23 novembre 2008

Era una Juventus in pompa magna quella che si presentava a San Siro, tra pronostici onirici e una retorica solitamente riservata ad altre piazze. Dal sognatore Cobolli al maneggione Ranieri, tutti concordi nel definire la gara complicata ma ampiamente alla portata della Juve. E lo era, stando agli ultimi risultati, solo che l’Inter dello specialissimo allenatore Mourinho (che stasera ha guadagnato credito per rimanere su quella panchina a vita, e non è detto che sia un male…) aveva preparato la settimana con meno clamore di quanto invece avessero fatto dalle parti di Torino.
Una novità assoluta, persino Moratti, che non dormiva abituato com’era a prendere sistematicamente schiaffi da queste maglie, ha tenuto il profilo basso: viceversa dalla sponda bianconera sono partiti proclami poco consoni alla proverbiale discrezione sabauda. Sensazioni, ma la preparazione della gara nei giorni scorsi a nostro parere aveva già fatto drizzare le antenne. L’Inter ha vinto perché l’ha meritato, e per un tifoso juventino riconoscere questo costa caro, ma siccome noi non siamo come loro (gli interisti, si intende), sappiamo rendere onore a chi ha voluto di più la vittoria. Perché di questo si tratta: voglia, grinta e carattere, le armi tradizionalmente nostre, stasera le hanno sfoderate loro. E non aggrappiamoci al rigore su Marchionni (netto, identico a quello altrettanto netto concesso da Collina nel 2002/03 a Camoranesi), proprio perché noi non siamo uguali a loro.
E’ l’atteggiamento generale che ha fatto la differenza. Una Juve messa in difficoltà dall’avversario, che l’ha pressata e che arrivava prima sulle palle vaganti, una Juve sicuramente penalizzata dall’immediata uscita del Tiago di questi tempi (Marchisio positivo ma con caratteristiche molto diverse dal portoghese) ma comunque priva di quell’aggressività che l’ha contraddistinta nel periodo del filotto, che stasera inevitabilmente si interrompe.
La fame, la grinta degli uomini in nerazzurro è stata superiore alla nostra, dove hanno tradito i senatori, da Del Piero e Amauri (sovrastati dai marcantoni nerazzurri) a Nedved (impalpabile), a Camoranesi (entrato come grimaldello finale e invece sostanzialmente nullo). L’Inter ha vinto una partita di squadra, senza grosse individualità in evidenza, lo dimostra il fatto che il gol sia scaturito da un episodio strambo, dove il protagonista è un cosiddetto “operaio”: Muntari, che decide una partita ampiamente avviata allo 0-0. Il fatto che Muntari realizzi un gol surreale, con Manninger che, fosse stato un minimo più attento, avrebbe addirittura potuto evitare la segnatura, non fa altro che aumentare la rabbia originata da una gara giocata con sufficienza. E che Ibrahimovic, tanto prezioso sul piano della manovra quanto sciagurato in fase conclusiva, continui a recitare il suo personalissimo copione di non decisivo nelle gare che contano, non fa che aumentare il rimpianto. Meglio Adriano (ed è tutto dire...), sempre fastidioso per la nostra coppia centrale nella quale brillava Chiellini (sono le sue partite, per definizione), decisamente meno Legrottaglie, impreciso in alcune occasioni.
Ranieri dichiara nel dopo partita che “non è stata la solita Juve”: quanto sia merito dell’Inter e quanto demerito nostro lo vedremo nel tempo. Ma il fatto che l’allenatore dica che la squadra è parzialmente mancata fa pensare quanto possa essere difficile vincere qualcosa con un allenatore e una società non abituate a gestire i momenti importanti. Serata trionfale per l’Inter, che per la seconda volta in dieci anni batte la Juve in campionato, quando c’è in ballo qualcosa di concreto, e il pubblico nerazzurro (tribuna con combriccola “onesta” compresa) festeggia come se avesse vinto la Champions League.
E’ una battaglia persa, non ancora la guerra, ma è una battaglia persa meritatamente. Ne prendano coscienza a Torino, e facciano tesoro della cosa. Non è compromesso nulla, ma il dato oggettivo è che oggi l’Inter è superiore alla Juve. Più sulla mentalità che sul resto, mentre alla vigilia del campionato si pensava che il divario fosse molto più ampio. Torniamo sulla terra, e restiamoci.
Noi siamo questi, le giocate in punta di piedi e la puzza sotto il naso lasciamole ad altri.

da Ju29ro

14 novembre 2008

Ritorno al Futuro

Pronti via la Juve è passata in vantaggio con un gol di Grygera, che si chiama Zdenek come Zeman, è sdentato come Joe Jordan, ma contro il Genoa segna dei gol che quasi quasi ti verrebbe voglia di far vedere le cassette a Molinaro, che da posizione molto più favorevole ha tirato una squaquerella risparmiata all'impatto col settore ospiti solo grazie al rimpallo contro un difensore.

Già, il Genoa. Giusto l'altro ieri sera, mentre prendevo un caffè, avevo incontrato il tipico esemplare da trasferta grifonata col ghigno già settato in modalità Conquistatore, che alla mia domanda sulla sua presenza o meno l'indomani a Torino mi aveva risposto lapidario: "E certaméinte, sempre preséinte. Belìn... se non vado a vedere un Genoa così, quando devo andare?", con la caratteristica cantilena a metà fra il brasiliano e il villico-busallese propria dei discendenti di Cristoforo Colombo.

Al fischio finale di Juve-Genoa, il mio primo pensiero è andato a lui: "Bravo deficiéinte".

Ma proprio come un tempo, e per la prima volta da allora, il pensiero del mesto rientro a casa di un gruppo di antijuventini, disillusi dalla gragnuola di perette incassate al cospetto dei gobbi, non mi bastava.

Finalmente avevo assistito alla serata perfetta. Una partenza sprint, il vantaggio, un paio di episodi risolti in nostro favore dal guardalinee Griselli (su uno dei quali il centravanti rossoblu Milito aveva pure segnato), il raddoppio con un super gol di Amauri salito a colpire di testa talmente in alto da ritrovarsi con la febbre a 38 e le caccole ghiacciate una volta tornato a terra, la puntuale tacchettata alle caviglie di un avversario da parte di Sissoko passata in cavalleria come normale fallo di gioco, un altro paio di reti nella ripresa, di cui una goffamente realizzata da un avversario dal cognome impronunciabile, e il rigorino-digestivo concesso agli avversari a risultato ampiamente acquisito. Una trama sublime, pluriorgasmica, finalmente in sintonia con la storia.

A rendere il tutto ancora più appetitoso, la consapevolezza - anzi, la certezza - che tutto ciò fosse stato solo il frutto di errori in buona fede, perché vivaddio gli arbitri sono uomini e come tali possono sbagliare. Sennò mica sarebbero uomini. Sennò sarebbero Montezemoli.

Certo fare l'abitudine a vincere così, senza nemmeno una polemica dopo un 4-1 tirato tirato che se l'arbitro bla bla bla, non sarà facile. E non so nemmeno se mi piacerà, ma questo è il nuovo mondo; e se tutti l'hanno tanto desiderato, al punto da riuscire ad ottenerlo, devo credere che sia più bello, che ne sia valsa la pena.

E così, mentre torno a casa per cenare in compagnia delle mie nuove sensazioni, accendo la radio. Giusto in tempo per ascoltare Filippo Grassia che, dalle frequenze della Rai, si accinge a presentare la "moviola alla radio". Lì per lì, il primo pensiero che mi coglie è che fare la moviola alla radio abbia tanto senso come regalare un paio di orecchini a un ippopotamo, ma tant'è.

Poi, tutto d'un tratto, la luce. Grassia comincia la sua analisi: "E' la prima volta che la Juventus si trova in testa alla classifica da dopo Moggiopoli". E giù con la serie degli episodi dubbi a nostro favore.

Non so voi, ma quasi quasi mi sento meglio.

da Ju29ro

12 novembre 2008

Alessandro Del Piero, basta la parola

Per descrivere Alessandro Del Piero si sono ormai consumati interi dizionari, proposti e riproposti aggettivi e superlativi, ormai ogni termine è stato usato ed abusato.
Noi vogliamo allora rispolverare lo slogan di un vecchio carosello in auge anni or sono: "basta la parola". E meglio ancora se qualcuno associa ancora quello slogan al prodotto reclamizzato, una pastiglia lassativa, perchè, in effetti, il Capitano è ormai una sorta di purgante per i portieri avversari.
Paradossalmente era più difficile temere il Chievo che non il Real; innanzitutto nelle partite di cartello non occorre neppure trovare degli stimoli che sono innati nelle stesse sfide, poi poteva subentrare un certo appagamento, infine i clivensi erano reduci dal cambio di allenatore avvenuto in settimana. Tra parentesi il nuovo tecnico Di Carlo non è certamente uno di quelli che dalle proprie squadre vuol vedere prevalere l'aspetto tecnico su quello fisico, semmai invita a randellare come fabbri.
I bianconeri hanno invece interpretato al meglio la gara, ottenendo i tre punti con (quasi) il minimo sforzo, sfruttando al meglio due calci piazzati e facendo passare finalmente una domenica tranquilla all'agitato Manninger, in attesa che riacquisti quella sicurezza lasciata in quel di Siena.
In una sola partita Alex Del Piero ha festeggiato compleanno, la rete numero duecentocinquanta con la maglia juventina e la presenza 377, al pari del grande Scirea. La congiuntura astrale di portata davvero storica si è realizzata al 40' del primo tempo, allorchè alla (ex)Juventus viene accordata una trasformazione (ehm...pardon, una punizione) dai 35metri. Metà Bentegodi ammutolisce, l'altra metà, costituita dai supporters bianconeri, già pregusta l'esito finale. Ed infatti il pallone va infilarsi esattamente nell'angolino alto, nonostante tutta l'abnegazione di Sorrentino nel tentare vanamente di intercettare la sfera.
In quell'istante tutti gli astri e le divinità che governano e sovrintendono al gioco del calcio erano perfettamente allineati tra loro a rimirare l'ennesima prodezza balistica di Del Piero.
Una delle tante risposte date sul campo a chi accusava la squadra di vincere usando mezzi illeciti o sostanze proibite. Chi ancora scrive, come Francesco Caremani su "Il riformista" (ma de che?), che lo stile Juventus non è mai esistito, vada ad informarsi su quanto è successo negli utimi due anni ed in che modo i VERI campioni hanno risposto.
A chi voleva nascondere il proprio fallimento tecnico, Zdenek Zeman tanto per citare un nome, consigliamo di andare a leggersi la lista degli calciatori morti a causa della Sla e di quelli tuttora affetti da quella maledizione ed associ i loro nomi alle squadre in cui hanno militato e, nel caso sapesse leggere, scoprirà che nessuno di coloro ha mai militato nella Juventus.
Così pure consigliamo a tutti coloro che nella notte di Berlino sono scessi nelle strade a festeggiare un campionato del mondo vinto da quei calciatori che erano (e lo sono ancora) bollati come dopati e taroccatori, ma che in quel frangente indossavano una maglia non a strisce bianconere, di starsene a casa propria, aprire la pagine del dizionario della lingua italiana (semmai ne possedessero una copia) e leggere alla voce dignità.
E siccome lo stile Juventus è da sempre esistito ed ancora esiste, nei suoi tifosi e nei suoi campioni, ecco che nella ripresa il Capitano lascia calciare il penalty a Vincenzone Iaquinta, desideroso come non mai di riassaporare la gioia del goal. E proprio la voglia di segnare tradisce in prima battuta l'attaccante bianconero che comunque si sblocca sulla respinta di Sorrentino e scaraventa in rete il pallone della sicurezza.
Sì, avete letto bene: nella tempesta astrale che imperversava sopra il Bentegodi è stato assegnato un calcio di rigore a favore della (ex)Juventus!

da Ju29ro

09 novembre 2008

Nokia N96

The curse of the sequel is well known amongst cinema aficionados but appears to apply to consumer electronics as well. How do you follow up a class-leading original like last year's Nokia N95 without its successor seeming like a poor imitation? Can Nokia's N96 rise above our lofty expectations or will it be damned like all three of George Lucas' dreadful Star Wars prequels and Wayne's World 2?

Design

Aside from being the first smartphone to feature the now ubiquitous trio of HSDPA, Wi-Fi and GPS, the N95 was known for its pocket-straining chunkiness. While phones in other segments continued shrinking in size, the N95 came out large and proud of it, thick like a cheap bar of soap. The N96 appears slimmer, and indeed is slimmer, but only marginally so. Where the N95 measured in at 21mm in thickness, the N96 now slides into your pocket more comfortably at 18mm — hardly the biggest loser in the realms of tech slimming.

The N96 does feature more streamlined design, even over the improved N95 8GB model. The edges are smooth and the corners rounded, and external keys and control protrude only slightly. The centrepiece is a 2.8-inch QVGA resolution screen with a 16 million colour display and even though this screen shares similar specifications to that on the N95, the N96's newer display seems to present colours much better with darker blacks and brighter colours.

Like its predecessor, the N96 features a dual-slide design. A forward slide reveals a T9 numeric keypad, a backward slide uncovers a small selection of music player control keys, plus rotates the screen orientation to widescreen mode. The numeric keypad on this year's model is a step back in our opinion. The N95 8GB featured keys raised to a slight peak which defined each key from its neighbour. The N96's keypad is entirely flat and without significant definition at all.

The highlight of the new design, and it seems strange to say it, is a kickstand located around the lens of the 5-megapixel camera on the back of the handset. It takes a sharp fingernail to flip the stand out, but once in place, the stand turns your new mobile phone into a mini TV set, allowing it to stand without assistance on a desk while you watch videos on your phone. In addition, the 3.5mm headphone jack on the top of the handset is perfectly positioned for a media-focused mobile. Nokia N96

Features

Let's pretend Nokia didn't release the N95 last year. Without the shadow of the former looming over the N96, its feature sheet is reasonably impressive; HSDPA, Wi-Fi, A-GPS, a 5-megapixel camera with Carl Zeiss optics, A2DP stereo Bluetooth. However, the fact that the N95 featured exactly the same connectivity specs is cause for mild disappointment.

There are, of course, some important differences to consider. The N96 ships with 16GB of internal storage and a microSD expansion slot. This is a vast improvement on both the previous models and more than enough to compete with Apple's storage friendly iPhone.

The major technological advancement is sadly completely irrelevant to Australian customers. Nokia has included a built-in DVB-H TV tuner into this model, capable of receiver DVB-H broadcast signals for mobile TV channels. However, if you've read CNET.com.au's recent summation of the state of mobile TV down under then you'd know DVB-H transmission are still a while away. N96

To compensate its Aussie customers, Nokia has struck an exclusive deal with BBC Worldwide to include one complete BBC TV series with the purchase of the N96. Before you rush out in hope of downloading the latest Dr Who episodes, there are only four series available; Little Britain, The Catherine Tate Show, Yes Minister and Walking with Dinosaurs, and you are only eligible to download one. This is a nice bonus but its real-world value of somewhere between AU$15 and AU$30, if the same series were bought on DVD, is hardly a reason to buy an AU$1,400 smartphone.

Nokia N96

Sony C905

Bring out your dead, lay down the wreaths, and say your last good byes, for here is the death of the digital camera as we know it. Introducing the immense Sony Ericsson C905 with an unbelievable 8-mega pixel, cyber shot, auto focus, image stabilising camera.

In a Russia v America esq. race to space battle, it seems that Samsung will be the first manufacturer to plant the 8 mega pixel flag in the UK. However, this mobile ain’t no monkey, this is a fully evolved picture taking masterpiece, and boy does the quality of the photos show this. Our entire review of the Sony C905 consisted of pointing and shooting, as we ran the phone through a testing gauntlet of photography. Distance – no object, Quality – fantastic. Sony Ericsson C905

Granted Sony had the head start due to their digital camera knowledge, but this as a first attempt is going to be pure cannibalism of their own camera market. Our initial thoughts, and probably that of the mobile phone world, were that the first 8 mega pixel phone would sell just for being what it was, and the second handset (incidentally likely to be the Samsung Innov8) would then perfect the actual performance, but the Sony C905 leaves little left to improve on. The actual camera works on 3264x2448 pixels, and the video shoots at 30 fps, so the quality of photos and videos is a credit to Sony.

Additional to the mobile phones camera, the C905 has a couple of rather good features hidden up its sleeve, which are easily forgotten due to the main 8 mega pixel shout. The phone has a built in GPS satellite receiver, that also allows you to apply geo-tagging, which is an awesome little feature in our eyes. So your travelling around the Hebrides, you see a yeti, you take a picture, then you mark it on your GPS map where you saw it. Genius. Ultimately, you can end up with a picture marked atlas guide to the world of your own, marking all the places you went, who you met, all accompanied by the pictures you took. It also helps that the handset is quad band, so take it anywhere in the world with you. Sony C905

The Sony C905’s screen is 2.4 inches of TFT bliss, and Sony’s usual music capable stamp of quality is applied as per standard. Additional none standard functions include picture blogging capabilities to Facebook, MySpace, etc, whilst the RSS reader is great for keeping up to date with whatever you want.

Actual size wise, it wasn’t made for a ladies purse, but more for the meat eating, fire making male of the Sony species. Although, what do you expect from an 8 mega pixel, MP3 playing, satellite navigation system.

Sony C905

06 novembre 2008

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