23 giugno 2008

In bianconero ladroni, in azzurro campioni

"Solo rubare, sapete solo rubare". Questa la hit più ascoltata del calcio italiano e ha accompagnato ciascuno di noi dai tempi delle figurine Panini fino a quelli della playstation. Ce lo hanno gridato in tutti i modi. Famose le battute di Prisco sulle dita della sua mano o quelle sugli arbitri arrivati a piedi allo stadio e tornati in auto a casa. La hit più ascoltata del calcio italiano ha attraversato indenne gli anni di Boniperti e quelli della Triade, fino ad arrivare all’odierna Juve del sorriso non risparmiata anch’essa, incredibilmente, dalle ingiurie più becere e scontate.
Ed è così che indimenticabile resta il remix cantato durante Genoa – Juve di serie B, dove i secondi vi si trovavano per le note vicende legate alla farsa delle intercettazioni e i primi per aver dimenticato 250.000 euro in una valigetta. La cosa strana è che a cantare siano proprio i supporter genoani, ma ciò non dovrebbe stupire se si considera che i più abili esecutori del pezzo che domina le classifiche da decenni si trovano a Milano dove i rapporti con la merce rubata è cosa arcinota. online Texas Holdem
Se c’è però un momento in cui tutti i fratelli di Mameli dimenticano le oscure origini bianconere di alcuni dei suoi figli, questo è il momento in cui, con cadenza biennale, gli Schillaci o i Bettega di turno vestono la maglia della nazionale.
La maglia azzurra bacia i nostri rospi che da ladroni, diventano improvvisamente campioni e quindi se il tifoso del Bar Sport lincia il Del Piero di turno se deve cercare un capro espiatorio delle disfatte azzurre, poi è pronto a salire sul carro del vincitore quando gli stessi bianconeri si rivelano determinanti per i successi del bel paese.
Sin dalla notte dei tempi del calcio la maglia azzurra vive una dolcissima maledizione: tutti i suoi obiettivi e tutti i suoi successi passano per le maglie bianconere.
La prima nazionale vincente che la storia ricordi è infatti pesantemente condizionata dallo strapotere juventino. Viene troppo spesso dimenticato che l’ossatura della Nazionale campione del 1934 era la Juve del quinquennio d’oro, quella capace di stravincere cinque scudetti consecutivi dal 1930/31 al 1934/35 e che, incredibilmente, non è mai passata alla storia come la "Grande Juve", attributo riservato all’unico Torino vincente della storia e a una delle poche Inter vincenti del centenario.
"Eroici" e "grandi" sono invece i giocatori bianconeri campioni del mondo in maglia azzurra, trattasi di Combi, Bertolini, Ferrari, Monti e Orsi, oltre l’interista Allemandi che aveva giocato nella Juve in passato (1925/27). A questi vanno aggiunti Borel e Rosetta che giocarono una sola gara a testa e Caligaris che, pur non giocando nessuna gara, con 59 presenze, rimase dal febbraio 1934 fino al 1971 recordman di presenze in azzurro.
Ancora eroici sono i nazionali nel 1938 e ad alzare la coppa del mondo per la seconda volta ci sono i bianconeri Foni e Rava, i due esterni difensivi che raccolgono l’eredità di Rosetta e Caligaris.
Per ritrovare un’altra vittoria della nazionale bisogna aspettare che le scelte della Juve, che nel frattempo si è deliziata soprattutto con campioni stranieri tipo Charles e Sivori, si concretizzino sui giocatori italiani e bisogna, quindi, fare un salto di trent’anni. Agli Europei del 1968 è decisivo Anastasi che vestirà la maglia della Juve, mentre nella rosa della Nazionale troviamo i bianconeri Bercellino, Castano e Salvadore. Texas Holdem online
Dieci anni dopo, passando per i mondiali del 70 memorabili solo per quell’Italia Germania 4 a 3, si arriva ai Mondiali argentini del 78 e va in scena la più bella nazionale di sempre. Neanche a dirlo, si tratta di un ItalJuve che si fa spazio tra mille polemiche. Otto undicesimi degli azzurri sono bianconeri e a conquistare il quarto posto troviamo Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Causio, Benetti e Bettega, tutti titolari inamovibili.
Anche il trionfale campionato del mondo del 1982 è preceduto da mille polemiche, ma pure qui l’ossatura della nazionale è costituita da sei juventini (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi) su undici e solo per caso a conquistare il titolo al Bernabeu non ne troviamo un settimo. Quel Roberto Bettega, pupillo di Bearzot e nefasto (ndr. per gli altri) protagonista della dirigenza bianconera vent’anni dopo, cui sostanzialmente si deve la qualificazione ai mondiali, è infatti fermato qualche mese prima da un grave infortunio.
La nazionale del 1986 è invece figlia di una grande rivoluzione e non ci sono bianconeri a fare miracoli.
Neanche a dirlo quella nazionale non va lontano, mentre quella del 1990 è straordinariamente aggrappata al bianconero Totò Schillaci. L’attaccante della Juve, fresco di convocazione in nazionale, paga in modo sorprendente il suo essere juventino: ad attenderlo al raduno azzurro di Coverciano vi è una folla di esagitati, soprattutto fiorentini, che lo omaggiano con insulti e sputi. Il siciliano non ha colpe particolari se non quella di essere juventino. L’inconsistente Italia di Vicini, che dovrebbe avere "ner Principe" Giannini il suo predestinato e mediatico trascinatore, va avanti solo grazie agli occhi spiritati di Totò che dedica i suoi gol proprio a quei contestatori, augurandosi testualmente "di averli fatti saltare dalla sedia ad ogni marcatura".
Ai mondiali statunitensi del 1994 l’Italia è invece "Baggiodipendente". Le sue sorti, più che al noioso gioco del nuovo vate del calcio, sono legate a doppio filo ai due bianconeri Roberto e Dino Baggio che tirano giù più volte dall’aereo il Conte Eiacula. Texas Holdem poker online
Ma l’apoteosi si raggiunge nel 2006, nel pieno dell’estate più calda che il calcio italiano ricordi.
In Italia imperversa lo scandalo di Calciopoli e a più riprese viene chiesto il ritiro dei bianconeri dalla truppa azzurra. I più attaccati sono il ct Lippi e il capitano Cannavaro, rei di essere troppo "vicini" al Boss di Monticiano, capoclan dell’omonimo Sistema. Pesanti critiche le riceve anche Buffon per il coinvolgimento in alcune scommesse sul calcio estero. Ma l’italietta beota e giustizialista dimentica in fretta e, ammirando i suoi figli prediletti, gioisce a squarciagola per un titolo mondiale conquistato in un crescendo rossiniano che porta a una finale che sembra giocata a Villar Perosa. I bianconeri schierati sono i migliori in campo: Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi e Del Piero, oltre alla chioccia Peruzzi e a Ciro Ferrara. Dall’altra parte annotiamo invece Vieira, Trezeguet e Thuram, senza dimenticare Henry, Zidane, Perrotta, Inzaghi e naturalmente l’allenatore campione del Mondo, quel Marcello Lippi che incarna il simbolo della Juve più ladrona della storia, quella della Triade. Fortuna vuole che a vincere sia la Juve A, quella che parla italiano, e non la B, quella che parla francese.
L’Italia odierna, quella del 2008, dopo le polemiche dimissioni del bianconero Lippi, è affidata a un discepolo di Sacchi, l’inconsistente Donadoni che però esce, soffrendo, ai quarti. Il putto di Sacchi viene tirato giù dall’aereo prima da Buffon, che para un giusto rigore assegnato alla Romania, e poi da un sontuoso Chiellini, timidamente bacchettato per aver fatto fuori Cannavaro in allenamento, ma riesce ugualmente a prenderle di santa ragione da Olanda, Romania e Spagna.
Ma non c'è motivo di preoccuparsi, la dolce maledizione continua e l’Italia tornerà protagonista non appena la Juve riprenderà a rubare con convinzione.

da Ju29ro

Gambling-Forum

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18 giugno 2008

Vasectomy Reversal

Un altro post per farsi due soldini col web aggratis e stavolta vi beccate un sito che è tutto un programma!

MMHC's National Vasectomy Reversal Center is located in Minnesota and primarily serves the midwest region including Minnesota, Wisconsin, Iowa, North Dakota, South Dakota, Illinois, Indiana, Michigan, Ohio, Missouri, Kansas and Nebraska. However, Dr. Schow is nationally recognized as an expert in microsurgical vasectomy reversal, and patients come from all across the nation to have Dr. Schow perform their vasectomy reversal. Some of the states that patients have come from include Alaska, Arizona, California, Colorado, Florida, North Carolina, Nevada, New York, Pennsylvania, Tennessee, Texas and Hawaii. Dr. Schow has also had international clients including patients from Australia, Canada, Japan and Mexico.

Dr. Schow's success rate for restoring more than 1 million sperm to the ejaculate is 97% based on data from the last 700 vasectomy reversals performed at MMHC's National Vasectomy Reversal Center. Dr. Schow performs 6 - 8 vasectomy reversals per week.

What is Vasectomy?

A vasectomy is a surgical procedure that blocks the vas deferens thus preventing sperm from flowing to the prostate. Obstruction of the vas is usually accomplished by removing a small segment of the vas deferens and placing a suture or small metal clip on the end of the vas.

Vasectomy Reversal

A vasectomy reversal is a surgical procedure that re-approximates the cut ends of the vas deferens, restoring the flow of sperm from the testicle to the prostate. This procedure generally requires an experienced microsurgeon using an operating microscope to achieve the best success rates. A vasectomy reversal can be accomplished in two ways: a vasovasostomy or vasoepididymostomy.


A vasovasostomy, is the most common way to re-approximate the cut ends of the vas deferens. The ends of the vas are sewn together using sutures that are finer than human hair. For some men, 20 - 30%, scarring in the epididymis after vasectomy prevents sperm from getting to the vas deferens. In this setting, reconnecting the two ends of the vas will not be adequate to restore fertility. A vasoepididymostomy, Figure 3b, is then performed to bypass the blockage in the epididymis.

Success Rates

Without the use of microsurgical techniques, vasectomy reversal is successful in only 40 - 50% of cases. Success is defined as the presence of sperm in the ejaculate. The use of microsurgical techniques allows for more precise approximation of the ends of the vas deferens and results in higher success rates.

As the next section discusses, the time from the vasectomy does play a role in the overall success of vasectomy reversals. The more years that have passed since the vasectomy was performed the higher the chance that a vasoepididymostomy will need to be performed, thus decreasing the chance of success. However, most patients do not require vasoepididymostomies no matter how long out the vasectomy has been. Vasectomies that are 30 years old have been successfully reversed.

Dr. Schow’s personal statistics for patency rates (defined as more than one million sperm in the ejaculate) after vasectomy reversals based on review of the last 700 patients are:

97% if Dr. Schow performs a bilateral vasovasostomy

93% for all patients including redo procedures and patients up to 33 years from the vasectomy

Fifty percent of the patients in this group achieved a pregnancy within one year of the vasectomy reversal, some as soon as one month from the surgery. Dr. Schow performs about 6 - 8 vasectomy reversals per week.

Vasectomy Reversal

Farsopoli svelata

Devi cambiare auto? Compra una tedesca ed aiuta la Juventus

Le occasioni nella vita bisogna saperle cogliere al volo. Per mesi i tifosi e gli appassionati della Juventus si sono stretti attorno alla squadra ferita, depredata, umiliata da ingiuste calunnie e da processi incostituzionali, cercando di sospingerla con il proprio amore e la propria passione.

Armi importanti, certo, ma che si sono dimostrate spuntate quando si è capito che la Juventus è stata vittima di giochi di potere e di interessi che nulla avevano a che fare con il calcio.

Ora finalmente, dopo circa due anni dalla grande Farsa denominata Calciopoli, per il popolo bianconero si profila all’orizzonte l’occasione per aiutare in maniera davvero concreta la Juventus a ritornare all’eccellenza che storicamente le compete.

Lo spiraglio per una azione coordinata da parte di tifosi ed azionisti, che possa finalmente incidere sul futuro economico e sportivo del nostro sodalizio, ci viene dato dalle dichiarazioni del Dott. Luca De Meo, responsabile marketing del Gruppo FIAT, riportate qui di seguito da due importanti agenzie di stampa.

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 17 giu - ''Il tema 'low cost' non coincide con il marchio Fiat, il cui posizionamento è medio-alto ''. Così il responsabile marketing di Fiat, Luca De Meo, al convegno 'World Marketing & Sales Forum'. ''Fiat ha oggi un posizionamento che non ha mai avuto nella sua storia e perderlo sarebbe un peccato dopo il lavoro degli ultimi anni'', ha spiegato De Meo. Rispondendo alla domanda se Lapo Elkann sia stato un fattore importante per la ritrovata simpatia del marchio Fiat, De Meo ha detto ''si, ha aiutato, assieme alle sconfitte della Juventus''.

(ANSA) - MILANO, 17 GIU - Fiat, almeno con il marchio 'storico', non puntera' al lowcost più spinto per conquistare i mercati dei paesi in via di sviluppo. L'immagine recente non sempre vincente della Juventus e quella simpatica al grande pubblico di Lapo Elkann hanno contribuito a costruire la nuova immagine del gruppo automobilistico. E' quanto è emerso da un intervento di Luca De Meo, chief marketing officer del gruppo Fiat e amministratore delegato di Alfa Romeo e Abarth.


Non sappiamo se certe dichiarazioni sono frutto di una uscita personale del manager De Meo, oppure se sono frutto di ragionamenti effettuati nel corso di riunioni con gli azionisti di riferimento.

Di certo contribuiscono ad alimentare e rafforzare il sospetto che la decapitazione sportiva e finanziaria della Juventus, nonché il depauperamento del suo patrimonio di storia, vittorie e leggende, possa essere stata un'operazione studiata a tavolino, i cui responsabili, oltre che a Milano e a Roma debbano essere cercati proprio sulle rive del Po.

Ma come spesso accade nella tragicità della notizia, addirittura imbarazzante per come è stata pubblicamente rivelata, si cela forse l’uovo di colombo. In effetti dalle parole del De Meo si comprende un banale ma sconcertante sillogismo: Juve perdente = Fiat che vende di più.
In pratica la Juventus vincente di qualche anno fa viene considerata addirittura perniciosa per gli affari di famiglia. Troppo vincente, troppo antipatica, fa vendere poche auto.

Eccolo quindi l’uovo di colombo.

Noi siamo fermamente convinti che ogni tifoso, ogni azionista, ogni simpatizzante della nostra squadra e della nostra maglia debba riflettere la prossima volta che deciderà di cambiare automobile.

Se scegliere Fiat significa penalizzare la Juventus allora la strada è obbligata. Comprare straniero.

L’unica soluzione è togliere dall’imbarazzo mamma Fiat comprando una bella macchina tedesca, che, detto tra noi, è complessivamente migliore e tiene meglio l’usato.

In questo modo, se le centinaia di migliaia di tifosi che cambieranno la macchina nei prossimi anni seguissero il nostro semplice consiglio , si sconfesserebbe il teorema De Meo con la conseguenza che, probabilmente, per riconquistare l’automobilista juventino la IFIL potrebbe anche decidere di vendere la Juventus, separando definitivamente il suo destino da quello della Fiat.

Una eventualità che, diciamolo chiaramente, riteniamo l’unica vera salvezza per le sorti del nostro sodalizio, che finalmente potrebbe essere gestito senza condizionamenti e con le ambizioni sistematicamente sacrificate sull’altare della politica aziendale.

Di certo facciamo fatica a immaginare quale sarebbe stata la reazione dell’Avvocato o del Dottor Umberto se avessero avuto la possibilità di leggere le affermazioni di De Meo.

Ma abbiamo la ragionevole certezza che De Meo domani mattina alle 6 avrebbe preso servizio a Mirafiori, reparto carrozzeria, a montare le portiere alla Multipla.

da Ju29ro

13 giugno 2008

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07 giugno 2008

Ana Ivanovic sempre la più bella....da oggi anche la più forte!

Battendo nella finale del Roland Garros la russa Dinara Safina per 6-4 6-3, per la prima volta in carriera Ana Ivanovic si aggiudica un torneo dello Slam



Il settimo titolo di Ana Ivanovic è anche quello più importante della sua giovane carriera.
A vent"anni la tennista di Belgrado non poteva festeggiare nel modo migliore la nuova leadership di numero 1 del mondo facendo suo uno Slam che lo scorso anno le era sfuggito proprio in finale quando dall"altra parte della rete si era scontrata con la classe di Justine Henin. Il Roland Garros privato della belga ha dato una chance in più alla Ivanovic e alla sua voglia di rivincita. Fino alla semifinale non ha conosciuto ostacoli, poi ha eliminato la compatriota Jelena Jankovic in tre set e in finale ha rifilato un netto 6-4 6-3 alla sorpresa di queste due settimane, Dinara Safina.
La russa ha fatto un favore a se stessa (e forse involontariamente anche alla Ivanovic) eliminando via via dal torneo tutte le possibili pretendenti al titolo: Maria Sharapova, Elena Dementieva e Svetlana Kuznetsova, ma non sapremo mai se le altre russe avrebbero saputo mettere maggiormente in difficoltà la serba.
Di certo, quest'oggi Ana Ivanovic non ha dato mai l'impressione di poter perdere questa finale anche se la Safina ha avuto diverse chance per rientrare in partita sia nel primo che nel secondo set. Subito sotto di un break, la sorella di Marat Safin ha rischiato di scivolare 1-5 e invece si è ritrovata sul 4-4. Un match cominciato con parecchi vincenti è sceso di livello man mano che i punti si facevano più importanti ma nel finale di set la Ivanovic ha avuto il merito di prendere maggiormente l'iniziativa (in particolare con il diritto) chiudendo con il punteggio di 6-4.
La risposta aggressiva della serba metteva spesso in apprensione la Safina e in una partita sostanzialmente equilibrata i punti conquistati direttamente in ribattuta hanno finito per fare la differenza. Forse per questo la russa ha commesso due doppi falli al settimo game che comunque riusciva a portare a casa (3-4), ma sotto 3-5, la 14esima testa di serie del torneo crollava cedendo il servizio a zero e consegnando il titolo alla tennista che a conti fatti si è dimostrata più forte.
Nella cerimonia di premiazione Justine Henin ha salutato l'affascinante serba, visibilmente commossa. Che si tratti di un vero e proprio passaggio di consegne?



Eurosport

I love you Ana!!!

03 giugno 2008

Semplicemente Geniale

La cinica definizione pubblicizza una ricerca dell'Università di MonacoCon sostanze alternative a tritolo e ciclonite potranno uccidere in modo "pulito"

"Uccidono, ma senza inquinare"
Il paradosso delle eco-bombe


di GIORGIO CAPPOZZO

Continueranno a uccidere, ma senza turbare l'ambiente naturale. Sono le "Eco-friendly bomb", armi esplosive dotate di sensibilità ecologica. La definizione, cinica e contraddittoria (gli esseri umani non sono parte integrante dell'ambiente?), pubblicizza una ricerca condotta dall'Università di Monaco di Baviera con fondi europei e americani per la produzione di sostanze alternative al Tnt (il tritolo) e al Rdx (la ciclonite). Composti che, come è noto, presentano un tragico ventaglio di effetti collaterali: sviluppano emissioni cancerogene, inquinano terreni e falde acquifere e, laddove non dovessero detonare (in ambito industriale) o esplodere completamente, rappresentano minacce vaganti pronte a ripetere l'infausta missione. online gambling casinos
Ecco dunque le "bombe verdi"; gli scienziati tedeschi sostengono che, se riempite con una forma recentemente scoperta di tetrazolio - composto già usato in campo farmaceutico - e fatte esplodere con l'azoto in luogo del carbonio, rilasciano una quantità minore di sostanze tossiche. Meno piogge acide, ma certo non aria pulita.
"In laboratorio - ha spiegato il ricercatore chimico Thomas Klapötke - abbiamo registrato tracce di cianuro di idrogeno. Ma siamo convinti che, mescolando questi composti con un ossidante, eviteremo la produzione di gas letali e miglioreremo le performance. Soprattutto - ha aggiunto Klapötke - per quanto riguarda gli armamenti pesanti di carri e navi".
L'unico dato effettivamente incoraggiante è che i due ordigni, battezzati con le sigle Hbt e G2zt, avrebbero dimostrato, a differenza dei loro cugini politicamente scorretti, una minore attitudine a saltare in aria accidentalmente. Evento diffuso non solo sul fronte militare, ma anche su quello civile: basti pensare agli esplosivi utilizzati per le demolizioni edili o per l'industria mineraria. best online casino
Le "eco-bombe" ricordano - per la loro capacità di discernimento - le bombe al neutrone, progettate per uccidere senza onda d'urto, graziando così palazzi e altre strutture architettoniche, o le smart bomb (dette anche "intelligenti"), in grado di selezionare tra tanti la loro preda.

Lo sforzo di limitare gli effetti collaterali della guerra - o di renderla mediaticamente meno insopportabile - ha prodotto in passato notizie al limite del grottesco. Come riportò qualche anno fa il sito della Bbc, nel 1994 il Dipartimento della difesa americano investì circa 8 milioni di dollari per sviluppare armi non letali.
La "gay bomb", per esempio: avrebbe dovuto rilasciare un gas afrodisiaco tra le fila nemiche, invogliandole a festini in tuta mimetica. O le "sting me/attack me" (pungimi/attaccami): un po' di chimica e i militari sarebbero diventati cibo irresistibile per api e ratti affamati.
O ancora, le "who? me?" (chi? Io?): bombe che avrebbero dovuto simulare flatulenza tra le truppe, demoralizzandole. Poi si scoprì che in molti paesi quel cattivo odore non è offensivo, e l'idea fu ritirata. Progetti sperimentati fino al 2000. online casino games
Poi arrivò l'11 settembre, e le bombe furono liberate da ogni velleità.