28 dicembre 2008

NLP Connections

NLP Connections is a free forum and community resource for anyone interested in Neuro Linguistic Programming (NLP). More than that, it is a social and professional network with over 8,500 members worldwide. We get together regularly, online and in 'the real world', to share experiences, learn more about NLP and have fun!

Recent speakers at NLP Connections events have included Richard Bandler, the co-creator of NLP, John La Valle, president of the Society of NLP, Gabe Guerrero, Eric Robbie, Jonathan Altfeld and Drs Ron and Edie Perry.

The site has been described as "the Switzerland of the NLP world" because we stay independent and neutral when it comes to all the different NLP organisations and even when talking about NLP Training, associations and schools of thought. Everyone is welcome here. It doesn't matter to us who you trained with (or if you haven't trained at all), which books you like most or who your favourite trainer is. One of the things that makes NLP Connections unique is the wide diversity of its membership, and that's why we encourage people from all backgrounds to get involved.

Who runs NLP Connections?

NLP Connections is run by Chris Morris. Chris discovered NLP while working in Parliament as a political strategist and he continues to use NLP in that context, as well as for training, consulting and changework. He's personally recommended by Richard Bandler as a specialist in therapeutic and personal enhancement work. You can read more on his profile here or his website here.

The forum is moderated by a team of community mentors, led by Bridget McKenna and Jenny Waller.

The top NLP trainer worldwide is a guy called Paul McKenna, join him and show him your support!

22 dicembre 2008

Al primo posto, Er go' de Maicon

Ok, facciamo finta di non avere visto la tv e letto i giornali. Fingiamo quindi di non sapere che hanno cercato in tutti i modi di equiparare un fuorigioco di 20 cm, a metà del primo tempo, sulla fascia laterale, con difesa avversaria al completo a difendere, a uno di un metro, con soli giocatori interisti in area, a cinque minuti dalla fine, a dieci metri del portiere. Pur di nascondere l'ennesima farsa del nuovo calcio pulito, alcuni hanno addirittura provato a dire che il gol di Amauri era in fuorigioco. Ma sì, perchè no.
E quello di Legrottaglie, scusate? Avete visto che è saltato con le braccia larghe? Perchè non lo ha fatto notare nessuno???

Sta a vedere, insomma, che la danneggiata della domenica è l'Inter. La vera vittima è Maicon, che poteva allungare di due punti in classifica ma alla fine non ha potuto per colpa di quel cross di Marchionni, partito in fuorigioco. E' possibile anche questo, nel calcio di oggi, visto il livello di obiettività e libertà dei media nostrani.
Vabbè, allora ho spento la tv e ho provato così, tanto per giocare, a pensare agli errori arbitrali più clamorosi, più inspiegabili, del nuovo millennio, in questi primi 9 anni (2000-2008), era cupola Moggi compresa. A chi provasse ad eccepire che se si partisse dal 98 la classifica sarebbe diversa, rispondo subito che sono d'accordo: anch'io, in effetti, considero il fallo di West su Kanchelskis (non sanzionato con l'espulsione) da galera, e ricordo bene il fallo di West su Inzaghi in area di rigore nell'Inter-Juve dell'andata, ma voglio partire dal 2000, quindi passiamo oltre. Lacio perdere anche i 10 aiuti avuti dall'Inter consecutivamente l'anno scorso, sennò poi si prendono tutta la classifca e non c'è più gusto.

Il criterio, com'è giusto che sia, è la prospettiva dell'arbitro o del guardalinee, capire quanto fosse facile per lui decidere bene in quel frangente. Quindi, va premesso, i fuorigioco di 10 cm o i rigori visti al decimo replay non li citiamo neanche. Le moviole, come sempre, a noi non interessano.

Insomma, ecco la classifica che ho pensato mentre voi vi facevate il sangue amaro vedendo Galeazzi che parlava di par condicio negli errori arbitrali.

Quinto posto
2000: il gol di Cannavaro.
L'arbitro l'uomo cupola De Santis, che, tanto per farci un regalino, dà al Parma un bel calcio d'angolo che non c'è, all'ultimo minuto. I giocatori della Juve protestano, chiedendo la rimessa. De Santis è irremovibile ma, coraggioso come gran parte degli arbitri italiani, appena vede una mezza caduta in area non si fa sfuggire l'occasione e fischia una punizione per la Juve per un fantomatico fallo su Kovacevic. Sfortuna vorrà che il pallone venga poi colpito di testa dal buon Cannavaro per insaccarsi alle spalle di Van Der Sar. L'episodio diventerà leggenda, come tutti i suoi simili in favore della Juve. La settimana, seguente, gli ultrà laziali avrebbero messo a ferro e fuoco la città di Roma, lamentando la morte del calcio pulito. La domenica successiva, quando il calcio giocato perde davvero, lasciando strada a una decisione esclusivamente politica, gli stessi ultrà ne festeggeranno la resurrezione.

Quarto posto
2002: i mitici due rigori di Collina in Venezia-Roma.
Episodio leggendario. La scudettata Roma di Capello, a poche giornate dalla fine, va sotto di due reti in casa del già pressochè retrocesso Venezia. Ma se si ritrovano il miglior arbitro del mondo e la miglior squadra del mondo, il feeling nasce spontaneo. La Roma non riesce a segnare neanche a porta vuota, e allora ci pensa lui, il fuoriclasse di Viareggio. Inventa dal nulla due rigori per la Roma a pochi minuti dalla fine, su due falli probabilmente commessi dai giocatori giallorossi. Li trascina al 2-2, purtroppo il tempo è poco, la fantasia comincia a difettare e non sa più come risolverla. Strano, che accadano cose del genere, in epoca moggiana, proprio a una rivale scudetto della Juve. Ma ovviamente, per i romanisti, i rigori erano nettissimi. D'altronde, se li ha concessi il miglior arbitro del mondo, non c'è da dubitarne.

Terzo posto
2008: Reggina-Juve, il Dondarini show.
La Juve torna in serie A, e già nel girone di andata viene presa in giro su quasi tutti i campi, sin dalla seconda giornata, a Cagliari (a proposito, ripensando a quell'arbitraggio di Tagliavento ho capito meglio le dichiarazioni di Cellino, che ha ovviamente grande stima degli arbitraggi post calciopoli). Tra i tanti episodi indimenticabili, c'è un Reggina-Juve in cui Dondarini non assegna quattro (sì, 4) rigori limpidi alla Juventus, fischiando però inesorabilmente il contatto tra Sissoko e Amoruso all'ultimo minuto. La giornata, già di per sè memorabile, passerà alla storia per i geniali interventi di Tardelli ("capisco tutti gli errori, ma quello che proprio non capisco è... come si fa a non avere espulso Legrottaglie?") e Dossena ("non vorrei che alla fine questi errori li pagasse il Toro nel prossimo derby") in una Domenica Sportiva versione cult.

Secondo posto
Napoli-Juve, e il rigore su Lavezzi
Il top di quell'anno è comunque il solare rigore fischiato da Bergonzi per l'anticipo di Chiellini su Lavezzi. Ancora peggio del secondo su Zalayeta, basti dire che lo stesso Bergomi si è indignato, e non ha gioito per una sconfitta della Juve. Festa rovinata anche per lui, tanto il bravo Bergonzi aveva esagerato a rispettare le consegne.



Primo posto, indiscutibile. :
Er go' de Maicon.
Sarà necessariamente leggenda. Doppio fuorigioco, e sul secondo sono in 5. Non c'è un difensore che ostacoli la visuale, non c'è alcun margine di errore. Il tutto, sul pareggio, a 5 minuti dalla fine. Mourinho corre e abbraccia Maicon, dimenticando di festeggiare il guardalinee, straordinario. In tv, coraggiosamente, fanno notare che il gol decisivo, forse, è in fuorigioco. Forse, però.
Episodio unico, irripetibile. Tranne per il 95% dei media italiani, che hanno subito trovato l'episodio identico, anche se un pò meno netto, anche se nel primo tempo, anche se sulla linea del fallo laterale. La par condicio è rispettata, il nuovo calcio è pulito, non c'è più alcun disegno.
Soprattutto, e questo è il segnale che ora tutto funziona, da tempo non si verificano più aiuti decisivi, come le ammonizioni mirate di Nastase e Gamberini.

Buon anno Juve, non ci pensare.

Forza Juve. I love football.


di Massimo Zampini per VecchiaSignora.com

15 dicembre 2008

Noi siamo De Ceglie, voi siete Zambrotta

Vabbè, lasciate perdere Bergomi. Sta diventando un dramma, il suo. Comincio a preoccuparmi davvero, se anche nella partita più a senso unico che ricordi in questo stadio da un pò di tempo a questa parte ci tocca sentire che "sì, 4-2, un palo, ma c'è un però. Il Milan gioca meglio palla a terra". E meno male, pensa sennò come sarebbe andata. E poi in fondo si, nel secondo tempo magari siamo un pò migliorati ma "Fabio fino al 3-1 ho visto una Juve in grande difficoltà". E poi ci sono le assenze, sai Gattuso e Kakà sono fondamentali. Mica come Buffon, Camoranesi e Trezeguet, che è roba da ridere!
Ora, non so se davvero hanno trovato l'antiInter, ma noi l'antiJuve l'abbiamo trovato di sicuro, da parecchio tempo.

Prescindiamo da questo, e anche dal fatto che una difesa come quella del Milan, io, a Torino non la vedevo da anni.

E' stato bello, ieri sera. Una delle vittorie più belle degli ultimi anni.

Perchè nelle chiusure di Molinaro, negli stop mancati da Sheva. Nelle aperture di prima e nei mille recuperi di Marchisio, nelle entrate in perenne ritardo di Emerson. In quello scatto di De Ceglie, in quell'entrataccia da frustrato di Zambrotta, c'è tutto Juve-Milan, e forse anche molto di più.

Qui non c'entrano niente Gattuso e Kakà, non c'entra neanche chi giocava in casa e chi no. Qui, ci sono due mondi diversi, uno contro l'altro.

Uno è il mondo di chi investe da 15 anni nel settore giovanile, tiene i bilanci in ordine, non fa follie sul mercato e gioca per vincere lo stesso, perchè è la storia che glielo ordina.
L'altro è il mondo di chi ripesca Emerson Zambrotta e Sheva e paga 20 milioni per Pato, invece di provare a costruirselo in casa.

La gestione sana di una squadra che non ha mai debiti insanabili, contro quella di ha assoluto bisogno di un difensore (uno? due, tre, quattro!) e risolve il problema comprando Ronaldinho, altri 20 milioni per qualche bella giocata a pestarsi i piedi con Kakà, Seedorf, Pato e compagnia.

La buona amministrazione di una società di calcio, per questo eletta a male assoluto del calcio e responsabile di ogni male, contro la gestione dissennata operata dalle milanesi (quindi bene del calcio), che in un giorno ci hanno mostrato come si possono spendere 40 milioni e ritrovarsi con Pato e Ronaldinho ma senza difesa, oppure piazzare quei 40 milioni dritti dritti in tribuna perchè in fondo era uno sfizio, ci piaceva l'idea di tentare il 4-3-3 con Quaresma e Mancini larghi e li volevamo a tutti i costi. Sapessi quanto sarebbe piaciuto a noi, che avessi continuato così, caro Mourinho.

Due società amministrate malissimo, senza un minimo di programmazione e raziocinio, che vincono, se vincono, perchè oggi il calcio sono loro, i media sono loro, i soldi sono loro. Ma non sanno gestire come si deve una società di calcio. Possono solo perchè da noi, a loro, è permesso tutto. A chi di giocare con i diritti televisivi delle altre, a chi di andare sotto ogni anno di 100 milioni, tanto poi c'è il presidente che, se proprio glielo chiedete, ripiana.

Sembriamo pazzi un'altra volta, e allora andiamo più in là, così ci internano davvero: la Juve è, da tanti e tanti anni, la faccia più pulita del calcio italiano. Quella che da sempre fa vincere la Nazionale con blocchi di 5 o 6 titolari, quella che punta su Boniperti, su Scirea, su Del Piero e su Marchisio. Quella che tiene i bilanci in ordine. Quella che ha già presentato il progetto del nuovo stadio di proprietà. Quella che però, al contrario di MilanLab, dove curano tutto con le tisane, dava molti farmaci permessi ai suoi giocatori. Quella che però, al contrario del Milan, dove chiamavano Collina solo perchè sbagliavano numero, parlava con qualche rappresentante del mondo arbitrale. E allora via con i processi e le sentenze già scritte in tv, che poi saranno smentite, tutte, inequivocabilmente, all'ultimo grado dei processi più seri.

E allora tenetevi questi buffi scudetti nerazzurri, tenetevi quelle faziose televisioni rossonere che ci ricordano ogni giorno che, secondo loro calcoli personalissimi, il Milan è il club più titolato del mondo.

Noi ci teniamo Marchisio che lancia De Ceglie ad occhi chiusi, De Ceglie che scatta velocissimo, sta per entrare in area, e viene atterrato da chi in B, a giocare con Marchisio e compagnia, proprio non se la sentiva di andare.
In attesa che il calcio riprenda il suo corso normale, e che gli scudetti tornino ai legittimi proprietari, può servire anche questo, a farci ricordare chi siamo noi, a farci ricordare chi sono loro.

Forza Juve. I love football.



Massimo Zampini per VecchiaSignora.com

09 dicembre 2008

Dialoghi su Farsopoli

LEZIONE 4

Ovvero, come mettere a tacere il calciopolaro convinto in X lezioni.

Prefazione.

Sul fatto che calciopoli (o Moggiopoli come alcuni esaltati sono arrivati a chiamarla) sia stata un’immensa farsa messa in atto sulla scena del Carro di Tespi mediatico, ormai nessun essere dotato della facoltà di ragionare in modo autonomo nutre alcun dubbio.

Nonostante ciò, la maggioranza dei non juventini (e, duole dirlo, anche parte della tifoseria juventina) continua a sostenere la validità di quella vicenda. Se in molti casi ciò è semplicemente attribuibile a mancanza di informazione, è pur vero che sarebbe riduttivo non prendere in esame altri aspetti alla base di certe “convinzioni”.

A questo proposito, emblematico è il caso proprio degli juventini assertori della validità di Calciopoli. Volendo, per forza di cose, tralasciare la possibilità che siano in malafede, per capire il fenomeno dobbiamo esaminare il comportamento di questi juventini "dal volto pulito" quando li si mette al corrente di notizie illuminanti in merito alla vicenda calciopoli.
Consideriamo come premessa che la Calciopoli ufficiale al tifoso juventino dice che, in un modo o nell’altro, le sue vittorie non sono pulite, e anzi, non contano nulla.
Bene, quando a questo tifoso "pulito" si fa notare che ciò non è vero, ci si aspetterebbe da parte sua un sospiro di sollievo o quantomeno una richiesta di approfondimento. Invece, nulla di tutto ciò accade, semmai esattamente il contrario: chiusura, ripetizione dei soliti luoghi comuni, insomma, il contraddittorio da parte di costui per sostenere le SUE ragioni.
Quindi, come notavamo sopra, non basta la mancanza d’informazione per spiegare il fenomeno di cui stiamo discutendo.

Non ci avventureremo nei meandri dei risvolti di natura psicologica alla base di tale comportamento, risvolti sui quali non saremmo in grado di argomentare, né entreremo, in questo lavoro, nello specifico degli atti processuali nel modo in cui siamo abituati a fare da due anni. Faremo qualcosa di leggermente ma sostanzialmente diverso: ci sforzeremo di ragionare con la mente dei soggetti di cui sopra (il cui discorso si amplifica quando si ha a che fare con dei non juventini), mettendo al muro le loro "argomentazioni" semplicemente seguendo il loro "filo logico".

Il lavoro si snoda attraverso la disamina di tutta una serie di situazioni legate a Calciopoli, che prenderemo in esame una per una ed in ordine sparso. Ad ognuna di esse daremo il nome di lezione n° x, dove "lezione" è da intendersi nell’accezione del tipo "ricevere una lezione, ricevere una bella lezione" se ci si riferisce al misitificatore, e ciò perché egli verrà messo a tacere senza via di scampo. Mentre "lezione" può essere intesa nell’accezione scolastica se chi legge lo fa per imparare come mettere a tacere il suo interlocutore.

L’ordine sparso è una scelta voluta in quanto, innanzitutto, non esistendo alcun criterio logico che stia alla base di calciopoli, pare una scelta emblematicamente doverosa, ma anche perché quelle lezioni vanno intese singolarmente, come se ci si trovasse in un bar ed in maniera sciolta si affrontasse questo o quell’argomento.

Ogni singola lezione sarà presentata sotto forma di dialogo tra il mistificatore (M) ed il sostenitore (S) della realtà. Perché la scelta di quei nomi? Avremmo più semplicemente potuto scrivere antijuventino e juventino, ma abbiamo visto che tra gli antijuventini si sarebbero andati a collocare anche degli juventini. Non solo, scrivendo juventino si sarebbe data l’idea di una faziosità che non abbiamo bisogno di mettere in campo per fare valere le nostre ragioni, da quanto cristalline, lineari e lampanti sono, tanto che, senza volerci vestire dell'aureola di coloro che detengono la Verità, ci siamo permessi di autodefinirci sostenitori della realtà.

Chiunque sia in grado di smentire la definizione che ci autoattribuiamo si faccia avanti.
Una bella lezione è già pronta per costui.






07 dicembre 2008

Lettera di Moggi ad Abete

Dopo le recenti decisioni della FIGC Luciano Moggi prende carta e penna e, dalle colonne di Libero, scrive ad Abete, presidente della FIGC. Riprendiamo e pubblichiamo il suo articolo:

Lettera al presidente Abete per raccontare la mia verità.

Caro presidente Abete, ho deciso di dedicarti la rubrica di questa settimana. Lo faccio dopo aver letto un comunicato stampa della Figc secondo cui il 1 dicembre il Consiglio Federale ha approvato - dopo una specifica relazione del Presidente (cioè tua ) - la modifica dell’art. 36 delle Noif “in conformità con quanto previsto dallo Statuto”.

Quel comunicato conclude affermando che “la norma sarà perfezionata nei prossimi giorni sulla base della bozza del testo allegata”. Purtroppo la bozza del testo di cui si parla non era allegata al detto comunicato, per cui non mi è possibile esprimere alcun giudizio su questo.

Mi ha però colpito la circostanza che il giorno dopo il quotidiano “la Repubblica” poteva affermare che tale modifica è stata introdotta al fine di impedirmi di tornare a far parte dell’ordinamento sportivo.

Tanti processi, nessuna condanna.

Permettimi a questo punto di cogliere questa occasione per richiamare alcuni passaggi della mia storia recente che risultano essere in netto contrasto con ogni elementare principio di giustizia non solo sportiva. Dapprima la Corte Federale mi ha comminato il massimo della sanzione - cinque anni - fatto mai accaduto in precedenza. Successivamente si è tentato di aggravare ulteriormente tale situazione, giungendo addirittura a sanzionarmi con l’inibizione di un anno e due mesi basandosi sul sospetto di avere creato una rete privilegiata con gli arbitri attraverso la distribuzione di schede telefoniche: sanzioni che in secondo grado sono state annullate. L’accoglimento dei suddetti ricorsi ha portato al pieno riconoscimento della mia non giudicabilità da parte della giustizia sportiva, essendo decaduto dalla mia qualifica di tesserato della Figc con le dimissioni date il 16 maggio 2006.

Nonostante ciò sono stati deferiti gli amici che osavano parlare con me. Non vi siete mai curati, invece, di qualche presidente squalificatissimo o di qualche ds, a sua volta inibito, che esercitano tuttora la professione senza disturbo alcuno. Non avete mai preso provvedimenti contro Franco Baldini che, come emerso dal processo Gea, ha raccontato ad Auricchio un sacco di bugie. Non vi state preoccupando affatto che adesso padri dirigenti e figli procuratori (o fratelli dirigenti e fratelli procuratori) lavorino in simbiosi e con assoluta tranquillità (dove è finito l’esposto denuncia di Franco Zavaglia, dove è finito il vostro zelo per combattere il famoso conflitto di interessi?).

Tengo a precisare, infine, che le mie dimissioni devono essere giudicate soltanto come atto d’amore nei confronti della Juventus per consentirle la migliore difesa possibile. Tornando indietro, però, non commetterei l’errore di dimettermi, visto il successivo ed imprevisto atteggiamento del club in sede giudiziaria. Mi preme sottolineare mille volte, quindi, che le mie dimissioni non erano in alcun modo finalizzate a prendermi gioco della Federcalcio. Ho sempre dichiarato di non voler rientrare nel mondo del pallone, quindi la decisione del Consiglio Federale di tenermi lontano non mi tocca assolutamente.

Cattiverie gratuite sulla mia famiglia.

Da questo processo è emerso un dato importante: si è cercato di trovare colleghi pronti a testimoniare contro il sottoscritto.

Quello che rattrista è che Franco Baldini piaceva ai nuovi reggitori della Juve. Che bello sarebbe stato vedere questo signore, che ha partecipato alla distruzione della vecchia Juve, a capo della nuova! A rappresentarlo comunque, come capo degli osservatori bianconeri in sostituzione di Ceravolo chi viene? L’amico del cuore dello stesso Baldini.

In conclusione è stata distrutta la tranquillità della mia famiglia e mi è stato tolto il lavoro nonostante, ripeto, le due sentenze di condanna sanciscano la totale inesistenza di illeciti. Combatterò comunque per aiutare i miei familiari e gli amici che mi sono stati sempre vicini e prego Dio di darmene la forza. Non vado a Lourdes a chiedere grazie, come qualcuno ha avuto modo di scrivere. La fede mi dà la speranza che le persone che hanno colpito me, la mia famiglia e tutti i miei collaboratori, possano, un giorno, provare un senso di rimorso per il male che ci hanno arrecato.

Con stima.