire se c'è la volonta di porre il problema liberale all'interno di FI o se si vuole continuare a sopravvivere nell'anonimato totale come si è fatto finora.
Vorrei anche sapere infine cosa farà Daniele Capezzone, alla luce dell'uscita dai radicali e dal centrosinistra dei mesi scorsi, e visto che le sue posizioni notoriamente liberiste farebbero pensare a un ricongiungimento con Della Vedova nella CDL.
E se questo sarà, non sarà forse opportuno chiedere più spazio a Berlusconi proprio per premere sull'acceleratore di novità di cui il Cavaliere ha più volte parlato indicando nelle idee di libertà, nelle facce nuove e giovani e magari femminili, la svolta politica che vorrebbe lasciare in eredità ai suoi successori futuri.
Lo dico perchè se non si riesce a marcare il prossimo scenario politico di tinte liberali, temo che non lo si riuscirà a fare mai più, visto che probabilmente dalle prossime elezioni uscirà un quadro politico schematizzato nettamente nella divisione tra PD e FI, i quali decideranno i futuri assetti del paese.
La mia speranza e proposta è quella che Benedetto Della Vedova e gli altri liberali sparsi quà e là si decidano a imprimere una svolta al movimento liberale italiano in modo da permettere finalmente a quei pochi liberali e liberisti rimasti in Italia di poter scegliere qualcosa.