27 agosto 2008

Coppa dalle grandi orecchie, siamo tornati!

Due anni dopo Farsopoli, buttati senza prove in serie B con la compartecipazione della nostra proprieta che chiese consapevolmente la retrocessione tramite quella specie di avvocato delle cause perse in quel processo farsa sommario, ebbene, ieri sera la Juve è tornata in Champion's League, s’è di nuovo iscritta ieri sera a Bratislava, pareggiando 1-1 con l’Artmedia, che però era già stata piallata a Torino, 4-0. E domani Ranieri e compagnia sapranno dal sorteggio di Montecarlo (ore 18) chi saranno i rivali del girone eliminatorio. Un assaggino dell’atmosfera perduta s’era sentita già dentro il Tehelne pole stadium, perché all’entrata delle squadre, violando il protocollo Uefa, avevano messo il gingle della Champions, pur trattandosi ancora dell’atrio. Un estremo saluto: visto come viaggiano gli slovacchi in campionato, chissà quando rivedranno la Coppa.
Al pronti e via, però, l’Artmedia l’aveva fatto piuttosto bene, sorprendendo una Juve partita con la testa scollegata e le gambe alla moviola. Troppo anche per una gita ai confini dell’impero, perché dopo appena 13’ i bianconeri s’erano trovati sotto, stesi da un’azione molto bella: sulla sinistra Obzera lasciava tutti a sedere, e Molinaro di più, cross per Fodrek che in un’area ferragostana bucava al volo Buffon con una gran girata da una decina di metri. Concorso di colpa ai limiti dell’associazione a delinquere: difesa imballata, e così a Firenze sarebbero guai enormi, con un avvio da orrori di Mellberg e Grygera, e un centrocampo che faceva fatica a tamponare Obzera e il brasiliano Anderson. Non un figurone, insomma, anche se poi quel che importava era il passaggio del turno, già messo nel caveau all’andata.
Durava comunque poco il copione, perché davanti c’era pur sempre gente friabile. E allora era solo questione di attesa: palo di Amauri sulla deviazione aerea (15’ pt) e Iaquinta fiacco sulla mezza uscita di Kamenar, due minuti più tardi. La buttava dentro Amauri, di testa, pescato alla grande da una sventagliata di Nedved, scappato via a Cisovsky. Sulle gradinate si festeggiava, anche ripescando robaccia che nello stadio svuotato per i due terzi risuonava chiara: «Camerata Buffon», cantava un manipolo dal settore italiano e vai a sapere se la manona del portiere s’alzava per il proprio nome sentito o per risposta al coro. A seguire un «non ci sono neri italiani» che in certi ambienti sta sempre bene, figurarsi. Decisamente più gradevole la musica del prepartita, in pieno clima da scampagnata anni ’70: YMCA dei Village People sparata a tutto volume, e alcuni striscioni penzolanti da fuga parentale («Mamma ti voglio bene ma a Del Piero di più»).
Sul prato, intanto, Ranieri si godeva la partita di Marchisio, almeno lui, schierato dall’inizio al fianco di Poulsen, testando così la stessa coppia che attaccherà il campionato, domenica sera a Firenze. Il giovane bianconero se l’è cavata alla grande, rincorrendo tutti gli avversari, anche quelli scappati ai colleghi, per poi far buono uso del pallone catturato. Mica solo appoggi al compagno di banco, ma pure idee interessanti inseguite con lanci a lunga gittata, spesso precisi. Più disorientato Poulsen, che ci ha messo qualche minuto di troppo per mettersi sulle tracce della concorrenza. Davanti, invece, Amauri e Iaquinta davano riposo a Trezeguet e Del Piero, rimasti in panchina, si presume, in attesa della viola.
Cronaca praticamente azzerata nella ripresa, almeno sul prato, più movimentata attorno alle panchine, perché Nedved, appena lasciato il posto a Giovinco, rifilava un calcione alla panchina. Calma ragazzo: da oggi c’è da inseguire di nuovo la Coppa con le orecchie, quella per la quale ha ancora le scarpe allacciate ai piedi.

12 agosto 2008

La Formica Atomica

Lo hanno già soprannominato così, "la formica atomica", e il suo gol, nell'esordio della Nazionale Olimpica ai giochi di Pechino, ha già fatto il giro del mondo.Sebastian Giovinco, il giovane talento bianconero, è già una stella planetaria, forse un segno del destino.
Per chi è juventino quasi la normalità, avendo avuto la possibilità di poter ammirare il talento, nato a Torino il 26 gennaio del 1987, fin dai primi calci.Nel biennio 2005/2006 vince con la formazione "primavera" juventina tutto quello che c'era da vincere: Campionato, Trofeo di Viareggio, Supercoppa Primavera e Coppa Italia Primavera, con premiazione della Statuetta Guerin Sportivo come miglior giocatore della fase finale del torneo.
E il 12 maggio 2007 arriva per lui il coronamento di un sogno, l'esordio in prima squadra.Al 31' del secondo tempo dell'incontro Juventus-Bologna, Didier Deschamps allenatore bianconero, lo fa subentrare a Raffaele Palladino , e da lì a pochi minuti il colpo di classe, con l'assist vincente a David Trezeguet per la rete del 3-1.
Lo scorso anno viene mandato in prestito a Empoli, dove confeziona 35 presenze e 6 reti, dimostrando di essere pronto per il grande salto.Grande salto che viene puntualmente confermato nell'estate in corso, dove viene esercitata la contro-opzione del cartellino e torna a Torino, pronto per affrontare con la prima squadra della Juventus il campionato 2008/09.
Il gol capolavoro contro l'Honduras ha già fatto parlare.E proprio il tecnico honduregno Gilberto Yearwood, ha già elargito parole di stima nei confronti del gioiello bianconero: «Giovinco è un giocatore che fa la differenza, può essere paragonato a Roberto Baggio o ad Antognoni».Parole sicuramente forti e paragoni altrettanto roboanti, a cui lo stesso Sebastian, con la giusta dose di calma e compostezza, ha saputo replicare: «Ringrazio il mister, ma sono personaggi troppo importanti per me, comunque mi fa piacere, sono orgoglioso.
Quanto al mio futuro si vedrà».Riguardo al gol, una punta di orgoglio è naturalmente uscita, ripensando a come è scaturito e soprattutto all'esito finale: «Mi sono emozionato, ma è stato bello vincere e aver fatto un bel gol, segnare alle Olimpiadi è una bella sensazione. È un gol importante, non il più importante, quello deve ancora arrivare».
Da bianconero nel Dna, seppur ancora giovanissimo nelle gambe e nella testa, la "formica" si è lasciato andare su quelle che sono le sue caratteristiche e su quello che questa nazionale deve ancora dimostrare: «Devo imparare a calciare di più in porta, è uno dei miei difetti e sto cercando di lavorare per questo, il tiro è qualcosa che mi mancava e ora sto migliorando. Oggi all’inizio abbiamo faticato anche perchè faceva caldo, comunque abbiamo ottenuto una vittoria bella e importante che ci ha permesso di partire bene. Ancora, però, non abbiamo fatto nulla».
Un talento completo, sia nei piedi che nella testa, che oggi la Juventus può annoverare nella sua rosa.Costruito in casa, grazie anche ad una "triade" che ha sempre creduto nel settore giovanile, mister Ranieri avrà il compito di lanciarlo nel grande panorama, e come molti tifosi si aspettano, come titolare.Certo, sostituire nomi illustri come Camoranesi o Nedved non sarà semplice, ma la società Juventus e lo staff tecnico ha il dovere di credere nel talento di questo ragazzo, e se in Europa, nomi come Messi sono diventati quello che oggi ogni sportivo può ammirare è proprio per la continuità di rendimento che hanno potuto offrire nel proprio club.
Come accennato in precedenza, questo ragazzo ha nel destino un qualcosa che lo accompagna, fin dalla Primavera bianconera, dove in poco tempo diventò il capitano e l'uomo bandiera, all'esordio con la prima squadra con l'assist vincente fino a Pechino, per stupire in mondovisione addetti ai lavori e non, con un gol capolavoro firmato "la formica atomica".

da Ju29ro